SigPhi · Benedetto Croce

Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale

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della Metafisica, il quale non riconosce valore ad altro che alla verità realistica >. Alla verità estetica manca il con- trollo, il metodo, che deve avere quella filosofica; essa fa, immediatamente, un salto dall'apparizione soggettiva al- l'essenza ideale. Ma ha, in compenso, l'affascinante forza di convinzione, che solamente l'intuizione sensibile, e non mai la mediazione graduale e rifiessa, possiede. D'altra parte, quanto più la Filosofia si eleva, tanto meno ha bi- 1 Die dUche JEUh. s. Kant, 1886 (l.a parte deW^sth.).

2 PhUotophié deiSchùnen (2.« parte deli'JE2r/^.)} Lipsia, 1890, pp. 468-4: cfr. Dtache JEsth. ». K., pp. 857-62.

STORIA L* Hartmann e la teoria delle ModlJi- oazioni.

sogno del passaggio attraverso il mondo dei sensi e delia scienza; e viene sparendo sempre più la distanza, che la separa dall'Arte. La quale ha Taccorgimento d'impren- dere il viaggio verso il mondo ideale proprio come consi* gliano i manuali pel viaggiatore del Baedeker, sane trop 86 charger: « senza caricarsi, con un peso che tarpa le ali, di cose in sé e per sé inessenziali e indifPerenti » \ Nel Bello è immanente la logicità, T idea microcosmica, r incosciente. Per mezzo dell'incosciente, ha luogo, nel processo di esso, l'intuizione intellettuale o l'intelletto in- tuitivo *. Il Bello, appunto perché mette radice nell'inco- sciente, è mistero ^.

Dell'eccitante o reagente del Brutto, di cui aveva fatto largo uso lo Schasler, ancora più largamente si serve l'Hartmann. Il bello presenta una serie di gradi; infimo dei quali, anzi limite inferiore del fìitto estetico, è il piacevole sensibile, ch'è bello formale inconscio. Il primo vero gradino è il bello formale di prim'ordine, o piacevole matematico: unità, varietà, simmetria, pro- porzionalità, sezione aurea, e cosi via. Il secondo gradino, bello formale di second'ordine, è il piacevole dinamico. Il terzo, bello formale di terz'ordine, è il teleologico passivo, quale il bello degli utensili e delle macchine; e tra macchine e utensili, e •paragonandolo a vasi, pignatte e coppe, l'Hartmann colloca il linguaggio; cosa morta, la quale soltanto nel momento in cui si parla riceve parvenza di vita (Scheinleòen)^. Queste cose il filosofo dell' Incon- sciente stampava nella patria di Guglielmo di Humboldt, e mentre viveva ancora uno Stein thal. — Continuando il XVI. l'estetica degli epigoni 4a9 fostidioso elenco, bello formale di quart'ordine è il teleo- logico attivo 0 vivente; e bello di quint'ordine, il con- forme alla specie (das Gattungsmassige). Viene, infine, il bello concreto o il microcosmico individuale, som- mo di tutti, perché Tidea individuale è superiore alla spe- cifica; e bellezza, non più formale, ma di contenuto. — Ora, come si passa dalle forme inferiori a quelle superiori? Gìk si è detto: per mezzo del Brutto. Ma nessun filosofo ha passato in rassegna cosi partitamente come l'Hartmann i tanti servigi, che renderebbe il Brutto. Con un brutto, ossia col distruggere la bellezza deireguaglianza, nasce la simmetria; con un brutto rispetto al cerchio, nasce Tellissi; il bello di una cascata che si frange sugli scogli si acquista con un brutto matematico, distruggendo, cioè, la bellezza di una caduta a parabola; il bello deir espressione spirituale si acquista con l'introdurre un brutto rispetto alla floridezza corporea. La bellezza del grado superiore si fonda sulla bruttezza di quello inferiore. E, allorché si giunge al grado più alto, al bello individuale, che non ha altro grado sopra di sé, Telemento brutto continua la sua opera di benefica titillazione. Anche di questa fase ulte- riore conosciamo il risultato: le famose modificazioni del Bello; ma, anche per questa parte, nessuno è più co- pioso e preciso dell'Hartmann. Veramente, egli ammette, accanto al bello semplice o puro, alcune modificazioni senza confiitto. Tali sarebbero quelle del sublime e del grazioso. Ma le modificazioni più importanti hanno luogo col conflitto.. E si danno quattro casi: o la soluzione è immanente, o è logica, o è trascendente, o è com- binata. Soluzioni immanenti sono l'idillico, il malin- conico, il triste, l'allegro, il commovente, l'elegia- co; soluzione logica è il comico, con tutte le sue varietà; soluzione trascendente, il tragico; e soluzione combinata, l'umoristico, col tragicomico e le altre varietà di esso.

