Se si chiama oggetto o stimolo fisico quello in cui gli atti pratici concomitanti, o (per parlare in termini fisici) i movimenti sono stati isolati e resi in qualche modo per- manenti, e si designa con la lettera e; il processo della ri- produzione avverrà neirordine seguente: 6, stimolo fisico; d-b, percezione di fatti fisici (suoni, toni, mimica, combi- nazioni di linee e colori, ecc.), che è insieme la sintesi estetica, già prodotta; e, accompagnamento edonistico, che anche si riproduce.
E che cosa sono se non stimoli fisici della ripro- duzione (lo stadio e) quelle combinazioni di parole che si dicono poesie, prose, poemi, novelle, romanzi, tragedie 0 commedie, e quelle di toni che si dicono opere, sinfonie, sonate, e quelle combinazioni di linee e colori che si di- cono quadri, statue, architetture? L'energia spirituale della memoria, col sussidio di quei provvidi fatti fisici, rende possibile la conservazione e la riproduzione delle intuizioni, prodotte, spesso laboriosamente, da noi e dagli altri. S' in- fiacchisca l'organismo fisiologico e, con esso, la memoria; si distruggano i monumenti dell'arte; ed ecco tutta la rie- XIII. IL cosi DETTO BELLO FISICO chezza estetica, frutto delle fatiche di molte generazioni, assottigliarsi e dileguare rapidamente.
I monumenti dell'arte, gli stimoli della riproduzione estetica, si dicono cose belle o bello fisico. Unioni di parole, ohe costituiscono un paradosso verbale, giacché il bello non è fatto fisico; non appartiene alle cose, ma all'attività dell'uomo, all'energia spirituale. Ma è chiaro ormai attraverso quali passaggi e quali abbreviazioni le cose e fatti fisici, puri aiuti alla riproduzione del bello, finiscano con l'essere chiamati, ellitticamente, cose belle e bello fisico. E di questa ellissi, ora che l'abbiamo chiarita, ci varremo anche noi, senza scrupoli.
L' intervento del bello fisico serve a spiegarci un altro significato delle parole cx)ntenuto e forma nell'uso de- gli estetici. Alcuni, infatti, chiamano « contenuto > l'e- spressione o fatto interno (per noi, già forma), e e forma >, invece, il marmo, i colori, il ritmo, i suoni (per noi, non più forma); considerando in questo modo il fatto fisico come la forma, che può aggiungersi o no al contenuto. E serve anche a spiegarci un altro aspetto di quel che si dice brutto estetico. Chi non ha nulla di preciso da esprimere può tentare di coprire il vijoto interno col profluvio delle parole, col verso sonante, con la polifonia assordante, col dipingere che abbarbaglia lo sguardo, o col mettere insie- me grandi macchine architettoniche, che colpiscano e stor- discano, benché, in fondo, non dicano poi nulla. 11 brutto è, dunque, l'arbitrario, il ciarlatanesco; e, in realtà, senza l'intervento dell'arbitrio pratico nella funzione teoretica potrebbe aversi assenza del bello, ma non mai presenza effettiva del brutto.
II bello fisico si suole distinguere in bello naturale e bello artificiale. Giungiamo cosi innanzi a uno dei fatti che hanno dato maggiore travaglio ai pensatori: al bello di natura. Queste parole spesso designano semplicemente II beUo fl- ■ioo.
Contenuto e forma: al- tro aignifl- oato.
Il beUo na- turale e il beUo olal5 eUo wrtlfl- -x 114 TEORIA fatti di piacevole pratico. Chi chiama bella una campa- gna, in cui rocchio si riposa sul verde e il corpo si muove alacre e dove il tepido raggio del sole avvolge e carezza le membra, non allude a nulla di estetico. Ma è pure in- dubitabile che, altre volte, l'aggettivo « bello >, applicato a oggetti e scene esistenti in natura, ha un significato pret- tamente estetico.
