SigPhi · Benedetto Croce

Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale

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Pure, se la categoria della quantità ha qualche valore Fed. Teodo- accanto a quella della qualità, non si può non fare men- zione alquanto più distesa di Federico Teodoro Vischer, il più corpulento estetico della Germania, anzi l'estetico toro Vlschor.

i Dtr 0ei9t in der Natur, ISSai; Nme BeitrOge s. d, Geiat t. d, Natur^ 3 Die thei$ti8che BegrUtidung d, JEsthetik im Oegeruatz «. d* pantheisti- chen^ Jena, 1%7; dello stesso aut.: VorschuU d. JSktk.t Karlsr., 1864-6.

388 STORIA desco per eccellenza. Il quale, dopo avere pubblicato, nel 1837, un libro sul Svòlime e il Comico^ contributo aUa fi- losofia del Bello \ mise fuori, dal 1846 al 1857, quattro grossi volumi svlìV Estetica come scienza del Bello ^^ in cui, in centinaia di paragrafi e di lunghe osservazioni e sottos- servazioni, è radunato un copioso materiale di ricerche estetiche, di roba estranea all'Estetica, e di altra, estra- nea a dirittura air universo pensabile. Questo lavoro del Vischer si divide in tre parti. La prima, Metafìsica del Bello, concerne il concetto del Bello in sé, indipendente dal dove e dal come si realizzi. La seconda parte consi- dera i due modi unilaterali di codesta realizzazione: il Bello della natura e il Bello della fantasia; Tuno man- cante di esistenza soggettiva, Taltro di quella oggettiva. La terza, Teoria delle arti, studia il congiungersi dei due momenti, di quello fisico e di quello psichico, del mo- mento oggettivo e del soggettivo, neirarte. Come si vede, Topera non è priva di architettonica; pregio allora molto ricercato, accanto alla facoltà combinatoria e costruttiva. — Quale concetto il Vischer si facesse dell'attività estetica è presto detto: il concetto medesimo dell'Hegel, peggiorato. Per lui, il Bello non appartiene né all'attività teoretica né a quella pratica; ma è posto in una sfera serena, supe- riore a codeste antitesi; nella sfera dove si trovano anche la Religione o la Filosofia; nella sfera, cioè, dello Spirito assoluto^. Se non che, diversamente dall'Hegel, egli vuole che nel primo posto sia collocata la Religione, nel secondo l'Arte e nel terzo la Filosofia. Per l'appunto, disporre in un modo o in un altro questi tre pezzi della scacchiera, XUI. ESTETICI TEDESCHI MINORI 389 Arte, Religione e Filosofia, era argomento di molte fatiche, a quei giorni. È stato osservato che, delle sei possibili com- binazioni dei tre termini, A. R. F., quattro fdrono tentate: dallo Schelling, F. R. A.; dall'Hegel, A. R. F.; dal Weisse, F. A. R.; e dal Vischer, R. A. F. ^ Ma, poiché il Vischer stesso* cita Topinione del Wirth, autore di un sistema di Etica ^, il quale optò per la quinta combinazione, R. F. A., risulta che solamente la sesta non venne adoperata e ri- mane disponibile: A. F. R.; se pure qualche genio scono- sciuto non vi corse col pensiero e non l'espose in qualche libro; cosa assai probabile. — Il Bello, dunque, è la rea- lizzazione dell'Idea; e questa non è il concetto astratto, ma il concetto unito con la sua realtà. Se non che, il Vi- scher aggiunge che l'Idea si determina come specie [Gat- tung); e che ogni idea di specie, anche quella del grado più basso, è bella, essendo parte integrante nella totalità delle idee; ma che, quanto più alta sta un'idea, tanto più grande dev'esserne la bellezza*, E il grado più alto è la personalità umana, e In questo mondo spirituale l'Idea raggiunge il suo vero significatOj, e si chiamano idee le grandi e motrici forze morali, alle quali ancora può essere applicato il concetto della specie, nel significato, per al- tro, ch'esse stanno alle loro sfere più ristrette come il ge- nere alle sue specie e individui >. A capo di tutte sta l'Idea morale: « il mondo de^li scopi morali e indipendenti 6 de- stinato a dare il più importante, il più degno contenuto del Bello >. Il Bello, per altro, realizza questo mondo nell'in- tuizione; ondo rimane esclusa l'arte di tendenza morale ^.

