E », 4 4 ns De T» AGOSTO McCMXIZIII - 356010 —— —— aiio ta Müintia Pn ti. DR cti ME 2s dipende FOIT T Vo mro SCREAM Riester, Wafer CN 7 PREFAZIONE Intendimenti di questa edizione. — Il De docta ignorantia e la cro- nologia delle opere filosofiche del Cusano. — Il eardinale Giuliano Oesarini, à cui il De docía 4gnorantia 6 dedicato. — Le varie edizioni delle opere del Cusano. — I manoscritti del Cusano — Criteri seguiti nella presente edizione.
L'ewovre de Nicolas de Cusa, notava di recente il Lachelier (^, riferendosi all'edizione piü comune (Basilea, 1565), contenue dans wn in-folio de 1176 pages, imprimee à Bále cent ans aprés sa, mort, n'est facile ni à trou- ver ni à lire. La subtililé y égale aw moins ia pro- fondeur; les affirmations les plus paradooales n'y sont pas toujours accompagnées de preuves, et des lermes, qu'on trouverait difficilement ailleurs, n'y sont. pas loujours définis; l.eopression y est souvent forcée et, par suite, obscure. Ajoutes à cela wn texte visiblement défectueux, presque toujours ponctué à coníresens, et une impression d'une densité ecítraordinaire.
(1) In. Compte-Rendu de lÜAcademie des Sciences morales et politiques, Décembre 1910, p. 764.
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—— III CTLDEESEXL E. A L4 -— uad 2 WEIL V Ium Ir € i — TuE—-—RA ls,. wONBE » IUBMMEIIUIQ uU Jg PEERS i i^ i un " Lj Fco e X Boe - PD, ur á Pee ce m ————— CERA E Em im D MEET Lt E e T MENU: ; IM E LET ' / VIII DE DOCTA IGNORANTIA Nessun filosofo infatti, dalla rinascenza in poi, é stato tanto male trattato dalla posterità, per ció che riguarda la pubblieazione delle sue opere, quanto il Cusano, il quale se nel 500 ebbe tre edizioni, oggi pià che mai rare, nei secoli seguenti fu condannato alloblio, il quale a quelli che conoscono il suo alto valore filosofico non puó non apparire del tutto ingiustificato.
À colmare questa grave lacuna ead agevolare lo studio della filosofia del Cusano, soddisfacendo un antico desi- derio degli studiosi, mira questa edizione della sua opera maggiore e piü significativa: lavoro certamente non facile, date le mende delle tre antiche edizioni, nessuna delle quali era tale da potersi riprodurre tal quale. Ma ci ha aiutati e sorretti il lungo studio e il grande amore con cui da pareechi anni attendiamo all'analisi e alla interpretazione del pensiero del nostro filosofo; e confidiamo che l'opera nostra non sia per riuscire troppo inferiore al bisogno, che con essa ci siamo proposti di 4 appagare.
IT. - I tre libri De docía ignorantia sono senza dubbio ció che di meglio ha scritto il Cusano in filosofia. Essi contengono tutte le idee fondamentali di teologia e di cosmologia razionale e con i due libri De coniecturis, prevalentemente rivolti alla soluzione del problema della conoscenza, formano un sistema armonieco ed esau- riente. Nelle altre opere il Cusano non fa altro che svol- gere e integrare le dottrine di questi due scritti; solo nel De possest, nel De apice theoriae e nel De ludo globi si determina quella dottrina del puro posse indeterminato, che é senza dubbio qualche cosa di diverso e di ben piü LI PREFAZIONE IX ardito che non sia l' Unità prima assoluta, di cui si parla nelle altre opere del Cusano.