È stato osservato che, per aver godimento estetico da- gli oggetti naturali, conviene astrarre dalla loro estrin- seca e storica realtà, e separare dall'esistenza la semplice apparenza o parvenza; che, contemplando noi un paesag- gio col passar la testa fra le gambe, in modo da toglierci dalla relazione consueta con esso, il paesaggio ci appare come uno spettacolo ideale; che la natura è bella solo per chi la contempli con occhio d'artista; che zoologi e bo- tanici non conoscono animali e fiori belli; che il bello na- turale si scopre (ed esempì di scoperte sono i punti di vista, additati da artisti e da uomini di gusto e fantasia, e a cui si recano poi in pellegi'inaggio viaggiatori ed escur- sionisti più 0 meno esteti, onde ha luogo in tali casi come una suggestione collettiva); che, senza il concorso della fantasia, nessuna parte della natura è bella, e che, per tale concorso, a seconda delle disposizioni dell'animo, uno stesso oggetto o fatto naturale è ora espressivo, ora insignificante, ora di una determinata espressione, ora di un'altra, lieto o triste, sublime o ridicolo, dolce o bef- fardo; che, infine, non esiste bellezza naturale, alla quale un artista non farebbe qualche correzione.
Tutte osservazioni giustissime, e che confermano pie- namente che il bello naturale è un semplice stimolo della riproduzione estetica, il quale presuppone l'avvenuta pro- duzione. Senza le precedenti intuizioni estetiche della fan- tasia, la natura non può ' risvegliarne alcuna. L'uomo in- nanzi alla bellezza naturale è proprio il mitico Narcisso Xlll. IL cosi DETTO BELLO FISICO 115 al fonte. £ mostrano anche che questo stimolo, essendo accidentale, è, per lo più, imperfetto o equivoco. Il bello di natura è « raro, scarso e fuggitivo >, diceva il Leo- pardi. Ciascuno riferisce il fatto naturale all'espressione che gli sta in mente. Un artista è come rapito innanzi a un ridente paesaggio, e un altro innanzi a una bottega di cenciaiuolo: uno innanzi a un volto grazioso di giovi- netta, e un altro innanzi al lurido cefifo di un vecchio ma- scalzone. Il primo dirà, forse, che la bottega del cen- ciaiuolo e il cefifo del mascalzone sono disgustosi; il se- condo, che la campagna ridente e il volto della giovinetta • sono insipidi. Potranno litigare all'infinito; ma non si metteranno d'accordo, se non quando sieno foi*niti di quella dose di conoscenze estetiche, la quale li abiliti a ricono- scere che hanno entrambi ragione. Il bello artificiale, foggiato dall'uomo, è aiuto ben più duttile ed efficace.
Accanto a queste due classi, si parla anche, talvolta, nbeUomi- nei trattati, di un bello misto. Misto di che? appunto di naturale e artificiale. Chi fissa ed estrinseca, opera con dati naturali, cfti'egli non crea, ma combina e trasforma. In questo senso, ogni prodotto artificiale è misto di na- tura e di artificio; e non ci sarebbe luogo a parlar del bello misto come di una speciale categoria. Ma accade che, in alcuni casi, si possano adoperare, in assai maggiore quan- tità che non in altri, combinazioni già date in natura; come allorché si forma un bel giardino, e si riesce a in- cludere in quella formazione gruppi di alberi o laghetti, cbe già si trovino sul posto. Altre volte, l'estrinsecazione è limitata dall'impossibilità di produrre artificialmente al- cuni effetti. Infatti, possiamo mescolare le materie coloranti, ma non foggiare una voce potente o un viso e una persona che sieno acconci al tale o tal altro personaggio di un dramma. Dobbiamo, perciò, ricercarli tra le cose natural- mente esistenti, e adoperarli quando li troviamo. Allorché, sto.
TEORIA Le scritture.
Il bello Ube- ro e 11 non Ubero.
dnnqnej si adoperano in gran numero combinazioni già esistenti in natura, e tali che, se non esistessero, non sa- premmo produrre artificialmente, si dice che il fatto ri- sultante è un bello misto.