STORIA Estetica me- taflsloa In Francia. C. Lerdqne.

Qaando nessuna di queste soluzioni è possibile, si ba il brutto; e, quando un brutto di contenuto si esprime con un brutto formale, si ha il massimo di bruttezza, il vero diavolo estetico.

L'Hartmann è l'ultimo notevole rappresentante della scuola metafisica tedesca. Anch'egli incute spavento per la mole letteraria, come molti altri di quella scuola, presso la quale sembrava fosse rito che dell'arte non si potesse scrivere se non in volumi di migliaia di pagine. Ma Chi non ha paura dei giganti e si appressa a quella sorta di Estetica, trova un Morgante grosso e bonaccione, pieno dei più comuni pregiudizi, e costituito, non ostante la forza apparente, in tal modo, che un granchiolino basta a ucci- derlo. — Negli altri paesi, l' Estetica metafisica ebbe pochi cultori. In Francia, il celebre concorso dell'Accademia di scienze morali e politiche del 1857 presentò al mondo, redi- mita di alloro, la Scienza del Bello del Leveque »; di cui nes- suno parla più se non per ricordare che l'autore, il quale si Atteggiava a seguace di Platone, riconosceva nel bello otto caratteri, desumendoli dall'esame di un giglio. Gli otto caratteri erano: grandezza piena delle forme, unità, va- rietà, armonia, proporzione, vivacità normale del colore, grazia e convenienza; riducibili, in ultimo, ai due con- cetti di grandezza e ordine. E, per dare una riprova del- l'universalità della sua teoria, il Leveque l'applicava a tre cose belle: a un fanciullo che scherza con la madre^ a una sinfonia del Beethoven e alla vita di un filosofo (So- crate). Veramente (disse un collega di lui in spiritualismo, il quale, discorrendo in tono di molta deferenza di quella dottrina, non seppe astenersi dal canzonarla alquanto), si prova qualche difficoltà a farsi un'idea di ciò che possa 1 Ch. Leveque, La scienee du Beau^ Parigi, 1862.

akla.

XVI, l'estetica degli epigoni 441 essere, nella vita di un filosofo, la vivacità normale del colore ^ Le traduzioni e gli articoli espositivi di Carlo Re- nard*, i libri di alcuni scrittori della Svizzera francese (TópfFer, Pictet, Cherbuliez), non valsero a diffondere in Francia i sistemi estetici tedeschi.

Più refrattaria ancora fu V Inghilterra; nella quale un in inghiite^ estetico metafisico, ma di conio nazionale, potrebbe dirsi il Ruskin; se a trattare del Ruskin nella storia di una scienza non si provasse qualche imbarazzo. In verità, egli aveva tutte le disposizioni più aliene da quella scientifica. Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volu- bile, ricco di sentimento, dava tono dommatico, forma ap- parente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche, ai suoi sogni e capricci. Chi le abbia presenti alla me- moria, giudicherà irriverente qualunque esposizione rias- suntiva e prosastica si faccia del pensiero estetico del Ruskin, la quale non può non rivelarne la povertà e T in- coerenza. Basterà dire che egli, seguendo un'intuizione finalistica e mistica della natura, considerava la bellezza come rivelazione delle intenzioni divine, come la firma, < che Dio appone alle sue opere, e anche ai suoi più pic- coli opuscoli ». La facoltà, che percepisce il bello, è, per lui, non già l' intelletto o la sensibilità; ma un sentimento particolare, che chiama facoltà teorica. Il bello natu- rale, che si scopre nel contemplare con cuore puro qual- siasi oggetto non tocco e alterato dalla mano dell'uomo, è, perciò, superiore di molto all'opera dell'artista. Il Ruskin era analizzatore troppo sommario da poter intendere il complicato processo psicologico-estetico, che accadeva nel suo animo, quand'egli, a forza di contemplare, si esta- 1 E. Saissbt, VEtthétiqué fran^aite (in app. al voi. Vàme et la vi«, « Nella Revue phUotophique, voli. I, II, X, XII, XVI.

