dapprima alludere alle sole impressioni del palato; certo è, per altro, che, già nel secolo XVII, si trova applicato ai fatti estetici. Ma anche i sensualisti non sapevano ras- segnarsi alla relatività totale del gusto, e, avvertiti da un'oscura coscienza della natura supei'iore dell'arte, anda- vano in cerca di mezzi termini. Il loro tormentarsi fa vera- mente compassione. < Vi ha (così il Batteux) un gusto buono e che sia il solo buono? In che consiste? Da che dipende? Viene dall'oggetto, o dal genio che si esercita sopra di esso? Vi sono regole, o non ve ne sono? Del gusto è or- gano il solo ingegno, o il solo cuore, o tutti e due insie- me? Quante questioni sotto questo titolo cosi noto, tante volte trattato, e non mai chiaramente spiegato! » ^ L'Home dà, anche lui, spettacolo di codesta perplessità. Dei gusti non si disputa (egli dice); non solo di quelli del palato, ma anche di quelli di tutti gli altri sensi. Ciò sembra ragio- nevolissimo: eppure, d*altra parte, sembra esagerato. Ma come scalzarne le fondamenta? Come pretendere che a uno non debba piacere ciò che di fatto gli piace? Dunque, sarà vero. Ma no: nessuno, che abbia gusto, vorrà acconciarsi a questa conclusione. Si parla di gusto buono e di gusto cattivo; le critiche, dunque, che si fanno in nome di tale distinzione, sono assurde? Sono, quelle espressioni cosi fìre- quenti, prive di senso? E l'Home finisce col proclamare l'esistenza di un comune modello di gusto (standard of ta- 9te\ deducendola dalla necessità della convivenza umana, da una « causa finale >, come egli dice; giacché, senza uniformità di gusti, chi si affaticherebbe a produrre opere d'arte, edifizi costosi ed eleganti, bei giardini, e altri la- vori simili? E accenna anche a una seconda causa finale, cioè al bisogno di riunire nei pubblici spettacoli ì citta- dini, che le diversità di occupazioni e di classi sociali tetìi Batteux, Lea beaux arU, P. II, p. 54.
XIX. SGUARDO ALLA STOBIA DI ALCUNE DOTTRINE 545 dono a dividere e a rendere estranei tra loro. Ma in qual modo si determinerà qaesto modello di gusto? Altre per- plessità. Come, per le regole della morale, non si do- mandano consigli a selvaggi, ma a uomini della più per- fetta condizione; cosi, pel modello del gusto, occorrerà rivolgersi a quei pochi, occupati in lavori corporali e de- gradanti, di gusto non corrotto, non ammolliti dalle vo- luttà, e che, avendo ricevuto buon gusto dalla natura, lo hanno perfezionato con Teducazione e con la pratica della vita. Se poi nascono controversie, bisognerà rivolgersi, per risolverle, ai principi di Critica, stabiliti dallo stesso Home, nel corso del suo libro ^ Simili contradizioni e circoli vi- ziosi si osservano nel Saggio sul gusto di Davide Hume, dove si ricercano invano i caratteri distintivi dell'uomo di gusto, i cui giudizi dovrebbero fare regola; e, pure asserendo che i principi generali del gusto sono uniformi nella natura umana, e ammettendo che non bisogni tener conto delle perversioni e delle ignoranze, si pongono di- versità di gusto irriconciliabili, insuperabili e non con- dannabili (blameless) '.
Ma la critica di questa tesi, come abbiamo dimostrato, non può dedursi dall'altra, che asserisce l'assolutezza del gusto col collocarlo nei concetti intellettuali. Eppure, dal sensualismo non si sapeva uscire se non per cadere in un intellettualismo di questa sorta. Esempi di tal errore possono essere, nel secolo XVIII, il Muratori, uno dei primi a so- stenere resistenza di una regola del gusto e di un bello universale, di cui la Poetica dà le regole ^; TAndré, il quale diceva essere « il bello in un'opera d'arte non ciò che piace 1 Elem. of critìcitm, III, e. 25.
s E8say$f morcUf politicai and lilerary (ed. di Londra, 1862), e. 28: « On the standard of taste >. 3 Perfetta Poesia, lib. V, e. 6.