Anche in ordine di tempo il De docta ignorantia ed il De coniecturis precedono tutte le altre opere. L'oc- casione per quello fu il viaggio di ritorno da Costanti nopoli, dove il Cusano era stato mandato nel 1431 da Papa Eugenio IV per persuadere l'imperatore Giovanni Paleologo à partecipare al Congresso di Ferrara, in cui si doveva trattare dell'unione delle Chiese greca e la- tina: argomento che stette sempre a cuore al Cusano, come fanno fede il Concordantia catholica e le sette importantissime lettere ai Boemi, nelle quali cerca di richiamare questi all'ortodossia, da cui si erano allonta- nati seguendo le dottrine di Giovanni Huss e di Gero- lamo da Praga.: E probabile che col De docta ignorantia il Cusano abbia concepito come opera gémella il De coniecturis; ma sta di fatto che il De docía ignorantia, che contiene accenni espliciti al-'De coniecturis, rimandandovi tal- volta il lettore per questioni specialmente d'ordine gno- seologicó,, 6 stato finito prima, ossia circa, due anni dopo la sua prima concezione, e precisamente. verso la fine del 1439 e il principio del 1440 (*; il De co- niecturis devé esser tosto susseguito; certamente an- ch'esso dev'essere stato finito prima del 1444, anno 4rella morte del cardinale Giuliano Cesarini, a cui pure, come il De docta ignorantia, é dedicato.
(1) Per seriverlo, il Cusano «si chiuse il 19 dicembre 1439, nel chiostro dei Canonici di Münster-Mainfeld nell' Eifel, dove era prevosto. E vi pose l'ultima mano il 12 febbraio 1440 nel borgo nativo di Cues » (FroggNTINO, 7/ Hüsorgimento filosofico nel quattrocento, pp. 27-8). Per il terminus a. quo. cfr. ScnanPrE, Der Kard. wu. Bischof Nicolaus v. Cusa, Mainz, 1843, 1, 123; pel terminus ad, quem vo srksso, Der Kard. w. Bisch. N. v. C. als Reformator, 'Tübingen, 1871, p. 111.
"y L. JRGUCAD CMAIRENEP (METRE em Gm EE Pal " | | ND us X DE DOCTA IGNORANTIA Le altre o con quest'ordi De quaerendo Deum, scritto a MATE nel 1445, pere filosofiche del Nostro si sono seguite Ine: con cui va congiunto il De dato Patris luminum, che é dello stesso anno. La seconda operetta 6 dedicata nel (esto ad un Gerardus Episc. Solonensis. Già il Fabricio (*), seguito poi dallo Scharpff, che per primo studió di pro- posito la cronologia delle opere del Cusano (? ha pro- posto di correggere il So/onensis in Salonensis; nel qual caso si tratterebbe di quel Gerardo dell ordine dei Mi- nori, che nel 1429 diventó vescovo di Salona, e non di Saló, come erroneamente credette il Fiorentino (3), -— sede suffraganea di Atene (*).
Seeue il De filiatione Dei, operetta scritta per consi- elio di Corrado di Trotenberg, amico del Cusano:e cano- nico di un convento di Münster.
Del 1441, secondo l'opinione del Falckenberg (^), oancora del 1445, secondo invece lo Scharpff, é il dialogo De genesi tra il Cusano e un Corrado, che molto pro- babilmente é il Corrado stesso, di cui si parla nel D2 filatione Dei.
Del 1449 é l'Apologia scritta contro le accuse di panteismo mosse specialmente al De docía ignoraníia dal teologo Giovanni Venco nella sua opera 7gnoíta lit- leratura (5). L'Erdmann (?) erede l'apologia opera di uno (1) Ars. Fannicro, Bibliotheca latina, Patavii, 1754, vol. 1, p. 498.
(2) F. A. ScuanrPrr, Der Kardinal und. Bischof Nicolaus von Cusa als Reformator, p. 23.
(4) Ofr. in proposito: Con. EvnrLt, Zierarchia Catholica Medii Aevi, (b) FanckEeNBERG, Grundzüge der Philosophie des Nicolaus | Cusanus, (6) Ofr. in proposito Fasnmico, op. cit., p. 499.
(7) EnDMANN, Grundriss der Geschichte der Philosophie, Berlin, 1869, ul [LII 810. cEMeeSmaillsx. lll fva. - ww PREFAZIONE XI degli scolari od amici del Cusano, argomentandolo dalle troppe lodi che in quella si leggono del Cusano. Argo- mento che non ci persuade, anzitutto perché si tratta di lodi rivolte non alla persona dell'autore, sibbene alle sue idee, in secondo luogo perché poi queste lodi non sono piü esagerate di quelle che si leggono nei libri dell /7diota.
