Jakob Böhme
Mistico e teosofo cristiano tedesco (1575–1624), nato vicino a Görlitz, in Slesia, calzolaio di mestiere senza istruzione formale al di là di quella offerta dalla scuola parrocchiale, la cui vita e opera furono segnate da una serie di esperienze visionarie folgoranti. La prima, verso il 1600, avvenne contemplando la luce del sole riflessa in un piatto di stagno, un istante in cui sentì rivelarsi improvvisamente l'unità interiore di tutto il creato e gli ultimi segreti della natura; una seconda esperienza, più profonda, nel 1610, lo portò a scrivere Aurora nascente (1612), trattato che, diffuso in manoscritto senza il suo consenso, gli valse l'immediata persecuzione del pastore locale Gregor Richter e il divieto ufficiale di scrivere, che disobbedì in segreto per anni fino alla morte. In opere come I sei punti teosofici, Mysterium Magnum e La via verso Cristo, sviluppò una visione mistica del mondo di straordinaria originalità e oscurità, espressa in un linguaggio denso pieno di neologismi e immagini alchemiche e astrologiche: Dio è un abisso senza fondo (Ungrund), anteriore a ogni determinazione e persino a se stesso, che si genera e si articola attraverso un processo dialettico di contrazioni ed espansioni, di oscurità e luce; e il male —incarnato nella caduta di Lucifero e di Adamo— non è una semplice assenza di bene ma un principio necessario («il no» o «l'ira») senza il quale la luce divina non potrebbe manifestarsi, conoscere se stessa né godere della propria bontà. Disprezzato ed emarginato dai teologi luterani ufficiali del suo tempo, che lo consideravano un eretico pericoloso, la sua influenza successiva fu immensa e inaspettata: sul pietismo tedesco, sull'idealismo di Hegel e Schelling (che vi videro un'anticipazione della dialettica speculativa), su poeti e visionari romantici inglesi come William Blake, e su correnti esoteriche e teosofiche fino ai giorni nostri.