SigPhi · Nicholas of Cusa

De docta ignorantia (llatí original)

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wo——9—- oc : An, | X Sal mis we "p yt emmRT n L P» p [ 1 DEEUEUT EP EA - 2 leq pM 2m mn CRM * UU imeem ARTHEYI LUE PREFAZIONE XXIII P. al concilio di Mantova. In questo concilio anzi Filelfo il 18 giugno pronunzió, alla presenza di Pio I1, B era stato un giorno suo discepolo, quella sua gra- vissima orazione,in cui propugnava con gran forza la liberazione di Costantinopoli e di Gerusalemme dalle mani dei Turchi (*)) Disegno grandioso, che al Filelfo deve aver conciliato*lanimo del Cusano; il quale certo non poteva dimenticare in quei solenni momenti, che anch'egli, due anni prima della caduta di Costantino- poli aveva Saputo indurre tedeschi e boemi ad ar- marsi contro Maometto II, che minacciava la cristianità tutta quanta (^).

E probabile che copie delle opere del Nostro fossero anche per le mani di iis bene amici, ch'egli pone e€ome interlocutori de'suoi dialoghi, o che cita e ricorda. Amici quasi tutti di AP (*), dove non meno (1) Cfr. su eió Canro pr Roswiwr, Vita di Francesco Filelfo, Milano, (2) Notiamo che il Filelfo fu anche in relazione epistolare col car- dinale Giuliano Cesarini, come risulta da una lettera di lui a Demetrio Hyaleas nel 1436; il quale pure, come suppone il Legrand, doveva tro- varsi a Basilea come uno dei rappresentanti delU imperatore Giovanni Paleologo. (Cfr. in proposito Ewritk& LeaRAND, Cent-dix lettres grecques de F'rancois Filelfe, Paris, 1892, p. 304; Tugopon KrrrrE, Die griechischen Briefe des Franciskus Philelphus, Greifswald, 1890, p. 106).

(3) Dieciamo quasi tutti, perché, per esempio, i due suoi trattati di matematica De transmulationibus geometricis, e De arithimeticis comple- mentis son dedicati con parole d'affetto ad un Paolo, che non é già Paolo Veneto, ma Paolo Dal Pozzo Toscanelli, introdotto anche come interlocutore nel dialogo De quadratura circuli, come ci dice esplicita- mente il Regiomontano nella sua dedicatoria al medesimo Paolo Dal Pozzo dell'opuscolo col medesimo titolo da lui seritto in risposta al CQusano. Vedi su ció G. Uzigrrr, Ricerche intorno a Paolo D. P. Tosca- nelli, Roma, presso la Società Geografiea italiana, 1884. Intorno al- Pamieizia del Cusano col Toscanelli, noto tra i contemporanei col so- prannome di Paolo Fisico, e morto nel 1482, v. anche E. GERLAND, Geschichte der Physik, p. 229, dove si parla anehe dell'amicizia perso- nale, stretta a Roma dal Regiomontano col Cusano (p. 225): amicizia AAIPOITAPIeS M bo "dui m.

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talia, e specialmente a Roma, le discussioni intorno alle dottrine del Cusano continuarono per opera dell'ex segretario suo, quindi diventato pur egli cardinale, ehe, lam.

in alla morte dell'amico e protettore, ne aveva scritto un caldissimo elogio; di cui le parti piü importanti si pos- sono leggere nella prefazione dell'edizione di Parigi. Fra l'altro vi si leggeva del Cusano: « Zn disciplinis mathe- malicis eo tempore doctior fuil nemo, philosophiae Aristotelicae acerrimus disputator fuit (1), theologiae summus interpres et magister, et caelestis arcani an- listes sapientissimus...; huius opera nullus non summe admirari poterit tanquam divina potius quam hu- mana ».

É lecito credere che sostenitore delle dottrine del Cu- sano sia stato anche quel suo nipote Simone di Wehlen (morto nel 1468, cioé quattro anni dopo la morte dello Zio) che volle, come si legge nell'epigrafe che ancora esiste sulla sua tomba a Roma, in S. Pietro in Vincoli, essere sepolto presso-il grande suo zio.

che puó aver concorso a diffondere in Germania la fama del nostro Blosofo data l'autorità che il Regiomontano godeva colà. Altro amico del Cusano, secondo l'Uzielli, sarebbe stato quel Martinez di Roriz Fernando, canonico portoghese, al quale il Toscanelli ha indirizzato, come a fedelissimo amico, quella famosa lettera, in eui per la prima volta nel secolo xv si espone l'idea di un giro di cireumnavigazione intorno al mondo. L'Uzieli anzi dà presenti alla morte del Cusano oltre che il Toscanelli anche il Martinez: G. Uzrgrri, Paolo Dal Pozzo Tos. iniziatore della scoperta d' America, Firenze, 1892, pp. 91, 212.

