INTIIODUZTONEI fNf’.IIft [>rini: midIUizloni nuìlii Htorla il V, ctro’i i fnlU i: 1 cataU.c.rl (i;N<’rnll dell»" prime, «-.poch»: della clvill/.y.nr.loni-, co») niella harharlit d<’l lirrripl niil.lclil cor/n- In ’(iicilfi del (ried)o evo. Ora ritoriiii al medio evo, pi;r rlnoMl.iulilo hiiI tipo de|ln niiit Htorla Ideale.)
Agl'innumerabili luoghi, che, per tutta quest'opera, d'intorno a innumerabili materie, si sono finora sparsamente osservati corrispondersi con maravigliosa acconcezza i tempi barbari primi e i tempi barbari ritornati, hì può faciirncnto ìnUituìarf) il ricorHO delle ’;oH0 umano noi riwurgoro olio fanno lo na//ioni. Ma, por nm/^/^iormonto ooriformarlo, fi piace,, in (pioHt’ultimo libro, dar a fjUoHfc’argomonio un luf>go parti(x>laro, por isohiariro con maggior lumcs i (,ornpi dolla barbario Hooonda (i quali erano giaoiiiU più oHouri <li quolli dolla barbari»! prima, olio ohiamava <( OHOuri», nolla Hua divÌ8Ìono de’ tompi, il doU>ÌHHÌmo dell’anUoJiità primo Maro/; Terenzio Varrono 2j, e per dimoMtrar altreni come l’Ottimo firandiHHÌmo Iddio i coriHigli d«;lla Mua iVovvodonza, oon oui ha oondof,ir> le coHe umano di tutto le nazioni, ha fatto Morvire ugriucirabili decreti della Hua grazia.
• Additarli Ujt.ti «areblte elenco troppo luriKO e tediono. I principali fiiron raccolti c.fml In un’enpOMizIone organica, innleine con ’jiiento ijtjlnto llliro.dal ’/’hock, mon. cit., e. XVIII ( /j’t /jtirf/arie ritornala o il mtdio evo/. <}tr. d’altronde, nel predente voliim»^, V IniUr.K liti nomi, HUh < bnrharle rloorna».
[CAPITOLO TERZO] DESCRIZIONE DEL MONDO ANTK’O E MODERNO DELLE NAZIONI OSSERVATA CONFORME AL DISEGNO DE’ PRINCIPII DI QUESTA SCIENZA [L’umanità è ormai sparsa nel mondo delle nazioni; le genti sono ormai raccolte sotto poche monarchie; la Russia, la Tartaria, l’Etiopia, il Marocco, il Giappone, la China, l’India, la Persia, la Turchia sono soggette a monarchi; le aristocrazie del Settentrione d’Europa sono vicine a cedere alla legge regia, a cui si piegano tutte le nazioni: sono frequenti in Europa le repubbliche popolari; si vedono sorgere nell’Olanda, nella Svizzera e nella Germania quelle seconde aristocrazie, che il corso delle nazioni riconduce nelle epoche incivilite; nell’Europa, col cristianesimo, sfolgora l’umanità In tutto il suo splendore. — Con questa rassegna è finita la declinazione istorica delle civilizzazioni moderne secondo il tipo comune a tutte le nazioni; e quindi il V. invoca il titolo di «Scienza nuova» a quella filologia creatrice, che aveva già tentato nel DU].
Questo corso di cose umane civili non fecero Cartagine, Capeva, Numanzia, dalle quali tre città Roma temè l’imperio del mondo: perchè i Cartaginesi furono prevenuti dalla natia acutezza afFricana (a), che più aguzzarono coi commerzi marittimi i; i Capovani furono prevenuti dalla mollezza del cielo e dall’abbondanza della Campagna felice 2; e finalmente i(b) Numantini, perchè sul loro (e) primo fiorire dell’eroismo furon oppressi dalla romana potenza, comandata da uno Scipione Affricano, vincitor di Cartagine ed assistito dalle forze del mondo 3. Ma i Romani, da ninna (o) come la Grecia fu prevenuta dalla sottigliezza de’ filosofi; i Capovani, ecc.
(ò) Saguntini [ma CMA^, Lett. al princ. di Scalea:] Il terzo errore è nel fine del libro quinto..., ove deve dir «Numantini», che tali sono quivi da esso ragionamento circoscritti.