Dal bello artificiale bisogna distinguere quegl'istru- menti di riproduzioni chiamati scritture, quali gli alfa- beti, le note musicali, i geroglifici, e tutti i pseudo-lin- guaggi, da quello dei fiori e delle bandiere fino al lin- guaggio (molto in voga nella società galante del Settecento) dei nei. Le scritture sono, non già fatti fisici, che diret- tamente destino impressioni rispondenti alle espressioni estetiche, ma semplici indicazioni di ciò che si deve fare per produrre quei tali fatti fisici. Una serie di se- gni grafici serve a ricordarci i movimenti, che dobbiamo far eseguire al nostro apparato vocale, per emettere certi determinati suoni. Che poi Tesercizio ci permetta di sen- tire le parole senz'aprir bocca e (cosa molto più difficile) di sentirei toni scorrendo con l'occhio sul pentagramma; tutto ciò non muta nulla all'indole delle scritture, che son cosa affatto diversa dal bello fisico diretto. Il libro che contiene la Divina commedia^ o la partitura che con- tiene il Don Giovanni f nessuno li dice belli, come per me- tafora si chiama il pezzo di marmo contenente il Mosé di Michelangelo e il pezzo di legno colorato contenente la Trasfigurazione. Gli uni e gli altri sono atti a riprodurre le impressioni del bello; ma i primi per un giro ben più lungo, e molto indiretto.
Un'altra partizione, che si trova ancora nei trattati, è quella del bello in libero e non libero. Per bellezze non libere si sont) intesi quegli oggetti, che debbono servire a un doppio scopo, extraestetico ed estetico (stimolante di intuizioni); e, sembrando che il primo scopo ponga limiti e impacci al secondo, l'oggetto bello risultante è stato considerato come bellezza non libera.
Xni. IL cosi DETTO BELLO FISICO 117 Come esempi si citano specialmente le opere architet- toniche; anzi appunto per ciò l'architettura è stata da molti esclusa dal novero delle cosi dette arti belle. Un tempio deve essere anzitutto un edificio a uso di culto; una casa deve possedere tutte le stanze che occorrono pel comodo della vita, e disposte in vista di quel comodo; una fortezza dev'essere una costruzione resistente agli attacchi di dati eserciti e alle offese di dati strumenti bellici. L'architetto (si conclude) ha, dunque, uh campo ristretto: può abbel- lire in qualche modo il tempio, la casa, la fortezza; ma ha le mani legate dalla destinazione di quegli edifizi, e non può, della sua visione di bellezza, manifestare se non quella parte, che non danneggi gli scopi extraeste- tici, ma fondamentali, di essi.
Altri esempi si tolgono da quella che si chiama l'arte applicata all'industria. Si possono fare piatti, bicchieri, coltelli, fucili, pettini belli; ma la bellezza (si dice) non deve spingersi tant'oltre, che nel piatto non si possa man- giare, nel bicchiere non si possa bere, col coltello non si possa tagliare, né col fucile sparare, né col pettine rav- viarsi i capelli. Lo stesso si dica nell'arte tipografica: un libro dev'essere bello, ma non fino al punto che sia diffi- cile 0 impossibile leggerlo.
A tutto ciò è da osservare, in primo luogo, che lo scopo critica dei estrinseco, appunto perché tale, non è di necessità limite e impaccio all'altro scopo di stimolo della riproduzione estetica. È, quindi, affatto erronea la tesi che l'architet- tura, p. e., sia di sua natura arte non libera e imper- fetta, dovendo ubbidire anche ad altri scopi pratici; tesi, del resto, che le belle opere architettoniche s'incaricano di smentire con la semplice loro presenza.
In secondo luogo, non solo i due scopi non stanno di necessità in contradizione; ma, si deve aggiungere, l'ar- tista ha sempre modo d'impedire che la contradizione si bello non li- bero.
118 TEORIA formi. E come? Facendo entrare come materia nella sua intuizione ed estrinsecazione estetica la destinazione per l'appunto dell'oggetto che serve a uno scopo pratico. Egli non avrà bisogno di aggiungere nulla all'oggetto per renderlo strumento d'intuizioni estetiche: sarà tale, se per- fettamente adatto al suo scopo pratico. Case rustiche e pa- lagi, chiese e caserme, spade e aratri, sono belli, non in quanto abbelliti e adorni, ma in quanto esprimenti il loro fine. Una veste non è bella se non perché è proprio quella che conviene a una data persona in date condizioni. Non era bello il brando cinto al guerriero Rinaldo dall'amorosa Armida: e guernito si che inutile ornamento Sembra, non militar fero istrumento ». O, anzi, era bello, se si vuole, ma agli occhi e alla fantasia della maga, la quale vagheg- giava a quel modo infemminito il suo amante. Il fatto este- tico può andare sempre d'accordo con quello pratico, per- ché l'espressione è verità.