(1) L'acerrimus philosophiae aristotelicae disputator di Giovanni de Bussi riehiama il grande Platonista dell'altro contemporaneo del Cu- sano, VrsPASIANO DA Bisricct, op. oit., p. 169.

2 Mas Lo NE OS MEN o c me aat Im a PREFAZIONE XXV.

Dopo il cardinale di Aleria e Simone di Wehlen, chi in Roma deve essersi occupato, diffondendole, delle dottrine del. Cusano fu Luca Paciolo, segretario del cardinale Adriano. Ce lo dice questa volta anche il Lefévre nella dedica della sua edizione a Dionigi Briconnet, che, fran- cese di nascita, dimorava per ragion del suo ufficio a Roma, investito del titolo di vescovo suburbicario "di Albano, e successivamente di Palestrina e Frascati.

Il Lefévre al Briconnet dice che a Roma egli avrebbe potuto sentire, tutte le volte che volesse, il Paciolo a liseutere intorno alle dottrine del Cusano, e cita del Pa- ciolo il trattato De divina proportione, sostenendo ap- punto che molte delle dottrine svolte in esso si devono al Cusano (!).

Né il Paciolo aveva aspettato di venire a Roma per conoscere l'opera del Cusano, giacché nella prefazione dell'opera sua dedieata a Lodovico il Moro ricorda una specie di accademia tenuta nel Castello di Milano i19 feb- braio 1498, o, per usare le parole sue, «un laudabile et scientifico duello di molti di ogni grado celeberrimi sapientissimi », tra cui egli fa il nome dei milanesi Luigi Marliani (^) e Gabriele Pirovano (?) e di altri secolari e religiosi, i quali tutti avevano « molto ed in tutte le pre- messe admirato e venerato Nicoló Cusano ». A tale (1) I! Lefévre si deve riferire specialmente al cap. i1 ed al eap. v del De divine proportione del Paciolo, in cui l'influenza del Cusano é senza dubbio evidente: v. Lucas Pacrorus, De divina proportione, Ve- netiis, 1509, p. 5 e sgg.

(2) Fra le altre opere del Marliani si cita un De foriuna, stampato a Strasburgo nel 1554 (GxssxEn, op. cit., p. 931), che sarebbe l'argomento stesso del dialogo attribuito col medesimo titolo al Cusano.

(8) Scrisse il Pirovano una Astronomiae defensio, stampata a Milano nel 1507 (Cfr. GxesswER, op. cit., p. 252), ove é facile scorgere linfluenza del Cusano.

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a Moo UR Wen ram pO RT em v m mh Y T ——— t —-o— a0 SLATE "enc M CEFTRWA —— Me TY P Me XXVI DE DOCTA IGNORANTIA aecademia il Paciolo dà come presente anche Leonardo L'opera del Cusano insomma era tosto diventata oggetto di ammirazione e fermento di speeulazione già alla fine stessa del 400 ed al principio del 500, tanto in Italia quanto in Germania. Quindi ben si comprende come le prime edizioni del Cusamo sieno state fatte appunto in Germania ed in l1tàlla.

ptm, Prima in ordine di tempo é quella tedesca col titolo: NICOLAUS DE CUsA, Opuscula varia theologica mathe- matica, in due volumi. Purtroppo peró noi non possiamo fissarne né il tempo né il luogo. Di essa parlano il Brunet () ed il Graesse (^; la descrive l'Hain (^5 tutti eli altri scrittori invece, il Trittenhem, il Gessner, il Fa- bricio e i piüà moderni, quale lo Scharpff, il Tennemann, ll Tissot, il Prantl, i1 Fiorentino, l'Ueberweg, lo Stóckl, come, piü recentemente il Baldwin nel suo Dizionario di Filosofia e di Psicologia, ed il Borinski (^), i quali in genere pongono tutti come prima l'edizione di Parigi del 1514, non pare conoseano un'edizione precedente (*). Il ) Tutto ció si puó vedere nella prefazione del De divina pro- porüone, scritta dal Paceiolo stesso, nella citata edizione di Venezia (2) BnuwEeT, Manuel du libraire, Paris, 1861, tomo 1, p. 454.

