^^ °* critico e allo storico letterario. L'uno sta all'altro come l'accessorio al principale. Le osservazioni estetiche, sparse afo- 1 Cfr. sopra, p. 418, il giudizio del DeS. sulla critica francese. < Lellrei à George Sand, Parigi, 1884 (lettera del 2 febbraio 1869), XV. FRANCESCO DE SANCTIS 425 risticamente e per incidente nelle opere del De Sanctis, vengono lumeggiate ora da un lato, ora dall'altro secondo le occasioni, ed esposte con terminologia poco costante, e spesso metaforica; il che, talvolta, ha fatto credere a con- tradizioni e incertezze, le quali, in realtà, non esistevano nel fondo del pensiero di lui, si che ne sparisce anche la parvenza, non appena si faccia attenzione ai casi particolari, che egli aveva innanzi. La forma, le forme, il contenuto, il vivente, il bello, il bello naturale, il brutto, Tim- maginazione, il sentimento, la fantasia, il reale, l'ideale, e tutti gli altri termini ch'egli adopera con vario signiticato, richiedono una scienza su cui si appog- gino, e da cui derivino. Chi si faccia a meditare su quelle parole, vede moltiplicarsi da ogni parte i dubbi e i pro- blemi; scorge vuoti e lacune dappertutto. Paragonato ai pochi estetici filosofi, il De Sanctis appare manchevole nell'analisi, nell'ordine, nel sistema; impreciso nelle defi- nizioni. Pure, questo difetto è ampiamente compensato dal contatto continuo in cui egli tiene il lettore con le opere d'arte reali e concrete, e dall'intuizione del vero, che mai non l'abbandona. E serba poi l'attrattiva di quegli scrit- tori, i quali, oltre ciò che danno, additano e fanno intravvedere nuove ricchezze da conquistare. Pensiero vivo, che si rivolge a uomini vivi, pronti a elaborarlo e conti- nuarlo.
XVI L' ESTETICA DEGLI EPIGONI A.
Jlorché in Germania si levò il grido « Non più Me- tafisica! », e cominciò la furiosa reazione contro quella specie di notte di Santa Valpurga, a cui gli ultimi hege- liani avevano ridotte e scienza e storia; gli scolari deir Her- bart si fecero avanti, e, con aria insinuante, sembrarono domandare: — Che cosa c'è? ribellione contro l'idealismo e la Metafìsica? Ma è proprio quello che l'Herbart voleva, e aveva preso a fare, da solo, mezzo secolo addietro! Ora siamo qua noi, eredi legittimi di lui, e vogliamo essere vostri alleati. Un'intesa tra noi sarà facile. La nostra Me- tafisica è d'accordo con la teoria atomica, la nostra Psico- logia col meccanismo, la nostra Etica ed Estetica con l'edo- nismo...— È assai probabile che l'Herbart, se non fosse già morto fin dal 1841, avrebbe respinto sdegnosamente da sé questi suoi scolari, i quali trescavano con la popolarità, facevano buon mercato della Metafisica, e interpretavano naturalisticamente i suoi reali, le sue rappresentazioni, le sue idee, tutte le sue più alte escogitazioni.
In questo periodo di una certa fortuna di quella scuola, anche l'Estetica herbartiana cercò di metter su carni e acquistare una qualche rotondità e fiorìdezza, che non le facesse fare figura troppo meschina accanto ai grossi < corpi di scienza », messi al mondo dagli idealisti. Balio e alle- Riffoerlfo del- rBstetioahei^ bartiana.
mann.
