SigPhi · Benedetto Croce

Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale

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Inesistenza di an*unioa linea pro- firresslva nella sto- ria artisti- ca e lette- raria.

156 TEORIA che vi ha progresso; e, quando sopraggiunge chi le dà. la forma definitiva, si dice che il ciclo è compiuto, il pro- gresso è finito. Esempio tìpico può essere qui (e si prenda quale esempio, e se ne tolleri Teccessiva semplificazione) il progresso neirelaborazione del modo di sentire la materia cavalleresca, durante la Rinascenza italiana, dal Pulci al- TAriosto. Con T insistere ancora su quella stessa materia, dopo l'Ariosto, non si poteva avere se non la ripetizione o imitazione, il diminuire o Tesagerare, il guastare il già fatto, insomma la decadenza. Esempio, gli epigoni ariosteschi. Il progresso comincia col ricominciare di un nuovo ciclo. Esempio, il Cervantes, che è più apertamente e conscia- mente ironico. E in che consistette la decadenza generale della letteratura italiana sulla fine del Cinquecento, se non in questo non aver più altro da dire, e ripetere, esage- rando, i motivi già trovati? Se gl'italiani, in quel tenapo, avessero almeno saputo esprimere la loro decadenza, già non sarebbero stati più del tutto scaduti; e avrebbero anticipato il movimento letterario del periodo del Risorgi- mento. Dove la materia non è la medesima, non vi ha ciclo progressivo. Né lo Shakespeare progredì su Dante, né il Goethe sullo Shakespeare; ma Dante sugli autori medievali di visioni e lo Shakespeare sui drammaturgi del pe- riodo elisabettiano, e il Goethe, col Werther e col primo Fausto, sugli scrittori dello Sturm und Drang. Se non che, questo modo di presentare la storia della poesia e dell'arte include, come abbiamo avvertito, un qualcosa di astratto, che ha valore meramente pratico e non rigoro- samente filosofico. Non solo l'arte dei selvaggi non è in- feriore, come arte, a quella dei popoli più civili, se è cor- relativa alle impressioni del selvaggio; ma ogni individuo, anzi ogni momento della vita spirituale di un individuo, ha il suo mondo artistico; e quei mondi sono tutti, arti- sticamente, incomparabili tra loro.

XVII. LA STORIA LETTERARIA E ARTISTICA Contro questa forma speciale del criterio del progresso nella storia artistica e letteraria molti hanno peccato e pec- cano. E vi ha, per esempio, chi si propone di rappresentare l'infanzia dell'arte italiana in Giotto, e la maturità di essa in Raffaello o in Tiziano; quasi che Giotto non sia com- piuto e perfettissimo, data la materia sentimentale che aveva nell'animo. Egli non era in grado, certamente, di disegnare un corpo come Raffaello o di colorirlo come Tiziano; ma erano forse in grado, Raffaello o Tiziano, di creare il Ma- trimonio di San Francesco con la Povertà, o la Morte di San Francesco? Lo spirito dell'uno non era ancora attirato dalla floridezza corporea, che il Rinascimento mise in onore e fece oggetto di studio; quello degli altri era ormai incurioso di certi movimenti di ardore e di tenerezza, che attiravano l'uomo del Trecento. Come, dunque, isti- tuire un paragone dove il termine di confronto manca?

Dello stesso difetto soffrono le celebri partizioni della storia dell'arte in periodo orientale, squilibrio tra idea e forma, con prevalenza della seconda; classico, equilibrio tra idea e forma; e romantico, nuovo squilibrio tra idea e forma, con prevalenza della prima; ovvero di arte orien- tale, imperfezione formale; classica, perfezione formale; romantica o moderna, perfezione di contenuto e foima. Come si vede, classico e romantico, tra i tanti significati, hanno ricevuto anche quello di periodi storici progressivi o regressivi rispetto alla realizzazione di non si sa quale ideale artistico dell'umanità.

Non vi ha, dunque, un progresso estetico dell'uma- nità. Se non che, per progresso estetico s'intende talora, non già quel che propriamente significano le due parole accop- piate insieme, si bene l'accumulamento sempre crescente delle nostre cognizioni storiche, che ci fa simpatizzare coi prodotti artistici di tutti i popoli e di tutti i tempi, o, come si dice, allarga il nostro gusto. Il divario appare già gran- Brrori con- tro qneeta legge.

Altri signi- flcatl della parola < pro- gresso > in fatto di este- tica.

