SigPhi · Giovanni Gentile

Scuola e filosofia concetti fondamentali e saggi di padagogia sulla scuola media

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Al ^ero, e ora è £|*ssolutamente falso^.e, nessuno infiegnante ha il diritto d'insegnare la cosmografia tolomaica, per dare un esem- pio in cui si può es^er subito tutti d'accordo. Ma la storia non prpcede per tappe, segnate da decreti infallibili: ed è cosa tropr pò, delicata e diiBcile^iu ogni singola questione scientifica dire X^recisamente dove finisca P errore e cominci la verità. MuUa renaseentur, quae iam (Recidere: di dottrine, come di parole; e in ogni ordine da scienze. Discrezione, dunque, ci vuole, e. molta. Oli errori vengono via via scartati dalla stessa scienza, che li ha creati; i metodi vecchi, stantii, faticoni, falsi, a poco a poco da se medesimi vengono cedendo il luogo ai metodi più razio- nali, così nelle università, dove gl'insegnanti si preparano, come nelle stesse scuole medie, dove compiono la loro prepamzione. Ma questa selezione, questo progresso spontaneo, se è la regola^ Im pure le sue eccezioni, e a queste non bisogna, pretendere, se non vi vuol perdere il dritto per il torto, che siano da chiudere gli occhi. Ci sono casi in cui il sapere e la capacità didattica degl'insegnanti richiedono da parto di chi ha da dirigere e vi^ gilare, con l'autorità e la competenza necessaria (della quale molto è da preoccuparsi),. un intervento, per consigli, suggeri- menti, correzioni; per impedire, insomma, secondo occorre, che quel male che si sa certamente che è male, non si faccia. Pe^ ricolosa china, di certo, se chi ci si mette non abbia tutta la discrezione e quella signoria di sé e saggezza, che son neces- sarie a vedere dove bisogna assolutamente fermarsi. Ma ogni dovere è su una china, che, a lasciarsi andare (si oaret arte)^ si Vii a finire nel vizio. Non perciò si può rinunziare a tutti i doveri. E dove l'ordinamento scolastico fosse bene organizzato, al giudizio personale di chi limitasse per questa via; la libertà dell'insegnante, potrebbe assistere tale controllo,, gerarchico e pubblico, e soprattutto dell'opinione dello stesso corpo insegnan- te, da non doversene temere nessun reale pregiudizio alla giu- sta, alla vera libertà d'insegnamento. Ohe se fosse accolta, p. e.,, la proposta così opportuna e così chiaramente ragionata dal Lombardo-Radice, intorno al}a pubblicazione degli atti delle scuole (1), la selezione spontanea e il progresso, che dicevo, si farebbero assai più agevolmente per la collaborazione di quasi, di tutto il cori)o insegnante al perfezionamento del contenuto e ^ ^4 Set'OLA I.AIOA del metodo della scuola, mediante la riflessione collettiva sai- l'o}>era individnale.

Libertà^ dnnque, massima negV insegnanti — dentro qoei confini, che noi stessi dobbiamo lavorare a de^rminare sempre meglio^ e cfae devono )xh essere essi stessi la legge della liber- tà. Ma libertà piena e reale. Libero politicamente non era il bnon suddito dei Borboni, che facendosi, come si diceva, e co- me, pur troppo, si continua a dire, gli aflari 8Uoì<, non era mo- lestato mai dalla polizia. Questa libertà negativa, di enì il gio- vane libero pensatore, non potuto entrare ancora neir insegna- mento pubblico, profitta per Jnseguare latino^o italiano. in na istituto di gesuiti; questa- libertà non è da piti, ma da meno, molto da meno della schiavitù della scuola confessionale: tanto <!the si può api)artenere per essa a una scuola di gesuiti, m» senza permettersi lì di entrare negli argomenti scabrosi, che re- steranno prerogativa dei gesuiti, ossia dei padroni di casa.