546 STORIA al primo tratto d'immaginazione, per certe disposiziooi particolari delle facoltà dell'anima e degli organi del corpo, ma ciò che ha diritto di piacere alla ragione e alla rifles- sione per la 8ua propria eccellenza, o per la sua giustezza, e, se si conceda questo termine, pel suo intrinseco gradi- mento > ^; il Voltaire, il quale ammetteva un « gusto uni- versale >, ch'era poi « intellettuale >*; e tanti e tanti altri. Contro l'errore intellettualistico, non meno che contro quello sensualistico, insorse il Kant; se non che, egli, riponendo il bello in un simbolismo della moralità, non riusciva a sco- prire l'assolutezza fantastica del gusto ^. La posteriore fi- losofìa speculativa non dette importanza alla questione.
La soluzione, consistente nel riconoscere che, per giu- dicare le opere d'arte, convenga mettersi dal punto di vista dell'artista nel momento della produzione, e che giudi- care è riprodurre, si venne, per altro, facendo strada a poco a poco, dai principi del secolo XVIII, in cui se ne hanno i primi accenni; p. e., in Italia, nello scritto già citato di Francesco Montani (1705), e in Inghilterra, nel Saggio sulla critica di Alessandro Pope. « A perfect jtidge wUl read eack ìvork ofwit With the sante spirit that its author writ*, diceva quest'ultimo*. Antonio Conti, qualche anno dopo, riconosceva un lato di vero nella règie du premier aspecty consigliata, per giudicare della poesia, dal Terrasson; se non che, credeva tale regola applicabile più facilmente agli scrittori moderni che non agli antichi. « Quand on n'a pas l'esprit prévenu, et que d'ailleurs on Va assez pé- vétrant, on peut voir tout d'un coup, si un poète a bien imiti son objet; car, comme on connait l'originai, c'est à dire les 1 Etsai tur le Beau, disc. 8. < E$9ai mr U goùt^ cit.
3 Si veda sopra, pp. S19-828.
XIX. SGUARDO ALLA STORIA DI ALCUNE DOTTRINE 547 Jiommes et les mcmrs de son siècle, on peut aisément lui con- fronter la copie, e' est à dire la poesie qui les imite ». Ma, per giudicare (egli diceva) i poeti antichi, la via doveva essere più lunga. « Cette règie du premier aspect n'est pì-es- que d'aucun n^age dans VexaTnen de Vancienne poesie, doni on ne peut pas juger qu'après avoir longtemps réfléchi sur la religion des anciens, sur leurs lois, leurs mosurs, sur leurs manières de combattre et d'ìiaranguer, etc, Les heautés d'un poème, indépendantes de toutes ces circonstances individusl- les, sont très rares, et les grands peintres les ont toujours évitées avec soin, car ils voulaient peindre la nature et non pas leurs idées » ^ Sulla fine del secolo XVIII quella ve- duta si trova abbastanza sviluppata dall' Heydenreich, il quale scriveva: « Il critico d'arte filosofo deve possedere, egli stesso, genio per l'arte. A questa esigenza la ragione non può rinunziare, come non può accordare al cieco il diritto di giudicare dei colori. Il critico non deve preten- dere di poter sentire le attrattive del bello per mezzo di sillogismi (VemunftschlUsse)'^ il bello deve manifestarsi al sentimento con irresistibile evidenza; attratta dal fascino di esso, la ragione non deve avere tempo di perseguire una serie di perché; l'efffetto, con l'improvviso delizioso im- possessarsi dell'intero essere e soprafikrlo, deve soffocare, sin da principio, ogni domanda intomo all'origine e prove- nienza. Ma questo stato di fanatica animazione non può durare a lungo; la ragione deve passare al chiaro senti- mento di sé stessa. Deve volgere i suoi sguardi allo stato nel quale era durante il godimento del bello, e che ora le rimane nella memoria...> ^. Nel periodo romantico, siffatta teoria, sanamente impressionistica, diventò prevalente; e vi 1 Lettera al Maffei, in Prose e poesie, II, pp. cxx-cxxi.
