SigPhi · Giovanni Gentile

Scuola e filosofia concetti fondamentali e saggi di padagogia sulla scuola media

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II suo governo era affidato a un consiglio direttivo presie- duto dal Eettoi-e delP Università, e costituito da tutti i profes- sori ordinarli delle Facoltà interessate, un Direttore degli studi, scelto tra gli stessi professori, (secondo il Regolamento Matteucci della Facoltà di Lettere, e più tardi anche della Fa- coltà di Scienze) e di un Provveditore-economo. Consiglio di- viso per la parte scolastica in due sezioni, formate dai soli in- segnanti delle rispettive sezioni; ossia dai professori delle Fa- coltà, più un insegnante di lingue straniere e un assistente per la sezione letteraria (1), e un assistente per la Sezione scien ti- fica. I due assistenti che come il direttore avevano alloggio e vitto nella Scuola, dipendevano dal direttore e ne facevano le veci ': obbligati « ad assistere alle conferenze e a tutti gli eser- cizi normalistici propriamente detti, e in generale a coadiuvare gli alunni negli studi » (art. 44).

Ai Regolamento della Scuola era unito uno speciale regola- mento degli studi e degli esami. Gli studi interni della Scuola eran distinti in quattro specie: P assistenza a corsi speciali stabiliti dal Consiglio diret- tivo, ed esercizi su questi corsi e sugl'insegnamenti universitari; 2"" compilazione di dissertazioni sopra temi dati a turno dai diversi insegnanti e sunti delle lezioni, scritti pui-e a turno dagli aluuni; 3° conlerenze sopra le dissertazioni a cui prendono parte tutti gli alunni; 4° lezioni date successivamente dai diversi alunni sopra temi stabiliti dal Consiglio direttivo, e dettate ora nelPinterno della scuola, ora nel ginnasio e liceo.

11 Une quindi assegnato a tali studi era triplice: rafforza- mento della cultura; addestramento nel lavoro scientifico; eser- cizi didattici: (esercizi — si badi — non teorie!). Al primo scopo si provvedeva dal regolamento del Matteucci ordinando per gli alunni aspiranti all'abilitazione in lettere nel 1" anno « esercizi (1) Un decreto posteriore portò a due il Dumero degli assistenti, uuo per la classe di Filosofia e l'altro per quello di Filologia; ma il posto del- l'assistente di Filosofia fu abolito nel Regolamento del 1877.

orali e scritti » nelle lingue greca, latina e italiana (con un rias- sunto delle rispettive nozioni grammaticali) e sulla storia e geografia antica; lo studio del francese, dell' inglese e del te- desco. Nel 2<> gli stessi esercizi orali e scritti, ma sulle tre letteratui?©, anzi che sulle lingue, « con illustrazioni filologiche sugli autori, che formeranno di giorno in giorno soggetto di stu- dio »; e sulla storia moderna, anzi che sulP antica. S' aggiunge- vano esercizi di estetica; e, tralasciato il francese, si proseguiva lo studio delle altre due lingue straniere. Nel 3* anno (corrispon- dente al 4<* universitario) gli esercizi sulle letterature continua- vano, ma. soltanto orali; e se ne richiedevano altresì sulla gram- matica comparata; e invece di esercizi scritti, erano ordinate « composizioni italiane e latine, in prosa e in versi, su temi dati, e versioni scritte dall'italiano in greco ». Inoltre, esercizi sulle lingue inglese e tedesca.

A complemento della cultura letteraria, con ardimento de- gno di nota, il Matteucci poneva un corso scientifico: pel 1'' anno, di fisica; pel 2<», di chimica, e pel 3^, di geologia, così per la sottosezione di lettere come per quella di filosofia. E viceversa, voleva per la sezione fisico-matematica, nel 1" anno, corsi di letteratura italiana e di storia e geografia, con relativo esame o di letteratura o di storia. In pratica però que- sto concetto del Matteucci dovette incontrare non piccole difii- coltà, perchè questi corsi più tardi vennero aboliti; e non sa- prei dire se si sia proprio aspettato il Regolamento successivo (1877) per farne a meno. Certo, il concetto, così in astratto, è tutt'altro che privo di valore, mirando a combattere quel rigido specialismo che gli studi universitari imprimono naturalmente nello spirito dei futuri insegnanti; i quali poi devono pur colla- borare in una medesima scuola e dovrebbero avere il modo d'in- tendersi scambievolmente tra loro. Ma contro questo concetto, in concreto, sta il fatto che questa moltilateralità dell'interesse, per dirla con Herbart, dev'essersi già formata nel liceo; e che trasferirla di lì nell'insegnamento superiore non si può se non contrastando — come notammo a proposito del biennio prepa- ratorio da taluni caldeggiato — quella legittima specificazione della cultura, che negli studi superiori s'indirizza per una de- terminata carriera scientifica. I giovani normalisti già avviati per gli studi della loro facoltà, dovevano ricalcitrare innanzi a questi corsi (se pur mai vennero fatti), che così violentemente interrompevano le loro ordinarie occupazioni intellettuali.