No, questa libertà è la ricchezza di chi non ha nient'C, e non desidera niente; ò la castità degli eunuchi, la virtù degli innocenti. La nostra virtù, la nostra libertà dev' essere virile^ dev'essere trionfatrice ilei suoi limiti. Non deve temere il peri- colo, ma attrontarlo, passarvi dentro, e riuscirne vittorioso. La libertà non è neutralità; ma affermazione razionale; none star- sene in casa per non farsi cattivo sangue con la iiolizia o bu- >scarsi la galera; ma ribellarsi alla tirannide, rovesciarla e metter se, ìvm come individuo ma come popolo, al luogo del tiranno. Volete realmente combattere la religione nella scuola? Entrate voi al luogo di quella: voi, ragione libera, che si ribella all'in- tolleranza di essa e a tutti i- freni e impedimenti da" essa posti alla libertà dello spirito; voi, scienza, cioè filosofia. Ma, se scae^- ciate quella^ e non la sostituite, resterete col vuoto, e la vostra libertà sarà una parola. Sarete liberi, nui non insegnanti: iier- chè insegnamento, ripeto, è eccitamento, formazione di spiri- tualità; e non c'è spiritualità a pezzi, e che non tragga i suoi succhi vitali da un concetto, o dicasi anche da un sentimento di quegli oggetti stessi, a cui si riferiscono i dommi religiosi.

13. Tutte le altre considerazioni liberali (di una libertà astratta e falsa) devono cedere innanzi a questo primo postu- lato dall' oi>era nostra: noi siamo insegnanti'^ dobbiamo i>lasmare anime.

E non possiamo tollerare nessuna condizione che contrjid- dicji a tale postulato. Se per insegnare davvero è mestieri dare nua base nUale^, un oonteButo morale al nostro inse|{:iiainpnto, €^ (XHninciare dal costruire^ come dicono, alcuni sentimenti e iilee^ che Oh sono d^accordo o. eontrastano con le credenze religiose e morali dei nostri alunni^ a noi non è lecito rinunziare a questo inizio imprésoindibilQ dell'opera nostra, e quasi volontariamente «errarci innanai la i)oirta delie anime, in cui pur - ci spetta di «ntrare, per il vano rispetto della cosiddetta libertà degli alnn- ni. Libertà nostra sì, ma non libertà degli alunni, se noi siamo insegnanti, e nella seuola rappresentiamo — com'è da presume- re — quel valore spirituale, a cui i valori inferiori e diversi si •devono adeguare. La libeirtà degli alunni, che dalle famiglie siano mandati a una scuola pubblica, è inammissibile. Ed è tempo •che diciamo alto e chiaro, il nostro pensiero, e proclamiamo ener- gicamente il nostro diritto, che è anche il nostro dovere, e la ^ostra ragion d'essere. Le famiglie i>ossono preferire Pistruzione privata alla pubblica, ove riprovino Findirizzo di questa; — il quale, per altro, dev'essere noto, e constare i)er quegli atti pub- blici delle singole scuole, di cui noi desideriamo la istituzione, o meglio la restituzione; — ma quando abbiano consentito a una certa scuola, quella scuola è una certa forma spirituale ben de- terminata, che non può variare secondo il gusto dell'uno o del- l'altro. La scuola è fatta dal maestro; e perchè ci sia, dunque, bisogna che il maestro la faccia, con tutta V anima sua, come gli uomini fanno tutto ciò che fanno per davvero.

Bisogna vergognarsi di lasciarsi prendere a una di quelle frasi, che paiono così venerande, e sono così vuote: come « il santuario della coscienza » degli alunni, e simili.