158 TEORIA dissimo, se si paragona il secolo XVIII, cosi inetto a uscir da sé medesimo, con l'epoca nostra, che gusta insieme le arti ellenica e romana, più genuinamente intese, e la bi- zantina, e la medievale, e l'araba, e quella del Rinasci- mento, e la cinquecentistica, e la barocca, e l'arte sette- centesca; e va sempre meglio approfondendo l'egiziana, la babilonese, l'etnisca, anzi la preistorica. Certo, la diffe- renza tra il selvaggio e l'uomo civile non sta nelle facoltà umane; giacché il primo ha, come il secondo, lingua, in- telletto, religione e moralità, ed è uomo intero: sta solo in ciò che l'uomo civile penetra e domina con la sua at- tività teoretica e pratica una parte maggiore dell'universo. Noi non potremmo afiFermare di essere uomini spiritual- mente più gagliardi dei contemporanei, p. e., di Pericle; ma chi può negare che siamo più ricchi di quelli? ricchi delle loro ricchezze, e di quelle di tanti altri popoli e ge- nerazioni, oltre che delle nostre?

In un altro significato, anche improprio, s'intende per progresso estetico la maggiore abbondanza delle intuizioni artistiche, e la minore copia di opere imperfette o scadenti, che un'epoca produce rispetto a un'altra. Cosi si può dire che alla fine del secolo XIII, o alla fine del XV, si ebbe in Italia un progresso estetico, un risveglio artistico.

In un terzo significato, infine, si parla di progresso estetico; avendo l'occhio, cioè, al raffinamento e alle com- plicazioni di stati d'animo, che ci rivelano le opere d'arte dei popoli più civili in confronto con quelle dei popoli meno civili, dei bai'bari, dei selvaggi. Ma, in questo caso^ il progresso è delle condizioni complessive della società^ non dell'attività artistica, alla quale la materia è indiflfe- rente.

Questi sono i punti più importanti concernenti la meto- dica della storia artistica e letteraria.

XVIII Conclusione Identità di Linguistica ed Estetica u.

' no sguardo sul cammino percorso può mostrare che ' RUaranto la nostra trattazione ha svolto tutto il suo programma. *®^^* ^^^ Avendo studiato l'indole della conoscenza intuitiva o espres- siva, eh* è il fatto estetico o artistico (I e II), e caratte- rizzata Taltra forma di conoscenza, quella intellettuale, e le complicazioni secondarie di esse forme (III), ci è stato possibile criticare tutte le teorie estetiche erronee, che nascono dalla confusione tra le varie forme e dal trasporto indebito dei caratteri dell'una all'altra (IV), indicando in- sieme gli erróri inversi che accadono nella teorica della conoscenza intellettuale e della storiografia (V). Passando a esaminare le relazioni tra l'attività estetica e le altre attività, non più teoretiche ma pratiche, dello spirito, ab- biamo indicato il carattere proprio di quella pratica e il posto ch'essa prende rispetto alla teoretica, cui segue; donde la critica dell'invasione dei concetti pratici nella teoria estetica (VI); e abbiamo distinte le due formp del- l'attività pratica in economica ed etica (VII), giungendo al risultato che, oltre le quattro da noi analizzate, non vi sono altre forme dello spirito; donde (VIII) la critica di ogni Estetica metafisica. E, come non vi sono altre forme spirituali di pari grado, cosi non vi sono suddivisioni ori- 160 TEORIA ginali delle quattro stabilite, e in particolare di qaella estetica; dal che discende T impossibilità di classi di espres- sioni e la critica della rettorica, cioè della partizione delle espressioni in semplici e ornate, e delle loro sottoclassi (IX). Ma il fatto estetico, per la legge deir unità dello spirito, è, insieme, fatto pratico e, come tale, dà luogo al pia- cere e al dolore; il che ci ha condotti a studiare i sen- timenti del valore in genere, e quelli del valore estetico, o del bello, in particolare (X), a criticare l'Estetica edoni- stica in tutte le sue varie apparizioni e complicazioni (XI), e a scacciare dal sistema estetico la lunga serie di concetti pseudoestetici, che vi erano stati introdotti (XII). Venendo, dalla produzione estetica, ai fatti della riproduzione, ab- biamo dapprima investigato il fissarsi estemo deirespres- sione estetica per uso di riproduzione, che è il cosi detto bello fisico, sia artificiale, sia naturale (XIII); e, da que- sta distinzione, ricavato la critica degli errori che na- scono dal confondere il lato fisico con quello estetico dei fatti (XIV); e indicato il significato della tecnica artistica, ossia di quella che è la tecnica a servigio della riprodu- zione, criticando per tal modo le divisioni, i limiti e le classificazioni delle singole arti, e stabilendo i rapporti dell'arte con Teconomica e con la morale (XV). Giacché, per altro, l'esistenza degli oggetti fisici stimolatori non basta alla piena riproduzione estetica, e si richiede per essa, inoltre, la rievocazione delle condizioni tra le quali lo stimolo in prima operò, abbiamo ancora studiato la fun- zione dell'erudizione storica, diretta a rimetterci in comu- nicazione con le opere del passato e a servire di fondamento al giudizio estetico (XVI). E abbiamo chiuso la nostra trat- tazione col mostrare come l'ottenuta riproduzione venga poi elaborata dalle categorie intellettuali, ossia con un'in- dagine circa la metodica della storia artistica e lettera- ria (XVII).