Così, non v' ha dubbio che fosse eccessiva la parte asse- 258 LA PliEPAKAZIONE ^riata negli studi normaìistici dei futuri insegnanti di lettere agli esercizii grammaticali, linguistici e letterarii, se pure, com'è probabile, non intervenne il senno di insegnanti, come per sua gran fortuna la Scuola ne aveva, quali il D' Ancona, il Picco- lomini, il C'0:r.paretti, a trasformare parte di quegli esercizi, in vere e proprie ricerche scientificbe. Certo, di composizioni in versi se ne dovettero fare assai poche; e forse soltanto in lati- no, per opera di quel buon letterato d'antica stampa di.Michele Ferrucci (1). Il Matteucci, uomo colto e valente, ma di cultura, anche lui, vecchio stile, riduceva, in fondo, a quelle composizioni e alle illustrazioni filologiche degli autori il sussidio, che la Scuola Xormale doveva dare alla preparazione scientifica degl'inse- gnanti. Ma certamente quelle composizioni dovettero spontanea- mente diventare, da tentativi d'arte, tentativi di critica e di scienza, e quella filologia farsi da scartabellamento di vocabo- larii, quale forse il Matteucci la voleva, storia e analisi di testi.

Al fine della preparazione didattica, come nell'ordinamento antico, si consacrava buona parte degli studi normaìistici del- l'ultimo anno: onde agli alunni di lettere si prescriveva: «Il- lustrazioni magistrali di autori classici italiani, latini e greci, scelti fra quelli che sono studiati ne' licei e ne' ginnasi; saggi di lezioni sopra temi com})resi nei programmi di rettorica e let- teratura de' ginnasi e de' licei; e saggi di lezioni di storia e geografia moderna sopra temi compresi nei programmi de' licei per gli aspiranti all'abilitazione in storia e geografia ».

Gli alunni di lettere ncm avevano comuni con quelli di filo- sofia se non gli esercizi sull'estetica, sulla lingua e letteratura greca e sulla storia e geografia antica, oltre i corsi di lingue straniere e di scienze. Troppo i)Oco, di certo, se si consideri che quell'estetica non è presumibile che avesse niente di filosofico. Di pedagogia non si parla affatto, ne per i letterati, né per i filosofi. I quali agli esercizi comuni con gli alunni di lettere, aggiun- gevano altri esercizi di archeologia, di lingue e letterature com- parate, e poi di filosofia teoretica, di morale e di storia della filosofia, bell'ultimo anno dovevano fare dissertazioni scritte ed esercizi orali sulla filosofia e sulla filosofia della storia; e poi saggi di lezioni su temi tolti dai jjrogrammi liceali.

Tutte le materie dei corsi, ad eccezione dei corsi scienti- (1) Sul quale vedi le argute memorie del normalista F. Romani, I miei ricordi di Fi>fa, nella Lettura del febbraio 1908.

ilei, erano anche materie di esami interni della scnola, scritti e orali. Ma non era richiesta per V abilitazione una speciale dissertazione scientifica preparata dal candidato sopra un tema scelto da lui stesso. L' esame di abilitazione per le lettere comi)rendeva: « Tre lavori scritti nelle tre lingue italiana, la- tina e greca. — Illustrazioni magistrali di autori ecc. — Lezione pubblica sopra un tema scelto nei programmi » delle scuole se- condarie ». Così quello per la filosofia: « Tre lavori scritti sulla filosofia teoretica o sulla filosofia morale, sulla storia della filo- sofia e sulla filosofia della storia; — Interrogazioni sui quesiti trattati in queste dissertazioni; — Lezione in pubblico sopra un tema compreso nei programmi dei licei ».