3 SytUm der spehdaUven Ethik, Heibronn, 1841-2.

390 STORIA Cosi il Vischer ora abbassa l'Idea dell' Hegel a un sem- plice concetto di elasse, ora l'accosta all'idea del Bene, e ora, col maestro, ne fa cosa diversa e superiore insieme all'intelletto e alla moralità. • Gli altri In- n formalismo herbartiano restò da principio poco avvertito, e meno ancora seguito: appena si ebbe, per opera del Griepenkerl (1827) e del Bobrik (1834), qualche tenta- tivo di svolgimento e applicazione dei rapidi cenni a cui THerbart s'era limitato ^ Le lezioni dello Schleiermacher, prima ancora che venissero raccolte in volume, davano origine a una serie di eleganti dissertazioni (1840) di Er- rico Bitter*, lo storico della filosofia; nelle quali, per altro, sarebbe difficile rinvenire un progresso sul pensiero dello Schleiermacher, di cui, invece che i lati veramente impor- tanti, sono messe in rilievo le idee circa la socialità e la vita estetica. Fine critico dell'Estetica tedesca, quale s'era svolta dal Baumgarten in poi, fu, in quel tempo, Guglielmo Teodoro Danzel; il quale, tra l'altro, si ribellava opportu- namente contro la pretesa di ritrovare il pensiero nelle opere dell'arte: « Pensiero artistico (egli scriveva): malaugurata frase, che ha' condannato un'intera epoca al lavoro di Sisifo di ridurre l'arte al pensamento dell'intel- letto e della ragione! Il pensiero di un'opera d'arte non è altro se non ciò che si contempla in un determinato modo; non è già rappresentato, come si dice, nell'opera d'arte, ma è l'opera d'arte stessa. Il pensiero artistico non può essere mai espresso con concetti e parole > ^. Itfa la morte in età giovanile troncò le liete speranze, che il Danzel faceva concepire per la scienza e la storiografia dell'Estetica.

^ Gbibpenkbbl, Lthrh, d, JEith.^ BruQSw., 1827; Bobrik, Frete Ver- trOge ub, jEHh., Zurigo, 1884.

XIII. ESTETICI TEDESCHI MINORI L'Estetista metafisica posthegeliana è principalmente ri- cordevole, perché in essa giunsero al massimo svolgimento due teorie, o due assai bizzarri complessi di asserzioni ar- bitrarie e di fantasticherie: la cosi detta teoria del Bello di natura e l'altra delle Modificazioni del Bello. Nessuna delle due aveva legame intimo e necessario con queir iodirìzzo filosofico; ma entrambe vi si congiunsero per motivi psicologici e storici. Motivo psicologico, la pa- rentela tra i fatti di piacere e di dolore e l'esaltazione mi- stica, e anche, riguardo al bello di natura, la reale qua- lità estetica (fantastica) di alcune rappresentazioni, che impropriamente si dicono osservazioni di bellezze naturali: motivo storico, il fatto che, per secoli, si era discettato moljte volte di quei casi di piacere e dolore negli stessi libri, in cui si trattava di scienza dell'arte ^ Quei meta- fisici, gente, spesso, molto ingenua e tagliata alla grossa, fecero press'a poco quel che si racconta del maestro Pai- siello, il quale, nella foga del comporre, metteva in mu- sica, talora, perfino le didascalie del libretto: nella fùria del costruire, essi costruirono dialetticamente tutto ciò che veniva loro offerto dagl'indici dei vecchi libri caotici.

Cominciando dalla teoria del Bello di natura, le osser- vazioni sulle cose belle naturali si trovano già mescolate alle indagini sul bello degli antichi filosofi, e, in ispecie, alle effusioni dei neoplatonici, e dei loro seguaci medie- vali e del Rinascimento*. Più di rado questa trattazione fu introdotta nelle Poetiche: il Tesauro fu tra i primi a studiare, nel Cannocchiale aristotelico (1654), le argutezze non solo degli uomini, ma anche di Dio, degli angeli, della natura e degli animali; anche il Muratori (1707) parlò di un bello della materia, quale sarebbero e gli dei, un flore.

La teoria del Bello di natara, e quella dello Modlfloaxio- ni del Bello.

STolglmen- to deUa pri- ma teoria. Herder.

s Si veda sopra, pp. 186-9, 197-8, 201-8.