XVIII. IDENTITÀ DI LINGUISTICA ED ESTETICA 161 Il fatto estetico è stato, insomma, considerato in sé stesso e nelle sue relazioni con le altre attività spirituali, col sentimento del piacere e del dolore, coi fatti che si dicono fisici, con la memoria e con la elaborazione sto- rica. Esso ci è passato innanzi da soggetto fino a quando diventa oggetto; cioè dal momento in cui nasce, via via, fino a quello in cui si muta per lo spirito in argo- mento di storia.

Può darsi che la nostra trattazione sembri assai scarna, quando si paragoni estrinsecamente ai grossi volumi con- sacrati, di solito, all'Estetica. Ma, se si osservi che quei volumi, per nove decimi, sono pieni di materie non per- tinenti, quali le definizioni psicologiche o metafisiche dei concetti pseudoestetici (sublime, comico, ti'agico, umori- stico, ecc.), 0 l'esposizione della pretesa Zoologia, Bota- nica e Mineralogia estetiche, e della storia universale giu- dicata esteticamente; e che vi è tirata dentro, e di so- lito storpiata, tutta la storia concreta dell'arte e della letteratura, coi relativi giudizi su Omero e su Dante, sul- l'Ariosto e sullo Shakespeare, sul Beethoven e sul Rossini, su Michelangelo e su Raffaello; non solo la nostra non ap- parirà più troppo scarna, ma sarà anzi giudicata ben più larga delle trattazioni solite; le quali poi tralasciano, o sfiorano appena, la maggior parte dei difficili problemi, propriamente estetici, su cui abbiamo sentito il dovere di travagliarci.

j^ L'Estetica, come scienza dell'espressione, è stata, dun- identità que, studiata da noi sott'ogni aspetto. Se non che, ci resta **\^lf ^^°' ancora da giustificare il sottotitolo di Linguistica gene- rEstetioa. rale, che abbiamo aggiunto al titolo del nostro libro; e porre e chiarire la tesi che la scienza dell'arte e quella del linguaggio, l'Estetica e la Linguistica, in quanto vere scienze, sono, non già due scienze distinte, ma una scienza sola. Non che vi sia una Linguistica speciale; ma la ricercata TEORIA Formolacio- n e eetetlca dei proble- mi lingui- stici. Natu- ra del lin- gxxAggio, scienza linguistica, Linguistica generale, in ciò che ha di riducibile a filosofia, non è se non Estetica. Chi si occupa di Linguistica generale, ossia di Linguistica filosofica, si occupa di problemi estetici, e viceversa. Fi- losofia del linguaggio e filosofia delTarte sono la stessa cosa.

E invero, perché la Linguistica fosse scienza diversa dall'Estetica, essa non dovrebbe avere per oggetto l'espres- sione, eh' è per l'appunto il fatto estetico; vale a dire, si dovrebbe negare che linguaggio sia espressione. Ma una emissione di suoni, che non esprima nulla, non è' linguag- gio: il linguaggio è suono articolato, delimitato, organiz- zato, allo scopo dell'espressione. D'altra parte, perché la Linguistica fosse scienza speciale rispetto all'Estetica, essa dovrebbe avere per oggetto una classe speciale di espressioni. Ma l'inesistenza di classi di espressioni è un punto gi& da noi dimostrato.

1 problemi che procura risolvere e gli erróri tra i quali si è dibattuta e si dibatte la Linguistica, sono i medesimi che occupano e intricano l'Estetica. Se non è sempre fa- cile, è sempre, per altro, possibile ridurre le questioni filosofiche della Linguistica alla loro formola estetica.