Ordinamento analogo aveva la sezione scientifica, allora li- mitata, come s'è visto, alle scienze fisiche e matematiche. Preva- lenti sempre i fini di cultura e di pratica didattica. E quelli proseguiti con l'aiuto prestato agli studi stessi di facoltà, con esercizi sulle materie fondamentali (algebra superiore, analisi e geometria superiore; pratica di gabinetto e laboratorio per la fisica e per la chimica). S'aggiunga sempre lo studio delle lingue straniere. i Gli esami, ordinati dal Kegolamento degli studi, non erano soltanto quelli normalistici: ma anche quelli rispettivamente con- sigliati dalle Facoltà per ogni anno del corso universitario. E il Kegolamento disponeva che fossero rimandati dalla scuola gli alunni che non avessero superato tutti gli esami prescritti per la fine d'ogni anno.

Per quanti difetti potessero tuttavia rimanere nell' ordina- mento degli studi, si consideri adunque che la Normale alla primitiva scelta dei suoi alunni ne faceva seguire ogni anno una nuova, in modo da portare alla prova del fuoco degli esami finali i giovani più studiosi dell'università. E gli stessi difetti del regolamento venivano via via corretti, strada facendo. Alla direzione della scuola era preposto dal 1862 al '64 Pasquale Vii- lari, a cui successe nel '65 l'insigne matematico Salvatore Betti. La biblioteca della scuola accoglieva ogni anno le piti eccellenti pubblicazioni filologiche, storiche, filosofiche e matematiche, sus- sidiata dalla Provincia e dal Municipio di Pisa, che dal '62 al '70 le fornirono 14,000 lire di libri. Ma grande incremento alla biblioteca doveva venire dopo il 1870 dalla fondazione degli An- nali della scuola; che diede modo, mediante i cambii, di racco- gliere gran numero delle pubblicazioni periodiche delle accade- mie italiane e straniere, che ogni studioso sa quale vantaggio offrano a chi le abbia a portata di mano.

260 LA PREPARAZIONE IV.

. Come sorsero gli Annali f Bisogna rileggere (luello che ne dice il Betti nelle Notizie storiche sulla R. Scuola Normale Su- periore di Pisa (dalle quali ho attinto la maggior parte dei rag- guagli sul passato della scuola), premesse al primo volume di essi, uscito in luce nel 1871. XelPanno 1808-09 il Comparetti e il D'Ancona « destinavano ed offerivano alla Direzione della scuola un premio Puno di L. 500, l'altro di L. 100, da asse- gnarsi al lavoro più notevole in Filologia, Storia e Filosofia...Questo concorso è stato nuovamente pubblicato per il corrente anno, con un premio di L. 300 (prof. Comparetti) ed uno di L. 200 (prof. D'Ancona) ». I lavori che questi maestri incorag- giavano, ognuno intende di che genere fossero: dovevano es- sere.indagini volte ad accertare con fatiche coscienziose fatti indiscutibili, a fornire, come allora cominciava a dirsi, risultati positivi: senza chiacchiere, e magari senza discussioni astrat- te, senza teorie, che possono dar prova d'ingegno, ma lascia- re intanto il tempo che trovano. E ciò vuol dire vhe a questo fine essi volevano già indirizzati gli studi normalistici; e gli eser- cizi scritti, richiesti dal regolamento, dovevano già esser diven- tati veri e proprii lavori di ricerca storica. Ma c'è altro. Il Con- siglio Direttivo dovette fin dal primo anno dell' applicazione del Regolamento Matteucci interpetrare le prescrizioni con- cernenti l'esame di abilitazione nel senso che uno dei tre lavori scritti dovesse constare d'una dissertazione scientifica. In- fatti il Betti nel '71 dice: « Fra le particolari innovazioni che il Regolamento Matteucci introduceva sui vecchi regolamenti, è da annoverare...lo avere raccomandato il Diploma di abilitazione alla solida prova di una tesi finale, che attestasse del reale pro- fitto di ciascuno alunno ». E ci dà anche l'elenco delle tesi che erano state dal '62 al '69 presentate per l'esame di abilitazione dai 39 normalisti, che avevano compiuti gli studi. Così nel '63 il compianto Giussani s'era abilitato con un lavoro Sopra V E- dipo a Colono di Sofocle, e 1' Invernizzi scrivendo Sulle giverre di religione e sulla controversia tra Lutero e il Papa una tesi che gli valse il diploma all'insegnamento di filosofia. Tra quelle prime tesi v'ha scritti, che furono messi a stampa, e son noti a tutti gli stvidiosi: come quello di Francesco Lanzani sulla Monarchia di^Dant^; di N. Caixsull' Origine della lingua italiana, di Vincenzo De Amicis sulla Imitazione classica nelle commedie italiane del XVI secolo, di Ercole Bottari sul CortegianOj del Kajna sull'Ondine e di fusione in Italia dei poemi cavallereschi. Delle tesi di filosofla parecchie del pari meritarono di esser pub- blicate; ma di quelle prodotte in quegli anni innanzi al '69 sola una lia vinto l'oblio; cioè quella del Barzellotti, Delle dottrine filo- sofiche di Cicerone. Anche stampata fu quella del Panzacchi Sullo spirito critico di Galileo. Galileo era soggetto preferito di tesi filo- sofiche a Pisa, per effetto del centenario del 1865. Il Villari allora die in luce uno scritto Galileo e Bacone, poi più volte ri- stampato. E oltre il Panzacchi, che se ne occupò nello stesso anno 1865, Ivo Giavarini nel '67 presentava una tesi di abilitazione sulle Dottrine di Galileo] e il De Dominicis, due anni più tardi, un la- voro Galileo e Kant, che la commissione esaminatrice giudicò meritevole di stampa. Altri lavori notabilissimi uscivano intanto dalla sezione delle scienze fisico-matematiche: dei quali ba- sterà ricordare quelli di D. Pantanelli, Risoluzione della equa- zione generale del 5" grado ^ di G. Bertini, Sui poliedri euleriani^ di L. Pinto, Trasformazione delle funzioni ellittiche, di Ulisse Dini, Teoria delle superficie applicabili: lavoro, quest' ultimo, molto importante, presentato dal Bertrand all' Accademia fran- cese.