2 System d, jEiUhetikf pref., pp. xxi-zxy.
548 STORIA aderì poi, in Italia, anche il De Sanctis ^ Ma tma teoria della critica non fu data davvero, perché richiedeva con- cetti esatti, non solo circa la natura nell'arte, ma anche circa le relazioni tra il fatto estetico e le condizioni storiche di esso '. In tempi più recenti, si è negata perfino la possi- bilità di una critica estetica, considerandola come ve- duta meramente individuale e capricciosa, e proclamando, in sua vece, una pretesa critica storica, che meglio si sarebbe detta di estrinseca erudizione e di cattiva ispira- zione filosofica, positivistica e materialistica; perché la vera storia della letteratura e dell'arte presuppone la ricostruzio- ne, e quindi il giudizio, dell'opera d'arte. Coloro che hanno voluto reagire contro codesta evirazione erudita, sono, per altro, balzati sovente all'estremo opposto, e, cioè, a una cri- tica dommatica, astratta, intellettualistica o moralistica'. La diBtin- VI. — Errore contro il concetto del fatto estetico in Bto**^^'^ quanto attività spirituale è la divisione di gusto e genica nio. Si è già osservato come, nel Seicento, allorché queste parole acquistarono voga, « gusto » e « genio » o « ingegno > venissero spesso scambiate tra loro o considerate come un sol fatto. Ma altri ammisero una vera diversità, concependo il genio come facoltà produttrice e il gusto come facoltà giudicatrice, o, anche, distinguendo il gusto in sterile e fecondo. Questa terminologia fu usata in Italia dal Mura- tori *, e in Germania da Ulrico di Kònig *. Il Batteux di- ceva: « le goùt juge des productions du genie » ". Il Kant 1 Tra gli altri luoghi, Saggi critici, pp. 855-8.
7 Let heaux arie, P. II, e. 1.
XIX. SGUARDO ALLA STORIA DI ALCUNE DOTTRINE parla di opere difettose, in cui vi ha genio senza gusto, o gusto senza genio, e di altre alle quali il solo gusto è bastevole*. Questi concetti sono, in lui, ora distinti come facoltà giudicatrice e facoltà produttrice, ora intesi come differenza graduale di una sola facoltà. In tutti, o quasi tutti, gli scrittori di Estetica è conservata la distinzione tra gusto e genio; la quale poi giunge all'apice nell'Her- bart e nella scuola di lui.
VII. — La teoria evoluzionistica dell'arte apparve, propriamente, sul finire del secolo XVIII. Fu allora- che si venne foggiando la partizione di un'arte classica e di un'arte romantica, alla quale, in séguito, con la crescente conoscenza del mondo preellenico, si premise la sezione dell'arte orientale. Intorno alle circostanze di fatto, che accompagnarono il sorgere di quella veduta, siamo bene in- formati. Il Goethe diceva, nei suoi ultimi anni, all'Ecker- mann, che i concetti di classico e di romantico erano stati foggiati da lui e dallo Schiller. Egli aveva sostenuto nella poesia la massima del procedere oggettivo, laddove lo Schiller, che inclinava al soggettivismo, per difendere que- sto, scrisse l'articolo: Sulla poesia ingenita e sentimentale \ dove, infatti, « ingenua » (naiv) vale quel che si disse poi classico, e « sentimentale * (sentimentalisch), quel che si disse romantico. «Gli Schlegel s'impadronirono di questa idea e la spinsero oltre, tanto che ora si è sparsa dapper- tutto, e tutti parlano di classicismo e di romanticismo, cose alle quali cinquant'anni addietro (il Goethe si esprimeva cosi nel 1831) nessuno pensava > *. Lo scritto dello Schiller, in cui è evidente anche l'influenza del Rousseau, ha la data del 1795-6 *. « I poeti (è detto im esso) sono dappertutto i n oonoetto deHa Storia artiBtloA e letteraria.