Che poi la contemplazione estetica impacci talora l'uso pratico, non può negatasi; giacché è un fatto di comune esperienza che certi oggetti nuovi sembrano tanto adatti al loro scopo, e perciò tanto belli, che si prova talvolta come uno scrupolo a maltrattarli, passando dalla contem- plazione all'uso, eh' è consumo. Per questo motivo re Fe- derico Guglielmo di Prussia provava ripugnanza a man- dare al fango e al fuoco i suoi magnifici granatieri, cosi adatti alla guerra, e che resero tanto buon servigio al meno esteta suo figliuolo, il gran Federico. OH stimou Alla spiegazione del bello fisico come semplice aiuto per dl^^"*^^" ^* riproduzione del bello intemo, ossia delle espressioni, potrebbe obiettarsi: che l'artista crea le sue espressioni di- pingendo o scolpeado, scrivendo o componendo; e che per- ciò il bello fisico, anziché seguire, precede talvolta il bello estetico. Sarebbe questo un modo assai superficiale d'in- tendere il procedere dell'artista; il quale, in realtà, non sione.
XIII. IL cosi DETTO BELLO FISICO 119 dà mai pennellata senza prima averla vista con la fanta- sia; e, se non l'ha vista ancora, la darà, non per estrin- secare la sua espressione (che per anco non esiste), ma qnasi a prova e per avere un semplice punto di appoggio all'ulteriore meditazione e concentrazione intema. Il punto fisico di appoggio non è il bello fisico, ìstrumento di ri- produzione, -ma un mezzo che si potrebbe dire peda- gogico, pari al ritirarsi nella solitudine o ai tanti altri espedienti, spesso assai bizzarri, che adoperano gli artisti e gli scienziati e che variano secondo le varie idiosincra- sie. Il vecchio estetico Baumgarten consigliava ai poeti, come mezzi per promuovere l'ispirazione, di andare a ca- vallo, bere moderatamente vino, e (se, per altro, fossero casti) guardare belle donne.
XIV Errori nascenti dalla confusione tra flsioa ed estetica D.
Fai non aver inteso il rapporto puramente estrinseco che corre tra il fatto estetico, ossia la visione artistica, e il fatto fisico, ossia l'istramento che serve di aiuto per riprodurlo, è nata una serie di aberrazioni scientifiche, che importa menzionare, accennandone la critica, la quale di- scende da ciò che si è già detto.
In tale mancata intelligenza trova sostegno quella for- ma di associazionismo, che identifica il fatto estetico con Tassociazione di due immagini. Per qual yia si è po- tuto venire a sififatto errore, contro cui si ribella la no- stra coscienza estetica, eh' è coscienza di unità perfetta e non mai di dualità? Appunto perché si sono considerati separatamente il fatto fisico e quello estetico, quasi due immagini distinte, che entrino nello spirito l'una tirata dairaltra, l'una prima e l'altra dopo. Un quadro si è scisso nell'immagine del quadro e nell'immagine del signifi- cato del quadro; una poesia, nell'immagine delle parole e in quella del significato delle parole. Ma questo dua- lismo d'immagini è inesistente: il fatto fisico non entra nello spirito come immagine, ma fa riprodurre l'immagine (la sola immagine, eh 'è il fatto estetico), in quanto sti^ Critica del- Taatooiasio- ntamo oste- tioo.
TEORIA CritioA del- la Fiflloa e- Btetioa.
mola ciecamente l'organismo psichico e produce T impres- sione rispondente alla già prodotta espressione estetica.