392 STORIA il sole, un ruscelletto » ^ Le osservazioni su ciò, eh' è fuori dell'arte ed è meramente naturale, si trovano nel Crou- saz, nell'André e in tutti quegli scrittori, specie inglesi, del Settecento, i quali conversarono galantemente ed em- piricamente sul bello e sull'arte'. Sotto l'influsso di co- storo, il Kant staccò, come sappiamo, la teoria del bello da quella dell'arte; e la bellezza libera riferi specialmente agli oggetti naturali, e a quelle produzioni dell'uomo che riproducono bellezze naturali'. L'avversario dell'Estetica kantiana, l'Herder (1800), unificando spirito e natura, pia- cere e valore, sentimento e intelletto, fa gran parte al bello di natura. Ogni cosa naturale, secondo lui, ha una bellezza propria, eh' è l'espressione del massimo di sé me- . desima; e, perciò, gli oggetti belli vanno disposti su. di una scala ascendente: dai contorni, colori e toni, dalla luce e dal suono, ai fiori, alle acque, al mare, agli uccelli, agli animali terrestri, all'uomo. Cosi l'uccello è « l'insie- me delle proprietà e perfezioni del suo elemento, una rap- presentazione della sua virtualità, una creatura fatta di luce, suono e aria >; e, tra gli animali terrestri, i più brutti sono i più simiglianti all'uomo, come la scimmia malinco- nica e triste, e i più belli, quelli di forma precisa, ben costrutti, liberi, nobili; quelli esprimenti dolcezza; quelli, infine, che vivono felici e armonici in sé stessi, dotati di una loro perfezione naturale, non dannosa all'uomo^. Lo scheuiny, Schelling nega il concetto di un bello di natura: la bel- geif**^' ^ lezza della natura è puramente accidentale; e l'arte dà la norma per ritrovarla e giudicarla ^. Anche il Solger esclude t Si veda sopra, pp. 292-8.

3 Si veda sopra, p. 816.

5 Syitem d, tranacend. Ideal, ^ parte VI, § 2.

XIII. ESTETICI TEDESCHI MINORI 393 il bello di natura^; e cosi l'Hegel, il quale, dunque, è qui originale, non già pel fatto di quest'esclusione, ma per T in- conseguenza onde, dopo aver escluso quel bello, ne tratta a lungo. Già non si capisce bene se il bello di natura a dirit- tura, secondo lui, non esista, e sia l'uomo a introdurlo nella contemplazione delle cose; o se costituisca un grado, infe- riore, ma reale, del bello d'arte. < Il bello d'arte (dice l'Hegel) sta più alto di quello di natura: è la bellezza nata e rinata per opera dello spirito; e lo spirito solo è verità, è realtà. Onde il bello è davvero bello, solamente quando partecipa dello spirito e viene prodotto da questo. In tal signiflcato, il bello di natura appare semplicemente come riflesso del bello che appartiene allo spirito, come modo imperfetto e incompleto, il quale, sostanzialmente, è con- tenuto nello spirito stesso ^. Nessuno mai ha pensato a esporre sistematicamente la bellezza naturale; laddove s'è pur fatta, dal punto di vista dell'utilità degli oggetti na- turali, una materia medica*. Ma il secondo capitolo della prima parte dell'Estetica è dedicato, invece, per l'appunto, al Bello di natura; giacché, per giungere all'idea del bello d'arte secondo la sua totalità, bisogna percorrere tre gradi: il bello in genere; il bello di natura, le cui deficienze mo- strano la necessità dell'arte; e, infine, l'Ideale. « La prima esistenza dell'Idea è la natura; e la sua prima bellezza è la bellezza di natura ». Questa bellezza, tale per noi e non per lei, ha diversi stadi: nel primo, il concetto si sprofonda nella materialità fino a sparirvi, e ciò accade nei fatti fisici " e meccanici isolati; un grado superiore è dato dall'unione di quei fatti in sistemi, come nel sistema solare; ma a vera esistenza il concetto non giunge se non nei fatti organici, in ciò che è vivente. Il vivente stesso ha, per altro, diffei Vorlea. ab. jEsth,, p. 4.

STORIA Schleierma- cher.

Alessandro di Hamboldt.

La Fisica estetica noi Visober.