2 EcxESMAKN, Getprdche mit Goethe f sotto il 21 marzo 1881.
3 Weber naive und aentimentaliscke Dichiung^ 1795*6 (in Werlce, ed. Goe- deke, voi. XII).
550 STORIA conservatori della natura. Dove non possono più essere com- pletamente tali, e hanno sperimentato su loro stessi l'ef- ficacia distruttiva di forme arbitrarie e artificiali o dovuto lottare contro di queste, si presentano come testimoni e vendicatori della natura. I poeti, dunque, o saranno na- tura, o, perdutala, la cercheranno. Da ciò, due modi af- fatto diversi di poetare, coi quali T intero dominio della poesia resta esaurito. Tutti i poeti, che sono verameDte poeti, apparterranno, secondo i tempi e le condizioni in cui fioriscono, o alla categoria dei poeti ingenui o a quella dei poeti sentimentali ». Nella poesia sentimentale lo Schil- ler distingueva tre specie: satirica, elegiaca e idillica; e definiva satirico il poeta, « quando prende per oggetto Tallontanamento dalla natura, e il contrasto della realtÀ con l'ideale ». Il punto debole di questa divisione è nel- Tarbitrio di concepire due generi di poesia, laddove le apparizioni della poesia sono sempre individuali e infi- nite; e, se poi Tun genere è preso come quello della per- fezione e Taltro come quello dell'imperfezione, non s'in- tende come l'imperfetto possa mai essere genere di poesia. Guglielmo di Humboldt obiettò, infatti, all'amico che, se la forma è il proprio dell'arte, non si può ammettere una poesia, come la sentimentale o romantica, in cui la materia preponderi sulla forma; giacché questa sarebbe, non già categoria di arte, ma arte sbagliata ^ Se non che, bisogna riconoscere che lo Schiller non dette significato storico alla sua partizione; egli dichiara esplicitamente che, quando si serve delle parole « antichi > e « moderni » invece di « ingenui > e « sentimentali », ammette che poeti antichi, nel significato da lui adoperato, sieno anche alcuni moderni e contemporanei; le due specie si possono anzi riunire non solo nello stesso poeta, ma nella stessa opera poetica, come 1 Cit. in Danzel, Get, Aufs.^ pp. 21-2.
XIX. SGUARDO ALLA STORU DI ALCUNE DOTTRINE 551 (resempio è dello Schiller) nel Werther^. Del significato storico della partizione sono autori principali Federico e Guglielmo Schlegel: Federico, già in uno scritto del 1795, e il fratello, nel celebre corso di lezioni di storia letteraria, che tenne a Berlino nel 1801-4. Ma i due significati si al- ternarono e mescolarono variamente presso i letterati e i critici letterari; e ve ne furono aggiunti altri parecchi, in modo che « classici » furono detti, talvolta, i poeti freddi e d'imitazione, e « romantici », gl'ispirati; e e romantico > significò perfino, in alcuni paesi, « reazionario in politica », e in altri, come in Italia, e liberale »; e cosi via. Quando, nel 1815, Federico Schlegel parlava di antiche poesie per- siane romantiche; o quando, ai tempi nostri, si è messo in rilievo il romanticismo dei classici greci e latini, o di quelli francesi del secolo di Luigi XIV, si è riportata la parola dal significato storico a quello teorico e classificatorio, datole originariamente dallo Schiller.
Il significato storico fu prevalente nella filosofia specu- lativa tedesca, che ammetteva una maniera di storia uni- versale da costruirsi a priori. Lo Schelling separava netta- mente i due periodi, dell'arte pagana e della cristiana; progressiva la seconda rispetto alla prima, che ne era sol- tanto grado inferiore*. L'Hegel, accogliendo questa parti- zione, introduceva un regresso finale, perché divideva la storia dell'arte in tre periodi: arte simbolica (orientale), classica (ellenica), e romantica (moderna); e, come l'arte classica si dissolve (secondo lui, e con pensiero suggeritogli dallo Schiller), nella letteratura romana, con l'apparire della satira e di altri generi, che indicano la rottura del- l'armonia tra forma e contenuto; cosi l'arte romantica si dissolve con l'umorismo soggettivo degli Ariosto e dei Cer- 1 Uéb. naive u. aentini. Dick,, ed. oit., p. 155 ». s Si veda sopra, p. 835.