(9) S. G. Ta. GnaxssE, Trésor du livres rares et prócieux, Dresde, (4) Hars, Repertorium bibliographicum, Stuttgart, 1827, vol r, parte rm, (5) Bonmiwskr, Eine unerkannte Fülschung in Petrarcas Werken, nella Zeitschrift für romanische Philologie, 1912, xxxvi Band, pp. 536-597; dove il B. ritorna sul curioso problema dell'autenticità del dialogo attribuito al Petrarca: De vera sapientia, che secondo il B. non sarebbe invece che una parte del I e II dialogo dell Zdiotae de sapientia del Cusano. Quello che il B. afferma, non ci pare tutto vero; perché, caso mai, non tutto il De vera sapientia si puo eredere del Cusano, ma solo una parte. Ma su ció avremo occasione di manifestar presto la nostra opinione.

(6 Dobbiamo fare eccezione per il Duhem, il quale invece parla De Wulf (*) pone quella prima edizione nel 1488, e fissa come luogo di edizione Strasburgo, ma negli A«nales Lypographici del Maittair nessuno accenno abbiamo tro- vato che ci possa far accettare una tale ipotesi. Il Brunet dà come data probabile il 1480, né noi abbiamo argo- menti per rifiutarla.

Dalla descrizione del Hain sappiamo che gli opuscoli teologici e matematici contenuti nella prima edizione tedesca sono precisamente quelli che apparvero poi nella edizione italiana di Corte Maggiore; la quale peró non fu eseguita su quella tedesca, giacché non solo distribuisce le varie opere in un ordine ben diverso, ma, quel che é piü, presenta differenze non lievi dall'edizione Lefévre, condotta sulla traceia di quei libri, che lo stesso Lefévre dice a. Germanorum diligentia pridem coimpressos.

Non piü fortunata fu l'edizione italiana fatta a spese del marchese Rolando Pallavicino, signore di Corte Mag- giore in quel di Piacenza, nell'anno 1502. Secondo il Sassi, il marchese Pallavicino poté avere i manoscritti del Cu- sano per opera di Gerolamo Tornielli, vicario generale dell'ordine dei frati minori dell'osservanza; l'edizione fu pubblieata a Milano dal tipografo Stefano Dolcino nel 1502, e dedicata dal Pallavicino al card. Giorgio D'Am- bois, legato apostolico, venuto a Milano nel 1500 come luogotenente di Luigi XII (?). Lo stesso Pallavicino nella della prima edizione tedesca, come della seconda italiana (Études sur Léonard de Vinci, Paris, 1909, p. 102). Sbaglia peró il Duhem quando pone l'edizione di Basilea nel 1575. Il Duhem (pp. 104 e 238) parla anche di un'edizione del solo De síaticis experimentis, che non 6 che il quarto libro dell'opera Idiotae de sapientia, uscita nel 1476: di tale no- tizia egli peró non ci dà la fonte, nó noi siamo riusciti a trovarla.

(1) M. Dg Wurr, Histoire de la philosophie médiévale, Louvain-Paris, (2) Cfr.: Sassr, Hist. liter. typograf. Mediol., premessa alla Bibl. Seript. Med. dell'Argelati, t. t, Milano, 1745, cccxr.

ie er XXVII DE DOCTA IGNORANTIA prefazione dice: « 7//ius (Cusani) opera fere omnia vei- publicae Christianae plurimum conferre non sit qui audeat, qui possil negare, ro cuius defensione et con- servatione sedulam, constantem et laboriosam operam aetate sua praestitit, cum haeresi non. una vcezarelur. Hinc ego theologiae initiatus, zelo fidei orthodoxae invitatus, dllectus, impulsus, nolui, pro virili parte, diulius pati volumina tanti viri nullis fere cognita in tenebris iacere. Sed a situ et tinearum morsibus vin- dicata, impressoribus tradidi aere meo emcudenda et reformanda ».