STORIA Estetici ita- liani.

Antonio Ta- ri e le sue lezioni.

slava, da artista, innanzi a qualsiasi piccolo fatto e oggetto naturale, a un nido d'uccello o a un rivoletto d'acquai In Italia, l'abate Fornari scriveva un'Estetica tra hege- liana e cattolica, in cui il bello s' identificava con la seconda persona della Trinità, col Verbo umauato *. E pensava, per tal modo, di far argine e opposizione alla critica realistica del De Sanctis, ch'egli, dal sublime vertice della sua filoso- fia, giudicava non più che « un sottile grammatico ». Sotto r influsso giobertiano e quello tedesco, specie dell'Hegel, si scrissero parecchi lavori di secondaria importanza: il De Meis svolse a lungo la tesi della morte dell'Arte nel mondo moderno '. In tempi più recenti, il Gallo ha trattato di Estetica anch 'egli dal punto di vista hegeliano^; e altri ha ripetuto, su per giù, le dottrine circa il superamento del Brutto, dello Schasler e dell'Hartmann^. Ma il genuino rappresentante italiano dell'Estetica metafisica alla tedesca fu Antonio Tari, il quale insegnò, per l'appunto, Estetica nell'Università di Napoli dal 1861 al 1884. Conoscitore me- ticoloso e superstizioso di tutto ciò che s'andava stam- pando in Germania, autore di un'Estetica ideale, e di parec- chi saggi sullo stile, sul gusto, sulla serietà e ludo (Spisi) nell'arte, nei quali cercò di tenere il mezzo tra l'idealismo hegeliano e il formalismo herbartiano *; le sue lezioni di Estetica, afiFoUatissime, erano tra gli spettacoli più bizzarri offerti dalla popolosa e rumorosa Università napoletana.

1 J. BusKiN, Modem Paintera, ideas of beauty and ofthe imaginative fa- cully, 1843-60 (4.a ediz., Londra, 1891): cfr. De la Sizbbanne, pp. 112-278.

« Vito Fobrari, ArU del dire, Napoli, 1866-72; cfr. voi. IV.

3 A. C. DB Meis, Dopo la laurea, Bologna, 1868-9.

^ Nic. Gallo, Videalitmo e la letteratura, fioma, 1890; La eeieiusa deWarUf Torino, 1887.