Quella coscienza è sì un santuario, ma la cui divinità, se la scuola ha un fine, dev'essere creata da noi. E noi vi dob- biamo entrare e toglierci in mano l'immagine che già vi è po- sta, e distruggerla, — se quelì' anima aspetta sinceramente da noi d'esser fatta quella che vuol essere; — e noi, col nostro af- fato spirituale, farvi sorgere quella, che la nostra scuola pro- mette a chi vi entri. L'educazione, ogni sorta d' educazione e di azione interspirituale è opera dell'amore, che addimanda sem- pre intimità e dedizione completa, per essere sincero e attuoso. E come non avete tutto l'amore della donna, che abbia segreti per voi, e non vi si lasci possedere fin alla fibra più riposta, per dir così, dell'anima sua; così non è vostro e non obbedisce al vostro pollice plasmatore, anzi gli oppone la resistenza di durivssima e levigatissima pietra, lo spirito dell' educando, che 336 ÌSCUOI.A LAICA 336 ÌSCUOI.A LAICA sottragga al -vostro -sguardo e al vostro -influsso là'* parte piit importante "dì sé. Il padre che ama, come ogni maestro dovreb- be, la cultura vera del figliuolo, non gli corregge solo • le ma- niere sgarbate, le espressioni scorrette e le opinioni correnti fallaci; ma gli spia dentro nelle credenze vitali, e si preoccupa di dargli, come può, un'idea, che a lui sembri più- conveniente o più necessaria, della vita, e di ciò su cui la vita si fonda: e fin dagli, anni più teneri cèrea di comunicargli, quali che sie- no, gl'ideali stessi che sono il faro della sua condotta. Se in- segnanti dobbiamo essere, questo zelo e questa confidenza, sce- vri di false delicatezze e ingiustificati timori, dobbiamo averli anche noi coi giovani, dei quali i padri ci affidano ia» continua^ zione dell'educazione, che essi avviarono.

14. Si deplora oggi che la scuola non prei>arì alla vita; e noi stessi, che facciamo questa scuola, affrettiamo spesso col desiderio una riforma che la renda atta a una tale preparazio he. Ma, se questa preparazione si vuol intendere nell'unica ma niera ragionevole (1), come preparazione morale, come prepara- zione intellettuale (l'ho detto altre volte), il termine della scuola inedia non è immediatamente la vita, ma la università, cioè la scienza. Come vorremo noi che la scuola adempia a tale ufficio, se noi col miraggio della neutralità la votiamo d' ogni conte- nenza morale? La nostra scienza, la nostra storia, la nostra let- teratura, la nostra filosofia non mirano, e di proposito, a fare dei giovani, ne de' credenti, né de' miscredenti; né de' cleri- cali, né de' liberali; né de' conservatori, né de' radicali; né de- gl'mdividualisti, né dei socialisti. L'ideale drlla nostra cultura è l'ideale letterario, senza uomo; 1' ideale scientifico, senza na- turai in rapporto con l'uomo, e quindi senza uomo; l'ideale filo- sofico, anch'esso, senza uomo. E donde salterà fuori, dunque, il nostro uomo? Il professore italiano è spesso un dotto; ma égli si disinteressa, di regola, di questioni politiche, di que- stioni sociali, di questioni religiose: d' ogni sorta di questioni morali: si disinteressa, o almeno s'è disinteressato finora. E s'è disinteressato per la sua neutralità, per la sua indiff'ei'enza verso i concetti della vita, che sono invece il fulcro delle scuole con- fessionali. Col voto, approvato nel Congresso di Koma la nostra Federazione sentì il bisogno di prendere essa, copie rappresen- (1) Vedi sopra pagg. 59-60, 183-7.

SCUOLA LAICA 337 tanix' della scuola italiaua, parte attiva alla vita politica del paese. Ma, coinè esso venne formulato, a me parve allora e con- tinua a parere l'indice più manifesto, se mi si lascia dire, dì questo difetto appunto che addebito alla neutralità della nostra scuoln, derivante dal carattere frammentario, e auti filosofico, della nostra scienza.

Qua!' è, dunque, la nostra idea politica *? Quale il nostro partito!