Non solo dunque il marchese non sospettava della perfetta ortodossia delle dottrine del Cusano, della quale oggi noi dobbiamo piü che dubitare, ma non sospettava nemmeno che altri, già prima di lui, si fosse dato cura di 'accogliere gli sparsi opuscoli del cardinale; e conduceva D sua edizione süi manoscritti.

qu^m" j^ T^ fOeeca nem La prefazione, in cui coteste parole si lege nO, é in er un esemplare che di questa edizione si conserva nella A nell'esemplare della Braidense di Milano ( (segn. An. XVII, 245 quantunque non ci sia dubbio che si tratti della stessa edizione: lo stesso formato, in 8 l l Corsiniana di Roma (segn. 65, D, 23) (*). Manca invece *7 ivésu" cM rgo mem TUS , con 553 righe per pagina, la stessa numerazione di pagine, la stessa scrit- tura capitale umanistica nitidissima (?; laddove l'edi- (Ll) Non 65, E, 25, come erroneamente riferisce E. CosrANZI nel suo seritto:. Un precursore di Galileo mel sec. XV (n Züv. intern. dài scienze soctali e discipl. ausiliarie, ace. 18€ B, p. 5: Il primo che, ai nostri tempi, richiamó l'attenzione su düe&ts edizione italiana fu il Berti, che si riferi appunto all'esemplare della Corsiniana: D. BznTr, Copernico e le vicende del sistema copernicano in Italia nella seconda metà del secolo.X VI, (2) Nel catalogo della Braidense, deseri ivendosi l'esemplare, si attribuisee led. del Pallavicino al 1508 [invece di 1502].

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zione tedesca é in caratteri getici, in folio, con 45 righe per pagina.

Ma le due edizioni tedesca e italiana dovettero essere fatte in iscarso numero di copie, e non poterono rag- giungere l'intento di diffondere la conoscenza delle opere del Cusano. Onde nel 1514 si doveva riaccingere al- l'opera, con magsgior fortuna, in Francia, il Lefévre. Le due edizioni anteriori si saranno esaurite tra quei pic- coli nuclei degli ammiratori del Cusano, che l'avevano conosciuto di persona o che erano in relazione con quelli che con lui erano stati in dimestichezza. Celio Calca- enini, per esempio, uomo anch'egli universale, come é | chiamato da Paolo Antonio Foscarini in una lettera a Galileo, di cui fu uno dei primi ammiratori e seguaci (4), si lamenta altamente di aver troppo tardi conosciuto le opere del Cusano, da lui chiamato uomo «magni ac perspicacis ingenii, purpura quidem praestantem, sed mullo lileris praestantiorem » (?).

D'altra parte il Lefévre dichiara esplicitamente che egli ad un'edizione delle opere del Cusano era stato spinto da moltissimi, che di ció l'avevano pregato: primo fra questi dal vescovo.stesso Briconnet, a cui l'edi- Zione é dedicata.

Già abbiamo detto che il Lefévre ebbe sott'occhio l'edizione di Germania: l'ordine peró in cui si seguono le diverse opere del Cusano é precisamente quello del- l'edizione italiana di Corte Maggiore; puó darsi perció che quegli abbia conosciuto e adoperato anche qualche (1) La lettera del Foscarini e? nelle Opere del Garirxgrn edizione nazionale, xi, p. 215.

(2) « Utinam, in, manus meas commentarii Cusani pervenissent », dice il Caleagnini (1479-1541) nel suo piccolo trattato De perenni motu terrae, in eui si legge anche quell'elogio del Cusano, che abbiamo riportato: QakEnu CarcaawiNr, Opera aliquot, Dasileae, 1544, p. 395.

PipEepEgc SEPT ^. T9 TA ' Nes pc "M , - mE icNP Weg em RE uU TIMCUM 12 bs ne unii bis pom *. - ODE ER XXX DE DOCTA IGNORANTIA esemplare di essa, alla quale per altro non accenna punto, valendosene per la disposizione generale della ma- teria, xps come già si é detto, per ció che riguarda il contenuto, ben si comprende dal confronto dell'edizione del 1514 con quella del 1502 che la prima 6 derivata da una tonte diversa che la seconda.

Ma del Lefévre gioverà discorrere, piü brevemente che sarà possibile, data la grande importanza della sua edizione nella storia della fortuna tocecata agli scritti del nostro autore. In quella sua dedica-prefazione, eià tante volte citata, il Lefévre anc un vero inno di lode alle dottrine del Cusano, la teologia del quale é veramente quella « summa et ialvilechualis Ha ologia, quae in pace veritatem indagat, et in silentio doceí », in contr apposto alla teologia « mediana»: o «rationalis » (che era poi la teologia dei grandi scolastici) e alla teologia «£nfima » o «uimaginaria, quae in multiloguio perstrepit» (che era la teologia dei decadenti seolastici del xv e del principio del xvi secolo). Dopo aver affermato i rapporti tra Dionisgi quauis ta ed il Cusano, conchiude il Lefeévre il suo elogio con queste parole: « Venerentwur igiiur omnes ül Cusano), e£ detras nemo ».

