Émile Durkheim
Sociologo e filosofo francese (1858–1917), nato a Épinal in una famiglia ebraica di rabbini, formatosi all'École normale supérieure di Parigi, e nominato nel 1887 professore di pedagogia e scienze sociali all'Università di Bordeaux, dove creò il primo corso universitario europeo specificamente dedicato alla sociologia come disciplina autonoma. Considerato, insieme a Marx e Weber, uno dei tre grandi fondatori della sociologia moderna, Durkheim dedicò il suo lavoro teorico a stabilire la sociologia come scienza dotata di metodo e oggetto propri, indipendente sia dalla psicologia individuale sia dalla filosofia speculativa. Ne Le regole del metodo sociologico (1895) formula il suo principio metodologico centrale: occorre «trattare i fatti sociali come cose», ossia come realtà esterne e coercitive sull'individuo che non possono spiegarsi con motivazioni psicologiche personali ma solo con altri fatti sociali. La sua opera Il suicidio (1897), studio empirico pionieristico basato su dati statistici comparati tra paesi e confessioni religiose, dimostra che persino un atto apparentemente così intimo e individuale come il suicidio risponde a pattern sociali misurabili, distinguendo quattro tipi fondamentali —egoistico, altruistico, anomico e fatalistico— a seconda del grado di integrazione e regolazione sociale dell'individuo, e divenne un modello metodologico fondativo per tutta la sociologia empirica successiva. Il suo concetto di anomia, uno stato di deregolazione normativa sociale che sorge quando le norme collettive perdono la capacità di regolare le aspirazioni individuali, specialmente in periodi di cambiamento sociale accelerato, resta uno dei suoi contributi più citati nella sociologia contemporanea. Ne La divisione del lavoro sociale (1893) analizza la transizione dalle società tradizionali, coese da una «solidarietà meccanica» basata sulla somiglianza dei loro membri, alle società moderne, coese da una «solidarietà organica» basata sull'interdipendenza funzionale generata dalla divisione del lavoro. La sua opera finale, Le forme elementari della vita religiosa (1912), analizza il totemismo aborigeno australiano per proporre una teoria generale della religione come espressione simbolica della società stessa, che venera se stessa sotto forma del sacro.