La conclusione, se non erro, delle discussioni a cui quel voto d(3l 1904 ha dato luo.2:o, è, che noi non abbiamo nessuna idea politica concreta, e che in pratica, dobbiamo allearci con quel partito la cui politica favorisca l' incremento della nostra scuola. E siamo sempre lì: la scuola, come scuola, il centro della vita: la vita vista attraverso la scuola; invece che la vi- ta, il inondo centro; e la scuola, anche la scuola, concepita e voluta, quale conviene alla vita. Insegnanti prima, e poi, se ce n'avanza, uomini; non uomini prima, per poter essere poi veram ente inse^ *^^ ^i • Io non sono contrario a una i)olitica della nostra Federa- zione; ma credo che debba essere appunto la politica della Fe- derazione. E ])ercìiè ci sia la ])olitica, e la politica degna di noi, che vogliamo essere il sale della nostra terra, ci deve es^- sere h» storia — sì la storia, chiamatela pure soggettiva e ten- denziosa; la storia illuminata e mossa dall'uomo che ci sta den- tro — la storia della Federazione; e ci dev' essere, in primo luogo, la filosofia, poiché non si vorrà una religione. Noi dob- biamo studiare e discutere nelle nostre sezioni, i i)roblemi fon- damentali della vita della scuola, e però quelli dello spirito e del mondo. Dobbiamo faxxi, con collaborazione organizzata, la nostra — che sia la nostra! — pedagogia: quindi il nostro con- cetto dell'essere, e dell'uomo, e poi del nostro passato nazionale e del nostro presente: e poi potremo farci innanzi al paese, e dire dignitosamente: ecco la nostra politica; anzi ecco, in ge- nerale, il nostro pensiero, che è quello della nostra scuola.: quello che istilleremo nei vostri figliuoli, se voi siete stanchi della servitù confessionale, e volete la libertà, e la libertà che effettivamente redime.

io. Questo pensiero, che ha da essere il nostro programma, non si può formulare in un Congresso. Come pensiero della Fe- derazione, e cioè di tutti gl'insegnanti, dev' essere conquistato mctiodicjimeiite da tutti ^IMiiRef^iianti. ììe.ve concorrervi la Uni- versità e tutta la scienza nazionale. Pnò agevolarsi la parte spettante alla ]»rtina, modificando i regolamenti delle facoltà let- teraria e seieiitifica, in modo che i futuri insegnanti ricevano una seria cultura filosofica, atta realmente a formane o avviare la formazione di libere e salde convinzioni. Ma può e dev^ es sere proposito e istituto nostro, e principio d^ma tradizione sa- lutare per la vita morale del i)aese questo: che la nostra Pe derazione, ora che le maggiori questioni economiche, che la pre- mevano, 5;ono risolute, si volga aUo studio metodico di quei pro- Memi generali della vita e del sa])ere, dai quali soltanto sarà dato di pasvsare a veiler chiaro neHa questione (iella riforma della scuola, che ora <-on verrebbe i)iuttosto mettere a dormire. Certo l)er questa sola via la Fe<lerazi(me potrà dire quale scuola laica essa intende <i>ntrapiK)rre alle scuole confessionali. Perchè l'af- fermazione di una scuola laica astratta, senza yuogramma, senza un principio pieno, c4>ncreto (?he si poSvSa contrapiiorre ai va ni principii delle varie scuole confessionali, non ved«> che cosa possa significiue. Laica, l'ho detto a principio, così in astratto, è ogni scuola, ^*e riesce a insegnare quahhe cosa, e a formare qualche intelligenza: anche la confessionale, perchè anche lì, confess:ita e disconosciuta, la libertà irrei)rimibile dello spiriti» vi si esercita malgrado tutti i programmi. La no^fm scuola laica dev'cHsere una scuola più laica, cioè {nh scuola dell' altra. E \HH' e^sser tale, dev'esser più liìiera. E per esser più libera, deve f(m<larsi in un concetto più alto, più vero dello spirito. Ma qiie- sU) (concetto bisogna conquistarlo.

Questo oggi possiamo dire e propcuci a dichiarazione della nostra laicità: che noi dobbianu) contrapporre nella scuola alle confessioni religiose la libertà assoluta della ragione; che dob- biamo garantire il libero sviluppo di questa negl' insegnanti: ma questa deve avere il suo c<mtenuto, il cui svolgimento è ap- punto ciò che bisogna garentirej che questo contenuto è essen- zialmente un concetto sintetico della vita; concetto del quale fin da ora, aiì'ermando la necessità di una maggiore laicizza «ione della scuola, noi cominciamo a porre un principio, opi>o- sto alla premessa fondamentale di ogni religione e però d'ogni gtftuola confessionale, e che si potrebbe formulare cosi: — la ra- gione della vita è dentro e non fuori la vita; la ragione di tutto ctuel che si pensa è nel seno stesso di quest'essere, che vedia- mo. Nulla trascende il nostro mondo, concepito razionalmente; SCUOLA LAICA 9S9 e però nalla trascende il nostro spirito. I misteri, le sorgenti imperscrutabili dei valori umani sono la negazione dell'autono- mia e quindi di ogni valore dell'uomo. — 16. La nostra scuola laica è dunque un criterio, per cosi dire, d'orientamento, e un ideale della nostra condotta di mae- stri. Non può essere perciò essa stessa legge d'intolleranza, eh© faccia forza alle coscienze degli uomini fatti, per affermare so stessa, tutta d'un tratto, quale essa stessa poi non saprebbe determinarsi. —Ma il perstmale insegnante deve essere laico f' E quale dev'essere il contegno dello stato verso le scuole pri- vate! E quale 1' azione sua verso l'insegnamento religioso, a volta a volta chiesto o combattuto nelle scuole elementari?

