lenti per esecuzione tecnica, ma poco elevate per le emo- zioni ch'esprimono e suscitano, quali le scene di battaglia del Géròme, che sono ora sensuali ora sanguinarie; — noi vediamo che esse, nell'una o nell'altra delle qualità richie- ste, sono ben lontane dalle forme di un'arte, che corri- sponda alle forme più alte del sentimento estetico » ^ Be- stemmie, queste ultime, di critica artistica; come le teorie esposte di sopra sono sostituzioni di parole a parole: della parola « facilità » a quella di « grazia », della parola « eco- STORIA Fisiologi del- l'Bstetioa: Alien, Helm- boltz e altri.
nomia » a quelle di « bellezza letteraria >; e cosi via. Volendo, per altro, determinare in qualche modo la posi- zione filosofica dello Spencer, si deve dire ch'egli oscilli tra il sensualismo e il moralismo, senza aver mai alcun sentore dell'arte in quanto arte.
La stessa oscillazione si osserva in altri scrittori inglesi, quali il Sully e il Bain, che, per altro, almeno danno prove di maggiore familiarità con le cose dell'arte*. L'Alien, nei suoi molti saggi e néìVEstetka fisiologica (1877), adduce grande quantità di notizie ed esperienze fisiologiche, le quali non sapremmo dire quanto valore scientifico abbiano in Fisiologia; certo, in Estetica, non ne hanno alcuno. Egli conserva la distinzione tra attività necessarie o vitali, e attività del superfluo o del gioco, definendo il piacere este- tico « concomitante subiettivo della somma normale del- l'attività, non direttamente connessa con le funzioni vitali, negli organi terminali periferici del sistema nervoso cerebro- spinale » *. — Il fatto fisiologico come causa del piacere dell'arte è presentato sotto altro aspetto da più recenti indagatori; pei quali, esso dipende non solo < dall'attività dell'organo visivo e dei procedimenti muscolari che gli sono associati, ma dalla partecipazione di alcune tra le fun- zioni pili importanti di tutto l'organismo, quali la respira- zione, la circolazione, requilibrìo, l'accomodamento mu- scolare intimo ». L'arte ha avuto origine, senza dubbio, nel piacere che può avere provato « qualche uomo prei- storico a respirare regolarmente senza bisogno di riadat- 1 J. Sully, Ouilines of Paychology, Londra, 1884; Sensation emd In^ tuiliorif Studies in Paychology and jEtthetics, ivi, 1874; e cfr. l'art. JEfthe- tioff nella Eneyclopcedia Britannica] Alex Bain, The Emotiom and the s PhyHological JEfthelics, Londra, 1877. Articoli vari in Mind, voli. Ili, IV, V.
XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO tare i suoi organi, quando egli tracciò per la prima volta, sopra un osso o nell'argilla, alcune linee, aventi tra loro intervalli regolari > ^ — Lo stesso ordine di ricerche fisico- estetiche è stato coltivato in Germania dall' Helmholtz, dal Brttcke, dallo Stumpf *. Ma costoro, generalmente, hanno saputo tenersi meglio nel campo deirOttiea e deir Acustica, fornendo chiarimenti e formolo dei processi fisici della tec- nica artistica, e delle condizioni cui è sottomesso il piacere delle impressioni visive e auditive in quanto tali, senza pretendere di sciogliere l'Estetica nella Fisica, o di pri- vare la prima del suo carattere spirituale; anzi accennando talora alla diversità tra i due ordini di ricerche. Si noti poi che anche i degeneri herbartiani, traducendo, come si è già osservato, le forme, di cui parlava il loro maestro e che avevano valore metafisico, in fenomeni fisiologici, fe- cero l'occhio dolce alla tesi dei nuovi sensualisti ed este- tico-fisici.