552 STORIA vantes^. Nel mondo moderno, Tarte, secondo T Hegel, era morta; benché non sembri escluso del tutto che, contradi- cendosi, egli intendesse far seguire poi all'arte romantica un quarto periodo, designato come quello dell'arte moderna. E, infatti, tra i seguaci di lui, il Wefsse, rigettando il pe- riodo orientale, poneva, invece, come terzo un periodo moderno, sintesi deirantico e del medievale^; e il Vischer si dichiarava per l'ammissione di un periodo progressivo moderno ^.
Siffatta arbitraria costruzione, che commisurava la storia dell'arte alla stregua, per quanto non confessata, di un concetto astratto, riappare nei libri dei metafisici positivi- stici, nella forma di una evoluzione dell'arte. Anche lo Spencer vagheggiava una trattazione di questa sorta: nel programma, pubblicato nel 1860, del suo sistema, leggiamo, infatti, che il volume terzo dei- Principi di sociologia do- veva contenere un capitolo sul progresso estetico, « con la graduale differenziazione delle arti belle dalle istituzioni primitive, e tra di loro; con la loro crescente varietà di sviluppo, e col loro progredire nella realtà dell'espressione e nella superiorità del fine». Non è da rimpiangere che il capitolo, cosi disegnato, non sia stato mai scritto. Dell'idea, che lo Spencer si fa dell'evoluzione dell'arte, abbiamo dato di sopra un saggio, cavato dai Principi di Psicologia*.
Il vivo senso storico dei tempi nostri, e il sano concetto dell'arte dilSìiso dalla critica, ha dato e dà scarsa impor- tanza alle teorie evoluzionistiche o progressive, che falsifi- cano il libero, originale movimento della storia dell'arte. Notava il Fiedler, e a ragione, che nella storia dell'arte 1 Vorlés. Ub, jEtth., voli. II e III.
s Cfr. TOM Hartmanic, DUehe JEbih. 8. Kant, pp. 9d-101.
3 ^a^., parte III.
XIX. SGUARDO ALLA STORIA DI ALCUNE DOTTRINE 563 non si ha unità e progressione, che i lavori deirartista sono come tanti frammenti della vita deir universo *. In Italia, di recente, un egregio studioso della storia delle arti fi- gurative, il Venturi, ha tentato di dar voga all'evoluzio- nismo, e ha esemplificato la teoria con una Storia della Madonna, in cui la figurazione della Vergine viene con- cepita quasi organismo che nasce, cresce, tocca la per- fezione, invecchia e muore. Ma altri hanno rivendicato la peculiarità della storia artistica, insofferente di fi'eni e di misure estrinseche, ritraente la sempre varia produzione dello Spirito infinito*.
Bastino questi rapidi cenni a mostrare il raggio, piut- Conoiasione. tosto ristretto, in cui si è mossa finora la critica scientifica degli errori estetici particolari. L'Estetica ha bisogno di essere circondata ed estesa da una vìgile e vigorosa lette- • ratura critica, la quale, derivando da essa, ne formi, a sua volta, la salvaguardia e la forza.
1 C. FiEDLBB, Uraprung d. kunttl. ThOligkeil., p. 186 sgg.
* Ad. Venturi, La Madonna, Milano, 1899; cfr. B. Labanca, in Ri-, vista polii, e ìett, (Koma), ottobre 1899, e in Rivista di filos, e pedag, (Bologna)j 1900; e B. Croce, in Nap, vobili$$., rivista di topografia e storia dell'arte, Vili, pp. 161-8, IX, pp. 18-14. Sulla metodica della storia artistica e letteraria, cfr. Teoria, pp. 151-8.
APPENDICE BIBLIOGRAFICA I II più antico tentativo di una storia dell'Estetica è il libro di I J. KoUer, menzionato di sopra (p. 282), che lo ZotMSBìtAss (Gesch. d.
