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Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos

Machiavelli

Sprache:
Italienisch
Status:
Vollständiges Werk
Autorschaft:
Vom Autor verfasst
Zustand des Textes:
Sauberer Text
Umfang:
~5.900 Wörter · 28 Passagen
Dieses Werk zitieren
  • APAMachiavelli. (n.d.). Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos. SigPhi. https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo
  • MLAMachiavelli. "Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos." SigPhi, https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo.
  • ChicagoMachiavelli. Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos. SigPhi. https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo.

Wovon es handelt

Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos (1520): eine Verfassung auf Bestellung.

Kontext und Geschichte

Für Papst Leo X. geschrieben, der gefragt hatte, wie Florenz eingerichtet werden solle. Machiavelli, seit 1512 außerhalb der Regierung, schlägt eine Republik mit drei nach Vermögen gegliederten Körperschaften vor. **Dies ist eine Regierungsvorlage, kein Traktat: ein kurzer Text.** Text auf ITALIENISCH: Machiavellis Original.

Redaktioneller Kontext, keine zitierfähige Quelle: anders als die Passagen des Werks lassen sich diese Angaben nicht am Korpus überprüfen.

Wie es beginnt
La cagione perché Firenze ha sempre variato spesso nei suoi governi, è stata perché in quella non è stato mai né republica né principato che abbi avute le debite qualità sue: perché non si può chiamar quel principato stabile, dove le cose si fanno secondo che vuole uno e si deliberano con il consenso di molti; né si può credere quella republica esser per durare, dove non si satisfà a quelli umori, a' quali non si satisfacendo, le republiche rovinano. E che questo sia il vero si può conoscere per li stati che ha avuti quella città dal 1393 in qua. E cominciandosi dalla riforma fatta in detto tempo da messer Maso degli Albizzi, si vedrà come allora le volleno dar forma di republica governata da ottimati; e come in essa fu tanti difetti, che la non passò quaranta anni, e sarebbe durata meno, se le guerre dei Visconti non fussino seguite, le quali la tenevano unita; i difetti furono, intra gli altri fare gli squittinii per lungo tempo, dove si poteva fare fraude facilmente e dove la elezione poteva essere non buona: perché, mutandosi gli uomini facilmente e diventando di buoni tristi, e dall’altro canto, dandosi e gradi a’ cittadini per più tempo, poteva facilmente occorrere che la elezione fosse stata buona e la tratta trista. Oltre di questo, non vi era constituito un timore agli uomini grandi che non potessero far sètte, le quali sono la rovina di uno stato. Aveva ancora la Signoria poca riputazione e troppa autorità, potendo disporre senza appello della vita e della roba dei cittadini, e potendo chiamare il popolo a parlamento. In modo che la veniva ad essere non defensitrice dello stato, ma instrumento di farlo perdere, qualunque volta un cittadino reputato la potessi o comandare o aggirare. Aveva d’altro canto come si è detto, poca reputazione, perché, sendo in quella spesso uomini abietti e giovani e per poco tempo, e non facendo faccende gravi, non poteva avere reputazione.

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