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Jean-Martin Charcot

Neurologo francese (1825–1893), il medico che fece della Salpêtrière di Parigi — un immenso ricovero che ospitava migliaia di donne povere e croniche — il primo centro di neurologia d'Europa, e che nel 1882 ottenne la prima cattedra di malattie del sistema nervoso. Il suo metodo era anatomo-clinico: osservava un malato per anni, confrontava i segni registrati con ciò che mostrava l'autopsia, e così descrisse o delimitò la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica — ancora chiamata malattia di Charcot —, la neuropatia che porta il suo nome insieme a quelli di Marie e Tooth, e la distruzione articolare della tabe dorsale.

Dagli anni Settanta si volse all'isteria, allora un contenitore diagnostico generico, e vi sostenne due tesi impopolari in direzioni opposte: che avesse una base reale nel sistema nervoso e non nell'utero né nel carattere, e che colpisse gli uomini quanto le donne. Le sue lezioni del martedì alla Salpêtrière divennero un evento pubblico, seguito da scrittori, attori e medici di tutta Europa, in cui le malate venivano ipnotizzate e i loro attacchi rappresentati davanti al pubblico: una pratica che lo rese celebre e che la critica successiva, soprattutto di Bernheim e della scuola di Nancy, mostrò attraversata dalla suggestione, perché le malate avevano imparato che cosa ci si aspettava da loro.

Fu tuttavia il maestro di una generazione straordinaria: Pierre Janet, Joseph Babinski, Gilles de la Tourette, Alfred Binet e il giovane Sigmund Freud, che passò l'inverno 1885-86 a Parigi, lo tradusse in tedesco e diede il suo nome al figlio maggiore. Le Leçons sur les maladies du système nerveux e l'Iconographie photographique della Salpêtrière restano i documenti di un momento in cui la neurologia e lo studio della mente non si erano ancora separati.

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