Del 1450 sono i libri delV Zdioía, detti anche De sa- pientia, dei quali i primi due furono scritti in pochis- simi giorni a Fabriano dopo la venuta del Cusano in Italia, avvenuta l' 8 agosto di quell'anno.
Fra il 1453-54 cade il De visione Dei, dedicato al- l'abate del convento di Tegernsee, essendo già il Cusano vescovo di Bressanone.
Del 1454 é il De berylilo, indirizzato a Bernardo di Wazing, intorno alla teologia mistica, specialmente in rapporto all'interpretazione dell'opera dell'Areopagita, che nel secolo precedente e al principio del quattro- cento era stata riesaminata ed interpretata in senso ortodosso da Giovanni Ruysbroeck (1293-1381), da Ge- rardo Groot (1340-1384), fondatore dell'ordine dei Fra- telli della vità comune, presso i quali, e precisamente a Deventer, il Cusano, di poco preceduto da Tommaso da Kempis, era stato educato; e specialmente da Gio- vanni Gerson.
Poco dopo il Nostro scrisse il De possest, dialogo a tre interlocutori, cioó il Cardinale, il Bernardo di Waging già citato, ed un Giovanni, che il Fiorentino (^) crede sia il segretario del Cardinale, Giovanni Andrea di Aleria, che fu anche segretario della Biblioteca apostolica (*).
(1) F. FronENTINO, Op. cit., p. 119. (2) Il Gessner ci dà la notizia che Giovanni Andrea di Aleria, contubernalis del Cusano, fu anche un cultore di questioni di diritto; EET Lo x e —- Bal. satira RR D Lc me Um —LLGUWK 7 EK Onus XII DE DOCTA IGNORANTIA ate Al De possest tenne dietro il De apice theoriae, che é un dialogo tra il Cusano e un Pietro, decano della chiesa di S. Maria di Aix nella diocesi di Liegi, il quale non e altro che quel Pietro Wymar di Erkelens, che si trova citato come testimonio nel testamento del Cusano, alla morte del quale fu presente a Todi nel 1464.
Del 1460, secondo lo Scharpff (), € il Compendiwm, breve, ma importante scritto, indirizzato ad un disce- polo non pratico, che il Fiorentino sospetta essere quel Pietro Erkelens, di cui si é parlato (?).
oulla data del De ludo globi, composto dopola prigionia del Cusano a Brunek, subita in seguito alle lotte sostenute col Duca Sigismondo, vié disparità di opinioni. Il Falcken- berg pone la data tra il 1454 e il 59 (?); ma a torto, come osserva il Fiorentino; perché, essendo stata scritta dopo l'andata del Cusano a Roma, quest'opera deve piuttosto collocarsi verso il 1460; a qual data corrisponde bene anche allo svolgimento delle dottrine contenutevi, giac- ché non c'é dubbio che col De /udo globi siamo ad una delle ultime fasi del pensiero del Cusano. D'altra parte, sappiamo che precisamente verso il 1460 si trovavano à Roma il Duca Giovanni di Baviera e i suoi cugini Duea Alberto e Wolfango, figli di Alberto III di Ba- viera, ed amici del Cusano, ai quali questi interpretó filosoficamente un certo gioco da lui inventato. Consi- steva questo in un cerchio, dentro eui erano inseritti altri nove cerchi, i quali a guisa di spirale andavano a finire nel cerchio, dove c'era il re, cui si doveva far e cita di lui un De usu feudorum, un De appellationibus, ed un libro di lettere (O. GxssxER, Bibliotheca instituta, et collecta, Tiguri, apud Christ. Froschovenum, 1583, p. 399).
(1) F. A. Scnanrrr, op. cit., pag. 24.
(3) FALCKENBERG, Op. cit., p. 42.
? Disk...n NEN m dnbie Lem En -— HEU Auc rr *onil, PREFAZIONE XIII di tutto per avvicinarsi: chi lanciava la palla, guada- gnava tanti punti quanti erano i giri dei cerchi che la palla faceva; riusciva vincitore il primo che faceva tren- taquattro (gli anni di Cristo).
L'ultimo documento dell'attività filosofica del Cusano e 1 De venatione sapientiae, la cui data 6 segnata dall'autore stesso, dove dice che ormai ha passato i sessantun'anni: si trattà dunque del 1462.
