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Ausiàs March

Poeta e cavaliere valenzano (c. 1400–1459), nato a Gandia in seno a una famiglia nobile di tradizione sia militare sia letteraria —anche suo padre, Pere March, fu poeta—, e formatosi nelle armi partecipando a spedizioni militari in Sardegna e nel Nord Africa sotto la corona d'Aragona, prima di ritirarsi nelle sue proprietà per dedicarsi all'amministrazione dei propri beni, a una vita sentimentale agitata in parte documentata dalla sua stessa poesia, e soprattutto alla scrittura poetica. Considerato il più importante poeta della letteratura catalana medievale e uno dei grandi lirici europei del XV secolo, Ausiàs March ruppe radicalmente con la tradizione trobadorica provenzale che ancora dominava la poesia catalana del suo tempo, abbandonando l'occitano come lingua poetica —fino ad allora obbligatoria per la lirica colta— per scrivere interamente in catalano, e sostituendo l'idealizzazione convenzionale dell'amor cortese con un'introspezione psicologica profonda e spesso tormentata, di matrice aristotelica e scolastica, che esplora senza concessioni i conflitti tra ragione e passione, corpo e anima, desiderio e colpa. La sua opera, tramandata in circa 128 poesie tradizionalmente raggruppate in cicli tematici (canti d'amore, canti di morte, canto morale, canto spirituale e il celebre Canto di morte), si caratterizza per un linguaggio denso, sintatticamente complesso e carico di paradossi, in cui l'amore diventa spesso fonte di sofferenza e di dolorosa conoscenza di sé più che di piacere, e dove la morte dell'amata appare come tema ossessivo e ricorrente. L'influenza di March sulla poesia castigliana del Secolo d'Oro, in particolare su Garcilaso de la Vega, che lo lesse e lo imitò direttamente, fu decisiva, e la sua opera è stata rivendicata nel corso del Novecento e del Duemila, specialmente a partire dalla Renaixença e dal noucentisme, come una delle vette assolute della letteratura catalana di ogni tempo.

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