Nell'accennata distinzione delle var ie maniere di teo- logia già si comprende quale sia stata, per cosi dire, la tendenza fondamentale dell'animo del Lefévre, che, pieno del desiderio di una nuova filosofia e di una teo- logia rigeneratrice, credette di trovare di essa le prime e piü fulgide tracce negli scritti dell'antico Areopagita, — de'quali egli, senza nessun sospetto circa la loro autenticità, curó un'edizione ricchissima (5), — ed il glo- rioso fastigio nel sistema del Cusano.

(1) Droxisri AgkoPAGrTAE, Opera ex interpretatione Ambrosii Camaldulensis, Parisiis, 1498 e 1515. Notiamo che il Lefévre curo anche un'edi- PREFAZIONE XXXI Il Bayle (^) non risparmia il Lefévre, giudicandolo, col solito facile sorriso, un uomo ondeggiante tra il si ed il no, tra ortodossia e riforma. Ed ondeggiante fu senza dubbio il Lefévre; ma ció non costituisce punto una ragione di demerito per lui, sibbene una prova delle lotte tragiche onde fu travagliato il suo T Venne il Lefévre (nato ad Étap les in Piecardia, donde il suo nome latino di Faber Stapulensis, nel 1455, e morto a Nerac nel 1537), come già mezzo secolo prima il Cusano, in Italia per ragione di studi; e, tornato in Francia, si uni a Guglielmo Briconnet, uM poi divenne vescovo di Meaux, a Gérard Roussel, a Martial Mazurier, a Michel D'Arande, a Guillaume Farel, d desiderio elero. H Lefévre ed il Briconnet fecero di tutto per sal- vare l'ortodossia, mentre gli altri si dichiararono per Lutero. Le torbide lotte politiche di quel tempo in Francia si associarono alle divisioni profonde che an- davano maturando nel campo religioso.

Caduto Francesco I, gran protettore del Lefévre, anche questi fu travolto; e iSo la condanna di cinquanta proposizioni tolte alle sue "pitres et evangiles powr Les dimanches, e dopo i sospetti sorti per la sua traduzione in francese della Bibbia (la prima fatta in Francia e aneora oggi usata nelle scuole protestanti francesi) il Lefévre dovette andare in esilio, a Strasburgo, dove si trovó con alcuni di quelli che furono, per cosi dire, i zione delle opere matematiche di Boezio (altro autore che fu una fonte copiosa per il Cusano) col titolo: Epitome compendiosaque introductio in libros arithmeticos Boetii, Parisiis, 1503, 1510.

(1) P. Bavux, Dictionnaire historique et critique, ediz. del Des Maizeux, vol. u, pp. 469-71. Ma per la biografia del L. abbiamo veduto anche il buon lavoro del Gnar, Essai sur la vie et les ecrits de J. Lefévre d/ Etaples, Strasbourg, 1842.

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n F3 XXXII DE DOCTA IGNORANTIA piü alti rappresentanti della ideologia delle riforme, e cioó Wolfango Fabricio Capitone (Koepstein), Martino lartino Cellario, i quali tutti furono, come. il Lefévre, anche commentatori ed Bucer, illustratori della Bib- Ebbe poi relazione il Lefévre, specialmente a 1 Colonia, coi cosi detti Fratelli della vita comune, presso cul, a Deventer, era stato educato il Cusano qualche anno prima di Gabriele Biel, il quale, come é noto, fu uno à di Tubinga, che poi diventó la la teologia protestante.

mni i m ms T TES QUA m PI Era M E dre e b bh bia (* * "n SEIT UNICE EEPSUME IUE NCNUIDOYy4TES T DXICOD IQ wem m pier immor WIR: r CCILOUDTERNEA E Mailt CIVEM *-a dei fondatori della scuol rocca piü forte del Erasmo nelle Annotationes e nelle Epistolae molte volte parla del Lefévre () e sempre con rispetto ed ammirazione:; altri pure in Germania ebbero di lui al- tissima stima, anche perché parve loro d I vedere in lui simpatia per i nuovi indirizzi, che in fatto di teologia e di esegesi biblica s'andavano qua e ] affermando.