428 STORIA valore ne fu Roberto Zimmermann, professore di filosofìa nelle università di Praga e poi di Vienna; il quale, dopo avervi stentato intorno molti anni, e averla fatta prece- dere da un'ampia storia dell'Estetica (1858), dette fiiori finalmente (1865) la sua Estetica generale come scienza della forma ^. Rob. zimmer- Questa Estetica formalistica, nata sotto cattivi auspici, riusci un misto di servile fedeltà apparente e di sostanziale infedeltà. Movendo dall'unità, o, meglio, dalla subordina- zione di Etica ed Estetica a un'Estetica generale, e defi- nendo quest'ultima: « scienza che tratta dei modi, pei quali un qualsiasi contenuto possa acquistare diritto a riscuotere approvazione' o disapprovazione > (diversa, perciò, e dalla Metafisica, scienza del reale, e dalla Logica, scienza del retto pensare); lo Zimmermann poneva quei modi nella forma, cioè nel rapporto reciproco degli elementi. Un semplice punto matematico nello spazio, una semplice im- pressione dell'udito e della vista, un semplice tono, non sono piacevoli o spiacevoli: la musica mostra che il giudi- zio del bello e del brutto cade sempre sul rapporto di almeno due toni. Ora, la deduzione deve stabilire quali sono le relazioni, ossia le forme generali gradevoli. Gli elementi di un'immagine, i quali sono, a loro volta, rappre- sentazioni, possono entrare in relazione, a secondo la loro forza (quantità) o secondo la loro indole (qualità); onde si hanno due gruppi: forme estetiche di quantità, forme estetiche di qualità. Secondo le prime, piace il forte (grande) accanto al debole (piccolo), e dispiace questo accanto a quello: secondo le altre, piace ciò ch'è prevalentemente identico per qualità (armonico), e spiace ciò 1 Allgemeine JEsthetik als Forni -Wisserucha/l^ Vienna, 1865: cfr. an- che, nel KonverwttionS' Lexicon del Meyer (ediz. 4.*), l'art. jSithetik^ scritto dallo Zimmermann.
XVI. l'estetica degli epigoni 429 ch'è prevalentemente diverso (disarmonico). Il prevalere dell'identità, per altro, non può spingersi tant 'oltre da giungere all' identificazione completa; nel qual caso, cesse- rebbe l'armonia stessa. Dalla forma armonica si deduce il piacere del caratteristico o dell'espressione. Infatti, che cosa è il caratteristico se non il rapporto di prevalente identità tra la cosa e il modello di essa? Ma, se la somi- glianza prevalente nella distinzione dà luogo all'accordo (Einklang), d'altra parte, la forma disarmonica qualitativa è, come tale, spiacevole, e rende necessaria una soluzione. È facile scorgere che lo Zimmermann, come fa rientrare, con un colpo di mano, il caratteristico tra i rapporti formali puri, alterando, in tal modo, profondamente l'originario pen- siero herbartiano; cosi, con un altro colpo di mano, intro- duce nella pura bellezza le variazioni o modificazioni del bello, venendosi a giovare della tanto spregiata dialettica hegeliana. Dunque, una soluzione. Se questa soluzione ac- cade con l'artificiosa sostituzione di un'altra cosa al posto dell' immagine spiacevole, si toglie, di certo, la cagione del dispiacere, si stabilisce il quieto vivere (non l'accordo: Eintracht, nicht Einklang), ma si ha la semplice forma della coiTettezza; bisogna quindi superare anche questa mediante l'immagine vera, per ottenere la forma della compensazione {Ausgleichung); e, se l'immagine vera è anche gradevole in sé, si ha, finalmente, la forma della compensazione definitiva {< abschliessende Av^gleich t^). Con questa, è esaurita la serie delle forme possibili. Che cosa è allora il Bello? È la connessione di tutte queste forme: un modello {Vorhild), che abbia grandezza, pie- nezza, ordine, accordo, correttezza, compensazione defini- tiva; e ci appaia in una copia (Nachbild) nella forma del caratteristico.
