Lavori come quelli del Groos, e, in parte, questi del Lipps, giovano, per altro, a eliminare molti errori e a tenere la ricerca estetica nel campo deiranalisi interna. Un merito di questo genere si deve riconoscere al libro dei francese Véron ^; il quale combatte contro il bello assoluto dell' Elste- tica accademica, e a ragione accusa il Taine di confon- dere Arte e Scienza, Estetica e Logica; osservando che, se l'arte dovesse manifestare l'essenza delle cose, la qualità unica e dominante, < i più grandi artisti sarebbero coloro, che meglio riuscissero a mettere in mostra l'essenza...; le grandi opere, quelle che più si rassomigliano; si noterebbe nelle opere d'arte vera la comune identità, laddove accade il proprio contrario > *. Ma invano si cercherebbe nel Véron metodo scientifico: precursore in ciò del Guyau *, ammette che l'arte sia, in fondo, due cose diverse, due arti: l'una, 4 Euo. Vbbon, VEtthétique, 2.a edias., Parigi, 1883.
^ Si veda sopra, pp. 400-1.
XVIII. PSIC50LOGI8MO ESTETICO 475 decorativa, la quale ha per iscopo il bello, cioè il piacere deiroochio e deirorecchio, risultante da determinate dispo- sizioni di linee, forme, colori, suoni, ritmi, movimenti, ombre e luci, senza intervento necessario d'idee e di sentimenti, e studiabile dall'Ottica e dall'Acustica; l'altra, espressiva, che è « l'espressione commossa della personalità umana », L'arte decorativa prevale, secondo lui, nel mondo antico; l'arte espressiva, nel moderno ^ Non è possibile esporre qui le teorie estetiche di ar- tisti e letterati: le preoccupazioni scientifiche e storiche, dell'esperimento e del documento umano, nel verismo dello Zola; 0 il moralismo dell'arte-problema dell' Ibsen e della scuola scandinava. Dell'arte scrisse con profondità, e, forse, meglio di qualsiasi altro francese, Gustavo Flaubert, non già in speciali trattati, si bene nelle sue lettere, pubbli- cate postume*. Sotto l'influenza del Verone del suo odio contro il concetto del Bello, fu scritto il libro di Leone Tolstoi sull'iurte *. L'arte (osserva il grande artista russo) l. Toiatoi. comunica i sentimenti, come la parola comunica i pensieri. Ma, in quale modo ciò sia inteso, si vede dal paragone, che egli istituisce tra Arte e Scienza, e che mette capo alle affermazioni: « missione dell'arte è rendere assimilabile e sensibile ciò che potrebbe non venire assimilato sotto la forma dell'argomentazione >'; < la vera scienza esamina le verità, che sono considerate come importanti per una certa società e in un'epoca data, e le fa penetrare nella coscienza degli uomini. L'arte, invece, le fa passare dal dominio del sapere in queilo del sentimento > ^ Non v'ha arte per l'arte, non v'ha scienza per la scienza. Ogni funzione umana de- < Corrwpondance, 1880-1860, 4 voli., nuova ediz. di Parigi, 1902-1904.
3 Qu'e9t'C€ que VArtf, trad. frano., Parigi, 1898. * 476 STORIA v'essere diretta ad accrescere la moralità e a sopprimere la violenza. Epperò è da dire che qaasi tutta l'arte, finora prodotta, è falsa: Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Dante, il Tasso, il Milton, lo Shakespeare, Raffaello, Mi- chelangelo, il Bach, il Beethoven, sono (dice il Tolstoi) « reputazioni artificiali, foggiate dai critici » ^ F. Nietsaohe. Auchc tra gli artisti, piuttosto che tra i filosofi, dovrebbe essere ricordato Federico Nietzsche, al quale (come già si è detto pel Ruskin) si farebbe torto, se se ne vo- lessero esporre in termini intellettuali le affermazioni este- tiche, sottomettendole alla facile critica, che, per questo rispetto, esse provocano. Il Nietzsche, in nessuno dei suoi libri, e neppure, nonostante le apparenze, nel suo primo lavoro buìV Origiììe della tragedia^ ^ ha dato propriamente una teoria dell'arte; ciò che sembra teoria, è confessione dei sentimenti e delle aspirazioni dell'autore. Per altro, si ritrova in lui quella forte preoccupazione circa il valore e lo scopo dell'arte e circa il problema della inferiorità o superiorità di essa rispetto alla scienza e alla filosofia, che fu propria del periodo romantico; del quale il Nietzsche è, per pili riguardi, ultimo e splendido rappresentante. Al Romanticismo, oltre che allo Schopenhauer, risalgono gli elementi di pensiero, onde è materiata la distinzione tra arte apollinea (di contemplazione serena, qual'è quella dell'epopea e della scultura) e arte dionisiaca (di agi- tazione e tumulto, quale si ha nella musica e nel dramma). Dottrine poco rigorose e, perciò, poco resistenti; ma di alta ispirazione, e che trasportano la mente in una regione spirituale, la cui altezza non era stata quasi mai attinta nella seconda metà del secolo XIX.