Sono altamente istruttivi gli sforzi degli associazionisti (gli odierni spadroneggiatori nel campo dell* Estetica) per uscire d'imbarazzo e riafferrare in qualche modo l'unità, che l'invocato principio associazionistico ha distrutto. Al- cuni sostengono che l'immagine richiamata sia inconscia? altri, lasciando stare l' inconscio, pretendono invece che sia vaga, vaporosa, confusa, riducendo cosi la forza del fatto estetico alla debolezza della memoria cattiva. Ma il di- lemma è inesorabile: o conservare l'associazione, abban- donando l'unitàj o conservare l'unità, abbandonando l'as- sociazione. Una terza via di uscita non esiste.
Dal non aver bene analizzato il cosi detto bello naturale riconoscendolo semplice incidente della riproduzione este- tica, e dall'averlo, invece, considerato come qualcosa di dato in natura, è derivata tutta quella parte che nelle trat- tazioni di Estetica prende il titolo di Bello nella natura 0 di Fisica estetica; suddivisa, magari, in Mineralogia, Botanica e Zoologia estetiche. Non vogliamo negare che siffatte trattazioni contengano spesso osservazioni giuste, e sieno qualche volta esse stesse lavori d'arte, in quanto rapH presentano bellamente le fantasie e fantasticherie, ossia le impressioni dei loro autori. Ma dobbiamo affermare che è scientificamente fallace proporsi le domande: se il cane sia bello, e se l'ornitorinco sia brutto; se il giglio sia bello, e il carciofo sia brutto. Anzi, qui, l'errore è doppio. La Fisica estetica, per un lato, ricade nell'equivoco della teo- ria dei generi artistici e letterari, di voler determinare esteticamente le astrazioni del nostro intelletto; e per l'altro, sconosce, come dicevamo, la vera formazione del cosi detto bello naturale; formazione per la quale resta esclusa persino la domanda, se un dato animale individuo, un dato fiore, un dato uomo sia bello o brutto. Ciò che XIV. CONFUSIONE TRA FISICA ED ESTETICA non è prodotto dallo spirito estetico o non ci riconduce a qnesto, non è né bello né brutto. Il processo estetico sorge dalle connessioni ideali in cui gli oggetti naturali vengono collocati.
Il doppio errore può essere esemplificato dalla questione, sulla quale si sono scritti interi volumi, della Bellezza del corpo umano. Qui fa d'uopo, anzitutto, spìngere i discet- tatori deirargomento dall'astratto verso il concreto, do- mandando: — Che cosa s'intende per corpo umano, quello del maschio, quello della femmina, o quello dell'andro- gino? — Poniamo che si risponda ripartendo la ricerca in due ricerche distinte, della.bellezza virile e della mulie- bre (è vero che vi sono scrittori che discutono sul serio, se sia più bello l'uomo o la donna); e continuiamo: — Bel- lezza maschile o bellezza femminile; ma di quale razza d'uomini? la bianca, la gialla, la negra, e quante altre sono e comunque si ripartiscano le razze? — Poniamo che si circoscriva alla bianca, e incalziamo: — Di quale sot- tospecie della razza bianca? — E, allorché li avremo ri- stretti via via a un cantuccio del mondo bianco, come a dire alla bellezza italiana, anzi toscana, anzi senese, anzi di Porta CamoUia, seguiteremo: — Sta bene; ma del corpo umano in quale età? e in quale condizione e atteggiamento? del neonato, del bambino, del fanciullo, dell'adolescente, dell'uomo a mezzo del cammino, e via enumerando, e del- l'uomo che sta in calma o dell'uomo che lavora o di quello eh' è occupato come la vacca di Paolo Potter o il Gani- mede d^ Rembrandt?
Giunti cosi, mediante riduzioni successive, all'indivi- duo omnimode determinatum, o, meglio, al < questo qui », che s'indica col dito, sarà facile mostrare l'altro errore, ricordando quello che abbiamo detto del fatto naturale, il quale, secondo il punto di vista, secondo ciò che s'agita nella mente dell'artista, è ora bello, ora brutto. Se perfino — della teo- rica della bel- lessa del cor- po umano.