Del tutto incerto 6 l'anno di composizione del De Deo abscondito, piecolo dialogo tra un cristiano e un pagano. Ma dalle opinioni che vi si svolgono si puó credere ch'esso stia tra il De quaerendo Deum e i De possesí: composto perció poco dopo il 1450.
Oltre le citate, altre opere filosofiche furono aítri- buite al Cusano; intorno alle quali é opportuno che spendiamo qualche parola, perché non sempre quel che dice in proposito la tradizione, ci sembra attendibile.
Giovanni Trittenhem nel suo Cafaiogus scriptorum ecclesiasticorum sive illustrium virorum usque ad annum Domini 1494 (!*) cità come opera del Cusano un trattato in un libro dal titolo De foríuna. Anche il Gessner lo ricorda (*), e dopo di lui il Warthon (?), dal quale ha attinto il Fabricio (*). Questo accordo tra (1) Edizione di Colonia apud Petrum Quentel, 1531. Notiamo che questa di Colonia ó la seconda edizione, ché l'opera del Trittenhem già era stata stampata nel 1494 à Magonza coi tipi di. Pietro Tridberg. Il Lefévre adunque, che scriveva la sua prefazione all'edizione del Cusano nel 1514, puó aver conosciuto, per le grandissime conoscenze che aveva in Germania, il Catalogus del 'Trittenhem, nel qual easo l'esclusione voluta del presunto De fortuna, sarebbe un argomento di pià per du- bitare della sua esistenza.
(8) Il Warthon é citato dal FAnnicro, Bibliotheca latina, Patavii, 1754* apud Joannem Manfré, vol. r, p. 440.
(4) Io. Ars. Fannicro, op. cit., p. 439.
hj T XIV DE DOCTA IGNORANTIA hs aleuni dei piü antichi autori che han trattato del Cu- sano, indurrebbe a credere che il Nostro veramente avesse scritto un trattato De foríuna, e che poi, malau- euratamente, esso sia andato perduto. Il motivo peró che ancora ei tiene dubbiosi in proposito 6 il fatto i un De Loc iae non fanno menzione i primi editori elle pe del Cusano. Non ne fa menzione il Marchese Pallavicino che, pubblieando a sue spese l'edi- D ks do] 1502, pur dichiara di aver fatto di tutto per salvare tali opere «a finearwum morsibus; e sopra tutto , non ne por: d Lefévre d'Etaples (Faber Síapulensis), che nella prefazione- alla edizione di Parigi del 1514 ha pur eura di citare le opere, che sapeva essere state scritte dal Cusano, ancorché non le avesse potuto tro- vare, per invitare i presunti possessori a comunicargliele E 'r una secondà eventuale raccolta. Ora, gli seritti che Lefévre lamenta non aver potuto fin allora rintrac HM non comprendono il De fortuna, e sono i seguenti: 1^ Directorium speculantis; 2» Dialogus de non aliud; 39» Liber de figura mundi; A" I4ber de aequalitate; Liber inquisitionis veri [nell'edizione. del Le- fevre veramente si legge vciri| e£ boni.
Del primo di tali scritti, troviamo menzione in qualche manosceritto, come vedremo piü avanti.
In quanto al dialogo De non aliud, la supposizione che il Cusano l'abbia seritto, si appoggia su queste sue parole del De venatione sapientiae (): « Scripsi autem lalius de non aliud. in dialogo quadrilocutorio Romae, anno transacto; ideo nunc de hoc satis ». Ora, a nostro (1) Cusawr, De venatione sapientiae, ediz. Basilea, cap. xiv, p. 309.