Sono domande anche queste a cui si aspetta una risposta della presente discussione; e io, mio malgrado, m'induco per que- sto ad occuparmene. Mio malgrado, j)erchè a noi, che con questa pnrte della presente discussione vogliamo farci medici degli al- tri, io stimo che si potrebbe dire a ragione: medice^ cura te ipsum!

E cominciamo dnll' ultima. Abbiamo noi qui la competenza presumibile per esprimere la nostra opinione — che non sia un'c- pinione qualunque — sulla spinosissima questione dell'insegna- mento religioso nella scuola popolare? La nostra scuola media è tutt' altra cosa dalla ])opolare; e l'indole e l'ufficio e l'esigenze di questa vanuo studiati a parte. Ma, se dobbiamo esprimerei nostri voti, in coiitbnnità a quel che si è ragionata) avendo in mira la scuola secondaria, un insegnamento laico, come lo va- gheggiamo in quella, nella scuola elementare è un assurdo. B del non essercene accorti si vedono le conseguenze negli scar- sissimi frutti educativi della nostra scuola popolare: priva an- ch'essa, coìiie la media, d'ogni saldo ed efficac/C contenuto mo- rale. La morale (tutta la vita morale umana, nel senso più am- ino), non mi stanch(»rò qui di ripeterlo, vuole una visione del mondo: e questa visione o la dà la religione o la dà la filoso- fia. Dove non entra e non può entrare la filosofia, deve entrare la religione con le sue soluzioni facili e arbitrarie; altrimentf* ne scappa via ogni profonda convinzione inorale, e ogni verace senso d'umanità. — Quale religione? — Lasciamo stare il l*'art. dello Statuto, — che è bene e storicamente giusto sia messo da parte in questa come in molte altre occasioni simili. Dico sol- tanto: bisogna decidersi, senza pregiudizi, senza vane paure^ La scuola pubblica sia a un modo; e chi rion la vuole a quel' 340 SlCLQLA, LAICA IikmIo, riiuiuzii alPistruzione pubblica:• e se i>erciò occorressero temi>eramenti o provvedimenti riparatori alla legge dell' istru- zione obbligatoria, si teiniieri e si provveda, e non si tema di fare il bene \wt gl'inconvenienti e le difficoltà che esso presenta m Ieratica.

La scuola media, apèrta alla filosofia, e preparatrice alla cultura della nazione, essa sì che può aspirare a quella più aita laicità, che è nei nostri voti. Ma la primaria della nostra hii cita non guadagna altro che la perdita di quell' initium sapien iiaè, clie è pure qualclie cosa, i>er clii ci rifletta bene, se anche razionalista.

