SigPhi · Benedetto Croce

Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale

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Certo, s' in trav vedeva in qualche modo che anche nelle facoltà inferiori aveva luogo una distinzione tra perfetto e imperfetto, tra valori e non valori. Più volte è stato riferito il brano dì un libro (1725) del leibniziano iBtllffin- ger, in cui è detto: « VelUm existerent qui circa facul- tatem sentiendi, imaginandi, attendendo, ahstra- hendi et memoriam prcestarent quod bontis ille Aristote- les, adeo hodle omnibus sordens, prtzstitit circa intellectum: hoc est ut in artis formarti redigerent quicquid ad lllas in suo u^u dirlgendas et iuvandas pertinet et conducit, qv£m Richiesta di un organo deUa cono- soeosa infe- riore.

< Job. Gb. Gottscrbd, Venuch einer critiachen Dichtkumtt Lipsia, 1729.

STORIA ad modum Aristoteles in Organo logicam sive facuUatem de- monstrandi redegit in ordinerà > ^ Ma chi legga il brano nel contesto, si accorge subito che l'organo vagheggiato sarebbe riuscito nient'altro che una serie di ricette per rafforzare la memoria, educare l'attenzione, e simili; una tecnica, e non un'Estetica. Simile idea aveva già ma- nifestata, in Italia, il Trevisano (1708); il quale, notando la possibilità di un'educazione dei sensi per opera della mente, ammetteva anche quella di un'arte del senti- mento, « che rispetto al costume darà la prudenza, e ri- spetto alla cognizione il buon gusto > '. Si noti, inoltre, che il BtilffiDger passava ai suoi tempi per dispregiatore della poesia, tanto che contro di lui fu scritta una disser- tazione, per sostenere che «'la poesia non diminuisce la fa- coltà di concepire distintamente le cose » ^. Il Bodmer e il Breitinger si proposero di « dedurre tutte le parti dell'elo- quenza con certezza matematica » (1727); e il secondo di- segnò una Logica dell'immaginazione (1740), alla quale assegnava lo studio delle similitudini e delle metafore; ma, se avesse eseguito il suo proposito, difficilmente avrebbe fatta cosa, dal punto di vista filosofico, troppo diversa dai trattati sull'argomento dei nostri retori del Seicento.

Tra simili discussioni e tentativi si venne formando il giovane Alessandro Amedeo Baumgarten, di Berlino; il quale, dallo studio della filosofia volfiana, e studiando in- sieme e insegnando poesia ed eloquenza latina, fu condotto a ripigliare la questione e a ripensare circa il modo di ridurre i precetti dei retori a rigore e sistema filosofico. E cosi, nel settembre 1735, a ventun anno, come tesi di 1 DilucidcUiones philotophica de Deo, anima humana et mundot 1725 s Pref. alle Rifteet, sul gusto, ed. cit., p. 75. 3 BoRiNSKi, Poetile d, Renaiss.f p. 880, in nota.

IV. CARTBSIANESIMO E LEIBNIZIANISMO abilitazione pel dottorato, pubblicò un opuscolo: Medita- tiones philosophiccR de nonnuUis ad po^ma perUnentibus \ in cui fu scritta per la prima volta la parola « Estetica >, come nome di una scienza speciale *. Alla sua scoperta gio- vanile il Baumgarten tenne sempre molto; e, chiamato a insegnare neir Università di Prancoforte suirOder, nel 1742, e poi di nuovo nel 1749, vi fece, richiesto, alcuni corsi di Estetica (« quc^dam Consilia dirlgendarum facuU tatum inferiorum, novam per acroasin, exposuit »)^. Nel 1750, pubblicò il primo volume di un ampio trattato, in cui la parola JEsthetica era messa come titolo sul fronte- spizio *; nel 1758 ne pubblicò una seconda parte più smilza; se non che le malattie prima e la morte poi, avvenuta nel 1762, gr impedirono di condurre Topera a compimento.

