Irenaeus
Vescovo di Lione, teologo e padre della Chiesa (c. 130–c. 202), nato probabilmente a Smirne, in Asia Minore, dove da bambino conobbe e ascoltò personalmente san Policarpo, discepolo diretto dell'apostolo Giovanni, legame che Ireneo avrebbe invocato successivamente come garanzia della fedele trasmissione della tradizione apostolica. Trasferitosi in Gallia, fu ordinato vescovo di Lione dopo il martirio del suo predecessore durante una persecuzione locale, e da questa sede scrisse la sua opera principale, Contro le eresie (Adversus Haereses), il trattato antieretico più esteso e sistematico della Chiesa primitiva, diretto fondamentalmente contro le varie scuole gnostiche —specialmente valentiniane— che minacciavano di frammentare la nascente unità dottrinale cristiana con le loro complesse cosmologie e il loro rifiuto del Dio creatore dell'Antico Testamento. Ireneo sviluppò in risposta una teologia sistematica fondata sulla «regola di fede» trasmessa pubblicamente dagli apostoli attraverso una successione episcopale verificabile, in opposizione alla conoscenza segreta ed esoterica rivendicata dagli gnostici, e articolò un'influente dottrina della «ricapitolazione» (recapitulatio), secondo cui Cristo, come nuovo Adamo, ricapitola e redime nella propria vita tutta la storia dell'umanità dalla caduta originale, ripristinando in un unico processo cosmico ciò che Adamo aveva perduto. La sua strenua difesa dell'unità dell'unico Dio creatore e redentore —contro la separazione gnostica tra un dio inferiore creatore del mondo materiale e un Dio superiore sconosciuto— e la sua insistenza sull'unità dottrinale della Chiesa universale fondata sulla tradizione apostolica rendono Ireneo una figura decisiva nel consolidamento di ciò che sarebbe diventata l'ortodossia cristiana di fronte alla diversità dottrinale del cristianesimo primitivo.