Veduti i frutti che dagli studi normalistici si venivano per- tanto ottenendo, fin dal 1867 la Direzione della Scuola fu indotta a chiedere al Ministero la facoltà e i mezzi necessari a pubblicare quelle tesi, che le Commissioni giudicassero de- gne di stampa. E da quell'.anno, poiché la domanda fu ac- colta, si cominciarono a radunare i materiali per gli Annali della B. Scuola l^ormale Superiore di Pisa, divisi secondo le <lue sezioni della scuola. Nel 1871 poteva uscire il 1^ volume per le scienze fisiche e matematiche: licenziando il quale il Betti scriveva queste commosse parole augurali: « Tutte que- ste primizie dei frutti della nuova Scuola Normale Superiore di Pisa sono cagione a bene sperare della sua fecondità avve- nire, quando la tradizione didattica, con assai lieti auspicii inau- gurata, sia divenuta, per opera del tempo e delle pazienti cure, abito tenace per gl'insegnanti, e per gli allievi quasi bandiera da onorare e difendere ».

Xel 1873 usciva poi il 1° volume degli Annali per la sezione di lettere e filosofia, con la tesi di Francesco D'Ovidio /SwZFon^ìwe delVnnica forma fiessionale del nome italiano, quella già ricordata del De Amicis sulla Commedia del 500, e un lavoro del Sottini.

262 LA PREPARAZIONE La Scuola così veniva facendosi da sé, a dispetto anche dei regolamenti, quello che lo stesso spirito che ci viveva dentro la destinava ad essere. La creazione degli Annali^ che venivano ad essere un monito e una promessa ai nuovi allievi della Scuo- la, determinava nettamente ed energicamente il nuovo program- ma dell'istituto; che voleva così affermarsi, quello che sponta- neamente era diventato, un seminario scientifico anzi che un seminario pedagogico. I professori eminenti, che la dirigevano, non potevano fin da principio non sentire che sarebbe stato tutto tempo, denaro e fatica sprecati tutta quella congerie di mi- nuti esercizi, a cui il regolamento riduceva l'opera della Scuo- la, poiché nella Scuola convenivano i giovani più valenti usciti dai licei, per i quali tutti questi esercizi erano in gran parte inutili, se non fastidiosi. Addestrarsi sempre più nella pratica del latino e del greco, sì: di questo, più o meno, tutti dovevano sentire il bisogno e il vantaggio, e a ciò bastava l' opera del professore assistente. 3Ia i professori di facoltà nelle conferenze normalistiche dovevano pur fare qualche altra cosa.