Che cosa è 1* Estetica pel Baumgarten? Oggetto di essa sono i fatti sensibili (atoeijxd), che gli antichi diligente- mente distinsero sempre da quelli mentali (vo>jxd)*. È, dun- que, scientia cognitionis sensitivce, theoria liberalium ar- tium, gnoseologia inferior, ars pulcre cogltandi, ars analogi rationis ®. La Rettorica e la Poetica sono casi speciali del- l'Estetica; scienza generale, codesta, che abbraccia Tuna e l'altra, lasciando ai retori e ai trattatisti di Poetica le di- stinzioni dei generi e altri concetti particolari'. Le leggi di essa si diffondono per tutte le arti, quasi stella dei na- viganti per ciascuna (qìuisl q/nosura qucedam specialium)^; L' Estetica come aclea- sa delia co- noecensa Eon- Bibile.

1 Halee Magdeburgicae, 1785 (ristampa a cura di B. Croce, Napoli, * JEktheUoa, Scripsit Alexander Gottlieb Baumgarten, Prof. Phi- losophisB, Traiecti cis Viadram, Impens. loannis Christiani Kleyb, 1750; parte seconda, 1758.

STORIA Critica di eriudizt dati bai Baum- parten.

e bisogna ricavarle, non da pochi casi e con induzione incompleta e in modo empirico, ma dall'universalità del fatto {falsa regulapetor est quam nulla) ^. Né l'Estetica è da confondere con la Psicologia, la quale fornisce soltanto i presupposti; scienza indipendente,. essa dà le norme del conoscere sensitivamente (sensitive quid cognoscendi) *, e si occupa della perfectlo cognitionis sensitiva^, qua talis^ eh 'è la bellezza (pulcritudo), come il suo contrario, T imperfe- zione, è la bruttezza (defarmitas) ^, Bisogna escludere dalla bellezza della conoscenza sensibile (pulcritudo cognitionis) la bellezza degli oggetti e della materia (pulcritudo obiecto- rum et matericB), con la quale, a cagione dell'uso lingui- stico, è spesso malamente confusa; giacché le cose turpi si possono pensare bellamente, e le belle bruttamente (qua- cum ob receptam rei significationem scepe sed male confun- ditur; possunt turpia pulcre cogltari ut talia, et pvlcriora turpiter) ^. Le rappresentazioni poetiche sono quelle confuse 0 fantastiche; la distinzione, ossia T intellettualità, non è poetica. Quanto maggiore è la determinazione, maggiore è la poesia; gl'individui, omnimode determinata, sono alta- mente poetici; come poetiche sono le immagini o fantasmi, e tutto ciò che si riferisce al senso. Il giudizio delle rappresentazioni sensibili e fantastiche è il gusto o iudiciiim sensuum^. — Queste, in breve, le verità, che il Baumgar- ten esponeva nelle Meditationes, e poi, con molte distin- zioni ed esemplificazioni, ueìVJSsthetica.

I critici tedeschi osservano, quasi concordemente®, che il Baumgarten, al posto da lui assegnato all'Estetica, scien- IV. CARTESIANESIMO E LEIBNIZIANISMO 243 za della cognizione sensitiva, avrebbe dovuto svolgere Tina specie di Logica induttiva. Ma di questo biasimo biso- gna purgarlo. Pili filosofo, forse, in ciò dei suoi critici, egli intendeva che una Logica induttiva è sempre intellettiva, perché conduce ad astrazioni e formazioni di concetti. La relazione tra la cognitio confiisa e i fatti poetici e arti- stici, che sono quelli del gusto, era stata, prima di lui, messa in rilievo dal Leibniz; e né questi né il Wolff né altri della scuola pensarono mai a trasformare una tratta- zione della cognitio confissa e delle petites perceptions in una Logica dell'induzione. — Per altro, gli stessi critici danno, in compenso, al Baumgarten un merito, che neppure gli appartiene, almeno nella misura ch'essi dicono. A pa- rer loro, egli avrebbe compiuta una rivoluzione, mutando in diflTerenza specifica quella, meramente graduale e quan- titativa, del Leibniz \ e facendo del confuso qualcosa che era non più negativo, ma positivo', con Tattribuire alla cognizione sensitiva qiui talis una perfectio; e, rotta in tal modo l'unità della monade leibniziana e dato uno strappo alla lex continui^ avrebbe conquistata la scienza estetica. Passo da gigante, che gli assicurerebbe il nome di padre, non putativo ma effettivo, dell'Estetica.