1 Qu^etl-ce que VArtP, pp. 201-2.
t Die Geburt der TragOdie oder Griecìienthum und Pesrimùmutf 1872 (trad. ital., Bari, 1907).
XVIIl. PSICOLOGISMO ESTETICO Nella quale, in fatto di Estetica, i pensatori pili note- voli sono forse alcuni che si provarono a costruire teorie di arti particolari. E, poiché, come sappiamo *, leggi e teo- rie filosofiche di arti particolari non sono concepibili, le osservazioni, da essi fatte, dovevano essere, e sono infatti, nient'altro che osservazioni generali di Estetica. È da men- zionare per primo Targuto critico boemo Eduardo Hanslick, il quale pubblicò, nel 1864, il libro Del hello musicale, più volte poi ristampato e tradotto in varie lingue *. L' Hanslick polemizza contro Riccardo Wagner e, in genere, contro la pretesa di ritrovare, nella musica, idee, sentimenti e contenuto determinato. « Nelle più insignificanti elucubra- zioni musicali, dove il migliore microscopio non farebbe scoprir nulla, si è subito disposti a vedere una Sera innanzi la battaglia, una Notte d'estate in Norvegia, un^ Aspirazione verso il mare, o qualunque altra assurdità, se la copertina ha avuto l'audacia di afPermare che tale sia il soggetto del pezzo » ^. E, con eguale vivacità, polemizza contro la gente sentimentale, che, invece di gustare le opere musicali, ne sa trarre solamente effetti patologici di eccitazione passio- nale e di attività pratica. Se è vero che la musica greca serviva a tali effetti, « se bastavano alcuni accenti frigi a incoraggiare 1 soldati innanzi al nemico, e una melodia in modo dorico ad assicurare la fedeltà di una moglie, che aveva lo sposo lontano; la perdita della musica greca potrà dolere ai generali e ai mariti; ma gli estetici e i compo- sitori non avranno ragione di rammaricarsene » *. « Se ogni Requiem privo di senso, se ogni rumorosa marcia fu- I7n ostetioo della Musica. E. Hanslick.
1 Si yeda Teoria, pp. 182-8.
< V(m Muèikaliteh'SchOnen, Lipsia, 1854,?.« ediz., 1885 (trad. frane. Du beau dans la mutique, Parigi, 1877).
STORIA Concetto del- la forma nel- l'Hanslick.