Lasciando da parte il riattacco artifizioso, che lo Zim- mermann va stabilendo, tra il sublime, il comico, il tra- STORIA Il ViBoher contro lo Zim- mermann.
gico, r ironico, rumorìstico, e le forme estetiche; importa notare, per riconoscere in quale dei sette cieli siamo stati trasportati, che queste forme estetiche generali concernono, cosi l'arte, come la natura e la moralità. Questi vari domini si costituiscono mediante l'applicazione delle forme esteti- che generali a contenuti determinati. Applicate alla natura, si ha la bella natura, il cosmos; applicate al rappresen- tare, lo spirito bello (/Sb/id^n^fiw^), o fantasia; applicate al sentimento, la belTanima (jschOne Seelé), o il gusto; ap- plicate alla volontà, il carattere, o virtù. Da una parte, dunque, la bellezza naturale; dall'altra, l'umana: e, in questa, da una parte, la bellezza del rappresentare, cioè il fatto estetico in senso stretto (l'arte); dall'altra, la bellezza del volere, o moralità: tra le due bellezze, infine, il fatto del gusto, comune all'Etica e all'Estetica. L'Estetica in senso stretto, la teoria del bel rappresentare, determina la bellezza delle rappresentazioni, divise poi in tre classi: bellezza della connessione spaziale e temporale (arti figurative)*; bel- lezza della rappresentazione sensitiva (musica); bellezza dei pensieri (poesia). Con la tripartizione del bello in figura- tivo, musicale e poetico, termina l'Estetica teoretica, alla quale solamente lo Zimmermann si restringe.
Il Vischer, contro cui, come il maggiore rappresentante dell'Estetica hegeliana, l'opera dello Zimmermann era di- retta, ebbe buon gioco nel rispondere e criticarla. E seppe fare ridere alle spalle dello Zimmermann, a proposito del significato che costui dava al simbolo, definito come l'og- getto « intorno a cui aderiscono le belle forme >. Un pit- tore dipinge una volpe, semplicemente per dipingere un pezzo della natura animale. Niente affatto: questo è simbolo^ perché il pittore < adopera linee e colori per esprimere altro che linee e colori ». < Tu credi che io sia una volpe (dice l'animale dipinto), ma sta in guardia, tu sbagli: io sono, invece, un attaccapanni; io sono una mostra, fatta dal pit- XVI. l'estetica degli epigoni 431 tore, di tante gradazioni di grigio, bianco, giallo e rosso >. E più facile ancora gli riasci la celia, a proposito degli en- tusiasmi dello Zimmermann pel valore estetico del senso. del tatto. Peccato (aveva scritto costui), che non sia age- vole provare un cosi gran piacere. < Tastare la schiena del torso di Ercole in riposo, delle membra sinuose della Venere di Melos o del Fauno dei Barberini, dovrebbe dare alla mano una voluttà, paragonabile solo al godimento del- Torecchio nel seguire le possenti fhghe del Bach o le soavi melodie del Mozart ». Non ingiustamente il Vischer definì TEstetica formalistica < unione barocca di Misticismo e Matematica » ^ Dello Zimmermann non fu contento quasi nessuno. An- Erm. Lotzo. che il Lotzc, non avverso air herbartismo, lo criticò nella sua Storia delVEstettca in Oermania (1868), e in altri scritti. Se non che, il Lotze al formalismo non seppe contrapporre altro che una variante del vecchio idealismo metafisico. < Chi ci vorrc't persuadere sul serio (scriveva contro i for- malisti) che la disarmonia dello spirito, espressa in una corrispondente disarmonia dell'apparenza esterna, abbia pari valore deirapparizione armonica di un contenuto ar- monico, solamente perché, in entrambi i casi, il rapporto formale deiraccordo è rispettato? ». Chi ci vorrà persua- dere, < che la forma umana piaccia soltanto pei suoi rap- porti formali stereometrici, senza riguardo alla vita spiri- tuale, che le si muove dentro? I tre regni delle leggi, dei fatti e dei valori appaiono sempre divisi nella realtà em- pirica; e, benché essi abbiano unità nel Sommo Bene, nel Bene in sé, nell'Amore vivente del Dio personale, nel Dover essere, fondamento dell'Essere; la nostra ragione non può stabilire e conoscere tale connessione. Solamente la Bellezza ce la rivela; essa è in istretta connessione col i Kritisehe Gange, VI, Stoccarda, 1878, pp. 6, 21, 82.