1 jEsth,, pref., p. y) ricorda, dichiarando di non averlo mai potuto vedere per l'estrema rarità di esso. Avendone noi fatto fare ricer- che nella R. Biblioteca di Monaco di Baviera per mezzo del caris- simo amico Dr. Arturo Farinelli, dell' Univ. d'Innsbruck, lo ab- I biamo ritrovato e ottenuto in prestito. Il libro ha questo titolo: EntvDurf \ zur \ Geschichte und Ltteraiur | der jEsthetik, | von I Baumgarten auf die \ neueste Zext. \ Herausgegeben | von | J. Kol- LEB. I Regensburg | in der Montag und Weissischen Buchhandlung | 1799; e conta pp. viu-lOT, in Ò^ piccolo. Nella prefazione, il Koller espone la sua intenzione di oftrire ai giovani, che seguono nelle Università i corsi di Critica del gusto e di Teoria delle belle arti, « un lucido sommario del sorgere e dei successivi progressi di quegli studi »; e avverte che egli tiene conto solamente delle teorie generali, e toglie spesso i suoi giudizi dalle recensioni dei periodici letterari. L'introduzione (§§ 1-7) tratta delle teorie estetiche dal- l'antichità fino ai principi del secolo XVIII. « Il nome e la forma di una Teoria generale delle belle arti e Critica del gusto erano I ignoti agli antichi; i quali erano impediti a produrre alcunché in I questo campo dall'imperfezione della loro teoria etica ». Il § 5 è dedicato agli italiani, pei quali il K. osserva che e hanno prodotto poco nella teoria »; e, infatti, dei libri italiani, menziona soltanto V Entusiasmo del Bettinelli e il libercolo del Jagemann: Saggio di buon gusto nelle belle arti ove si spiegano gli Elementi deW Estetica^ di 556 APPENDICE BIBLIOGRAFICA Fr. Qaud. Jagemans, Reggente agostiniano, In Firenze, MDCCLXXI, Presso Luigi Bastianelli e compagni, di pp. 60 (cfr., intomo a esso, B. CaocB, Yar, di st. delVEst,, in Ross, crii, leti. itaL, VII, pp. 7-10). La sezione della Storia e letteratura delVEstetica comincia con la citazione del noto passo del Biilffinger (e Vellem existerent, ecc. >); donde si passa subito al Baumgarten: e L'epoca della teorìa prende il suo cominciamento, nessuno può negarlo, dal Baumgarten, cui non si può togliere il merito di avere sostenuto pel primo il pensiero di un'Estetica, fondata su principi di ragione e intera- mente sviluppata, e di avere tentato di metterla in atto, coi mezzi che la sua filosofia gli ofEriva ». Menzionato anche il Meier, se- guono i titoli, accompagnati da brevi estratti e giudizi, a mo'di bibliografia ragionata, di molti volumi di Estetica, da quelli di C. G. MtLller (1759) fino a uno del Ramler (1799); tra i quali se ne menziona anche qualcuno francese e inglese, sotto le date delle rispettive traduzioni tedesche. Uno speciale rilievo è dato al Kant (pp. 64-74), notandosi che, prima dell'apparizione della Critica del giudizio, gli estetici erano divisi in scettici, dommatici ed empi- rici: all'empirismo (si aggiunge) inchinavano le migliori teste della nazione, tanto che lo stesso Kant, e se fosse invitato a dichiarare dalla lettura di quali critici lo svolgimento delle sue idee sia stato maggiormente preparato, certamente riconoscerebbe questo merito agli acuti empiristi d'Inghilterra, Francia e Germania >; ma « con nessuno dei metodi prekantiani era possibile stabilire un accordo {eine Einhelligheit) dogli uomini su cose di gusto ». Le ultime pagine constatano lo slancio preso dagli studi este- tici, che nessuno può più accusare, come pel passato, d'inutile perdita di tempo: * Possano Jacobi, Schiller e Mehmel arric- chire presto la bella letteratura con ]a pubblicazione delle loro La rarità del libretto del Kòller ci ha indotti a dame questa notizia un po' larga. Per altro, la prima storia generale dell'Este- tica, degna del nome, è quella di Robbbt ZiMiniRMàwM, Geschichte der ^sthetik als philosophiscker Wissenschafì, Vienna, 1868. È divisa in quattro libri: « il primo contiene la storia dei concetti filo- sofici intorno al bello e all'arte, dai greci fino alla costituzione dell'Estetica come scienza filosofica per opera del Baumgarten »; APPENDICE BIBLIOGRAFICA 557 il secondo va dal Baumgarten fino alla riforma dell'Estetica, me- diante la Critica del giiàdizio; il terzo, dal Kant fino all'Estetica dell' idealismo; il quarto, dall'apparire dell'Estetica dell'idealismo fino ai tempi dell'autore (1798-1858). L'opera è condotta dal punto di vista herbartiano, ed è ragguardevole per solidità di ricerche e lucidezza esposìtiva. Ma il punto di vista errato e la trascu- ranza di tutto il movimento estetico che non sia greco-latino e tedesco, costituiscono gravi difetti; oltre che essa rappresenta, ormai, lo stato degli studi di circa mezzo secolo fa.