17. Torniamo alle nostre scuole. Le private, s'intende, deb bono godere la stessa libertà delle pubbliche. Ciascuna deter minerà a se il proprio indirizzo morale, dentro quei giusti con fini della libertà, che abbiamo assegnati anche alle scuole puli- bliche, e che lo stato con gli organi adatti deve gareutire. Scuole di ladri certo non ne potrà permettere. IVIa scuole confessio- nali d'ogni genere sì di certo. E sta a noi, estranei e liberi dalle confessioni, ad accreditare così le nostre scuole, che quelle restino deserte, e si compia la redenzione. Ma altri mezzi di lotta, che non. fossero questi della libera concorrenza, non im)s- sono ess(?rc consentiti dall'ideale di libertà, a cui noi laici ci isinriamo. La preoccupazione giacobina, antica nel liberalismo jtaliano, la ])reo( cui>azione del pericolo clericale, non j>uò es- sere argomento ad altro che ad elevare la nostra scuola: ad elevare cioè noi, il nostro spirito, a instaurare in noi quella yera libertà concreta, che non è la negazione della ' religione, ma qualche cosa di più e di meglio della religione; non è il re- gresso, ma il progresso, che attrae e trascina. Ravviviamo la nostra scuola; ed essa, naturalmente, poiché avrà un valore reale più alto della c(mfessionale, vincerà la confessionale. Ma finche ja nostra j^cuola non educherà, gli stessi massoni continueranno a mandare i loro tìgli a Mondragone! Ogni violenza dello stato Qontro le scuole private, riguardo alla laicità, sarebbe vana da un canto; e dell'altro renderebbe impossibile quell'avviamento risolutamente ed energicamente laico da noi desiderato, della scuola ])ubblica. Vana, perchè la scuola confessionale, che è davvero voluta dalle famiglie, si rifugerebbe nell'istruzione pa- terna e nella chiesa. E diventerebbe impossibile la laicità vera della scuola pubblica, perchè le famiglie che non accettassero l'indirizzo della scuola laica, e non avessero la privata, coni- SCUOLA LAÌCÀ 341 tratterebbero e attraverserebbero, a ogni costo, queir indirizzò! E poi, se il diritto della laicità è nella libertà, se il contenute della libertà non si definisce per legge, ma per V opera della ragione, è evidente che la scuola confessionale non può essere Vinta altrimenti che dimostrandone^ con una scuola che sia ma^ nifestamente superiore, la inopportunità e la vanità.

18. Il personale delle stesse scuole x>ubbliche come ha da essere! « La laicità di coloro», ha detto il nostro Salvemini^ « che proposero e votarono a Bologna la esclusione dei preti dalle scuole ~ anche se questa esclusione dovesse in un con- corso di filosofia far occupare il posto di un Loisy, o di un La- berthonnière, o di un Tyrrell o di un Murri (1) da qualche chie- richetto dell'anticlericalismo giacobino — quella laicità è asso- lutamente agli antipodi della laicità, quale la intendiamo noi » (2);. E ha detto benissimo, come suole. Voi potete vincere Tyrrell e Laberthonnière, non chiudendo loro la porta della scuola, ma convincendoli che c'è qualche cosa di piìi vero della verità che essi affermano. Questo è l'unico modo di superare le posizioni spirituali. E come già la posizione spirituale dei Tyrrell e del Laberthonnière è molto superiore a quella di tanti tra noi spe- culatori di aoristi et similia, e come questi speculatori sono poi a nostra maggioranza; il partito più ragionevole, secondo me^ sarebbe quello di preoccuparsi prima dei laici senza nessuna fede, e poi dei preti che una fede, almeno, l'hanno, se sono quei preti, che vogliamo combattere. E tra noi già ci sono col- leghi parecchi, ecclesiastici, risi)ettabili e per ogni verso ono- randi, se guardiamo al sapere e al valore didattico, di cui ci danno prova. Quando la nostra laicità vera si farà, mercè no- stra, la strada a cui è destinata, anche le tonache spariranno da sé, senza che noi le scacciamo.

Al reclutamento del jjersonale insegnante e dirigente si deve bensì badare, e ora invece non si bada punto. Ma non guar- dando alla veste, sì all'anima, cercando non soltanto i dotti, ma gli uomini, addetti che siano o no alle confessioni religiose. Perchè la prima condizione della buona scuola è quella: che vi (1) Il Murri, forse non sta bene in questa compagnia. Per conto mio io sostituirei con altri nomi, anche meno promettenti per libertà iV idee e modernità.