STORIA Tentativi di oonoiliazione tra Eetetloa della forma od Estetica del contenu- to.
Buono e col Santo, e riproduce il ritmo del divino ordina- mento e governo morale dell'universo. Il fatto estetico è non già intuizione, e neppure concetto, ma idea, che offre l'essenziale di un oggetto nella forma del fine riferito al fine ultimo. L'arte, come la bellezza, deve < chiudere il mondo dei valori nel mondo delle forme » ^ — La lotta tra l'Estetica del contenuto e quella della forma, pro- tagonisti lo Zimmermann, il Vischer e il Lotze, giunse al- l'apice, in Germania, tra il 1860 e il 1870.
Ma le menti inchinavano a qualche conciliazione. La conciliazione vera fu intravveduta da un giovane dottore, Giovanni Schmid t, il quale, nella sua tesi di abilitazione (1875), osservò, che, con tutto il rispetto verso lo Zimmer- mann e il Lotze, gli pareva: a) che stessero entrambi nell'errore, giacché confondevano i vari significati della parola < bellezza », e parlavano di un'assurdità quale il bello 0 il brutto del naturalmente dato, di ciò eh 'è fuori dello spirito; b) che il Lotze vi aggiungeva, seguendo l'Hegel, l'altra impossibilità di un concetto intuito, o di un'intuizione concettualizzata; e) che, in fine, non s'ac- corgevano come la questione estetica volga non già sopra la bellezza o bruttezza del contenuto astratto o della forma intesa come insieme di rapporti matematici, ma sopra quella della rappresentazione. Forma, dunque, voleva essere, ma « forma concreta, piena di contenuto > *. La parola dello Schmidt, se non sempre rigorosa e profonda, ricca al certo di buon senso, fu male accolta. È facile (si rispose) identificare la bellezza con la perfezione artistica; ma il XVI. l'estetica degli epigoni 433 punto serio della questione sta nel vedere se, oltre quella perfezione, non ci sia altra bellezza, dipendente da un supremo principio cosmico o metafisico. Una soluzione, come quella accennata dallo Schmidt, parve goflPa peti- zione di principio ^ La conciliazione si cercò, dunque, in altro: nel cucinare un manicaretto, in cui, secondo i gusti, entrasse un po' più di formalismo o un po' più di conte- nutismo; benché, in genere, la prevalenza restasse a que- st'ultimo.
Anche tra gli herbartiani c'erano i moderati. Quando lo Zimmermann si fece difensore del più rigido formalismo, altri, e, tra questi, il Nahlowsky, sostennero che non era stato punto nelle intenzioni dell' Herbart escludere dal- l'Estetica il contenuto*. Moderati furono pure il Volkmann e il Lazarus ^. — Nell'altro campo, il Carriere *, e più an- cora il Vischer medesimo (in un'autocritica che scrisse della sua vecchia Estetica), facevano parte più larga alla con- siderazione delle forme. Pel Vischer, il bello diventava, ora, < la vita che appare armonicamente », e che, quando appare nello spazio, si dice forma. Ogni bellezza deve avere forma, cioè circoscrizione {Begrenzung) nello spazio e nel tempo, misura, regolarità, simmetria, proporzione, pro- prietà, che costituiscono i suoi momenti quantitativi; e il momento qualitativo, l'armonia, che include in sé la varietà e il contrasto, ed è il più importante di tutti *.
< Polemica nella ZeUtchr, f. exacte Philoa, (organo degli herbartiani), anni 1862-8, H, p. 809 sgg.; Ili, p. 881 sgg.; IV, pp. 26 sgg., 199 sgg., 3 Volkmann, Lehrbuch der PaychologUy 8.* ed., GOthen, 1884-5*, La- ZABUS, Dcu Leben der Seete^ 1856-8.