(e) più bel fiorire, ecc.
’ Si veda p. 581. — Come si scorge, il V. adduce quali cause di corso incompiuto, pei Cartaginesi le disposizioni naturali delle razze e dei popoli, pei Capuani il clima, pei Numantini un avvenimentostraordinario.Prova, codesta, dell’infondatezza DESCRIZIONE DEL MONDO ANTK’O E MODERNO DELLE NAZIONI OSSERVATA CONFORME AL DISEGNO DE’ PRINCIPII DI QUESTA SCIENZA [L’umanità è ormai sparsa nel mondo delle nazioni; le genti sono ormai raccolte sotto poche monarchie; la Russia, la Tartaria, l’Etiopia, il Marocco, il Giappone, la China, l’India, la Persia, la Turchia sono soggette a monarchi; le aristocrazie del Settentrione d’Europa sono vicine a cedere alla legge regia, a cui si piegano tutte le nazioni: sono frequenti in Europa le repubbliche popolari; si vedono sorgere nell’Olanda, nella Svizzera e nella Germania quelle seconde aristocrazie, che il corso delle nazioni riconduce nelle epoche incivilite; nell’Europa, col cristianesimo, sfolgora l’umanità In tutto il suo splendore. — Con questa rassegna è finita la declinazione istorica delle civilizzazioni moderne secondo il tipo comune a tutte le nazioni; e quindi il V. invoca il titolo di «Scienza nuova» a quella filologia creatrice, che aveva già tentato nel DU].
Questo corso di cose umane civili non fecero Cartagine, Capeva, Numanzia, dalle quali tre città Roma temè l’imperio del mondo: perchè i Cartaginesi furono prevenuti dalla natia acutezza afFricana (a), che più aguzzarono coi commerzi marittimi i; i Capovani furono prevenuti dalla mollezza del cielo e dall’abbondanza della Campagna felice 2; e finalmente i(b) Numantini, perchè sul loro (e) primo fiorire dell’eroismo furon oppressi dalla romana potenza, comandata da uno Scipione Affricano, vincitor di Cartagine ed assistito dalle forze del mondo 3. Ma i Romani, da ninna (o) come la Grecia fu prevenuta dalla sottigliezza de’ filosofi; i Capovani, ecc.
(ò) Saguntini [ma CMA^, Lett. al princ. di Scalea:] Il terzo errore è nel fine del libro quinto..., ove deve dir «Numantini», che tali sono quivi da esso ragionamento circoscritti.
(e) più bel fiorire, ecc.
’ Si veda p. 581. — Come si scorge, il V. adduce quali cause di corso incompiuto, pei Cartaginesi le disposizioni naturali delle razze e dei popoli, pei Capuani il clima, pei Numantini un avvenimentostraordinario.Prova, codesta, dell’infondatezza Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/323 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/324 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/325 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/326 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/327 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/328 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/329 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/330 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/331 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/332 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/333 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/334 Pagina:Vico - La scienza nuova, 3, 1916.djvu/335 [CMA»] [CAPITOLO SECONDO] PRATICA SULLA SCIENZA NUOVA [«Il V. ebbe il pensiero di far seguire alla sua Scienza nuova una Pratica della Scienza nuova, e anzi nella prima redazione italiana dell’opera assegnava due «pratiche»: la una^nuova arte critica, da servire di fiaccola per distinguere il vero nella storia oscura e favolosa; 2a un’arte come diagnostica, per determinare i gradi di necessità o utilità delle cose umane e, come ultima conseguenza, il fine principale di essa Scienza, consistente nel conoscere i segni indubitati dello stato delle nazioni (SN^^, IV, i;. Arte critica e diagnostica che, chi ben consideri, confluivano in una sola: nella migliore conoscenza che, mercè i principii dal V. stabiliti, era dato ottenere circa la vita passata e presente delle nazioni.