nebre, ogni Adagio gemente, avesse il potere di renderci tristi, chi potrebbe sopportare l'esistenza in queste condi- zioni? Ma che una vera opera musicale ci guardi in fac- cia, con gli occhi chiari e brillanti della bellezza; e noi ci sentiremo legati dal suo fascino invincibile, ancorché essa abbia per argomento tutti i dolori del secolo > i. Scopo unico della musica (è questo il principio sostenuto dall' Hans- lick), è la forma, il bello musicale. Per la quale affer- mazione, gli herbartiani si mostrarono molto teneri verso l'inatteso e vigoroso alleato; e l'Hanslick stesso, ricam- biando le cortesie, si credette in dovere di citare, nelle edizioni posteriori del suo libro, l'Herbart e il discepolo di lui, Roberto Zimmermann, il quale aveva dato (egli dice) « pieno svolgimento al gran principio estetico della Forma > *. Ma l'adesione dei lodatori e le citazioni del lo- dato erano fuori luogo; perché bello e forma sono intesi dall' Hanslick in modo affatto diverso dagli herbartiani. Sim- metria, rapporti meramente acustici, piaceri dell'orecchio, non costituiscono, secondo lui, il bello musicale'; le mate- matiche sono affatto inutili per l'Estetica della musicai Il bello musicale è spirituale e significativo; ha pensieri, ma pensieri musicali. « Le forme sonore non sono vuote, ma perfettamente piene; non potrebbero paragonarsi a semplici linee, delimitanti uno spazio; sono lo spirito che prende corpo, e cava da sé stesso la sua corporiflcazione. Più ancora che un arabesco, la musica è un quadro; ma un quadro il cui soggetto non può essere espresso a pa- role, e neanche chiuso in un concetto preciso. C'è, nella musica, un significato e una connessione, ma di natura spe- XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO cificaniente musicale: è una lingua, che noi intendiamo e parliamo, ma che ci è impossibile tradurre >^ Am- mette che la musica, se non ritrae le qualità dei senti- menti, ne ritrae il tono o lato dinamico; se non i sostan- tivi, gli aggettivi; se non la < mormorante tenerezza » o il « coraggio impetuoso », certamente il « mormorante » e r < impetuoso > *. Il succo del suo libro è la negazione che si possa, in musica, separare forma e contenuto. « Non vi ha, in musica, un contenuto di fronte a una forma, giacché non vi ha forma fuori del contenuto >. « Si prenda un mo- tivo, il primo che capiti: qual è il contenuto, quale la forma? dove comincia questa, dove finisce quello?...Che cosa si vuole chiamar contenuto? I suoni? Bene: ma essi hanno già ricevuto una forma. E che cosa si chiamerà forma? Anche i suoni? Ma essi son già forma riempita, tale, cioè, che ha un contenuto » ^. Osservazioni che testimo- niano tutte di un'acuta penetrazione della natura dell'arte; quantunque non siano ridotte a rigore e sistema scienti- fico. La credenza, che esse si riferiscano a caratteri parti- colari e propri della musica *, non a quello che è comune e costitutivo di qualsiasi forma d'arte, impediva all'Hans- * lick di vedere più oltre.
Altro estetico specialista è Corrado Fiedler, autore di parecchi scritti sulle arti figurative, e, tra gli altri, di un libretto snìV Origine dell'attività artistica (1887)*. Nes- suno, meglio e più eloquentemente di lui, ha messo in ri- lievo il carattere attivistico della funzione artistica, ch'egli BBteiloi delle arti figurative: G. Fiedler.
5 CoMBAD Fiedler, Der Uraprung der kututleri$chen Thattgkeit, Lipsia, 1887. Gfr. anche dello stesso aatore: Schriflen ùber d, Kunstj ed. H. Marbach, Lipsia, 1896.