La superstizione delle scienze naturali si è alleata spesso, come accade a tutte le superstizioni, con una specie di cu- riosa, e forse inconsapevole, ipocrisia. Non solo i gabinetti di chimica, di fisica e di fisiologia sono diventati antri di Sibille, dove risuonano fiduciose le più strane domande in- torno a tutto ciò che interessa lo spirito umano; ma anche molti di coloro, i quali, in realtà, facevano e fanno le loro indagini col vecchio e necessario metodo dell'osservazione Metodo delle soieiuse natu- rali noli* E- stetica.
1 Vernon Lee e C. Anstruttbr-Thouson, Beauty and Ugliness, nella CofUemporary Review, ott.-noy. 1897 (riass. in Arréat, Dix annéea de phUoeophie, pp. 80-85). Degli stessi autori: Le ròle de Veiement moteur dan$ la percéplioH edhétique vintelUt Mémoire et quettìonnaire toumù au IVe Congrès de Peyehologie, ristampa, Imola, 1901.
* H. Helmholtz, Die Lehre von der Tonempfindungen ale phynologieche Grwidlage far die Theorie der Munk, 1868, 4.a ediz., 1877; BrDckb-Helm- HOLTZ, Principes edenHfiquea dea heaux art», ediz. frane, Parigi, 1881; C. Stumpf, Tonpeychologie^ Lipsia, 188B.
452 STORIA interna e della deduzione speculativa, non hanno saputo sottrarsi air illusione, o astenersi dairartifizio, di adope- ' Estetica di rare il metodo delle scienze naturali. — Una di co- I. Taine. dcstc illusioui, 0 finzioui, Contiene la Filosofia dell'arte di Ippolito Taine ^ « Si supponga (dice il Taine) che, con lo studio delle arti dei vari popoli e delle varie epoche, si giunga a definire la natura e a stabilire le condizioni d'esi- stenza di ciascun *arte: si avrebbe allora una spiegazione completa delle belle arti, e dell'arte in genere; cioè, quella che si chiama un'Estetica ». Questa Estetica, storica e non dommatica, fissa caratteri e indica legg^: < fa come la Bo- tanica, che studia con eguale interesse l'arancio e ralloro, il pino e la betulla; anzi è, essa stessa, una sorta di bota- nica, applicata non alle piante, ma alle opere umane. Essa segue, perciò, il movimento generale, che avvicina oggi- giorno le scienze morali a quelle naturali, e che, dando alle une i principi, le precauzioni e le direzioni delle al- tre, loro comunica la stessa solidità e assicura lo stesso pro- gresso » *. Dopo questo preludio, il Taine lascia da parte le scienze naturali; e, come ogni semplice mortale, si mette a definire l'arte, analizzando ciò che succede nell'animo umano innanzi alle opere artistiche. E quali analisi, quali definizioni! L'arte è imitazione; ma imitazione cosi fatta, che mira a rendere sensibile il carattere essenziale de- gli oggetti. Questo carattere essenziale « è una qualità, da cui tutte le altre, o, almeno, molte delle altre, derivano, seguendo collegamenti fissi ». P. e., il carattere essenziale di un leone è di essere « un gran carnivoro >, il che de- termina la conformazione di tutte le membra di lui; il ca- rattere essenziale dell'Olanda è di essere « una terra for- mata dalle alluvioni ». E, appunto per ciò, l'arte non deve 1 Pkilosophie de Vart, 1866-69 (4.» ediz., Parigi, 1885).
XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO di necessità rispondere a oggetti realmente esistenti: Tar- chitettura e la musica rappresentano caratteri essenziali, senza che vi sieno oggetti in natura corrispondenti a quelle opere artistiche ^ Prescindendo dagli esempi ben curiosi del leone e dell'Olanda, che cosa è poi il carattere essen- ziale, di cui parla il Taine? Non è proprio la medesima cosa delle idee, dei tipi, dei concetti, che l'Estetica intel- lettualistica, pedagogica e metafisica assegnava a compito dell'arte? 11 Taine stesso ci fa uscire di ogni dubbio in proposito: « Questo, carattere (egli dice) è ciò che i filo- sofi chiamano essenza delle cose; e^ a cagion di esso, af- fermano che l'arte ha per iscopo di manifestare l'essenza delle cose ». Egli, per suo conto, non vuole « servirsi della parola « essenza », eh 'è tecnica »; ma non per ciò rinun- zia al pensiero da quella indicato *. Due vie, secondo lui, conducono alla vita superiore dell'uomo, alla contempla- zione: la via della scienza e quella dell'arte. « La prima, investigate le cause e leggi fondamentali della realtà, le esprime in formole esatte e in termini astratti; la seconda manifesta queste cause e leggi, non più con definizioni aride, inaccessibili alla folla e intelligibili soltanto agli specialisti, ma in modo sensibile e dirigendosi non solo alla ragione, ma anche ai sensi e al cuore dell'uomo più ordi- nario. L'arte ha ciò di proprio, eh 'è insieme elevata e po- polare: essa manifesta ciò che vi ha di più alto, e lo ma- nifesta a tutti > ^. La ricaduta nella teoria pedagogica è qui evidente.
D'altra parte, come presso gli estetici metafisici, cosi pel Taine, le opere d'arte si dispongono lungo una scala di valori. Ha cominciato col proclamare l'assurdità di ogni giudizio del gusto (a ciascuno il suo gusto ^); e finisce MetafUloa e moralismo nel Taine.
454 STORIA con Tasserire che « il gusto personale non ha valore al- cuno », e che bisogna as trarne, e porre una misura comune, per indicare progressi e deviazioni, fioriture e degenera- zioni, per approvare e disapprovare, lodare e biasimare *. La sua scala di valori è doppia o triplice: in primo luogo, si tratta di stabilire il grado d'importanza del carat- tere, ossia la minore o maggiore generalità dell'idea, e il grado dell'effetto benefico (o degré de bienfaisance), ossia il maggiore o minor valore morale della rappresen- tazione: due gradi (egli dice), che sono aspetti di una qua- lità unica, della forza^ considerata una volta in sé stessa, e una volta rispetto ad altri; e, infine, il grado di con- vergenza degli effetti, ossia della pienezza dell'espres- sione, dell'armonia tra idea e forma*. Questa esposizione, ora moralistica ora metafisica, è accompagnata, a ogni passo, dalle solite proteste, p. e.: < Noi, secondo la nostra abitudine, studieremo tutto ciò da naturalisti, metodica-, mente, con l'analisi, e cercheremo di pervenire non già a un inno, ma a una legge »^; come se ciò bastasse a mu- tare l'indole vera del pensiero di lui. S'immagini un po' che il Taine fa perfino soluzioni dialettiche, come si vede da questo saggio: — Nel periodo primitivo dell'arte italiana, nella pittura di Giotto, si aveva l'anima, ma non il corpo: tesi. Nel Rinascimento (p. e., nel Verròcchio e in altrettali), si aveva il corpo, ma non l'anima: antitesi. Nel Cinquecento, con Raffaello, si armonizzarono espressione e anatomia, anima e corpo: sintesi^. G. T. Fech- Stcssc proteste e analogo procedimento si trovano nel ner.Bstetioa tedcsco Gustavo Tcodoro Pechner. ìHeìV Introduzione al- Indattlra.
l'Estetica (1876), il Fechner dice che egli e rinunzia al Op. cit., II, pp. 257-8. 4 Op. cit., II, p. 398.