— Mus *- " ^ ^ 1 » PREFAZIONE | XV giudizio, tali parole non aecennano punto a un dialogo dal titolo esplicito De non aliud, diecendo solo che l'au- tore ha trattato di quel dato argomento a Roma, un anno prima, in un dialogo a quattro interlocutori. Esiste un tale dialogo? Noi crediamo di si, e che sia precisamente ll De ludo globi. Per le date siamo perfettamente a posto, ché, come si é visto, se il De venatione sapientiae é del 1462, il De [ludo globi é presumibilmente del 1460: dunque, tra l'una e l'altra opera puó benissimo essere corso, piü o meno, quel lasso di tempo indicato all'in- grosso dal Cusano. E quanto al luogo, abbiamo già visto essere stato 1l De /udo gíobi scritto appunto a Roma. Ma sono quattro 1 personaggi introdotti nel De /udo globi? E vero che nel primo dialogo parlano due soli, il duca Giovanni di Baviera ed il Cardinale, e che nel secondo lberto, cugino di Giovanni di Baviera, e il Cardinale; ma, da quanto sono ancora due soli a parlare, e cioé A ci dice il Cusano stesso al principio del secondo dialogo alla discussione era presente anche il fratello di AI- berto, Wolfángo; ed ecco i quattro interlocutori di cui é questione: il duca Giovanni, i suoi due eugini ed il Cu- sano. Rispetto poi all'argomento, é vero che una tratta- Zione esplicita intorno al termine 20n aliud manca nel De ludo globi; ma quando si rifletta che tale termine, Gom'é usato nel De eceenaíione,é uno dei tanti artificii dialettici per discutere intorno alla fondamentale que- stione dei rapporti tra unità e molteplicità, e che questa é appunto una di quelle trattate diffusamente nel De ludo globi, e specialmente nel secondo dialogo, possiamo bene spiegarci che il Cusano, a piü di un anno di distanza, » 8i riferisca ad uno scritto, in cui se non nella forma esirinseca, per lo meno nella sostanza si era trattato quell'argomento, che l'interessava ancora, e che ora desi- enava ecol nuovo termine di non aliud.
v" XVI DE DOCTA IGNORANTIA A confermarci in tale ipotesi sta quanto é avvenuto per l'altro p:eteso dialogo del Cusano: De aequalitate. Anche la sua esistenza é stata argomentata da un ac- cenno del De venatione sapientiae: « Et quia de aequa- litate alias Romae late scripsi, haec (cioó quanto dice nel cap. xxr1 del De venatione intorno alla nozione di aequalitas) sic. sufficiant ». Come si vede, l'aecenno e pressoché identico all'altro del De non aliud. Ed ecco fin dall'inizio del cinquecento il Lefévre accennare al Liber de aeeualitate come a una delle opere del Cusano non ancora rintracciate, e giü giu fino allo Scharpft (^) ripetersi che il Cusano aveva scritto questo libro. Se non che un libro simile non 6 mai esistito, giacché qui il Cusano non si riferisce se non all'ultima parte del libro primo delle Zxcitationes (^), in eui appunto egli ritorna ampiamente sulla nozione di aequalitas a proposito della ecenerazione dall'énfinitas per mezzo del Verbo. Si noti, per altro, che il sospetto che a ció veramente si ridu- cesse il preteso Liber de aequalitate, gia era passato nell'animo s:esso del Lefévre, il quale scrisse: « Jis? hic liber sil qui habetur secundo volumine, folio 15 » (dove appunto comincia nell'edizione di Parigi a svol- gersi quella parte delle Excifationes, di cui si é par- lato). La certezza di tale riferimento, già rav visato anche dal Fiorentino, corrobora di molto, per l'evidente ana- logia, la nostra ipotesi sulla identificazione del presunto dialogo De von aliud col De ludo globi. E si noti che né di quello né di questo v'é accenno di sorta né nel Catalogo del Trittenhem, né nella Biblioteca del Gessner; solo del De aequalitate c'é menzione, come di opera non (2) Quella parte della Excitationes che va dalla pagina 371 alla 375 dell'edizione di Basilea.
2 PREFAZIONE XVII repería, nella Biblioteca del Fabricio, sulle tracce del Warthon.
Nulla sappiamo dire né del De figura nundi, ne del Liber inquisitionis veri et boni. Di cosmnologia il Cusano hà trattato anche verso la fine del II libro del De docía ignorantia; ma non possiamo dire che con questa parte dell'opera maggiore sia da identificare il De figura mundi. In quanto poi all'altra o»era, pos- siamo escludere qualsiasi identificazione riferedosi evi- dentemente, almeno in parte, ad argomento di ordine morale, che il Cusano non ha mai trattato ex professo neeli scritti a noi pervenuti.
II.
Il De docta ignorantia, lo abbiamo già accennato, é come il De coniecí(uris, dedicato al card. Giuiano Ce- sarini, al quale il Cusano era legato da tanti vincoli di devozione e di gratitudine, fin da quando aV3và preso a conoscerlo, negli anni della sua dimora a Padova (verso il 1424), dove egli si addottoroó (*).