ne, 480 STORIA paragona a quella del linguaggio. « L'arte comincia pro- prio dove finisce l'intuizione (percezione). L'artista non si distingue per una speciale attitudine percettiva; non perché egli sappia scorgere più o più intensivamente, o perché egli possegga nel suo occhio uno speciale dono di scegliere, raccogliere, trasformare, nobilitare, illuidinare, in modo da manifestare nelle sue produzioni soltanto le intaizione conquistc del SUO occhio. Egli si distingue piuttosto in ciò: edespreBBio- ^^^ ^^^ Speciale dote della sua natura lo pone in grado di passare immediatamente dalla percezione all'espressione intuitiva: la sua relazione con la natura non è percettiva, ma espressiva ». « Chi sta a guardare passivamente, può ben pensare di possedere il mondo visibile come un tutto immenso, pieno di ricchezze e di varietà: la nessuna fatica, con la quale egli partecipa a un'inesauribile moltitudine d'impressioni visive, la rapidità, con la quale le rappre- sentazioni si risolvono nel suo animo, e attraversano la sua coscienza con continuità e pienezza; tutto ciò gli dà la cer- tezza di stare in mezzo a un gran mondo visibile, che lo circonda, anche quando egli non possa in un momento solo rappresentarselo come un tutto. Questo mondo, grande, ricco, immensurabile, sparisce, proprio nell'istante in cui la forza artistica si prova sul serio a impadronirsene. Già il primo tentativo a uscire dallo stato crepuscolare in ge- nere per giungere alla chiarezza visiva, restringe la cer- chia delle cose da vedere. L'attività artistica si può rap- presentare come continuazione di quella concentrazione della coscienza, eh' è il primo passo necessario per mettersi sulla via che conduce alla chiarezza, la quale può rag- giungersi soltanto col limitarsi ». Il processo spirituale e il processo corporale sono, qui, un tutto solo: l'espressione. « L'attività artistica, appunto perché spirituale, deve con- sistere in forme del tutto determinate, tangibili, sensibil- mente dimostrabili ». La coscienza artistica ha un carat- XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO tere suo particolare; non è in rapporto di sudditanza verso, quella scientifica. L'artista sta accanto al ricercatore scien- tifico; nell'uno e nell'altro è il bisogno di appropriarsi il mondo, dì uscire dallo stato percettivo naturale; e alle re- gioni, alle quali la scienza non può giungere e le forme del pensiero non conducono, giunge, invece, l'arte. L'arte non imita la natura; giacché che cosa è la natura se non quell'immensa e varia confusione di percezioni e rappre- sentazioni, che si è accennata di sopra? Ma è giusto dire ch'essa imiti la natura, se con ciò si vuole intendere sem- plicemente che l'arte non ha il dovere dì dare un signi- ficato e un'emozione, di produrre valori di sentimento e valori di significato. Cioè, produce, si, gli uni e gli altri valori, ma di una specie tutta propria. Questi suoi valori sono la vera visibilità (Sichibarkeit). — È la me- desima sana concezione, la medesima viva penetrazione della natura dell'arte, che si è notata nell'Hanslick; espo- sta, per giunta, in modo assai più rigoroso e fil<jsofico. Alla tendenza del Fiedler può, in certo modo, aggregarsi lo scultore Adolfo Hildebrand, il quale ha messo in rilievo il carattere attivistico, archìtettou'ico e non già imita- tivo, dell'arte, con riferenza speciale all'arte della scul- tura ^ Ciò che si desidera nel Fiedler e negli altri scrittori della medesima tendenza è il riconoscimento del fatto este- tico, non già quasi condizione eccezionale di uomini ecce- zionalmente dotati, ma attitudine generale dell'uomo; il quale, tutto ciò che possiede davvero del mondo, pos- siede in rappresentazioni, che sono espressioni; in tanto conosce, in quanto produce *. Né il linguaggio è termine di Limiti an- gusti di que- ste teorie.
1 Dcu Problem der Form in der bUdenden Kunst, 2.» edÌK., 1898 (4.a ediz., Strasburgo, 1903).
« Si veda Teoria^ pp. 12-8.
SI STORIA H. Bergson.
Tentativi di ritorno al Biiumgar- ten. C. Her- mann.
paragone per Tarte, né Tarte pel linguaggio; perché il pa- ragone si fa tra cose diverse almeno per nn lato, e arte e linguaggio sono identici. La stessa critica si può movere al filosofo francese Bergson; il quale, nel suo libro sul Riso ^, espone una teoria dell'arte, in gran parte simile a quella del Fiedler, ma peccante egualmente nel concepire la funzione artistica come diversa ed eccezionale rispetto al linguaggio di tutti gli istanti. Nella vita ordinaria (osserva il Bergson), T individualità delle cose ci sfugge: di esse ve- diamo quanto basti da servircene pei nostri bisogni pratici. L'influenza del linguaggio aiuta questa semplificazione; i nomi, tranne quei propri, sono tutti generi, astrazioni. Ma, di tanto in tanto, quasi per distrazione, la natura suscita anime più divise e distaccate dalla vita, gli artisti, che ri- trovano e rivelano la ricchezza nascosta sotto i pallidi se- gni, sotto le etichette, delia vita ordinaria; che ci aiutano a vedere qualcosa di ciò ch'essi vedono, adoperando, a tale scopo, colori, forme, connessioni ritmiche di parole e, ritmi di vita e di respiro ancora più intimi all'uomo, i toni musicali.