à sempre piü Ritornato in Francia per ] a protezione accordatagli da Margherita di Navarra, si ritiro il Lefévre a Nerae per immergersi nei suoi studi. Purtroppo gran parte delle sue opere originali giaeciono ancora manoscritte, tra le quali, se noi potessimo leggere il suo trattato De noimine Dei, molto probabil evidente l'inf Areopaeita.

mente vi troveremmo luenza del Cusano, oltre quella dello Pseudo Tale é l'uomo che ha curato la prima, possiam dire, edizione largamente diffusa delle opere del Cusano.

Degli amici, che il Lefévre cita come quelli da cui ebbe manoscritte questa o quest'/altr —E ar - j "a € d "Me d ERA RC ad M à opera minore del T E E rra m 9 Res yx.

(1) Sulle opere dei tre autori citati cfr. GESSNER, Op. cit., p.- 825. (per Capitone); p. 576 (pel Bucer) e 576 (pel Cellario).

(2) I passi di Erasmo riguardanti il Lefévre si trovano in nota EC allartieolo del Bayle già citato. E EUNT Bei B P Me ld m ow 3 J 9 ndis — andi PREFAZIONE XXXIII Cusano, non apparse nelle edizioni precedenti, alcuni sono degni di essere qui ricordati, non solo perché an- ch'essi si devono credere dei primi ammiratori del Cu- sano in Germania, ma anche perché hanno lasciato di sé qualche traccia nella cultura tedesca del cinque- cento.

Troviamo infatti tra essi Michele Humelberg, che, doctissimus ar(iwm doctor, com'é chiamato dal Lefévre, fu, oltre il resto, autore di una grammatica greca (stampata a Basilea nel 1534), la quale ebbe per allora grande importanza; Giovanni Calceator, autore di quell'opera dal titolo: Sybillae de Christi Domini nosiri passione, deque mundi conflagratione et universali iudicio va- licinium (^), che, composta sulle tracce del Coniectura de novissimis diebus del Cusano (*), é documento significa- tivo di quella letteratura profetica, che, nata nel M. E., fiori anche in quel giro di tempo cosi fecondo di fatti e di rinnovamenti; Giovanni Capnione (o Carpnione) eru- ditissimo uomo, £riwm linguarum interpres (cioó della ereca, della latina e dell'ebraica), come é chiamato dal Gessner (?), autore del dialogo: De verbo mirifico, in cui omnia secreta philosophiae graec., lat., heb. et christ. eaplicantur, nel quale sarebbe pur interessanie vedere in che misura si possa rintracciare l'influenza del Cu- sano. Il Lefévre ricorda anche un Gregorio Ruschio, che crediamo non sia altro che Gregorio Reisch, autore di quella specie di enciclopedia dal titolo di Margarita 4qhilosophica, in dodici libri (^), che meriterebbe pure di (1) Tale opera fu stampata & Parigi nel 1531 i» aedibus loa. Petit (cfr. GRaxssE, op. cit., vol. m, p. 13).

(2) É questa appunto loperetta del Cusano data dal Caleeator al Lefévre.

(8) GEssNER, op. cit., p. 418.

(4) Tale opera fu stampata la prima volta in Heidelberg nel 1496; CusANO. [II he » "em IRE — - rm o prrvan e WU n mt nmn att "T d "S "ab: —À "UG TtYTERBCEGER I ILU ed ORAE : mM. XXI E Y va E - LI ——— ere e E UAE Rd pev TY ed. TU TTTPSM AMT — TA-- re a (mium - Ee D. Are bii 4 Qucnsny uib uo ES LT — e Umm en hd dns Rer B te hr XXXIV DE DOCTA IGNORANTIA essere studiata per rintracciare le fonti donde fu tratto il rieco materiale adoperatovi.

Il Lefévre finalmente ci dà il nome anche di quelli che l'edizione curarono e corressero: Michele Pontano e Ludovico Fidelis, uterque disciplinarum Cusae stu- diosissimus. Intorno ad essi nulla sappiamo dire; solo dalla notizia che ne dà il Lefévre possiamo argomen- tare abbiano essi appartenuto a quella scuola dei Fa- bristi (da Faber Stapulensis, che in Francia verso il principio del secolo xvi intesero appunto a studiare e diffondere le dottrine del Cusano (). Tra essi anno- veriamo anche Charles de Bouvelle (Carolus Bovillus, 1410-1553), il quale, un anno prima che il Lefévre li-.