124 TEORIA il Golfo di Napoli ha i suoi detrattori, e artisti che lo di- chiarano inespressivo, preferendogli i < tetri abeti », le « nebbie e i perpetui aquiloni » dei mari settentrionali; figurarsi se è possibile che codesta relatività non abbia luogo pel corpo umano, fonte delle più svariate suggestioni! — deuabei- Councssa cou la Fisica estetica è la questione della lezzAdeUafl- bellezza delle figure geometriche. Ma, se per figure tpiohe. geometriche s' intendono i concetti della geometria, il concetto del triangolo, del quadrato, del cono, esse non sono né belle né brutte: sono concetti. Se, invece, per tali figure s'intendono corpi, che hanno determinate forme geometri- che, questi saranno belli o brutti, come ogni fatto naturale, secondo le connessioni ideali in cui vengano messi. Si è detto da taluni che sono belle quelle figure geometriche le quali tendono all'alto, dandoci l'immagine della fermezza e della forza. E che ciò possa accadere, non si nega. Ma non si deve negare neppure, che anche quelle le quali ci danno l'impressione del malfermo e dello schiacciato, pos- sono avere il loro bello, quando stanno per l'appunto a rappresentare il malfermo e lo schiacciato; e che, in questi ultimi casi, la fermezza della linea retta e la leggerezza del cono o del triangolo equilatero sembreranno, invece, elementi di bruttezza.
Certo, siffatte quistioni sul bello di natura e sulla bel- lezza della geometria, come le altre analoghe sul bello sto- rico e sul bello umano, appaiono meno assurde nell'Estetica del simpatico, la quale, con le parole « bellezza estetica > intende, in fondo, la rappresentazione del piacevole. Ma non è meno erroneo, anche nell'ambito di quella dottrina e poste quelle premesse, la pretensione di determinare scientificamente quali sieno 1 contenuti simpatici e quali quelli irrimediabilmente antipatici. Per tale questione non si può se non ripetere, con lunghissima, infinita coda, il « Sunt quo8 » della prima ode del primo libro di Orazio, XIV. CONFUSIONE TRA FISICA ED ESTETICA e r < Havvi chi » dell'epistola leopardiana a Carlo Pepoli. A ciaHCuno il suo bello (= simpatico), come a ciascuno la sua bella. La Filografia non è scienza^ Nel produrre ristrumento artiliciale, o bello fisico, l'ar- tista ba talora innanzi fatti naturalmente esistenti, che sono, come si chiamano, i suoi modelli: corpi, stoffe, fiori, e cosi via. Si percorrano gli schizzi, gli studi e gli appunti degli artisti: Leonardo, quando lavorava al Cenacolo, an- notava nel suo taccuino: « Qiovannina, viso fantastico, sta a 8. Caterina, all'Ospedale; Cristofano di Castiglione sta alla Pietà, ha bona testa; Cristo, Giovan Conte, quello del Cardinale del Mortaro ». E cosi via. Sorge da ciò l'il- lusione che l'artista imiti la natura; laddove sarebbe forse più esatto dire, che la natura imiti l'artista, e gli sia obbediente. In questa illusione ha trovato talvolta terreno e alimento la teorica dell'arte imitatrice della natura; e anche la variante di essa, meglio sostenibile, che fa dell'arte l'idealizzatrice della natura. Quest'ultima teorica presenta il processo disordinatamente, anzi all'in- verso dell'ordine reale; giacché l'artista non muove dalla realtà estrinseca per modificarla avvicinandola all'ideale; ma dall'impressione della natura esterna va all'espressione, e cioè al suo ideale, e da questo passa al fatto naturale, che riduce istrumento di riproduzione del fatto ideale.
Anche conseguenza di uno scambio tra fatto estetico e fatto fisico è la teorica delle forme elementari del bello. Se l'espressione, se il bello è indivisibile, il fatto fisico, invece, nel quale esso si estrinseca, può ben esser diviso e suddiviso: per esempio, una superficie dipinta, in linee e colori, gruppi e curve di linee, specie di colori, e cosi via; una poesia, in strofe, versi, piedi, sillabe; una prosa, in capitoli, paragrafi, capiversi, periodi, frasi, pa- role, e cosi via. Le parti, che si ottengono a questo modo, non sono fatti estetici, ma fatti fisici più piccoli, arbitra- Critloa di an altro aspetto della imita- zione della natura.
Critica del- la teorica del- le forme ele- mentari del bello.