E per le composizioni, se non dovevano essere ancora que- gli esercizi rettorici, dei quali gli alunni ne doveano avere già abbastanza, da quanti ne avevano fatti nelle scuole secondarie: se volevano rinnovarsi per la materia, secondo appunto la ma- teria propria degli studi superiori di letteratura italiana, che altro potevan diventare se non esercizi d' indagine critica indi- rizzata alla storia letteraria! Altri più tardi protestò contro l'in- dirizzo erudito prevalso nell'insegnamento della letteratura nelle università. E non si può negare che in molte nostre univer- sità l'erudizione si sia indugiata tanto nel vestibolo dell'opera d'arte, da non penetrare mai, anzi dimenticarsi di dover poi pene- trare nel tempio. E contro questa negligenza di spiriti lenti è stato opportuno un grido che scuotesse la mente degli studiosi, e additasse il vero fine della ricerca storica. Ma, bisogna badar sempre che la letteratura (che è materia di studio distinta dal- l'estetica, in quanto filosofia, e però studio dell'eterno) non può trovarsi, se si vuol trovare, fuor della storia. E lì quindi biso- gna andare a cercarla con tutti i mezzi, che la storia offre a chi voglia percorrerla, e il cui complesso è appunto 1' erudizione — o, come si disse in quegli anni di reazione alla critica vuota DEGL' INSEGNANTI MEDI 2tì3 e accademica dei retori, la critica storica. (Questa era la mate- ria che gP insegnamenti letterarii trattavano nelP università; e questa per conseguenza era pur la materia che naturalmente s'offriva per i temi delle esercitazioni scritte, che i in'ofessori di facoltà potevano ragionevolmente assegnare ai normalisti.

Egualmente, il metodo storico s' imponeva per gli esercizi scritti e le dissertazioni degli alunni di filosofia, poicrhè le menti dei giovani appena iniziati a questi studi non i)otevano esser capaci di soluzioni originali di problemi, i quali hanno una lun- ghissima storia, la cui conoscenza è condizione imprescindibile di ogni eventuale originalità. E la storia quindi, lo studio dei clas- sici della filosofia, doveva fornire gli argomenti a questi primi lavori, se questi avevano da esercitare con sincerità e con pro- fitto le attitudini speculative degli alunni.

In generale, se i lavori non dovevano limitarsi a una ripe- tizione della materia esposta nel corso delP insegnante, né ri- dursi a un vano e pericoloso sproloquio conforme al grado di capacità già raggiunto dagli alunni; ma essere un eccitamento a nuovi studi e a vita proficua, anzi a vita reale, che è sempre progresso, del loro spirito, bisognava che si trasformassero ap- punto in ricerche originali di qualche cosa di nuovo, an(*orchè piccolo.

Preparazione all'ufficio didattico con prove di lezione, sì: ma con qual sapere si fa la lezione! Con quello stesso che si porta dal liceo? Allora si potrebbe abilitare all' insegnamento prima di entrare nell'università! Per insegnare bisogna posse- der bene quel che s'ha da insegnare: bene in qualità, non in quantità. Avere idee ben chiare, criticamente vagliate, atte a giustificarsi, dell'argomento della lezione. E come queste idee s'acquistino il professore universitario l'insegna col suo me- todo critico, che muove dalla cognizione della bibliografia com- pleta su ciascuna questione, e procede all' esame dei testi, alla discussione della letteratura a cui essi han dato luogo, fino alla formazione di un'opinione propria, che paia la più accetta- bile allo stato attuale delle questioni, come si dice. Anche le prove didattiche, quindi, suppongono e richiedono una vera e propria trattazione scientifica del soggetto: la quale non può spaziare per tutta l'estensione d'una materia d'insegnamento se- condario: ma dev'essere speciale sempre e ben circoscritta, come saggio dell'opera, che l'insegnante futuro dovrà i)roseguire da sé, giorno per giorno, durante tutta la vita.