Se non che, per meritare a buon diritto codesto titolo, il Baumgarten avrebbe dovuto sciogliere le con tradizioni in cui s'avvolgevano, col Leibniz, tutti gl'intellettualisti. Non bastava porre una perfectio; che tale, senza dubbio, era anche la claritas, attribuita dal Leibniz alla cogni-. zione confusa, la quale, senza di quella, restava oscura. Era d'uopo sostenere quella perfezione qua talis contro la lex continui^ e tenerla lontana da ogni miscuglio intellettuali- 1 Danzel, OoUschedf p. 218; Meteb, L, u, B.^ pp. 85-8. ScHMiDT, op. cit., pp. 44.

244 STORIA stico. Altrimente, si sarebbe rientrati nel labirinto senza uscita del verisimile, che è e non è il falso; dell'ingegno, che è e non è l'intelletto; del gusto, che è e non è il giudizio intellettuale;^ dell'immaginazione e del sentimento, che sono e non sono sensualità e compiacenza materiali. E, nonostante il nuovo nome, nonostante (si conceda pure) l'essersi insistito molto più fortemente di quanto non avesse fatto il Leibniz, sul carattere sensibile della poesia, l'Este- tica, come scienza, non sarebbe nata, inteuettua- Or bene: il Baumgarten non superò nessuno degli ostaliamo del ^^j. accennati. A questa conclusione conduce uno studio Baamgar- ^ ten. attento e spregiudicato delle opere di lui. Già nelle Meditatioties egli non giunge a distinguere nettamente fantasia e intelletto, cognizione confusa e cognizione distinta, e la legge di continuità lo induce a porre una scala di più e di meno: delle cognizioni, le oscuro sono meno poetiche delle confuse; le distinte non sono poetiche, ma quelle dei generi poi (cioè le distinte e intellettuali) sono poetiche anch'esse, benché tanto più quanto il genere è più basso; i concetti composti sono più poetici dei semplici; quelli di maggiore comprensione, sono extenslve clarlores ^ Neil' J^ sthetica, determinando più particolarmente il suo pensiero, il Baumgarten ne scopre apertamente i difetti. Se nell' in- troduzione può ancora sembrare che la verità estetica sia per lui la conoscenza dell'individuale, l'illusione è dissi- pata dai chiarimenti posteriori. Da buon oggettivista, egli ammette che alla verità metafisica e oggettiva risponda nell'animo quella soggettiva, che è la verità logica in senso largo o estetico-logica*. E la pienezza di tale ve- rità è quella, non già del genere o della specie, ma del- l'individuo. Il genere è vero, la specie più vera, l'indivi- duo verissimo ^. La verità logica formale si acquista citm iactura di molta e grande perfezione materiale: < quid enim est abstractio, si iattura non estf » ^ Ciò posto, la verità logica si distingue da quella estetica in questo: che la verità metafisica e oggettiva ora si presenta air intel- lettOy ed è verità logica in senso stretto; ora all'analogo della ragione e alla facoltà conoscitiva inferiore, ed è verità estetica*; verità minore, in cambio di quella prima, che l'uomo, per effetto del malum metaphysicum, non può sempre raggiungere *. Cosi le verità morali si presentano in un modo a un poeta comico, e in un altro al filosofo dell'Etica; un'ecclissi è descritta in un modo dall'astro- nomo, e in un altro da un pastore, che parla ai suoi com- pagni e alla sua bolla *. Anche gli universali sono, almeno in parte, accessibili alla facoltà inferiore^. Ecco qui due filosofi che disputano, un dommatico e uno scettico: un esteta sta a sentire. Se gli argomenti da ambo le parti si equilibrano in modo che l'esteta non giunga a scorgere dove stia il vero e dove il falso, quella parvenza è per lui verità estetica; se uno dei due sconfigge l'avversario in modo che ne risulti evidente l'errore, l'errore chiarito è falsità anche estetica^. Le verità propriamente este- tiche sono, dunque (ecco la parola decisiva), quelle che non sembrano né del tutto vere né del tutto false: le verisimili. « Talia autem de qtdbus non complete quidem certi sumus, ncque tamen falsitatem aliquam in iisdem ap- percipimus, sunt verisimilia. Est ergo veritas cesthetica, a potiori dieta verisimilitudo, ille veritatis gradus, qui, etiamsi non evectus sit ad completam certitudinem, tamen nihil contineat falsitatis observabilis » ^. E, più particolar- mente, subito dopo: « Cuius hàbent spectatores auditoresve 246 STORIA intra animum quum vident audiuntve, quasdam anticipa- tianes, quod plerumque flt, quod fieri solet, quod in opinione positum est, quod habet ad hcRC in se quandam similltu- dinem, sive id fatsum (logice et lathsime) sive verum sit {lo- gice et strictissimé), quod non sit facile a nostris sensibus abhorrens: hoc illud est etxóc et verisimile quod, Aristotele et Cicerone a^sentiente, sectetur cestheticus > ^ Il verisimile abbraccia ciò che è vero e certo air intelletto e ai sensi, quel che è certo ai sensi ma non air intelletto, le cose pro- babili logicamente ed esteticamente, ciò che è logicamente improbabile ma esteticamente probabile, e, perfino, cose esteticamente improbabili, ma complessivamente probabili o tali che non se ne avverte T improbabilità *. Con ciò, siamo tornati airammissione dell' impossibile e dell'assurdo, deiràdóvaxov e deiràxojiov aristotelici.