renze di bello e di brutto: cosi, tra gli animali, il bradipo, trascinantesi penosamente e mostrante T incapacità a un rapido movimento e all'attività, spiace per questa sua son- nacchiosa pigrizia; cosi non si possono dire belli gli anfibi, varie specie di pesci, i coccodrilli, i rospi, parecchie spe- cie d'insetti, e, specialmente, gli esseri dubbi ed equìvoci, i quali formano il passaggio da una forma determinata a un'altra, come rornitorinco, misto d'uccello e di quadru- pede K Bastino questi saggi della dottrina hegeliana circa il bello naturale; nella quale si discorre anche della bellezza esterna della forma astratta: regolarità, simmetria, armo- nia e cimili, cioè di quei concetti, che, nel formalismo del- l'Herbart, costituivano le stesse supreme idee del bello. Lo Schleiermacher, lodatore dell'Hegel pel proposito di escludere dall'Estetica il bello naturale, lo escluse non a parole, ma sul serio, dalla sua, nella quale considera solamente la perfezione artistica dell'immagine interna, formata dall'energia dello spirito umano *. Se non che, il cosi detto sentimento della natura, cresciuto col Ro- manticismo, e il Cosmos e le altre opere descrittive di Alessandro di Humboldt', fecero volgere sempre più l'at- tenzione alle impressioni destate dai fatti naturali. Si vennero componendo allora quelle tali esposizioni sistematiche delle bellezze naturali, che all'Hegel sembravano impossi- bili, quantunque egli medesimo ne desse esempio; il Bra- tranek, tra gli altri, scrìsse un'Estetica del mondo vegetale^. Ma la trattazione più celebre e divulgata si ebbe, per l'appunto, nell'opera del Vischer; il quale, seguendo la trac- cia dell'Hegel, consacrò, come s'è visto, una sezione della < VorUt. ab jBfih., introd.

4 uEstheOk d. FflamsenìoeU, Lipsia, 1858.

XIII. ESTETICI TEDESCHI MINORI sua Estetica airesistenza oggettiva del Bello, ossia al Bello di natura, e la battezzò (forse, pel primo) col caratteristico nome di Fisica estetica (aesthetische Physik), La Fisica estetica comprende la bellezza della natura inorganica: luce,* calore, aria, acqua, terra; della natura organica, coi suoi quattro tipi di vegetali, coi suoi animali invertebrati e vertebrati; della bellezza umana, ripartita in bellezza generica e bellezza storica. La bellezza generica è divisa, a sua volta, nelle sezioni della bellezza delle forme gene- rali: età, sessi, condizioni, amore, matrimonio, famiglia; delle forme speciali: razze, popoli, cultura, vita politica; delle forme individuali: temperamento e carattere degl'in- dividui. La bellezza storica abbraccia quella della storia dell'antichità (Oriente, Grecia, Roma), del Medioevo o ger- manesimo, e dei tempi moderni. Spetta all'Estetica, se- condo il Vischer, dare, tra l'altro, uno sguardo alla sto- ria universale, per additare i vari gradi del bello secondo le varie vicende della lotta della libertà contro la natura; lotta, che si svolge nella storia ^ Passando alle cosi dette Modificazioni del Bello, oc- corre notare che già nei manuali di Poetica, e, special- mente, in quelli di Rettorica, dell'antichità, si trovano determinazioni più o meno scientifiche di fatti e stati psi- cologici. Cosi Aristotele, nella Poetica, oltre a sforzarsi di determinare che cosa sia un'azione e un personaggio tragico, accenna a una definizione del comico; e, nella Rettorica, parla a lungo dello spirito o dell'arguzia*. Se- zioni sull'arguzia e sul comico contengono il De oratore di Cicerone e le Istituzioni di Quintiliano^: sullo stile ele- vato si è perduto il trattato di Cecilie, ma ce ne avanza I^ teoria deUc Modlfl- oaxioni del BeUo. DaUa antiohltÀ al seo. XVIII.

3 De orai., II, 54-71; In$L orai., VI, 8.

396 STORIA uno, attribuito a Longino, il cui titolo fu tradotto nei tempi moderni: De svblimitcUe, o Del avblime. Negli scrittori del Cinque e Seicento, questo miscuglio continua, per imita- zione degli antichi: nelV Argutezza di Matteo Pellegrini (1639) e nel Cannocchiale del Tesauro, sono interi trattati sul comico. Il La Bruyère toccava del sublime S e il Boi- leau dava nuova voga all'opera di Longino, tradueendola. Nel secolo decimottavo, il Burke indagò Torigine delle idee del bello e del sublime; e, se derivò la prima dair istinto di socievolezza, dedusse Taltra da quello di conservazione; toccò, inoltre, della bruttezza, della grazia, dell'eleganza e speciosità. L'Home, nei divulgatissimi Elements of criti- cism, si occupa della grandezza, della sublimità, del ridi- colo, dello spirito, della dignità, della grazia. Del sublime, della dignità, della grazia nelle belle arti, discorse il Men- delssohn; il quale, seguito in ciò dal Lessing*, e poi da molti altri, considera alcuni di tali fatti come' sentimenti misti. Il Sulzer, nel suo Dizionario estetico, accoglie tutti questi vari concetti, e vi raduna intorno una ricca biblio- grafia. Dall'Inghilterra trasmigrò allora sul continente, con nuovo significato speciale, la parola < humour >, che prima voleva dire semplicemente « temperamento >, o anche « spirito » e < arguzia ^ (« belli umori >, in Italia; nel Seicento si era avuta in Roma l'Accademia degli Umoristi). Il Voltaire, il quale la introdusse in Francia, scriveva nei 1761: « Les anglais ont un terme pour signifler cette piai- santerie, ce vrai comique, cette gaieté, cette urbanité, ces saillies^ qui échappent à un homme sans qu'il s'en doute; et ils rendent cette idée par le mot humour ^ ^. Il Lessing^ (1767) già distingueva Vhumour dalla Laune (capriccio) * Caraelèrm, I.