— Tale concetto è ripetuto e chiarito in altri luoghi del medesimo libro. Le scienze, discipline e arti, fin oggi svolte (dice il V.) concernono oggetti particolari; la Scienza nuova, che investiga i principii stessi dai quali escono tutte le discipline, è invece al caso di stabilire ràxui^,o stato di perfezione dell’intero complesso, e 1 gradi e gli estremi per i quali e dentro i quali l’umanità, come ogni altra cosa mortale, deve correre e terminare; cosicché si apprendono mercè quella Scienza le pratiche come una nazione, sorgendo, possa pervenire allo stato perfetto 0, decadendo da esso, possa sollevarvisi di nuovo. Lo stato di perfezione consisterebbe nel fermarsi le nazioni in certe massime cosi dimostrate per ragioni costanti come praticate coi costumi umani, nelle quali la ragione riposta dei filosofi desse la mano e sorreggesse la sapienza volgare delle nazioni, e in cotal guisa convenissero i più riputati delle accademie con tutti i sapienti delle repubbliche (i filosofi, cioè, e gli uomini di Stato); e la scienza delle divine e umane cose civili, ossia della religione e delle leggi, le quali sono una teologia e una morale comandata che si acquista per abiti, fosse assistita dalla scienza delle divine e delle umane cose naturali, che sono una teologia e una morale ragionata, che s’acquista coi raziocini; talché trarsi fuori di sì fatte massime sarebbe il vero errore o divagaraento, nonché di uomo, di fiera {SN^, I, 2). — La pratica della Scienza nuova, dunque, come si vede chiaro dal programma cosi tracciato, non era altro che il riassunto il duplicato della Scienza stessa, della quale metteva in rilievo i due capitali elementi: la sapienza spontanea e quella riflessa, il certo e il vero, e la necessità di tenere conto di entrambi» (Croce, mon. cit.. pp. 108-9). Le medesime idee il V. svolge ora in questo capitolo, aggiunto in CMA^, ma già soppresso in CAfA*. € Sarebbe, di certo, temerario pretendere di conoscere le ragioni per le quali il V., come aveva omesso nella Sì^’ le dichiarazioni circa la pratica che erano nella SN^, tralasciò nel ms. definitivo dell’ultima redazione anche il capitoletto sulla Pratica. Ma sarà lecito per lo meno congetturare che la ragione principale fosse nell’avvertita vacuità di quel capitoletto, il quale, promettendo una pratica, non la dava e finiva col confessare che o non si poteva dare o era stata già data con la teoria stessa» (Croce, pp. 110-lj].
APPENDICE I I [GMA^] RAGIONAMENTO PRIMO DINTORNO ALLA LEGGE DELLE XII TAVOLE VENUTA DA FUORI IM RoMA [INTRODUZIONE] [Carattere mitologico della Legge delle Xll Tavole e della Legge regia— Parallelo tra queste leggi e Omero].
Questa Legge con la Legge regia di Triboniaao hanno corso un destino tutto contrario alle due leggi Publilia e Petelia. Perocché quelle hau giaciuto finora oscure e neglette, le quali contenevano due mutazioni massime della romana repubblica i; e queste han fatto tanto remore d’aver portato due mutazioni massime del romano stato e governo-, e non sono giammai state nel mondo 3. E, con un fato comune ad entrambe, di una, ch’è la’* Legge delle XII Tavole, si è tanto variato circa al luogo dond’ella sia venuta ^; dell’altra, ch’è la Legge regia, si è variato tanto cii’ca il tempo nel qual essa sia stata comandata 6: talché ’ Il mutamento della repubblica da aristocratica in democratica, e la totale abolizione del nexum. Si veda p. 104 sgg.
- Alla legge regia si attribuiva ai tempi del V. l’aver mutata Roma da repubblica in impero (si veda libro IV, sez. XIII, cap. II e più oltre il Ragionamento secondo); alla Legge delle XII Tavole non si attribuiva di certo (come, per analogia, pare voglia dire il V.) l’aver fatta diventare Roma, da repubblica aristocratica, democratica, giacché il carattere rigidamente aristocratico della primitiva repubblica romana è proprio una scoperta vichiana. Più che contro altri, dunque, il V. polemizza contro se stesso, e cioè contro le conclusione circa le XII Tavole da lui abbozzate nel DU. Si veda p. 1067 sg.
8 Ossia: sono entrambe miti o caratteri poetici. Si veda p. 1073, e cfr. p. 261.
< «La» aveva scritto originariamente il V.; ma poi sostituì, spropositando, «della:>.
5 Cioè alcuni la vogliono raccolta di leggi ateniesi, altri di leggi spartane, altri di leggi raccolte in varie città greche d’Italia, altri di leggi prese dai Falisci, ecc. ecc. Si veda sopra p. 10S6 sg.
^ Si veda più oltre il Ragionamento secondo.