E, se da questi paragrafi di capitale importanza per r intelligenza del vero pensiero del Baumgarten, si passa a rileggere T introduzione alla sua opera, si scorge chiaro lo stesso concetto comune ed erroneo della facoltà poe- tica. A chi gli obiettava che della conoscenza confusa e inferiore non bisogna occuparsi, sia perché Confucio mater erroris, sia perché facultates inferiores, caro, debetlandce potius sunt quam excitandce et confirmandae, egli rispon- deva: che la confusione è condizione per trovare la verità; che la natura non fa salti dairoscurità alla distinzione; che alla luce meridiana si giunge dalla notte attraverso l'aurora (ex nocte per auroram meridies)] che si richiede, sulle facoltà inferiori, governo e non tirannide {imperium in facultates inferiores poscitur, non tyrannis) ^. È, dunque, sempre il punto di vista del Leibniz, del Trevisano e del Biilflfìnger. Il Baumgarten sta in continuo sospetto che al- tri lo accusi di occuparsi di cose indegne di un filosofo.

IV. CARTESIÀNBSIMO E LEIBNIZIANISMO < Quousque tandem (si fa egli dire) tu, professore di filo- sofia teoretica e morale, osi lodare menzogne, e miscele di vero con falso, come opera assai nobile? » K E, se da qualcosa riesce a guardarsi, è per l'appunto dal sensualismo puro, non frenato e moralizzato. La perfezione sensi- ti va del cartesianismo e del volfianismo mostrava qualche tendenza a confondei'si col semplice piacevole, col senti- mento della perfezione del nostro organismo*. Allorché,* nel 1745, un tal Quistorp attaccò la teoria estetica baum- gartiana, dicendo che, se la poesia consisteva nella perfe- zione sensuale, era cosa dannosa agli uomini; il Baumgar- ten scrisse sdegnosamente, che si augurava di non trovare mai tempo da rispondere a critici di tal fatta, i quali con- fondevano la sua aratio perfecta sensitiva con una oratio perfecte (cioè, omninol) sensitiva^.