3 Lettera air ab. d'Olivet, 20 agosto 1761.

1 ffantb. Dranvat,, n. 93, in Werhe, ed. cit., XII, pp. 170-1 n, -« Kritiaché Wàlder, in Werke, ed. oit., IV, pp. 182-6. 3 ScHLAPP, op. cit., p. 55. ^ Kr. d. Urth.t Anmerkung, § 54. « Syttem d..^th.^ introd., p. xxxvi n. 7 Sy$t€m der Kumtlehre: cfr. Hartmann, op. cit., p. 887.

post-kantia- ni.

XIII. ESTETICI TEDESCHI MINORI 397 dei tedeschi^: egualmente, l'Herder (1769) teneva fermo alla distinzione tra i due tennini, contro il Riedel, che li aveva confusi*. — I filosofi, trovate insieme queste cose Kant, e i nei medesimi libri, dapprima vi filosofarono intorno, senza pretendere d* introdurvi un artificioso legame di necessità logica. Cosi il Kant, il quale, suiresempio del Burke, aveva già dissertato, nel 1764, sul bello e sul sublime, notava ingenuamente, in un corso di Logica (1771), che bello ed estetico non sono identici; giacché « all'Estetica appar- tiene anche il sublime > ^. E, nella Critica del giudizio, pure trattando del comico solamente in una digressione, eh* è tra le sue più belle analisi psicologiche^, accanto, e come alla pari, deir e Analitica del bello » colloca V e Ana- litica del sublime > ^. Curioso che, prima della pubblica- zione della terza Critica, THeydenreich giungesse da sé alla teorica del sublime, che è contenuta in quella ®. Pensò mai davvero il Kant a fondere insieme bello e sublime e dedurli da un concetto unico? Non sembra. Quando egli dichiara che il principio del bello dev'essere cercato fuori di noi e quello del sublime in noi, viene tacitamente a riconoscere che i due oggetti sono aflatto disparati. In séguito (1805), lo schellinghiano Ast ebbe ad affermare la necessità di superare il dualismo kantiano, com'egli diceva, del bello e del sublime'; e altri rimproverava al Kant di aver trattato il comico con metodo non metafisico, ma psico- logico. Lo Schiller scrisse una serie di dissertazioni sul 398 STORIA tragico, sul sentimentale, sull'ingenuo, sul sublime, sul patetico, sul triviale, sul basso; e sulla dignità e sulla grazia, con le loro varietà: raffascinante, il maestoso, il grave, il solenne. Un altro artista, Giampaolo Richter, trattò a lungo dello spirito e dell'umore, che egli chia- mava comico romantico, sublime a rovescio {umgekehrte Erhàbené) *.

Che tutti codesti concetti sieno estranei air Elstetica, fii dichiarato, per effetto del suo principio formalistico, dal- l'Herbart, il quale li attribuì all'opera d'arte, ma non al bello puro*; e, per ragione molto più solida, in forza, cioè, della sua sana concezione dell'arte, dallo Schleler- macher. Questi osservava, tra l'altro: « Si sogliono porre bello e sublime come due specie di perfezione artistica. Si è tanto abituati all'unione di questi due concetti, che bisogna fdre uno sforzo per convincersi quanto poco essi sieno coordinati e come non sieno esaurienti pel con- cetto della perfezione artistica >; e lamentava che anche i migliori estetici, invece di dimostrazioni, dessero, sul pro- posito, descrizioni rettoriche. « La cosa (egli diceva) non ha alcuna giustezza » {keine Eichtigkeit); e, perciò, escludeva quella materia dalla sua Estetica ^. Ma altri filosoti si osti- narono a voler trovare una connessione tra quei vari con- cetti; e chiamarono in aiuto il pensare dialettico. Di que- sta dialettica, applicata ai concetti empirici, erano allora intinti tutti; e uno spruzzo se ne trova perfino nel grande nemico della dialettica, l'Herbart, allorché, per spiegare l'unione delle varie idee estetiche nel bello, ricorre alla formola del « perdere in regolarità per guadagnarla di < Si veda sopra, p. 856.

XIII. ESTETICI TEDESCHI MINORI