SigPhi · Machiavelli

Ai Palleschi

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Io vi voglio advertire circha questa opinione di coloro che dicono come e’ sarebbe bene scoprire e difecti di Piero Soderini per torli reputatione nel populo, et che voi guardiate bene in viso questi tali, et consideriate quello che li muove; et vedrete come e’ non gli muove el fare bene ad questo stato, ma sì bene dare reputatione a lloro proprii: prima, perchè a me non pare che cosa alcuna, di che si truovi in colpa, possa dare reputatione ad questo stato apresso al popolo, perchè di quelle medesime cose, di che potessi essere incolpato, sempre questo stato ne sarà o incolpato o sospecto. Pertanto, nel ritrovare e difecti di Piero, non si faccendo reputatione ad questo stato, si fa reputatione solamente ad quelli cittadini che li hanno voluto male et che in Firenze apertamente l’urtavano; perchè dove hora e’ si dice che detti cittadini volevono male a per tòrre al popolo lo stato, quando fussi scoperto tristo, si direbbe: ‒ Vedi che dicevono el vero! Egli erono pure buoni cittadini, et volevono male a, perchè lo meritava; et se le cose sono poi successe così egli è contro ad lor voglia. - Pertanto questo stato, scoprendo, torrebbe reputatione ad lui, et non la darebbe ad sè ma ad quelli cittadini che gli erano nimici et che ne dicevono male, et farebbegli venire più in gratia del popolo: il che non è punto ad proposito di questo stato, perchè questo stato ha bisogno di trovare modo che sieno odiati, non ben voluti, dal populo, acciò ch’egli habbino con tanta più necessità ad stare uniti con lo stato, et ad quel bene et ad quel male che starà lui.

Et se voi ricercherete bene chi sono questi che fanno questa calca, voi conoscerete essere vero quello che io vi dico, perchè pare loro havere adquistato uno odio grande con lo universale, sendo stati nimici di, se non si truova che sia un tristo et che lo meriti. Et vorrebbono purgare questo odio per fare el facto loro, non quello de’, perchè la causa della mala contenteza tra l’universale et e non ne è cagione nè nè la sua ruina, ma sì bene l’ordine mutato. Però di nuovo dico che trovare e difecti di non dà reputatione ad lo stato de’, ma ad particulari cittadini; et questo stato ne perderebbe questo, che torrebbe reputatione ad uno che è di fuora, che no gli può fare male, et darebbela ad chi è in casa, che ogni dì lo può offendere et farli uno rimbocco addosso di tucto questo universale.

Di nuovo dico, per ristrignere questa conclusione meglio, che questo stato non ha per nimico, ma sì bene l’ordine vechio; et però bisognerebbe, ad giovare ad questo stato, dire male di quello ordine, non di; ma alcuni cittadini, et in spetie questi che puttaneggiono infra el popolo et e, hanno bene per nimico, et vorrebbollo scoprire tristo, per levarsi quello carico che gli hanno con el popolo di haverlo inimicato: il che, se fa per loro, non fa pe’, nè per chi vuole stare con loro al bene et al male.

Anchora voglio chiarire questa cosa in uno altro modo. Alcuni cittadini che ci sono, si tirono sotto a’ Medici, perchè gli hanno paura di dua cose: l’una, di non essere offesi da’, discostandosi da loro; l’altra, che se l’ordine vechio risurgessi con, di non essere cacciati da Firenze da lui. Scoprire addunque un tristo et farlo venire in odio ad lo universale non fa altro sed non che quelli cittadini manchino della paura di, et sperino succedere nel loco suo, qualunque volta l’ordine vechio risurga, et habbino per questo manco bisogno di adherirsi a’, et possino più sperare, declinando e. Il che quanto sia contrario al bene de’, ognuno lo può vedere, perchè e non possono stare ad Firenze, resurgendo l’ordine vechio o con o sanza che risurga; ma alcuni cittadini, quando e’ risurga con, non ci possono stare, ma quando e’risurga sanza, sì possono. Et però e’ vorrebbono tòre la riputatione ad, per recare securtà ad loro proprii, non a’: il che non fa punto pe’ Medici, anzi è in tucto et per tucto cosa dannosissima et periculosissima per la casa et stato loro, perchè cava per questo mezo un freno di bocca ad molti, che più securamente et con meno rispecti la possino mordere.