Per un verso e per l'altro la Scuola Normale si veniva trasformando, adunque, in un seminario scientifico; e gli Annali venivano a rappresentare fedelmente la vita spirituale che fer- ve>'a in essa. Quale fervore e che specie di studi fosse al- lora nella Scuola Normale si può scorgere da quel che di- ceva il D'Ancona il 10 gennaio del '77 commemorando ai nor- inalìsti un loro compagno, da meno di un anno uscito dalla scuola, e già morto: Enrico Frizzi: « In lui vivace ingegno, congiunto a maturità d'intelletto, a pazienza nelle ricerche, a dcftiiderio insaziabile di sapere. Voi tutti ricordate i buoni frutti che del suo studio ei ci diede negli esercizi scolastici: gli espe- rimenti di lezioni, nei quali si mostrò franco, ordinato, preciso; i lavori letti nelle nostre conferenze, in che diede a divedere acutezza di mente e pratica del buon metodo critico. Nelle va- canze, anzi che riposarsi, correva a lavorare nelle biblioteche di Firenze, si ^ceva esperto nel leggere i manoscritti, andava in traccia di argomenti non ben trattati od ignoti, tesoreggiava n'otizie non divulgate, e ne faceva argomento ai futuri esercizi di questa nostra scuòla. Sapeva che il campo della storia let- teraria è (ina si tutto da ricercare e coltivare di nuovo, e si ve- niva provando a quei lavori eruditi, pei quali era nato. Kam- nienterete quel ch'ei ci lesse dell'invido coetaneo di Dante, Cecco d'Ascoli, del quale studiò su nuovi documenti la vita e gli scrit- ti; e ])oi di Matteo Palmieri, imitatore di Dante, del quale cercò sui manoscritti, fra loro comparandoli e traendone fuori la cor- retta lezione, il poema della Città di vita, dandocene compiuta notizia. Più tardi, attratto dal desiderio di più a fondo studiar*^ quel secolo di cui tanto si parla, e così poco ancora si sa, il secolo decimoqninto, si pose con ardore a cercare ciò eh' esso fu nella politica, nella letteratura, nelle ricerche erudite; e, pren- dendo avviamento al lavoro da una monografia su Vespasiano da Bisticci...mosse con piede sicuro a conoscere e far conoscere altrui la storia civile e letteraria di quel periodo, che potrebbe dirsi degli albori del Kinascimento. Questa fu la sua Tesi di al)ilitazione i)er la Scuola Konnale Superiore: incompiuta iier certi rispetti, com'è naturale, ma per certi altri, ricca di fatti non noti o mal giudicati, di considerazioni importanti, di risul- tati degni d'osservazione...Conserverò con amorosa cura le sue lettere, nelle quali ogni parola è fedel ritratto dell' indole sua, così ingenua ed amorevole; e quelle copie di antiche Kime ine- dite, tratte dai codici fiorentini, dove fin la nitidezza del carat- tere e h\ cura d'ogni minuzia nei raffronti, mi ricordano la sua esattezza e diligenza singolarissime. E a voi, o giovani, che state per compiere, o soltanto cominciate questo, difficile arrin- go, io avrei voluto porgere a esempio nella vita e nelle opere il Frizzi...» (1).— Di un altro giovane, buono e valente, Tommaso Giorgi, morto anche lui nel primo anno della carriera d' inse- gnante, lo stesso D'Ancona un anno prima ricordava in iscuola: « Voi tutti siete testimoni dei progressi che fece: deira<*cresci- niento diuturno, graduato, sicuro di cognizioni: voi tutti ricor- date quale unanime approvazione uscisse spontanea dalle vostre labbra, quando 1' anno scorso lesse nella scuola di magistero uno scritto, ove in bel modo accoppiavansi insieme indole scien- tifica ed artistico garbo; e quella lode era giustamente dovuta a chi essendo fra i primi, non che sollevare contro di se l' in- vidia, temperava con la modestia ogni vanto che dirittamente gli competesse » (2).