All'esigenza di intendere il concetto dell'arte nella sua universalità, facendolo coincidere con la conoscenza mera- mente intuitiva, che sia davvero tale, poteva, di certo, giovare, nella rovina della Metafisica idealistica, un sano ritomo al Baumgarten: un ravvivamento e una correzione del Baumgarten per mezzo delle scoperte fatte di poi, specie dal romanticismo e dallo psicologismo. Ma Corrado Hermann, che proclamò (1876) il ritorno al Baumgarten *, rese un cattivo servigio a una causa non cattiva. Secondo 1 H. Bergson, Le rire^ Essai sur la si/piification du comique, Parigi, < CoNBAD Hermann, Die JEsthetik in ihrer Geeekickte tmd ali wistetu- chafllichet Syttem^ Lipsia, 1876.
XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO 483 lui, Estetica e Logica sono scienze normative; ma nella Logica non esiste, come nell'Estetica, « una determinata categoria di oggetti esterni, che sleno adeguati esclusiva- mente, e in modo specifico, alla facoltà del pensiero >; e « le opere e i risultati del pensiero scientifico non sono cosi esteriori e sensibilmente intuitivi, come quelli dell' in- venzione artistica >. Tanto la Logica, quanto T Estetica, si riferiscono, non al sentire e pensare empirico deiranima, ma a quello puro e assoluto. L'arte dà qualcosa di* medio tra il singolo e l'universale. Il bello esprime la perfezione specifica, il carattere proprio e, per cosi dire, doveroso (selnsollendé) delle cose. La forma è < il limite esterno sen- sibile, o il modo di apparizione di una cosa, in contrap- posto al proprio nucleo di essa, e al contenuto essenziale e sostanziale >. Contenuto e forma sono, tutti due, este- tici; l'interesse estetico concerne la totalità dell'oggetto bello. L'attività artistica non ha un organo speciale, quale il pensiero ha nel linguaggio. D'altra parte, l'estetico, come il lessicografo, deve andar formando un dizionario di toni e colori, e dei significati che essi possono ricevere K L'Her- mann, come si vede, accoglie insieme le proposizioni più disparate. Accoglie perfino la legge estetica della sezione aurea, e l'applica alla tragedia: la parte maggiore della linea è l'eroe tragico; la pena, che lo colpisce (la linea intera), è adeguata alla grandezza della sua colpa di tanto di quanto egli è uscito ftiori della misura comune (la parte minore della linea)*. Il che ba quasi l'aria di uno scherzo. — Senza diretto riattaccamento al Baum- garten, è stata proposta una riforma dell'Estetica, da trat- tarsi come « scienza della conoscenza intuitiva », in un po- 1 Die JBsChelifcf ecc., passim.
STORIA Eclettismo. B. BoBanqaet.
Estetica deir espres- sione. Stato presente.
vero opuscolo di un Willi Nef (1898) *; il quale, per altro, fa partecipi della sua conoscenza intuitiva anche le bestie; distingue in essa un lato formale (1* intuizione), e un con- tenuto o lato materiale (la conoscenza); e considera come appartenenti alla conoscenza intuitiva il commercio ordi- nario degli uomini tra loro, i giochi e l'arte; ossia, non attiene in nessun modo la promessa del titolo.
A conciliare in qualche modo contenuto e forma nel- Punita deirespressione, si è travagliato lo storico inglese deir Estetica, il Bosanquet (1892). Egli pone a fondamento della sua storia questa definizione: « il Bello è ciò che ha espressività caratteristica o individuale per la percezione sensibile o per T immaginazione, soggetta alle condizioni della generale o astratta espressività per lo stesso mezzo ». € Il tormento della vera Estetica (osserva in altro luogo) è nel mostrare come la combinazione di forme decora- tive nelle rappresentazioni caratteristiche, per una in- tensificazione del carattere essenziale immanente in esse fin dal principio, le assoggetti a un significato centrale, che sta alla loro complessa combinazione come il loro astratto significato sta a ciascuna di esse isolatamente > *. Ma il problema, formolato nel modo che viene suggerito dall'antitesi tra le due scuole contenutistica e formalistica dell'Estetica tedesca, diventa, a quel che ci sembra, inso- lubile.
