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Patañjali

Autore e compilatore indiano (data incerta, probabilmente tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C.) a cui la tradizione attribuisce gli Yoga Sutra, testo fondativo dello yoga classico come sistema filosofico rigoroso, sebbene la ricerca moderna dubiti che si tratti di un'unica persona storica e suggerisca piuttosto una compilazione di diverse fonti nel tempo sotto un nome venerato. Il testo, composto da circa centonovantasei aforismi brevissimi organizzati in quattro libri, sistematizza per la prima volta le pratiche e la filosofia dello yoga all'interno della cornice della filosofia samkhya, con cui condivide il dualismo fondamentale tra purusha (la coscienza pura, il testimone immutabile) e prakriti (la materia, inclusi la mente e le sue attività). La celebre definizione che apre l'opera, «yogash chitta-vritti-nirodhah» —«lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente»—, stabilisce l'obiettivo di tutta la pratica: fermare l'attività incessante del pensiero affinché la coscienza possa riposare nella propria natura, libera da ogni erronea identificazione con i contenuti mentali. Per raggiungerlo, Patanjali espone il sistema degli otto membri (ashtanga yoga): i principi etici di astensione (yama) e osservanza (niyama), la postura corporea (asana), il controllo del respiro (pranayama), il ritiro dei sensi (pratyahara), la concentrazione (dharana), la meditazione sostenuta (dhyana) e, infine, l'assorbimento totale (samadhi), in cui scompare ogni distinzione tra soggetto e oggetto. Questo quadro, originariamente orientato verso la liberazione spirituale (kaivalya) più che verso il benessere fisico, è oggi la base filosofica della stragrande maggioranza delle tradizioni di yoga praticate in tutto il mondo, sebbene spesso ridotte esclusivamente ai loro aspetti posturali.

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