Le dispute stesse circa l'Indole dell'una trovano ri- scontro in quelle che si son fatte circa l'indole dell'altra» Cosi, si è disputato se la Linguistica sia disciplina storica o scientifica; e, distinto lo scientifico dallo storico, si è do- mandato se essa appartenga all'ordine delle scienze natu- rali 0 delle psicologiche, intendendosi per queste ultime tanto la Psicologia empirica, quanto le Scienze dello spi- rito. Lo stesso è accaduto per l'Estetica, che alcuni, con- fondendo l'espressione estetica con quella di significato fi- sico, considerano come scienza naturale; altri, equivocando tra espressione nella sua universalità e classificazione em- pirica delle espressioni, come scienza psicologica; altri an- XVIII. IDENTITÀ DI LINGUISTICA ED ESTETICA Cora, negando la possibilità stessa di una scienza per tale materia, considerano come raccolta di fatti storici; finché non si giunge a riconoscere che essa appartiene alle scienze dell'attività o dei valori, che sono quelle dello spirito.

L'espressione linguistica, o parola, è parsa sovente un fatto d'interiezione, che rientri nelle cosi dette espres- sioni fisiche dei sentimenti, comuni agli uomini e agli ani- mali. Ma non si è tardato a scorgere che tra un e ahi! », riflesso fisico del dolore, e una parola; anzi che tra quel- la € ahi! >, e r < ahi! » usato come parola, intercede un abisso. Abbandonata la teorica dell'interiezione (o del- l' e ahi! ahi! », come la chiamano scherzosamente i lin- guisti tedeschi), si è presentata l'altra dell'associazione o convenzione; la quale cade sotto l'obiezione medesima che distrugge l'associazionismo estetico in genere: la parola è unità e non molteplicità d'immagini, e la molteplicità non spiega, anzi presuppone, l'espressione da spiegare. Una variante dell'associazionismo linguistico è quello imitativo; cioè la teorica dell'onomatopea, che i medesimi linguisti deridono col nome di teorica del < bau-bau », dall'imita- zione dell'abbaiar del cane, che dovrebbe dare il nome al cane, secondo gli onomatopeisti.

La teorica più comune ai tempi nostri intorno al lin- guaggio (quando non sia addirittura un crasso naturalismo) consiste in una specie di eclettismo o miscuglio delle varie teorie a cui abbiamo accennato; assumendosi che * il lin- guaggio sia prodotto in parte di interiezioni e in parte di onomatopee e convenzioni; dottrina del tutto degna della decadenza scientifica e filosofica della seconda metà del secolo decimonono.

' È qui da notare un errore in cui sono caduti quegli stessi fìra i linguisti, che meglio hanno penetrato l'indole attivistica del linguaggio, quando, pur ammettendo ch'esso, nella sua origine, fu creazione spirituale, sostengono Origine del lingaaggio e 8ao svol- gimento.

TEORIA Rapporto tra Oram- matioa e Logica.

I generi grammaii- oall o parti del disoorche, in séguito, si è venuto accrescendo, in gran parte, per associazione. Ma la distinzione non regge; giacché origine non può significare, in questo caso, se non natura o indole; e, se il linguaggio è creazione spirituale, sarà sempre creazione; se è associazione, tale sarà stato fin dal principio. L'errore è nato dal non avere avvertito il generale principio estetico a noi noto: che le espressioni già prodotte debbono ridiscendere a impressioni per dar luogo alle nuove impressioni. Allorché produciamo nuove parole, trasformiamo di solito le antiche, variandone o allargandone il significato; ma questo procedere non è associativo, si bene creativo, quantunque la creazione ab- bia per materiale le impressioni, non dell'ipotetico uomo primitivo, ma dell'uomo vivente da secoli in società e che ha immagazzinato, per cosi dire, nel suo organismo psi- chico tante cose, e, fì*a queste, tanto linguaggio.

La questione della distinzione tra il fatto estetico e V in- tellettuale si è presentata in Linguistica come quella dei rapporti fVa Grammatica e Logica. Tale questione ha avuto due soluzioni parzialmente vere: quella dell* indissolubilità di Logica e Grammatica, e quella della dissolubilità. E la soluzione completa è: che, se la forma logica è indissolu- bile dalla grammaticale (estetica), questa è dissolubile da quella.