In Italia, il De Sanctis non formò una scuola di scienza estetica. Il pensiero di lui fu presto fì-ainteso e ammiserito da coloro che pretesero di correggerlo, e tornarono alle viete concezioni dell'arte, consistente un po' nel contenuto e un po' nella forma. Soltanto nell'ultimo decennio, è ri- 1 Willi Nbf, Die JESUhetik alt Wiuefuchaft der antchauUcheii Erkenmt- nùt, Lipsia, 1896.
XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO 485 comiuciata la feconda indagine circa la natura dell'arte; indagine, che ha prèso le mosse dalle questioni sulla na- tura della storia ^, e dalla pubblicazione delle opere postu- me del De Sanctis *. La stessa tesi della natura della sto- ria, e del suo carattere affatto diverso da quello della scienza, è stata ripresa in Germania, senza, per altro, che sia stata messa in esatta connessione col problema este- tico^. Questi lavori e discussioni, e il risveglio di una Linguistica pregna di filosofia per opera del Paul e di altri, costituiscono, a nostro parere, un ambiente terrestre ben più favorevole allo svolgimento scientifico dell'Estetica, che non le stelle del misticismo metafisico e le stalle del positivismo e sensualismo.
1 B. Cbocb, La Storia ridotta tatto il concetto general» deWArte^ 189B (2.a ediz., col titolo: Il concetto della Storia neUe sue reUmoni eoi concetto deWArte^ Boma, 1896); P. B. Trojano, La Storia come tdenea sociale^ voi. I, Napoli, 1897; Gio. G-bntile, // concetto della Storia (in Studi sto- rici del Crìvellucci, 1889). 8i veda anche F. de Sablo, Il problema este- tico, in Saggi di filosofia, voi. II, Torino, 1897; e poi, del medesimo autore: l dati dell^esperienga psichica^ Firenze, 1908, nel capitolo di con- clusione.
< La letteratura italiana nel secolo XIX, a cura di B. Croce, Napoli, 1896, e ScriUi vari, ed. Croce, ivi, 1898, 2 voli.
3 H. BiCKBBT, Die Grenxen der naturwissensehaftlichen BegriffshUdung^ XIX Sguardo alla storia di alcune dottrine particolari k5i Marno giunti al termine della nostra storia. E, avendo Riwdiato passati in rassegna i travagli e i dubbi, attraverso i quali deii'BBtotu si pervenne alla scoperta del concetto estetico; le vicende ca. di oblio, e poi di reviviscenza e di rinnovata scoperta, cui andò sottomesso; le varie oscillazioni e manchevo- lezze nel determinarlo esattamente; e il risorgere trion- fale e invadente di vecchi errori, che parevano superati; possiamo ora concludere, senz'aver Taria di asserire cosa arrischiata, che di Estetica propriamente detta, anche ne- gli ultimi due secoli d'intensificazione di tali ricerche, se n'è avuta ben poca. Kari ingegni hanno colpito il punto giusto, e r hanno sostenuto con energia, con conseguenza, con pienezza di coscienza. Di certo, altre aflfermazioni vere, che si riconducono al medesimo punto giusto, si po- trebbero raccogliere in copia dagli scrittori non filosofi, dai critici d*arte e dagli artisti, dall'opinione comune, e perfino dai proverbi; mercé le quali quei pochi filosofi apparireb- bero non più isolati, anzi in numerosa compagnia, e in per- fetto accordo con la volontà popolare, col buon senso uni- versale. Ma, se, come disse lo Schiller, il ritmo della filosofia è, per l'appunto, allontanarsi dall'opinione comune per ritornarvi con migliori forze, è anche evidente che allon-