domini uno spirito sano, pieno, intero: che vi s^ accenda un» Ibde. E i titoli dei concoiTenti non devono ewere solo intellel- iuali, ma morali anche; e come questi non ai esibiscono per do- cumenti scritti, se non difficilmente e con pericolo troppo fre- quente di errori, è desiderabile che ogni insegnante faccia il suo tirocinio presso maestro valente e coscienzioso |>rìma d'es- sere assunto definitivamente in servizio; e che nei concorsi agli uffici direttivi si tenga speciale conto delle x>rove, che in una non breve carriera didattica gli aspiranti possono aver dato delle loro attitudini a una concezione organica di quella foxmaziooe spirituale, che è propria della scuola. Perchè impori^ante e de iicata assai è la parte che spetta al personale dirigente degl'i- stituti secondari, se la scuola nostra s' avvia a quella laicità positiva che io propugno. Se una fede, infatti, deve aleggiare in una scuola, s'intende che una scuola non ne può avere che una: e nei collegi dei professori devono cercarsi e svegliarci quelle affinità elettive, clie facciano, quanto è possibile, di una scuola uno spirito solo. Queste attività non si creano, ma è in- teresse vitale della scuola cercarle: e chi ci deve attendere è soprattutto chi presiede all'istituto: in modo che ogni scuola, finché sarà necessario, abbia la sua tradizione e la sua bandie- ra; e l'insegnante, cercando la sua sede, non cerchi tanto il suo comodo (se egli voirà insegnare davvero), ma appunto la sua bandiera. Riforma, anche questa, che non è da chiedersi alle leggi dello stato, ma al nostro buon volere, all' amore nostro efficace e veramente disinteressato della scuola, che dev' essere tutta opera nostra e tutta nostra gloria.

r.

Al Congresso (1).

Gentile. — {applausi). — E^re^ri <*olleglii! I vostri applau- si, di cui vivamente vi rin<?razio, mi tolgono dall' animo il bi; ftogno, che sentivo forte, di scagionarmi di un' accusa, più o meno aperta, mossami da i)iù d' uno dei precedenti oratori, e tìbe assai mi pesava: l'accusa, che il giudizio dame recar > ^\\V l'indirizzo della scuola secondaria italiana volesse suonare quasi rimprovero dell'insegnante universitario ai suoi colleghi delle scuole medie; onde alcuno «cedette di ribattere il mio giudizio, $feffermando che la vera colpa dei difetti da me notati risale ai professori di università, che promossero l'eccessivo specializza- mento degli studi e (chiusero il passo nei «concorsi a chi si ri- bellava a comprimere la j)ropria genialità nelle strette dei me- lodi eruditi e positivi. Kppure la mia relazione parlava chiaro, addebitando appunto all'indirizzo generale della scienza Italia; Ha, prevalso massimamente per opera delle università quali si ricostituirono dopo il 18f>0, quella frammentarietà spirituale, che io vedo dominare nella scuola media; ne in questa frammentar yietà diceva che fosse tutto male; anzi additava in essa un ef fetto di un movimento per se importante e salutare degli studi italiani nella seconda metà del secolo XiX.

Né potevo (\ssere io a giudicare da fuori, come estraneo, la 3-44 SCUOLA LAICA scuola media, alla quale pur ieri appartenevo di fatto; e siila quale sento pur sempre di appartenere in ispirito, poiché que sta scuola mi sta sempre innanzi anche nel mio insegnamento universitario; poiché in ossa è il fine e la norma e l' interesse maggiore di questo; poiché insomma la scuola media è lo stru- mento piti potente della cultura nazionale, alla quale, come pub- blici insegnanti, tutti collaboriamo.

Ma l'inesatta interpretazione di quella parte della mia re lazione non è che uno degli indizi, che hi discussione di ieri e d'oggi mi ha dati della fretta con cui i Delegati intervenuti a questo Congresso han dovuto leggere (quando hanno potuto) la mia relazione. La quale fu stampata, per cagion mia, in questi ultimi giorni, e distribuita (juindi tro[)po tardi, perchè potesse esser Ietta con la necessaria i^oiulerazione. Senza. dire dei mol- tissimi e assai gravi errori, in cui i)er la precipitazioni^ <leJJa stampa si incorse, onde taluni periodi diventarono realmente incomprensibili; e in qualcuno dì questi credo siasi imbattuto il Boccnra, da cui sentiste ier sera deplorare anche 1' oscurità impenetrabile di alcuni ])unti del mio scritto,— che ora egli pò, trebbe rileggere, se ne avesse voglia, nei Nuovi Doveri. La mia relazione così, non ha potuto ottenere neppure una piccola parte del risultato che me ne ripromettevo.