(1) Cirea l'impossibilità che il Cusano a Padova abbia »otuto avere a maestro Paolo Veneto cfr.: F. MouiariaNo, Paolo Veneto e e correnti del pens. relig. e filos. nel. suo tempo, 'T'orino, 1907, p. 59. A. preposito degli studi fatti in Italia dal Cusano a noi pare poco probabib la notizia ch'egli nel 1437 fosse inscritto a Bologna fra gli studerti di legge; notizia che ci é data dal Malagola (C. Maracora, Mo:ografie stor. sullo studio bolognese, Bologna, 1888, p. 431, 2) e accolta dil SABBADINI (Le scoperte dei codd. latini e greci nei sec. XIV e X V, Frenze, San- soni). Nel 1457 il Cusano aveva trentasei anni, e già aw»va parteci- pato a tutte le lotte del Concilio di Basilea; gran parte d quell'anno poi egli spese nel condurre a termine, per incarico di Lugenio IV, la missione diplomatica presso l'imperatore di Costantinopoli; é impos- sibile quindi, o per lo meno, é molto improbabile la sua inscrizione CUSANO. IH t i Wu l XVIH DE DOCTA IGNORANTIA Il nome del Cesarini (* 6 legato a quell'importan- tissimo fatto storico del concilio di Basilea, dove ap- í punto cominció ad affermarsi l'autorità del Cusano; e qualcosa, brevemente, bisogna pure accennare degli avvenimenti, in eui entrambi ebbero parte.
Giuliano Geisarlpi, pochi giorni prima della morte di Martino V, il 1? febbraio 1431 (Martino V mori il 10 di febbraio) fu nominato presidente del concilio di Ba- silea. Confermato in tale ufficio i! 12 marzo dal nuovo pontefice Eugenio IV, non poté partecipare tanto presto ai lavori preparatorii del concilio, perché trattenuto a Norimberga dalla lotta che, quale legato del Papa in Germania, dovette colà sostenere contro gli Ussiti. Sol- lecitato da Eugenio IV a trovarsi al piü presto a Basilea, il Cesarini vi mandó i suoi due rappresentanti Giovanni di Ragusa e Giovanni di Palomar, non arrivandovi egli stesso che piü tardi, l'I1 ottobre 1451. Il 14 dicembre celebró la prima solenne sessione ed aperse il sinodo.
Il 18 dicembre Eugenio IV, spinto da false od esa- eerate notizie ricevute da Basilea, specialmente per opera — a a eum et T — in quell'anno allo studio di Bologna. Si aggiunga poi che tutti i bio- erafi del Cusano sono concordi nel dire ch'egli, ottenuta 1a laurea in legge à Padova, abbandonó ben presto gli studi del diritto per con- sacrarsi interamente alla carriera ecclesiastica. Sicura invece é lin- serizione del Cusano all'Università di Heidelberg, prima della sua ve- nuta a Padova. Su ció efr. Toxrxzg, Die Matrikel der. Universitót Heidel- berg von 1986 bis, 662, vol. rx, p. 128, citato dal Oawrom, Vorlesungen über die Geschichte der Mathematik, Leipzig, 1899, n, p. 1986, e dal GERLAND: Geschichte der Physik, München und Berlin, 1913, p. 219. (1) Abbiamo attinto le poche notizie che diamo sul Cesarini, an- ch'egli come il Cusano, nato da poverissima famiglia, dal quasi con- temporaneo suo Vespasiano Bisticei ( Vite d'uomini illustri, Bologna, 1892, 1, pp. 109-199), e dall' HenaExnoETBER ( Kardénal Julian Cesarini in. Würs- burger Kathol. Wochenschrift, 1855, p. 369 e sgg.). Daremo in altro luogo la bibliografia completa riguardante il Cusano come filosofo e come uomo politico.
-— pear mh | Lam nee T$ ipe ' t a E d € T n qmm AES "m PREFAZIONE XIX di Giovanni Beaupére di Besajícon, pubblieó una bolla, con eui si scioglieva il Concilio, e se ne convoeava un altro entro diciotto mesi, a Bologna.