cenziasse dalla tipografia Ascensiana C) di Parigi l'edi- Zione del Cusano in due volumi, faceva uscire dalla medesima quei suoi sette libri Quaestionum | theolo- gicarum, che, cogli Opuscula pubblicati tre anni prima a Parigi, rappresentano il meglio ch'egli, peritissimo di studi matematici, quale era stato il Cusano, ha saputo darci nel campo delle scienze e della filosofia, nelle quali trà non pochi elementi originali, e sotto la colorazione teosofica dell'indirizzo senerale, ben attiva ed evidente si riscontra l'influenza del Cusano, La quarta edizione delle opere del Nostro é quella completa uscita a Basilea nel 1565 dall'officina di Seba- stiano Heinricpeítrus.

ebbe poi parecchie edizioni; ricordiamo che fu tradotta anche in ita- liano da G. P. Gallueci, e stampata a Venezia nel 1600 (cfr. GRAESSE, - Op. Cit., tomo vr, p. 73). (1) Cfr. M. Dx Wurr, op. cit., p. 479. (2) I1 nome deriva dalleditore: Iodoco B adio Ascensio, il quale fa alla sua volta buon letterato ; € specialmente buon commentatore dei principali classici latini (cfr. G&ssxER, op. Cit., p. 514).

MATIS eor, Pt LN PREFAZIONRE XXXV La fama del Cusano si era nel frattempo allargata: il Caleagnini aveva potuto finàlmente con somma sua soddisfazione leggere le opere sue; Giordano Bruno, il Cesalpino e Paracelso lo stavano studiando; Cartesio, Keplero, Paolo Antonio Fosearini pochi anni dopo lo ammireranno; nulla di strano quindi che si sentisse il bisogno, solo dopo cinquant'anni d'intervallo, di una ri- stampa delle sue opere, e che il nuovo editore potesse, nella dediea al Rettore ed ai membri dell'accademia di Basilea, dire: « Antea, doctissimi prudentissimique viri, alias saepe, potissimum vero hoc anno, non. solum ea vobis nonnulli, sed multi alii docti piique viri Ger- mani, Galli, Itali, Hispani, Angli et Poloni avide haec, quae hic habetis, opera de Cusa percupientes, me vehe- menter rogarunt ut per me impressa in plurimorum manus pervenirení ».

L'edizione di Basilea nulla ci offre di nuovo, nessun nome di erudito o di studioso ce la presenta, e nessuna di quelle opere, invano cercate dal Lefévre, vi si ag- giunge. Lo scopo dell'editore 6 da lui stesso indicato in queste parole: « Nos igitur intelligentes et sperantes cum tot doctis et bonis viris hos libros tantum salutis reipublicae civili, ecclesiasticae et scholasticae doctri- nae et disciplinae allaturos, efflagitantibus enixe plu- rimis piis viris nostrum officium negare non potuimus ». Ma c'era anche uno scopo pratico, che convien pur ri- levare a illustrazione del concetto in cui era tenuto in quel tempo Cusano: « Plerique pii sapientesque viri ex nationibus, quae adhuc christianae reliquae sunt, deplo- rantes el expendentes miserum et periculosum verum statum, iudicant et nimium recle iudicant de ecclesia el imperio christiano esse (quod Deus averíat) actum, — Cusani sapientissimi el sanctissimi viri saluberrimas nisi raliones el consilia (quae anliea CXL annos principibus "CTI WES! acm 5 WEERS Maa my. - Ah ) POCO eget oct br. Ew utr: | f oe a Pm ttr id se i n s aM calme 07 — Hama pel.

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LT. in (tT -- RT PUDLDECISCOD- ED 2 Pr XXXVI DE DOCTA IGNORANTIA praescripsit, quo tempore verus vates mulí quae in- (erea acciderunt, praevidit et praedioit) ad omnino ne- cessariam reformationem sequantur imperator, reges, principes et. omnes magistratus. El pontifices praelalique ecclesiarum non modo sequantur et admittant saluberrima haec consilia, sed etiam OYATJLES in potestate: constitutos obsecrent, increpent, doceant, admoneant el omnibus viribus adhortentur et instent opporiune eft importune ut fiat ».