Se guardiamo una pittura che ritragga, p. e., un in- dividuo che ■ cammina per una via campestre, noi possiamo dire: € Questa pittura rappresenta un fatto di moto, il quale, se è concepito come volontario, si dice azione; e, giacché ogni moto suppone una materia, e ogni azione un ente che agisca, questa pittura presenta anche o una materia o un ente. Ma questo moto avviene in lin deter- minato luogo, eh' è un pezzo di un dato astro (la Terra), e propriamente di ciò che si dice terraferma, e più pro- priamente di un pozzo alberato e coperto di erbe, che si XVIII. IDENTITÀ DI LINGUISTICA ED ESTETICA 165 dice campagna, solcato naturalmeDte o artificialmente in un modo che si dice via. Ora, di quel dato astro che si dice Terra non vi è se non un sol esemplare: la Terra è un individuo. Ma terraferma, campagna, via sono generi o universali, giacché vi sono altre terreferme, al- tre campagne, altre vie ». Simili considerazioni potrebbero continuare per un pezzo. Sostituendo alla pittura da noi immaginata una frase che. dica, p. e.: < Pietro cammina per una via campestre >, e facendo le stesse considera- zioni, otteniamo i concetti di verbo (moto o azione), di nome (materia o agente), di nome proprio, di nome comune; e cosi via.

Che cosa abbiamo fatto in entrambi i casi? Né più né meno che sottomettere a un'elaborazione logica ciò che si presentava prima elaborato solo esteticamente; ab- biamo, cioè, distrutto Testetico per il logico. Ma, come neir Estetica generale, Terrore comincia quando si vuol ritornare dal logico all'estetico e si domanda quale sia l'espressione del moto, dell'azione, della materia, del- l'ente, del generale, dell'individuale, ecc.; cosi, in fatto di linguaggio, l'errore comincia allorché il moto o l'azio- ne si dice verbo, l'ente o la materia, nome o sostantivo; e di tutti questi, nome e verbo e compagni, si fanno ca- tegorie linguistiche, o parti del discorso. La teorica delle parti del discorso è, in fondo, tutt'uno con quella dei generi artistici e letterari, già criticata nell'Este- tica.

È falso che il nome o il verbo si esprimano in determi- nate parole, distinguibili davvero da altre. L'espressione è un tutto indivisibile; il nome e il verbo non esistono 'in essa, ma sono astrazioni foggiate da noi, distruggendo la sola realtà linguistica, ch'è la proposizione.] La quale ultima, poi, è da intendere, non già al modo solito delle grammatiche, ma come organismo espressivo di senso com- TEORIA L'Indivi- dualità del parlare e la olaasifioa- Eione delle lingue.

piuto, da un'esclamazione a un poema. Ciò suona parados- sale; eppure è verità semplicissima.

E, come, in Estetica, a causa deirerrore suddetto, si sono considerate imperfette le produzioni artistiche di al- cuni j)opoli, presso i quali i pretesi generi sembrano es- sere ancora indiscriminati o, in parte, mancare; cosi, in Linguistica, la teorica delle parti del discorso ha generato Terrore analogo di distinguere le lingue in formate e in- formi, secondo che vi appaiano o no alcune di codeste pre- tese parti del discorso: p. e., il verbo.

La Linguistica ha scoperto anch'essa il principio del- l'individualità irriducibile del fatto estetico, allorché ha afifermato che la parola è il realmente parlato, e che non vi sono due parole veramente identiche; distruggendo cosi i sinonimi e gli omonimi, e mostrando l'impossibilità di tradurre davvero una parola in un'altra, dal cosi detto dialetto alla cosi detta lingua, o dalla cosi detta lingua ma- terna alla cosi detta lingua straniera.

Ma a questa giusta veduta mal risponde poi il tenta- tivo di classificare le lingue. Le lingue non hanno realtà fuori delle proposizioni e complessi di proposizioni real- mente pronunziate o scritte, presso dati popoli, per deter- minati periodi; cioè fuori delle opere d'arte in cui con- cretamente esistono. E che cosa è l'arte di un dato popolo se non il complesso di tutti i suoi prodotti artistici? Che cosa è il carattere di un'arte (p. e., dell'arte ellenica o della letteratura provenzale), se non la fisonomia comples- siva di quei prodotti? E come si può rispondere a questa domanda, se non facendo la storia dell'arte (della lettera- tura, ossia della lingua in atto)?