In tutta r Estetica del Baumgarten, fuori del titolo e delle prime definizioni, si sente la muflFa dell'antiquato e del comune. Lo abbiamo visto riferirsi, per quel che con- cerne il principio della sua scienza, ad Aristotele e a Cice- rone; in un altro punto, egli riattacca esplicitamente la «uà Estetica alla Rettorica deirantichità, ricordando la verità, già osservata da Zenone stoico, « esse dtw cogitandl genera, alterum perpetuum et latius, quod Ehetorices sit, alterum concisum et contractius, quod Dialectices », e identificando il primo con Torizzonte estetico e il secondo con quello logico *. Nelle MeditcUiones, si appoggia allo Scaligero e al Nome naovo e oontenato vecchio.

s Cfr. WoLFF, Psych. empir. ^ § 511, e il passo del Cartesio ivi citato: si vedano anche §§ 542-550.

3 Te. Job. Quistobp, nel Neuen Bueker-SeKU, 1745, fetsc. 5: Erufeii dau die Poetie ichon fùr neh tdbit ihre IMkaber leichUich unglOcMich ma- ckmn ìanne\ e A. G. Baumoarten, Metaphynoa, 2.* ed., 1748, prefaz.: cfr. Danzbl, GoUached, pp. 215, 221.

248 STORIA Vossio K Degli scrittori più moderni, oltre i fllosofl (Leibniz, Wolff, Bttlffinger e simili), cita il Gottsohed, TAmold*, il Werenfels, il Breitinger^; e, per mezzo di costoro, gli po- terono giungere le discussioni sul gusto e sulla fantasia, se pur non conosceva anche direttamente TAddison e il Du Dos, e gl'italiani, allora tanto studiati in Germania, le so- miglianze coi quali saltano agli occhi. Coi suoi predecessori ' il Baumgarten si sente, non già in opposizione, ma in ac- cordo. Nessuna coscienza di rivoluzionario è in lui; e se, di certo, accade talvolta che si compiano rivoluzioni senza che se n'abbia coscienza, tale non fti il caso suo. L'opera del Baumgarten è ancora una voce del problema estetico, che chiede la sua soluzione: una voce tanto più forte, in quanto pronunzia un mbtto d'ordine; proclama una nuova scienza, che si presenta in completo assetto scolastico; dà alla nascitura un anticipato battesimo e la chiama < Este- tica », con un nome che resterà. Ma il nome nuovo è vuoto di contenuto veramente nuovo; l'armatura filosofica manca del corpo vigoroso che l'indossi. L'eccellente Baumgarten, uomo pieno di calore e di convinzione, spesso cosi schietto e vivace nel silo latino scolastico, è una simpatica e rag- guardevole figura nella storia dell'Estetica; ma sempre della scienza in formazione, non della formata; dell'Este- tica condenda, non della condita.

Giambattista Vicx) I 1 rivoluzionario, che, mettendo da parte il concetto vico eco- dei verisimile e intendendo in modo nuovo la fantasia, pr^^o****®!^ ' scienza estepenetrò l'indole vera della poesia e dell'arte, e scoperse, tic». per cosi dire, la scienza estetica, fu T italiano Giambat- tista Vico.

Dieci anni innanzi che si pubblicasse in Germania il primo opuscolo del Baumgarten, usciva in Napoli (1725) la prima Scienza nuova, la quale svolgeva, sulla natura della poesia, idee anticipate già, nel 1721, nel De constantia iurisjprudentls, frutti di « venticinque anni di una conti- nova ed aspra meditazione » ^ Nel 1730, il Vico le ripre- sentava con nuovi svolgimenti, che davano luogo a due li- bri speciali (Della sapienza poetica e Della discoperta del vero Omero), nella seconda Scienza nuova. E non si stan- cava di ripeterle e inculcarlo ai mal disposti contempora- nei, tutte le volte che gliene capitasse l'occasione, in pre- fazioni e in lettere, in poesie per nozze e per funerali, e, finanche, negli attestati che gli toccava di stendere quale pubblico censore di libri.