Il cardinale Cesarini, che con un editto pontificio del 12 novembre aveva pur avuto autorità di sciogliere lui il concilio, se gli paresse conveniente (e la convenienza, BL s VATES Chess, pate en nell'intenzione del pontefice sarebbe sorta, nel caso che il concilio avesse aperto nuovi negoziati cogli eretici di Boemia) reagi contro la bolla di Eugenio IV, che l'Her- sgenróther stesso chiama un errore (5 e scrisse al papa PG quENP RS una lettera di protesta mostrando, mira liberíate, come dice il Gessner (*), tutte le tristi conseguenze di un tale atto inconsiderato. Ma la protesta a nulla valse, ed il Cesarini depose la presidenza. Rimase tuttavia a Basilea, come rappresentante o, direm meglio, esponente di quelli, js "T r LI ur s di k TEN UN VIDE 3y " T- MENS nw Ls idi 1n Mott i^. "m LI | Mei iui ES SERE che una econciliazione credevano ancora possibile tra le due parti contendenti. Continuavano intanto lavori, che in gran parte riflettevano la gravissima questione della ut M A IA ur dea. CI - MEUS id wu! Ru 1 precedenza del papa sul concilio: precedenza negata dagli uni, e sostenuta dagli altri. I1 Cesarini in tale con- tesa, teoricamente propendeva per i primi, avendo in ció concordi Enea Silvio Piecolomini, allora molto gio- vane, ed il Cusano, che, decano allora di S. Florino in Coblenza, sul finire del 1433 presentó all'assemblea la sua opera: De concordantia catholica, in cui rappre- sentava il papa quale semplice mandatario della Chiesa e soggetto ad errare.
Il tentativo di conciliazione fatto dal gruppo mode- rato tra i due estremi, 1 papisti ad oltranza e i ribelli dichiarati, falli; e la rottura scoppió insanabile quando mE * Cw i ' p. ] LEN E di L^ " (1) G. HgRGENROETHER, Storia universale della Chiesa, trad. italiana, vol. v, Firenze, 1906, p. 227. (2) G-ESSNER, op. cit., p. 323.
XX DE DOCTA IGNORANTIA 2) si dovette decidere della città dove convenisse racco- gliere il nuevo congresso. I1 cardinale Cesarini, che ri- fiutó di presiedere la vigesimasesta sessione del concilio, in cui si decise dalla maggioranza che il concilio do- vesse continuare a Basilea, contro gli altri che propo- M n Dar ci E 2g cmi eniComestie a uo curar ad det SA b j pevano unacittà italiana, dopo aver invano fatti nuovi 5 tentativi di conciliazione, si ritiró finalmente coi suoi amici, tra cui il Cusano, da Basilea, e con essi si uni l al concilio:enuto poscia dal papa a Ferrara.
" Tale é la condotta del cardinale Giuliano Cesarini á al concilio di Basilea, e tal é l'esempio che il Nostro : segul in quell'occasione. Non si puó certo dire che l'animo rs | di quei due grandi uomini, a cui dobbiamo associare anche il Piccolomini, sia stato ligio al pontefice fin dal principio: tutt'altro; à poco a poco peró essi, da av ver- sari, non mai ribelli né fanatici, passarono ad aderire per- T fettamente alle vedute del papa, anche per le esagerazioni B di quelli che erano rimasti al concilio. L'ultimo a com- H piere tale pena sottomissione fu il Piccolomini, che solo E dopo il 1446 si mise con entusiasmo a difendere l'au- E | torità del pontefice, fino allora, teoricamente per lo meno, jg impugnata. I1 Cusano già laveva difesa nel febbraio 1 del 1439 alla dieta di Magonza; il Cesarini poi ne di- 1 ventó uno dei piü caldi sostenitori nel Concilio di Fi- 5 renze. 