Come si vede, nel 1565 la speran: Za di salute per la Chiesa nel giudizio di molti si trovava nelle idee del Cusano! Peccato che la nobiltà dello Scopo non abbia invogliato a raggiungere una proporzionata bontà del- l'edizione. É vero che Heinriec Petrus dice essere state le opere del Cusano nella sua edizione « per doctos viros in ordinem redacía et emendata », ma ció noi crediamo piuttosto sia un'interessata vanteria che una verace no- tzia, giacché tale edizione si deve giudicare piuttosto peggiore che migliore di quelle da cui fu preceduta. Essa € oggi la piü comune, il che non vuol dire che non sia in una certa misura rara. Consta di tre volumi e reca in principio, dopo la prefazione, in cui si riporta anche - l'elogio del Cusano composto dal Lefévre, un indice copioso, non sempre peró ben condotto, delle materie wattate, dopo il quale sta anche la breve vita del Nostro, tolta dal Catalogus del Trittenhem.

Dopo il 1565 nessuna,ristampa completa si é piü avuta delle opere del Cusano. Qualche opera di lui, non peró delle maggiori, compare ancora, come del resto e era accaduto già anche prima del 1568. Il Fabricio, per — - esempio, ci ricorda una ristampa della Cribratio Alcho- m rani fatta in Basilea nel 1543; una del dialogo De cir- culi quadratura, insieme con gli opuscoli di Giovanni di —. Konigsberg (Iohannes Regiomontanus) in Norimberga nel ES | 1 ERREUR RR RN ERA ess SED aspi.: b ND eri mei: rr tt^, fomes aile m am REC Rte EXealT 1 IB uox -- Mfesd ue EN CU L/2 E OE Lau PREFAZIONE XXXVII 1538; del. De catholica concordantia, uscita in Basilea nel 1559 e nuove ristampe poi a Strasburgo nel 1609, e nel 1618. Il Gessner parla di una ristampa fatta a Colonia d'una parte del De catholica concordanlia, e precisa- mente di quella in cui si oppugna la pretesa donazione di Costantino (5); il Graesse rammenta una versione fran- cese del De coniecluris novissimorum temporum fatta, dal Bohier, uscita a Parigi nel 1562 e ristampata col testo latino nel 1133. Una versione in francese della stessa opera apparve anche nel 1700 ad Amsterdam.

In tempi a noi piü vicini chi ha cercato di ristorare la. fama del Cusano, col pubblicarne comunque le opere piuü significative, fu lo Scharpff, che nel 1862 pubblicó in Friburgo di Brisgovia una versione tedesca delle prin- cipali opere del Nostro, compreso quindi anche i| De docla ignorantia. Del quale peró la prima ristampa, nel testo originale, dal 1565 in poi 6 in questa nostra edizione.

V Tre sono i manoscritti, che si conoscono, del De docía ignorantia; due si conservano nella biblioteca di Monaco, il terzo nella biblioteca dell'Ospedale di Cues presso Bernkastel sulla Mosella; ospedale a cui, come ci dice lo Scharpff (?), il Cusano morendo lasció le sue sostanze, e nella chiesa del quale si conserva il suo cuore, mentre (1) Si tratta del capo n del libro nr del De catholica concordantia, nel quale, su basi storiche, il Cusano, prima del Valla, dimostra appunto l'impossibilità della donazione di Costantino.

(2) F. A. ScnanperE, Der Kardinal und. Bischof Nicolaus von Cusa, parte r, p. xir, 991.

EN ü [7 » * LE 2 aT » XXXVIII DE DOCTA IGNORANTIA 1] resto del suo corpo fu, com'é noto, sepolto in homa nella chiesa di S. Pietro in Vincoli. Nessuno dei tre ma- noscritti é di mano del Cusano; il piü importante dei tre e quello di.Cues (cod. N. 218), il quale pare sia dovuto, secondo il Marx (^), a quel Pietro di Erkelens che già ab- biamo avuto occasione di annoverare tra eli amiel ed i cor- rispondenti del Cusano. Se tale manoscritto é importante per sé, non ha peró un vero valore per un'edizione critica del De docta ignorantia, in quanto esso, per il confronto fatto dal Marx, coincidé perfettamente coll'edizione pari- gina del 1514; il che vuol dire che, se non esso, altro analogo ad esso é stato tenuto sott'occhio dal Lefévre. wcordiamo infatti a tal proposito che il Lefévre dichiara nella sua prefazione di aver ricevuto i manoscritti delle opere del Cusano da aleuni amici di Germania; d'altra parte Ja concordanza fra l'edizione del 1514 ed il mano- scritto di Cues 6 controprova di quanto abbiamo in altro luogo affermato, che cioé é da escludere che il Lefévre Si sia giovato per la sua edizione della edizione fatta nei primi anni del secolo xvi in Italia per opera del Marchese Pallavicino.