Sembrerà che questo ragionamento, pur avendo valore contro molte delle classificazioni solite delle lingue, non ne abbia poi alcuno contro la regina delle classificazioni, la storico-genealogica, gloria della filologia comparata. — E XVIII. IDENTITÀ DI LINGUISTICA ED ESTETICA 167 cosi è, di certo; ma perché? Appunto perché la storico- genealogica non è classificazione. Chi fa la storia non clas- sifica, e gli stessi filologi si sono affrettati ad avvertire che le lingue disponibili in serie storica (quelle di cui sia stata rintracciata la serie) sono, non già generi o specie distinte e staccate, ma un complesso di fatti nelle varie fasi del suo svolgimento.

Il linguaggio è stato, talora, considerato come atto vo- impoBBibi> lontano o d'arbitrio. Ma altri hanno scorto l'impossibilità ^*** ^^ f°* '^ grammatica di creare il linguaggio artificialmente, per atto di volontà.; normativa. « Thi, CcBsar, clvitatem dare potes homlni, verbo nonpotes! », \ fu detto già air imperatore romano. ^ La natura estetica (e quindi teoretica) dell'espressione dà il modo di scorgere Terrore scientifico, eh' è nel con- cetto di una Grammatica (normativa), contenente i pre- cetti del ben parlare. Errore contro il quale il buon senso si è sempre ribellato; ed esempio di tali ribellioni è il « Tanto peggio per la grammatica », attribuito al signor di Voltaire. Ma l'impossibilità di una grammatica norma- tiva viene riconosciuta anche da quelli che la insegnano, allorché avvertono che lo scriver bene non s'impara per regole, che non v'ha regola senza eccezioni, e che lo stu- dio della grammatica dev'essere condotto praticamente per letture ed esempì, che formino il gusto letterario. La ra- gione scientifica dell'impossibilità è in ciò che abbiamo dimostrato: che una tecnica del teoretico rappresenta una contradizione in termini. E che cosa vorrebbe essere la grammatica (normativa) se non appunto una tecnica del- l'espressione linguistica, ossia di un fatto teoretico?

Ben diverso è il caso in cui la Grammatica è intesa organiami come mera disciplina empirica, e cioè conie raccolta di schemi utili all'apprendimento delle lingue, senza pretesa alcuna di filosofica verità. Anche le astrazioni delle parti del discorso sono allora ammessibili e giovevoli.

didascalici.

TEORIA I fatti lin- guiatioi eie- menta ri, o le radici.

Organismo meramente didascalico hanno molti dei libri, che prendono il titolo di trattati di linguistica, e sono in- vece manuali scolastici. In essi, infatti, si trova di solito un po' di tutto: dalla descrizione dell'apparato fonico e delle macchine artificiali che possono imitarlo (fonografi), ai riassunti dei risultati più importanti raggiunti dalla fi- lologia indoeuropea, semitica, copta, cinese, o altra che sia; dalle generalità, filosofiche sull'origine o natura del linguaggio ai consigli sul formato, la calligrafia, e l'ordina- mento delle schede per gli spogli filologici. Ma quel tanto di nozioni, che in quei libri viene somministrato in modo frammentario e incompiuto intorno al linguaggio nella sua essenza, al linguaggio in quanto espressione, si risolve in nozioni di Estetica. Fuori dell'Estetica, che dà la cono- scenza della natura del linguaggio, e della Grammatica empirica, eh' è un espediente pedagogico, non resta al- tro che la Storia delle lingue nella loro realtà vi- vente, cioè la storia dei prodotti letterari concreti, sostan- zialmente identica con la Storia della letteratura.

Il medesima errore dello scambiare il fisico per l'este- tico, da cui si originano le forme elementari del bello, si commette da coloro i quali cercano i fatti linguistici ele- mentari, decorando di tal nome le divisioni delle serie più lunghe di suoni fisici in serie più brevi. Sillabe, e vocali, e consonanti, e le serie di sillabe dette parole, che, prese da sole, non danno senso preciso, sono, non già fatti di linguaggio, ma semplici concetti fisici di suoni.

'^ Altro errore dello stesso genere è quello delle radici, alle quali i più accorti filologi danno ora un valore assai limitato. Confusi tra loro i fatti fisici coi fatti linguistici o espressivi, e considerandosi poi che nell'ordine delle idee il semplice precede il complesso, si doveva finire col pen- sare che i fatti fisici più piccoli fossero fatti più sem- plici. Da ciò l'immaginata necessità che le lingue più an- XVIII. IDENTITÀ DI LINGUISTICA ED ESTETICA