Meno solida e più compilatoria, e, insieme, con tutte le deficienze di quella dello Z., è la storia di Max Sohasleb, Kritische Geschichte der JSsthetik, Berlino, 1872, divisa in tre libri e concernente l'Este- tica dell'antichità, quella del secolo XVIU e quella del XIX. È condotta dal punto di vista di una certa forma d' hegelismo. L'au- tore concepisce la sua storia come preparazione per la teoria: « per conquistare, cioè, un altissimo principio per la costruzione di un nuovo sistema »; e va schematizzando il materiale dei fatti per ciascun periodo nei tre gradi: Estetica della sensazione (Empfin- dungstirtheil), dell'intelletto (Verstandsurtheil) e della ragione (V^*- mmfturtheil).
La letteratura inglese ha il libro di Behhabd Bosasqxtet, A history of jEsthetics, Londra, 1892, sobrio e ben ordinato lavoro d'insieme, condotto da un punto di vista eclettico, tra l'Estetica del contenuto e l'Estetica della forma. Ma l'autore sbaglia nel credere di non avere trascurato < nessuno scrittore di prim' elidine >; e trascura, oltre questi, parecchi importanti movimenti d' idee, e, in genere, dà prova di conoscenza troppo scarsa circa le letterature dei paesi neolatini. — Altra storia generale dell'Estetica in lingua inglese è contenuta nel primo volume dell'opera di William Ksiqht, The philosophy of Beautiful, being Ouilines of the History of jEsthetics, Londra, Murray, 1895; la quale consiste, più che in altro, in un'am- pia raccolta di estratti e riassunti di libri antichi e moderni di que- sta scienza. Per tale rispetto, sono specialmente notevoli i capi- toli concernenti l'Olanda, la Gran Brettagna e l'America (10-18): il secondo volume dell'opera, pubblicato nel 1898, ha in appen- dice, pp. 251-281, notizie sull'Estetica in Russia e in Danimarca. . — Lavoro generale è anche quello, recente, di Qborgb Saiitesbubt, 558 APPENDICE BIBLIOORÀfriOA A history of criticism and literary toste in Europe from the earliest texts to the present day, voi. I, Edimburgo e Londra, 1900, concer- nente la critica classica e medievale; voi. Il, 1902, quella dalla Rinascenza alla fine del secolo XYIII; voi. m, 1904, quella mo- derna. Ma l'autore, per quanto valente letterato per tanto digiuno di filosofia, ha creduto di poter escludere dalla sua storia la scienza estetica in senso stretto, « quella più trascendentale Estetica, quelle ambiziose teorie della Bellezza e del piacere artistico in ge- nerale, che, nobili e affascinanti come appaiono, sono state troppo spesso provate nuvolose Giimoni », e limitare la sua trattazione air e alta Rettorica e Poetica, alla teoria e pratica della Critica e del gusto letterario » (lib. I, e. 1). Donde è nato un libro, se istruttivo in alcuni particolari, privo affatto di metodo e oggetto determinato. Che cosa è l'alta Rettorica e Poetica, la teoria della Critica e del gusto letterario, se non proprio l'Estetica? e come farne la storia, senza tener conto dell'Estetica metafisica e di tutte le altre manifestazioni, il cui miscuglio e movimento costituisce appunto la storia? Forse la tendenza del Saintsbury Io menava a una Storia della Critica, distinta da quella dell'Estetica; ma, in realtà, egli non ha fatto né l' una né l'altra. Cfr. la rivista La