Quali insegnanti intanto la scuola venisse formando bastano ad attestarlo i nomi dei normalisti, che già s'è avuta occasione di citare; ai quali altri non meno insigni degli stessi anni se ne l)ossono aggiungere; come per le lettere: Felice Jlernabei, Augu- sto Eomizi, Astorre Pellegrini, P]rmanno Ciampolini, Giuseppe Ferraro, Italo Pizzi, Girolamo Vitelli, Vincenzo D'Addozio, Giu- seppe Martinozzi, Amedeo ('rivellucci, Giovanni Monticolo, Pie- tro Cavazza, Giovanni Decia, Sigismondo Friedman, Giovanni Setti; e per le scienze: Giulio Ascoli, Ernesto Padova, Ferdi- nando Aschieri, (-esare Arzelà, Francesco D'Arcai», Paolo Pa- ci, Dino Padelletti, Antonio lloiti. Luigi Donati, Alberto To- nelli, Salvatore Pincherle, Guelfo Cavanna, Adolfo Venturi, Luigi l>ianchi; per scegliere solo i nomi che sono piìi larga- mente noti (3). Uomini non tutti, certo, di eguale statura: ma tutti tra i più benemeriti non solo della scienza italiana, ma del pubblico insegnamento. Che se la fama di un Girolamo Vi- telli vola più alto come del maggiore ellenista italiano, sanno i suoi scolari, e sono forse centinaia, e sanno i suoi colleghi, eh' egli è pure il più coscienzioso ed efficace dei maestri; di (pielli, la cui parola accoini)agna per tutta la vita, la cui im- magine paterna assiste sempre amorevole e confortatrice a chi ne segua l'esemi)io nella scuola, nella vita e nella scienza (1) A. D'AxcoxA, Bicordi ed afetti, Milano, Treves, 1901, pp. 164-67.

(2) È a stampa un completo Elenco dtgli alunni esciti dalla B. Scuola Xormale Superioì-e di Pina fino aWanno 1S96 (Pisa, Nistri, 1896).

266 LA PREPARAZIONE con pari scrupolosa coscienza e sicura onestà. E dei molti altri nien noti, alcuni dei quali sarebbe ai piti fin vano citare, ehi attesterà i servigi resi alla scuola!

Non mi fu maestro Pietro Tosi, uno di questi non men bene- meriti normalisti, che consacrarono la loro vita alla scuola, e non salirono in fama nel mondo letterario e scientifico: ma molti e molti giovani d' Italia ebbero il beneficio del suo senno e del suo cuore di educatore nel Collegio Cicognini di Prato e in quel liceo, ai quali egli fu preposto buon numero d'anni, finche la cecità non l'ebbe costretto a ritirarsi. Egli era della valorosa schiera dei nor- malisti abilitati nel 1874. E quando venne nel 1895 a Pisa a ten- tare con un'operazione di raccendere quel fioco lume, <5he solo gli restava e minacciava già di spegnersi affatto, egli già innanzi negli anni, trovò vecchi gli antichi maestri, e alla Normale un al- tra generazione. Pure nel buio di quella sua stanzuccia, all'ospe- dale, gli antichi maestri s'alternavano con i giovani confratelli, a tenergli compagnia. Il D'Ancona ci parlò di lui, e de' suoi meriti, e ci confortò ad andare, come a persona della nostra fa- miglia. E noi sentimmo poi il bisogno di tornare all' ospedale ogni giorno; poiché il Tosi ci parlava dei nostri maestri e della Scuola d'una volta, e a noi ci pareva di riandare vecchie me- morie domestiche. E ci parlava poi del Cicognini e de' giovani lontani; e col Puccianti, che veniva anche lui a trovarlo, di- scorreva con tanto amore e con tanta fede degli scolari di Pra- to, e delle sue idealità e delle sue speranze di educatore, cii^ a noi pareva di vederla innanzi, negli anni avvenire, la nostra scuola, che ci attendeva: la promessa e la meta della nostra vita. La fede dell'educatore provetto, che stoicamente soffriva i suoi presenti dolori col pensiero alla sua scuola, si comuni- cava alle anime nostre, e ci giovava certo assai più di parec- chie lezioni di metodo.

Ma mio maestro fu, uè qui posso tralasciarne il nome, un normalista del '71, (raetano Rota Kossi, un altro dei molti, che soltanto gli scolari conobbero: insegnante non pur di rara dot- trina, ma di appassionato amore alla scuola, per la quale visse tutta la sua vita di studio e di lavoro, immaturamente troncata. Molti ricorderanno quanto gli devono del buon avviamento della propria cultura: io devo anche ricordare che egli mi parlò per primo della Scuola Normale, e m'indusse a cercare in essa, quello che a me bisognava, e che infatti eredo avervi trovato. Buon mae- stro, a cui la metodologia del pedagogismo non aveva nulla da in- segnare; e al quale spesso ritorna ad ispirarsi il mio memore pensiero, studiando a mio modo questa pedagogia della scuola media.

V.