^ Scienza nuova prima^ 1. Ili, e. 5 {Opere di G. B. Vico, ordinate da G. Febrari, 2.* ed., Milano, 1852-4).

250 STORIA Che cosa erano queste idee? Né più né meno (si può dire) che la risoluzione del problema, posto da Platone, tentato e non sciolto da Aristotele, e ritentato indarno va- riamente dal Rinascimento in poi. — La poesia è fatto ra- zionale o irrazionale, spirituale o brutale? E, se è spiri- tuale, quale ne è T indole propria, e in che si distingue dalla storia e dalla scienza?

Platone l'aveva cacciata, come sappiamo, nella parte vile dell'anima, tra gli spiriti animali. Ma il Vico la ri- solleva: egli ne fa un periodo della storia dell'umanità; e, giacché la sua è storia ideale, i cui periodi non sono fatti contingenti ma forme dello spirito, ne fa un momento della storia ideale dello spirito, una forma della coscienza. La poesia viene prima dell'intelletto, ma dopo il senso: confondendola con questo, Platone non aveva riconosciuto il posto che le spetta e l'aveva scacciata dalla sua Re- pubblica. « Gli uomini prima sentono senz'avvertire; da poi avvertiscono con animo perturbato e commosso; fi- nalmente, riflettono con mente pura. Questa Degnità è '1 Principio delle sentenze poetiche, che sono for- mate con sensi di passionie d'affetti, a differenza delle sentenze filosofiche, che si formano dalla riflessione con raziocini: onde queste più s'appressano al vero, quanto più s'inalzano agli universali; e quelle son più certe, quanto più s'appropriano a' particolari » ^ Grado fantastico, ma fornito di valore positivo. Poesia e fi- Il grado fantastico è affatto indipendente e autonomo ioBofla;faii- rjgpetto a quello intellettuale. L' intellettivi tà non solo tasia e Intel- '^ ^ letto. non gli può aggiungere alcuna perfezione, ma riesce solamente a distruggerlo, e Gli studi della Metafisica e della Poesia sono naturalmente opposti tra loro: 1 Scierusa nuova $eeondaf Elementi, lui.

V. GIAMBATTISTA VICO 251 perocché quella purga la mente dai pregiudizi della fan- ciullezza, questa tutta ve T immerge, e rovescia dentro; quella resiste al giudicio de' sensi, questa ne fa la prin- cipale sua regola; quella infievolisce la fantasia, questa la richiede robusta; quella ne fa accorti di non fare dello spirito corpo, questa non d'altro si diletta che di dare corpo allo spirito; onde i pensieri di quella sono tutti astratti, i concetti di questa allora sono più belli quando si formano più corpulenti; ed, in somma, quella si studia che i dotti conoscano il vero delle cose scevri d'ogni pas- sione..., questa si adopera indurre gli uomini volgari ad operare secondo il vero con macchine di perturbatissimi affetti, i quali, certamente, senza perturbatissimi affetti non Topererebbono. Onde in tutto il tempo appresso, in tutte le lingue a noi conosciute, non fu mai uno stesso valente uomo insiememente e gran metafisico e gran poeta, della spezie massima de' poeti, nella quale è padre e principe Omero »^ I poeti sono il senso; i filosofi, l'intelletto del genere umano*. La fantasia è e tanto più robusta, quanto è più debole il raziocinio » ^.

Certo, la rifiessione poetica può essere messa in versi; ma non per ciò diventa poesia: « le sentenze astratte son di filosofi, perché contengono universali, e le ri- flessioni sopra esse passioni sono dì falsi e freddi poeti » *. I poeti, « che cantano le bellezze e le virtù delle donne per riflessione...sono filosofi, che ragio- nano in versi o in rime d'amore » *. Altre sono le idee dei filosofi, altre quelle dei poeti: identiche queste ultime 1 Scienza nuova pr,, 1. III, e. 26. s Scienza nuova «se, 1. II, ìntrod.

3 Op, cit., Elem., xxxvi.

4 Op. cit., 1. II, Sentenze eroiche.

s Lettera al De Angelis, del 25 dicembre 1725.