2 Il Cesarini, maestro ed inspiratore degli altri due (^), mori presto, nel 1444; gli altri due vissero ancora a lungo, e colla nuova aureola di sottomessi salirono ad altis- ^ simi £radi. I1 Cusano diventó nel 1448 cardinale, e fu - vicario del pontefice a Roma, dopo esser stato legato di — d a ar — d a ar (1) Sui rapporti tra il cardinal Cesarini ed Enea Silvio Piccolo- mini vedi: C. Voramr, Enea Silvio de' Piccolomini, Berlin, 1856, volume 1, TIAM mn pmrRIIP C TES fius e out oS TE A Es WS re JEU EP Cac ne gNx.. P AU sedi — PREFAZIONHE XXI lui in Germania nel biennio 1451-1452; della quale mis- sione fece sentire tutto il suo desiderio di rforma nella disciplina ecclesiastica, specialmente a proposito di or- dini ecclesiastici. Enea Silvio Piccolomini »oi diventoó, come tutti sanno, pontefice nel 1458 col nome di Pio II. Ma e prima e dopo la sua assunzione alla tiara, si man- tennero sempre buoni i rapporti d'amicizia e di stima tra lui e il Cusano. Insieme nel 1452 furono mardati da Ni- coló V in Boemia per porre termine alle gravi perturba- zioni alimentate dagli Ussiti. Fatto papa, il Piecolomini nel 1460 indusse l'amico suo a rivolgere le sue ricerche intorno al Corano, allo scopo di vedere se era possibile un riavvicinamento dei Turchi alla fede eristiana (*). Anche in morte ben si puó dire sieno staii congiunti il pontefice e il filosofo, giacché questi mori l'11 ago- sto 1464, a Todi, e quegli il 14 agosto del med»simo anno.
Né le relazioni cosi brevemente illustrate del Cusano col Cesarini bastano a informarci pienamente dei mo- tivi che fecero dedicare a costui il De docía ignorantia; perché siamo profondamente persuasi che il carattere ele tendenze del Cesarini esercitarono un'influenza de- cisiva non solo sulla condotta del Cusano nelle vicende del suo tempo, ma anche sull'orientamento del suo pen- siero filosofico. i IV.
Fare la storia delle edizioni delle opere del Cusano vuol dire anche fare la storia della prima influenza eser- citata da lui come scrittore e filosofo. Non staremo a dire (1) Tali rieercehe il Cusano raecolse ed ordinó nel suo trattato: Cribratio Alchoroni (ediz. di Basilea, vol u, pp. 879-932).
Jg | E XXII DE DOCTA IGNORANTIA l ü quanto il suo pensiero bene s'armonizzasse con quel desiderio di riforma in ogni ordine si teorico che pratico, nell'orbita cioé del pensiero, come in quella della disc - Up nm remm gym Tormenta pug. uitis, plina, che s'era imposto con tutta l'urgenza di una ne- cessità alle anime generose, come già si era visto nel eoneilio di Costanza. La decadenza della Seolastica e lo seisma erano ormai sintomi gravi di prossimi eventi, à cui bisognava che si rivolgesse la mente di tutti co- loro, a cui l'unità della fede e l'unità della Chiesa avreb- bero dovuto stare a cuore. Troppo pochi peró vi pen- sarono a tempo, e tra quei pochi sta grandissimo il Nostro. Era naturale.che un uomo di tali intendimenti, che la propria vita aveva spesa nel maneggio della politica e degli affari e nella speculazione filosofica e scientifica, dovesse attirare a sé l'attenzione di quelli (ed erano molti anche allora) che speravano dai nuovi orienta- menti fortuna ed incremento per ogni ordine di cose. Ü L'ortodossia non mai smentita nella propria condotta, Hb dichiarata ad ogni pagina delle opere, sostenuta con lotte aspre doveva pure ingenerar la fiducia che seguire ed apprezzare il Cusano, difeso anche dalla garanzia della porpora, volesse dire non correre pericolo alcuno; sj che l'inflüuenza sua si affermó subito e l'ammirazione ed il consenso a tutto ció che egli aveva pensato e scritto se non dilató in estensione si approfondi in compren- sione nell'animo de' seguaci, che lo venerarono poi come maestro ed inspiratore. I manosceritti delle sue opere il Cusano affidó al suo 4 segretario, già da noi ricordato, Giovanni Andrea de' " Bussi, a cui nel 1460 si rivolse, per esempio, Francesco d Filelfo per poter avere notizia, o, se era possibile, un esemplare del De docía ignorantia; opera che doveva i ormai esser nota anche per la fama dell'autore, che il E Filelfo aveva potuto personalmente conoscere un anno