^ MoBiz Cabrxebb, JSithetìky 1859 (8.> ediz., Lipsia, 18%).
434 STORIA o. KOttiin. Un* Estetica conciliativa con prevalenza formalistica tentò, invece, Carlo Kòstlin ^ professore a Tubinga e glÀ collaboratore, per la parte della teoria musicale, del- V Estetica vischeriana. Il Kòstlin è sotto Tintlaenza dello Schleiermacher, dell'Hegel, del Vischer e dell' Herbart; ma non sembra, a dir vero, che intenda esattamente al- cuno dei suoi predecessori. L'oggetto estetico ha, secondo lai, tre esigenze: pienezza e varietà d'immagina- zione (anregende OestaUen filile), contenuto interessante, forma bella. Sotto la prima, si riconoscerà appena, tanto è stranamente ripresentata, l' ispirazione (Begeisterung) dello Schleiermacher. Il contenuto interessante è ciò che tocca l'uomo: ciò che si conosce e ciò che non si conosce, ciò che si ama e ciò che si odia; ed è relativo all'individuo secondo le condizioni in cui questi si trova. L'interesse pel contenuto si aggiunge al valore della forma: è, in- somma, il secondo valore, di cui abbiamo sentito di- scorrere l'Herbart. La forma, invece, è assoluta. Essa dev'essere facilmente intuibile (anschaulich), e deve sod- disfare, piacere, attirare, essere bella. Secondo la quan- tità, ha i caratteri della circoscrizione, dell'unitarietà {EinJieitlichkeU), della grandezza, estensiva e intensiva, e dell'equilibrio (QUichmass); secondo la qualità, gli altri della determinatezza {Bestimmtheit), dell'unità (Einheit), dell'importanza (Bedeuhing), estensiva e in- tensiva, e dell'armonia. Ma il KOstlin, quando poi si fa a verificare empiricamente queste sue categorie, si confonde e mostra di trovarsi nell' imbarazzo. Piace la grandezza, ma piace anche la piccolezza; piace l'unità, ma piace anche la varietà; piace il regolare, ma, via!, piace anche l'irrego- lare. Di tutto ciò egli s'avvede, 'ed è troppo brav'uomo da celarlo. E gli sarebbe dovuto bastare per concludere, che JSatkétik, Tubinga, 1869.
XVI. L ESTETICA DEGLI EPIGONI quella forma bella, le cui qualità e quantità ha tanto fati- cosamente racimolate, è una fantasima: ogni cosa piace esteticamente, quand'è a posto, quando è espressiva. Ma egli, poste le tre esigenze deiroggetto estetico, spende la maggior parte dell'opera nel costruire, sul modello del Vi- scher, il regno della fantasia intuitiva; ossia del bello della natura inorganica e organica; della vita civile, mo- ralità, religione, scienza, giochi, conversazioni, feste e ban- chetti; e, infine, della storia, percorrendo i tre periodi, pa- triarcale, eroico e storico.
Lo Schasler (anche lui, come lo Zimmermann, autore di una vasta storia dell* Estetica) procurò, invece, un avvi- cinamento al formalismo dal punto di vista dell'idealismo assoluto, o del realismo-idealismo, come egli lo chiama. Definisce l'Estetica « scienza del bello e dell'arte »: una scienza, dunque, la quale, poco correttamente, è scienza di due cose. E pretende giustificare la sua definizione an- tìmetodica, col dire che né il bello esiste solo nell'arte, né questa ha da fare solo col bello. La sfera dell'Este- tica è quella dell'intuizione (Ansckmuung), in cui il co- noscere ha carattere pratico e il volere ha carattere teo- retico; sfera, insomma, che è l'indivisa unità, l'assoluta conciliazione tra lo spirito teoretico e quello pratico, e costituisce, in un certo senso, la più alta attività umana. Il bello è ideale concreto. Perciò non v'ha ideale della figura umana, che non sia di sesso determinato; né v'ha ideale del mammifero, ma solamente di questa o quella specie, come del cavallo o del cane, anzi soltanto di date specie di cavalli e di cani. Cosi lo Schasler, discendendo dai generi più astratti ai meno astratti, s'industria vana- mente di attingere il concreto. Nell'arte si passa, secondo lui, dal tipico, eh' è il bello di natura, al caratteristico, ch'è il tipico del sentimento umano; onde è possi- bile porre l'ideale di una vecchia, di un mendicante, di Estetica del contenuto. — M. Scbaeler.
