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Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos

Machiavelli

Sprache:
Italienisch
Status:
Vollständiges Werk
Autorschaft:
Vom Autor verfasst
Zustand des Textes:
Kein Scanrauschen festgestellt (automatische Messung über den ganzen Text, nicht von Hand geprüft)
Umfang:
~5.900 Wörter · 28 Passagen
Dieses Werk zitieren
  • APAMachiavelli. (n.d.). Discorso delle cose fiorentine dopo la morte di Lorenzo [Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos]. Digital reproduction: SigPhi. https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo
  • MLAMachiavelli. Discorso delle cose fiorentine dopo la morte di Lorenzo [Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos]. Digital reproduction, SigPhi, https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo.
  • ChicagoMachiavelli. Discorso delle cose fiorentine dopo la morte di Lorenzo [Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos]. Digital reproduction, SigPhi. https://sigphiai.com/de/works/machiavelli/discorso-delle-cose-fiorentine-dopo-la-morte-di-lorenzo.

Angabe der Ausgabe, die SigPhi wiedergibt: SigPhi ist ihre digitale Reproduktion, nicht der Verlag. Das Erscheinungsjahr steht nicht in den Metadaten (daher „n.d.“), und der Übersetzer erscheint nur, wenn er verzeichnet ist.

Wovon es handelt

Rede über die florentinischen Angelegenheiten nach dem Tod Lorenzos (1520): eine Verfassung auf Bestellung.

Kontext und Geschichte

Für Papst Leo X. geschrieben, der gefragt hatte, wie Florenz eingerichtet werden solle. Machiavelli, seit 1512 außerhalb der Regierung, schlägt eine Republik mit drei nach Vermögen gegliederten Körperschaften vor. **Dies ist eine Regierungsvorlage, kein Traktat: ein kurzer Text.** Text auf ITALIENISCH: Machiavellis Original.

Redaktioneller Kontext, keine zitierfähige Quelle: anders als die Passagen des Werks lassen sich diese Angaben nicht am Korpus überprüfen.

Wie es beginnt
Io credo che sia necessario, sendo tre qualità di uomini, come di sopra si dice, che siano ancora tre gradi in una republica; e non più. Però credo sia bene levare una confusione di Consigli, che sono stati un tempo nella vostra città: i quali sono stati fatti non perché fussino necessarii al vivere civile, ma per pascere con quelli più cittadini; e pascerli di cosa che in fatto non importava cosa alcuna al bene essere della città: perché tutti per via di sètte si potevano corrompere. Volendo adunque ridurre una republica appunto con tre membra, mi pare da annullare i Settanta, il Cento e il Consiglio del popolo e del comune; e in cambio di tutti questi creare un Consiglio di dugento, di quaranta anni forniti: quaranta per la minore e centosessanta per la maggiore, non ne potendo essere nessuno dei sessantacinque; e stessino a vita, e fussi chiamato il Consiglio degli scelti. Il quale Consiglio insieme con i sessantacinque nominati facessi tutte quelle cose e avessi tutta quella autorità che hanno oggi e soprascritti Consigli, che fussino per virtù di questo annullati; e questo fussi il secondo grado dello stato: e tutti fussino eletti da Vostra Santità. Onde, per far questo e per mantenere e regolare e soprascritti ordini e quelli che di sotto si diranno, e per securtà dell'autorità vostra e degli amici di Vostra Santità, si dessi alla Santità Vostra e al cardinale reverendissimo de' Medici, per la balìa, tanta autorità, durante la vita d'ambidua, quanta ha tutto il popolo di Firenze. Che il magistrato degli Otto di guardia e balìa si creassi per autorità di Vostra Santità, di tempo in tempo. Ancora, per più sicurtà dello stato e degli amici di Vostra Santità, si dividessi l’ordinanza delle fanterie in due bande; alle quali Vostra Santità di sua autorità deputassi ogni anno dua commissarii: un commissario per banda.

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