262 STORIA a quelle dei pittori, dalle qaali « non differiscono che per le parole e i colori > ^ I grandi poeti nascono, non già nelle epoche di riflessione, ma in quelle d'immaginazione, che si dicono di barbarie: cosi Omero, nella barbarie an- tica; Dante, nel Medioevo, nella « ritornata barbarie d'Ita- lia » *. E coloro che hanno voluto ritrovare nel padre della poesia greca la sapienza filosofica, hanno trasportato il poi nel prima; giacché i secoli dei poeti precedono quelli dei filosofi, e le nazioni fanciulle furono di sublimi poeti. La locuzione poetica nacque prima della prosaica, « per necessità di natura >, e non già per « capriccio di pia- cere »; le favole o universali fantastici furono conce- piti prima degli universali ragionati, ossia filosofici^.

Osservazioni che giustificavano e inveravano la sen- tenza di Platone nella Repubblica^ negante a Omero la sa- pienza: sia quella legislatrice dei Licurghi, dei Caronda e dei Soloni; sia l'altra filosofica dei Taleti, degli Anacarsi e dei Pitagora; sia, infine, quella militare dei conduttori di eserciti ^ A Omero (dice il Vico) spetta, si, la sapienza; ma la sola sapienza poetica. Le comparazioni e imma- gini omeriche, tolte da fiere e spettacoli selvaggi, sono incomparabili; ma « cotanto riuscirvi non è certamente d' ingegno addimesticato e incivilito da alcuna filosofia » ^.

Se alcuno, in epoche di riflessione, poeteggia, ciò accade perché torna fanciullo, « rimette la mente in ceppi ^, non riflette con T intelletto, ma segue la fantasia, e si ripro- fonda nei particolari. Se il vero poeta tocca d'idee filoso- 1 Lett. al De Angelis, cit.

< Scienza nuova «ec., 1. Ili; Lettera al De Angelis, cit.; Giudizio tu Dante, 3 Scienza nuova tee, 1. II, Logica poetica.

* Eeepubliea, 1. X.

5 Scienza nuova ««e., 1. Ili, in prìnc.

ria.

V. GIAMBATTISTA VICO 253 fiche, non è già col « riceverle dentro a dileguarvi la fantasia », ma solo con < Tafifacciarvisi come per vederle in piazza o in teatro » ^ La commedia nuova, venuta dopo di Socrate, è, senza dubbio, tutta impregnata d'idee filo- sofiche, di universali intellettuali, di e generi intelligibili dei costumi umani »; ma gli autori di essa, in tanto fti- rono poeti, in quanto seppero mutare il logico in fanta- stico, recando quelle idee in ritratti*.

La linea divisoria tra arte e scienza, fantasia e in tei- Poesia e eto- letto, è qui segnata profondissima. Le due attivitit, dopo queste contrapposizioni tante volte ribadite, restano in- confondibili. E con mano poco men sicura è tracciata» la divisione tra poesia e storia. 11 Vico, pur non riferendosi al passo aristotelico, viene implicitamente a spiegare per- ché mai ad Aristotele la poesia fosse sembrata più filosofica della storia, e a confutare, nel tempo stesso, l'errore, che la storia concerna il particolare, e la poesia l'universale. La poesia si ragguaglia con la scienza, non già perché contemplazione di concetti, ma perché, come la scienza, è ideale. « Tutta ideale » deve essere l'ottima favola poe- tica: « dall'idea il poeta dà tutto l'essere alle cose che non lo hanno; eh' è quello che dicono i maestri di cotal arte, che ella sia tutta fantastica, come di pittore d'idea, non icastica, quale di pittore di ritratti; onde i poeti, co- me i pittori, per tal simiglianza di Dio creatore, sono detti divini » ^. E contro coloro che biasimano i poeti, per- ché, secondo essi, espongono il falso, il Vico protesta: « Le ottime favole son verità che più s'appressano al vero ideale, o sia vero eterno di Dio; ond'è incomparabilmente