436 STORIA un masnadiere. E il caratteristico dell'arte ha maggiore re- lazione col brutto che col bello di natura. Al qual pro- posito (trascurando il resto, che è condotto sullo schema solito), importa notare che allo Schasler appartiene aver dato maggiore rilievo a quella versione della teoria circa le modificazioni del Bello, che queste faceva nascere per l'azione del Brutto ^ < Per quanto tale pensiero possa turbare (egli dice), non bisogna dimenticare che, senza il mondo della bruttezza, non esisterebbe quello della bel- lezza, giacché è soltanto il Brutto, che, stuzzicando il Bello vuoto e astratto, lo spinge a entrare in lotta con esso, e a produrre, per tal modo, la Bellezza concreta » *. E gli riusci di convertire il vecchio Vischer, il maggiore rappresentante dell'altra versione. < Io (dice il Vischer) avevo prima costruito in stile hegeliano di prima maniera: facevo nascere nell'essenza del Bello un' irrequietezza, una fermentazione, una lotta: l'Idea prevale, imprime all'im- magine la spinta a sparire nell' illimitato, sorge il Sublime: l'immagine, offesa nella sua finitezza) dichiara la guerra all'Idea: sorge il Comico; e con ciò la lotta era finita: il Bello tornava in sé dal contrasto dei suoi naomenti, ed era fatto >. Ma ora (continua) < debbo dare ragione allo Schasler e ai suoi predecessori, Weisse e Ruge: qui ci ha mano il Brutto; è questo il principio del movimento, il fermento della differenziazione: senza tale lievito, non si giunge alle forme speciali del Bello, di cui alcuna non v'ha, che non presupponga il Brutto » '. Ed. diHart- Strettamente legata con quella dello Schasler è l'Estetica di Eduardo di Hartmann (1890), il quale, anche lui, fa mftnxi.
3 Kriliache Gange, V, pp. 112-5.
XVI. l'estetica degli epigoni 437 precedere il suo trattato da un volume di storia della più re- cente Estetica tedesca ^. Il bello è < Tapparire dell'Idea » {das Scheinen der Idee), In quanto insiste suU'apparire, sulla parvenza (Schein), come carattere necessario del bello, l'Hartmann crede essere in diritto di chiamare l'Estetica, da lui costruita, < Estetica dell'idealismo concreto >, e di dirsi d'accordo con l'Hegel, il Trahndorff, lo Schleiermacher, il Deutinger, l'Oersted, il Vischer, lo Zeising, il Carriere e lo Schasler, contro l'idealismo astratto dello Schelling, del Solger, dello Schopenhauer, del Krause, del Weisse e del Lotze, i quali, facendo consistere il bello nell'idea so- prasensibile, trascuravano l'elemento sensibile o gli ac- cordavano importanza accessoria *. In quanto insiste sul- l'idea come l'altro elemento indispensabile e determinante, l'Hartmann si dichiara in opposizione al formalismo her- bartiano. La bellezza è verità, ma non già verità storica, né scientifica e di riflessione, si bene verità metafisica o idealistica; la verità stessa della Filosofia. « Quanto la Bellezza è opposta a ogni scienza e verità realistica, al- trettanto è affine alla Filosofia e alla verità metafisica ». « Il Bello, con la sua peculiare efficacia, rimane il profeta della verità idealistica in un tempo senza fede e aborrente