La Scuola Normale adunque mostrava coi tatti che l'avvia- mento, che naturalmente essa aveva preso, era il migliore; e solo l)otevasi desiderare che il regolamento, seguendo questo svol- gimento spontaneo della istituzione, fosse modificato secondo le esigenze che la vita stessa della Scuola aveva messe alla luce. Il liegolamento 23 giugno 1877, del ('oppino, diede infatti al Diret- tore e ai professori della Scuola la libertà di movimento di cui essi sentivano il bisogno, abolendo il minuto e antiquato regola- mento degli studi del Matteucci, e consacrando legalmente le con- quiste, che l'esperienza didattica aveva fatte rispetto al miglior modo di ottenere lo scopo che il nuovo Regolamento confermava alla Scuola (art. 1): « preparare ed abilitare all' insegnamento nelle scuole secondarie e normali ».

Fu definitivamente fissato a quattro il numero degli anni costi- tuenti il corso della scuola: due di studi preparatori, due di studi normalistici. La sezione di lettere e filosofia fu suddivisa netta- mente in tre sottosezioni: filologica, storica e filosofica; e in quattro quella di scienze: matematica, fisica, chimica e di scienze naturali (l'ultima fu un'aggiunta ex novo al quadro precedente della Norma- le). L'art. 9 stabiliva: « la divisione degli alunni di ciascuna se- zione fra le varie sue sottosezioni viene fatta soltanto i)er quelli degli anni normalistici ». Così, nei primi due anni tutti gli studi venivano ad essere comuni, e i corsi filosofici assegnati quindi anche ai futuri normalisti di lettere e di storia: e per quelli di filosofia, ai corsi soverchiamente numerosi di materie filosofi- che, ordinati dal Matteucci, venivano sostituiti i corsi filo- logici e storici, necessari a rafforzare quella cultura stru- mentale a loro occorrente per attendere proficuamente allo stu- dio storico della filosofia: l'unico, come s'è visto, adatto a' no- vizii; l'unico (checche ne vadano dicendo ora i filosofanti indi- sciplinati, facili poi sempre a fraintendere il vero significato dei problemi filosofici non nati ieri, e da loro trattati col rozzo me- todo di pensare proprio di scienze inferiori al punto di vista filosofico) l'unico, dico, che possa valere d'introduzione alla ri- i'erca filosofica originale.

Per gli alunni della sezione scientifica si divideva bensì 268 LA PREPAKAZIONE anche il corso preparatorio tra corsi di scienza naturali e corsi di scienze fisico-matematiche. Un alunno fii stabilito che non si potesse iscrivere a due sottosezioni del corso normalistico se non in via eccezionale, dopo speciale parere del Consiglio direttivo. Il criterio, infatti, della divisione tra studi preparatori e uormali- stici era quello insufficientemente applicato già nei precedenti regolamenti: che l'ultimo periodo degli studi normali dovesse direttamente indirizzarsi alla preparazione dell'insegnante per la speciale materia, in cui egli voleva abilitarsi. Quindi la neces sita di distinguere gli studi, e specificarli.

Ma in che modo si doveva fare questa preparazione! E in che modo, prima di tutto, avviare nel primo biennio agli studi ne- cessari a sift'atta preparazione? È evidente che la natura del corso preparatorio doveva esser determina:to dalla natura del corso nor- malistico, in cui la scuola veniva ad assolvere il proprio ufficio. E viceversa, può intendersi il criterio a cui si voleva informato il corso normalistico, guardando come venivano ordinati gli studi del rispettivo corso preparatorio. Orbene, in questa parte il Ee- golamento del '77 è molto laconico e molto eloquente: « Art. 10; Negli anni degli studi preparatori i giovani seguono i corsi del primo e secondo anno delle facoltà rispettive nell'ordine che i»er Tanno corrispondente viene indicato dalla facoltà relativa; fanno neir interno della scuola conferenze e lavori sotto la direzione dei professori interni e degli alunni dell'ultimo anno normali- stico, ed attendono ad insegnamenti speciali e allo studio delle lingue straniere». Gli esercizi e le composizioni sono spariti: e salvo gì' insegnamenti speciali sussidiari e lo studio delle lin- gue straniere, che deve servire a dare in mano ai giovani più potenti strumenti di lavoro, onde possano accrescere la loro cul- tura e muoversi piìi liberamente nel dominio dell'indagine scien- tifica, il tutto ora si riduce a conferenze e lavori. Qnshììcoiif ereii- ze? Che specie di lavori? I professori volevano che il regolamento