TBORIA — della ricer- ca delle con- dizioni obiet- tive del bello.
riamente tagliati. Procedendo in questa via, e persistendo nella confusione, si finirebbe col concludere che le vere forme elementari del bello sono gli atomi.
Contro gli atomi si potrebbe far valere la legge estetica, più volte promulgata, che il bello deve avere grandezza; una certa grandezza, che non sia né T impercettibilità del troppo piccolo, né T inafferrabilità del troppo grande. Ma una grandezza che si determini, non secondo misure, ma se- condo la percettibilità, accenna a ben altro che non a un concetto matematico. E, infatti, ciò che si dice impercet- tibile e Inafferrabile non produce impressione, perché non è fatto reale, ma concetto: il requisito della grandezza del bello si riduce in tal modo a quello della realtà effettiva del fatto fisico, che serve alla riproduzione del bello.
Continuandosi nella ricerca delle leggi fisiche o delle condizioni obiettive del bello, è stato domandato: a quali fatti fisici risponde il bello? a quali il brutto? a quali unioni di toni, di colori, di grandezze, matematica- mente determinabili? Il che sarebbe come se, in Economia politica, si ricercassero le leggi degli scambi nella natura fisica degli oggetti che si scambiano. Della vanità del ten- tativo avrebbe dovuto dare subito qualche sospetto la sua costante infecondità. Ai nostri tempi in ispecie, si è molte volte proclamata la necessità di un'Estetica induttiva, di un'Estetica dal basso, che proceda come scienza na- turale e non affretti le sue conclusioni. Induttiva? Ma l'Estetica è stata sempre induttiva e deduttiva insieme, come ogni scienza filosofica; l'induzione e la deduzione non possono separarsi, né, separate, valgono a caratteriz- zare una scienza vera. Se non che, la parola < induttiva » non era pronunziata a caso e senza intenzione. Si voleva con essa significare che il fatto estetico non è altro, in fondo, che un fatto fisico, da studiare applicandovi i con- cetti e 1 metodi propri delle scienze fisiche e naturali.
XIV. CONFUSIONE TRA FISICA ED ESTETICA Con tale presupposto e con tale fiducia T Estetica indut- tiva 0 Estetica dal basso (quanta superbia in questa mo- destia!) si è messa all'opera. E ha coscienziosamente co- minciato dal fare raccolta di oggetti belli, p. e. di una grande quantità di buste per lettere di varia forma e di- mensione; ed è venuta investigando quali di queste diano l'impressione del bello e quali del brutto. Com'era da aspet- tare, gli estetici induttivi si son trovati subito nell'imba- razzo: lo stesso oggetto, che sembrava brutto per un verso, sembrava poi bello per un altro. Una busta gialla, grosso- lana, bruttissima per chi debba chiudervi una letterina d'amore, è poi quel che ci vuole per una citazione per mano d'usciere in carta bollata; la quale citazione starebbe molto male (o, per lo meno, parrebbe un'ironia) in una busta quadrata, di carta inglese. Queste considerazioni di semplice buon senso sarebbero dovute bastare a persua- dere gli estetici dell'induzione, che il bello non ha esistenza fisica; e far loro smettere la vana e ridicola ricerca. Ma no: essi sono ricorsi a un espediente, che non sappiamo quanto appartenga alla severità delle scienze naturali. Hanno mandato in giro le loro buste e aperto un referen- dumy cercando di stabilire in che consista il bello o il brutto, a voti di maggioranza.
Non ci dilungheremo ancora in quest'argomento, per- ché ci parrebbe di mutarci, da espositori della scienza estetica e dei suoi problemi, in narratori di aneddoti co- mici. In linea di fatto sta, che tutta l'Estetica induttiva non ha finora scoperto una legge sola.
Chi dispera dei medici, è disposto ad abbandonarsi ai ciarlatani. E cosi è accaduto ai credenti nelle leggi na- turalistiche del bello. Gli artisti adoperano talvolta ca- noni empirici, come quello delle proporzioni del corpo umano, o quello della sezione aurea, cioè di una linea di- visa in due parti in modo che la minore stia alla maggiore 128 TEORIA