XVII. POSITIVISMO K NATURALISMO ESTETICO 455 tentativo di determinare concettualmente l'essenza ogget- tiva del bello »: egli vuol fare non un'Estetica metafisica, dall'alto (von oberi), si bene un'Estetica induttiva, dal basso (von unten)'f andare in cerca di chiarezza, non di altezza; l'Estetica metafisica deve stare all'induttiva come la Filo- sofia della natura sta alla Fisica ^. E, induttivamente pro- cedendo, scopre una lunga serie di leggi o principi este- tici: la soglia estetica, l'aiuto o accrescimento, l'unità nella varietà, la mancanza di contradi- zioni, la chiarezza, l'associazione, il contrasto, la consequenza, la conciliazione, il giusto mezzo, l'uso economico, la persistenza, il mutamento, la misura, e via enumerando. Questo caos esibisce in tanti capitoli, lieto e orgoglioso di mostrarsi cosi fisico e cosi in- concludente. E descrive, inoltre, gli esperimenti compiuti, ou eeperi- sul genere del seguente: — Si prendano dieci rettangoli ^^^ di cartone bianco e di superficie quasi eguale (quadrato di 80 millimetri per lato), ma di varia proporzione di lati, dal rapporto di 1: 1 fino a quello di 2: 5, compreso il rapporto della sezione aurea, 21: 34. Si mettano in disor- dine sopra una tavola nera, e si chiamino persone di sva- riatissime condizioni e caratteri, ma appartenenti tutte alle classi colte. Applicando il metodo della scelta, si domandi a ciascuna d'indicare, facendo astrazione dal pensiero circa un uso determinato, quale di quei rettangoli produca in lei impressione più gradevole, e, anche, quale le spiaccia più di tutti. Si notino le risposte, si dividano per individui maschi e femmine, e, coi risultati, si costruiscano tabelle di cifre. — Il Fechner confessa che, in questo esperimento, spesso, gì' interrogati facevano riserve, non, sapendo, com'è naturale, risolversi, circa il piacere e dispiacere, se non ri- ferendo l'oggetto annuso determinato; talora, rifiutavano Vor$chuU der Mìthettk, 1876 (2.a ediz., Lipsia, 1897^).
STORIA Tririalltà delle idee di lai eul Bello e enl- l'Apte.
a dirittura il giudizio; quasi sempre, questo appariva yago e poco sicuro; in una seconda osservazione, si ricevevano dagli stessi individui risposte affatto diverse da quelle date nella prima. Magli errori, si sa, si compensano; quelle ta- belle, a ogni modo, insegnano che piacciono, in prevalenza, più del quadrato, le forme rettangolari a questo prossime, e che molto favore incontra il rettangolo avente il rapporto 21: 34 ^ Questo metodo è stato esattamente definito: « una media di giudizi arbitrari di una somma arbitraria di per- sone, arbitrariamente scelte » *. £ il Fechner comunica an- cora, sempre in tabelle, i risultati di un suo spoglio di non so quanti cataloghi di pinacoteche, concernenti le dimen- sioni e i formati dei quadri rispetto agli argomenti rap- presentati*. Se non che, quando egli vuole dire poi che cosa sia il belio, non può non ricorrere al vecchio metodo dell'analisi interna. Il concetto del bello, s'intende bene, è, per lui, « un semplice espediente {HiiXfshegriff)^ conforme all'uso linguistico, per indicare in breve ciò che riunisce le condizioni prevalenti del piacere immediato » *. E di- stingue tre significati della parola < bello », ossia tre con- cetti diversi: un bello in senso largo, eh' è il piacevole in genere; un bello in senso stretto, eh 'è un piacere più alto, ma sempre sensibile; e un bello in senso strettissimo, il vero bello, eh' è « ciò che non solo piace, ma che ha diritto di piacere, ha valore nel piacere », e in cui s'in- crociano i concetti del bello (piacevole) e del buono*. li bello, insomma, è ciò che deve oggettivamente piacere; e risponde al buono delle azioni. « Il Buono (dice il Fechner) t ScHASLER, Krit. GeackichU d. JSrih,, p. 1117.
3 VorachuU der.Eithelik, II, pp. 273-814.
< Op. oit., pref., p. IV.
XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO 457 è cojne ruomo serio, ordinatore deir intera vita domestica, il quale pondera presente e avvenire, e si adopera a trarre vantaggio da tutte le evenienze; la Bellezza è la sua flo- rida sposa, che cura il presente, tenendo conto dei voleri dei marito; il Piacevole è il bimbo, tutto sensi e giochi; rutile, il servitore, che presta opere manuali ai padroni e riceve il pane solo in quanto lo merita. Il Vero, infine, viene come predicatore e maestro nella famiglia, predica- tore nella fede, maestro nel sapere; dà un occhio al Bene, una mano all'Utile, e tiene uno specchio innanzi alla Bel- lezza » ^ Nel parlare dell'arte, riassume tutte le leggi o regole essenziali dell'arte nelle seguenti: 1°) Tarte scelga di rappresentare un'idea pregevole, o, per lo meno, inte- ressante; 2^) la esprima per mezzo del materiale sensibile nel modo più conveniente al suo contenuto; 3**) tra i vari mezzi di rappresentazione, egualmente convenienti, prefe- risca quelli che, a considerarli in sé stessi, sono piti pia- cevoli degli altri; 4°) il medesimo procedimento si osservi in tutti i particolari; 5°) nel presentarsi.conflitti tra queste regole, si faccia cedere Tana all'altra, in modo che si ab- bia il più grande piacere possibile e, insieme, il più ricco di valore {das grósstmógliche und loerthvolUte Gefallen)*. Ma perché mai il Fechner, il quale aveva già pronta in mente questa teoria (come egli la chiama) eudemonistica ^, del Bello e dell'Arte, si addossava poi la fatica di enumerare principi e leggi, e costruire esperiftienti e tabelle; cose tutte che alla sua teoria non recano appoggio nessuno? Si è tentati a pensare che quelle operazioni pseudoscien- tiflche fossero per lui, e sieno pei suoi seguaci, uno svago, non più importante del giocare al solitario o del fare col- lezione di francobolli.
« Op. cit., II, pp. 12-18. 3 Op. cit., I, p.
sa dell'arte.
458 STORIA Erneeto Altro esempio della superstizione verso le scienze n^tu- McT^ ^la^ ^^^^ ^^ P^^ vedere nel libro del prof. Ernesto Grosse, Le tira e Boien- Origini dell'arte ^ Il Grosse, spregiatore di tutte le ricer- che filosofiche sull'arte, che considera e chiama in blocco Estetica speculativa, non per ciò desidera meno una Scienza dell'arte (Kunstwiasensehxift), la quale, dalla congerie dei fatti storici finora raccolti, ricavi le leggi. Al qual pro- posito, opina che al materiale propriamente storico debba unirsi quello etnografico e preistorico, non potendosi, se- condo lui, ottenere leggi davvero generali dallo studio esclusivo dell'arte dei popoli colti, < come sarebbe imper- fetta ima teoria della generazione, che si fondasse esclusi- vamente sulla forma di essa, predominante presso i mammi- feri » *. Ma anche il Grosse, manifestato il suo aborrimento per la filosofia e il suo proposito da scienziato naturalista, si trova subito, come il Taine e il Fechner, in imbarazzo. Giacché, non e' è scampo: per studiare i fatti artistici dei popoli primitivi e selvaggi, bisogna necessariamente mo- vere da un concetto qualsiasi dell'arte. Tutte le metafore naturalistiche e i lenitivi di parole, ai quali il Grosse ri- corre, non valgono a nascondere la natura del procedi- mento da lui adoperato, tanto simile, ahimé, a quello della disprezzata Estetica speculativa. « Come un viaggiatore, che vuol esplorare un paese straniero, se non possiede al- meno una rappresentazione generale della situazione di esso, e della direzione del suo cammino, deve temere di errare totalmente; cosi noi abbiamo bisogno, prima di darci alle nostre ricerche, di un orientamento generale e preliminare, circa l'essenza dei fenomeni [ilber das Wesen der Erscheiìiungen), ai quali dobbiamo rivolgere l'atten- zione ». Di certo, < una risposta esatta ed esauriente alla 1 Die Anfànffé der Kunst, Freiburg i. B., 1894.
XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO 459 domanda si avrà, tutt'al più, alla fine delle ricerche, che non si sono ancora iniziate. La caratteristica, che si cerca al principio potrà essere notevolmente modificata alla fine »; non si tratta, ohibò!, d'imitare i vecòhi estetici: si tratta soltanto di < dare una definizione, che sìa come un'armatura provvisoria, da abbattersi dopo il compimento deiredificio » ^ Parole, parole, e poi parole: quel tanto d'idee generali, di leggi artistiche, eh' è nel libro, il Grosse l'ha ricavato, non già studiando le testimonianze dei viag- giatori sui popoli selvaggi, ma speculando sulle forme dello spirito; anzi (e come poteva altrimente?) le une ha Inter- petrato con l'aiuto delle altre. Per quel eh 'è della defini- zione da lui adottata, il Grosse considera l'attività estetica come quella che, nel suo svolgimento o nel suo risultato, ha immediato valore di sentimento {Gefilhlswerth), ed è, perciò, scopo a sé stessa. L'arte è l'opposto dell'attività pratica; e, tra le due, s'interpone, termine medio, l'atti- vità del gioco, la quale, come quella pratica, ha uno scopo estemo, ma, come quella estetica, trova il godimento, non già nello scopo, mediocremente insignificante, ma nell'atti- vità stessa^. Alla fine del libro, si osserva che di rado presso i popoli primitivi l'attività artistica è scompagnata da quella pratica; e che l'arte comincia sociale, per di- ventare individuale solamente in tempi colti ^.
Le Estetiche del Taine e del Grosse sono state dette an- Eetotioa i che sociologiche. Ma, poiché la Sociologia come scienza non si sa che cosa sia, dobbiamo condurci verso la super- stizione sociologica, come verso quella naturalistica: oltre- passare, cioè, i prologhi e i propositi ineseguibili, per ve- dere che cosa abbiano, per oggettiva necessità, fatto i loro > Die Anfànge der KunHy pp. 45-6.
OiolO^iCA.
STORIA autori; a quali degli indirizzi possibili abbiano aderito, o tra quali di essi si sieno tenuti incerti; lasciando da parte il caso non infrequente in cui, invece di costruire l'Este- tica, si sia messa insieme una raccolta di fatti circa la sto- Proudhon. ria dell'arte o quella della civiltà. — Qualche riformatore sociale, come il Proudhon, ha rinnovato, ai tempi nostri, le condanne di Platone, o il moralismo mitigato dell'anti- chità e del Medioevo. Il Proudhon rifiutava la formola del- l'arte per l'arte; considerava l'arte come cosa sensuale e piacevole, e, perciò, da subordinare al fine giuridico ed economico: poesia, scultura, pittura, musica, romanzi, sto- rie, commedie, tragedie, non hanno altra missione se non quella di esortare alla virtù e di allontanare dal vizio ^ M. Gayau. Ncllo Svolgimento della simpatia sociale consiste la fin- zione dell'arte, secondo colui, eh' è stato celebrato come il fondatore dell'Estetica sociologica: il Guyau. Al diredi qualche critico francese, col Guyau comincia la terza epoca della storia dell'Estetica; la quale, dottrina dell'ideale con Platone e della percezione col Kant, sarebbe diventata, col Guyau, Estetica della simpatia sociale. Dei libri di questo autore, i Problemi dell'Estetica contemporanea (1884) combat- tono la teoria del gioco, per sostituirvi quella della Vita; l'opera postuma, VArte dal punto di vista sociologico (1889), determina più precisamente, che la vita di xmì si parla, è quella sociale *. Il bello, se è il piacevole intellettuale, non si può identificare, di certo, con l'utile, che non è piacevole, ma ricerca del piacevole; tuttavia, l'utilità (e qui il Guyau crede di opporsi al Kant, non meno che agli evoluzioni- sti) non esclude sempre la bellezza, e spesso, anzi, ne co- 1 Du principe de Vari et de tta desiination aociale, Parigi, 1875.
> M. GuTAU, L*art au point de mie sociologique, 1889 (8.« ediz., Parigi, 1895); Les problèmea de VEsthétique contemporaine, Parigi, 1884. Cfr. FouiLLÉE, pref. alla prima opera, pp. xlt-xliii.
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