Leone XIII
Papa dal 1878 fino alla morte (1810–1903), nato Vincenzo Gioacchino Pecci a Carpineto Romano in una famiglia nobile, formatosi presso i gesuiti e successivamente nunzio apostolico in Belgio e arcivescovo di Perugia, fu il pontefice che condusse la Chiesa cattolica verso la modernità dopo decenni di diffidenza e scontro con il mondo liberale e industriale iniziati dal suo predecessore Pio IX. Il suo pontificato, uno dei più lunghi nella storia della Chiesa, unì apertura intellettuale e fermezza dottrinale: nell'Aeterni Patris (1879) decretò la rinascita del tomismo, lo studio sistematico di Tommaso d'Aquino, quale fondamento filosofico ufficiale della Chiesa, impulso che diede origine al neotomismo, corrente filosofica destinata a dominare il pensiero cattolico per oltre un secolo e a favorire la nascita di numerose accademie e università pontificie dedicate al suo studio. Il suo contributo storico più rilevante è la Rerum Novarum (1891), enciclica fondativa della moderna dottrina sociale cattolica, scritta in risposta alla «questione operaia» generata dall'industrializzazione: vi si difende il diritto dei lavoratori a un salario giusto e alla sindacalizzazione, vi si denunciano con durezza le condizioni di lavoro disumane e lo sfruttamento capitalistico senza freni, ma al contempo si respingono il socialismo e la lotta di classe come soluzioni, difendendo invece la proprietà privata come diritto naturale e proponendo una via intermedia fondata sulla collaborazione tra le classi, sul principio di sussidiarietà e sull'intervento moderatore dello Stato —un documento che ispirò direttamente il movimento sindacale cattolico, la democrazia cristiana e le politiche sociali di numerosi paesi europei per tutto il Novecento. Leone XIII promosse inoltre un cauto riavvicinamento diplomatico ai governi liberali europei e incoraggiò lo studio delle scienze, aprendo gli archivi vaticani ai ricercatori.