6 Estetica ideaUf Napoli, 1863; Saggi di critica (race, postuma). Tra- XVI. l'estetica degli epigoni 443 Egli divideva la trattazione in Estesinomia, Estesi- grafia ed Estesiprassia; corrispondenti alla Metafìsica del bello, alla dottrina del bello naturale e a quella delle Arti. Come per gr idealisti tedeschi, cosi pel Tari, il fatto estetico era una sfera intermedia fra la teoretica e la pra- tica: « la temperata delle zone (egli diceva enfaticamente) nel mondo dello spirito, equidistante dalla glaciale, popolata dagli Eschimesi del pensiero, e dalla torrida, abitata dai Giganti dell'azione ». Detronizzato il Bello, aveva messo al suo posto l'Estetico, del quale il Bello forma solo il primo momento: « inizio di vita estetica, caducità immor- tale, fiore eh' è fiore e frutto ad uno »; i momenti suc- cessivi venivano dati dal Sublime, dal Comico, dall'Umo- ristico e dal Drammatico. Ma la parte più attraente delle sue lezioni era l' Estesigrafia, suddivisa in Cosmografia, L'Eeteaigra- Fisiogratìa e Psicografia. Il Tari citava spesso con devo- zione il Vischer, « il gran Vischer », come lo chiamava, sul modello del quale svolgeva questa trattazione, avvi- vandola con molta e varia erudizione, e con brio di rav- vicinamenti. Parlava del belio nella natura inorganica, p. e., dell'acqua? < L'onda (cosi nel suo modo immaginoso), l'onda, tremula ai raggi del sole, ha il sorriso; come ha il cipiglio nel cavallone, il capriccio nel zampillo, l'estro nella spuma ». Parlava della configurazione geologica? * La valle, cuna forse dell'umanità, è idillica; la pianura, monotona ma pingue, è didascalica ». Dei metalli? < L'oro nasce nobile; il ferro, apoteosi del lavoro umano, lo.diventa: quello vanta la sua cuna, se non la disonora; questi la fa dimenticare ». La vita vegetale considerava come sogno; e riferiva il bel detto dell'Herder: « la pianta ò il neonato, chq sugge pen- dente dalle poppe della madre natura ». Distinti i vegetali in tre tipi, foliaceo, ramificato, ombrellifero, « il tipo fo- liaceo (osservava) giganteggia fra i tropici, dove la regina dei monocotiledoni, la Palma, rappresenta il dispotismo, 444 STORIA flagello umano di quelle deserte regioni. Di quel solitario pinnacolo, tutto corona, ben diresti che il negro è il ret- tile, che gli striscia al piede ». Dei fiori, il garofano è « simbolo del tradimento per lo screzio dei suoi colori e per le merlature delle sue foglie »; alla rosa, il celebre pa- ragone ariostesco della verginella è applicabile, solamente quando essa sia ancora boccinolo; ma, « allorché ha spie- gato i suoi petali, disdegna lo schermo dello spino, e pom- peggia nella pienezza dei suoi colori e baldanzosa invita la mano a coglierla, allora è la donna, tutta donna, per non dir la cocotte, che fa godere senza godere e mentisce l'amore col profumo e la verecondia col rosso delle foglie >. Ritro- vava, e comentava, le analogie tra certi frutti e certi fiori; tra la fragola, p. e., e la violetta, tra Tarancio e la rosa. Ammirava « le lussureggianti spire e la leggiadra architet- tonica del grappolo »; il mandarino gli rendeva immagine del nobile, qui s'est donne la peine de naitre; il fico, invece, del villanzone, « goffo, zotico, ma fruttuoso ». Nel dominio animale, il ragno gli era simbolo dell'isolamento pri- mitivo. Tape del monachismo, la formica del repub- blicanismo. Il ragno, notava col Michelet, è un paralogismo vivente: non può nutrirsi senza l'aiuto della tela, né far la tela senza nutrirsi. I pesci definiva inestetici, « di stupida apparenza col loro occhio sbarrato e con rab- boccar continuo, che gli fa parere voraci oltremodo ». Non cosi gli anfibi, i quali riescono pieni d'interesse: la rana e il coccodrillo, « l'alfa e l'omega della famiglia, partono dal comico, anzi dallo scurrile, per giungere al sublime dell'orridezza ». Gli uccelli sono nature estetiche per ec- cellenza: « possessori delle tre più geniali attività di un essere vivo, l'ataore, il canto e il volo ». E presentano contrasti e antitesi: « di fronte all'aquila, regina dei cieli, il cigno, mansueto re degli stagni; al gallo vanaglorioso e libertino si contrappone l'umile ed uxorio colombo; al XVI. l'estetica degli epigoni 445 bellìmbasto pavone, il villanzone tacchino >. Nei mammi- feri, la natura vien compensando con la drammaticità il difetto della pura bellezza. Se non hanno il canto, comin- ciano ad articolare; se non hanno piume dai mille colori, presentano tinte profonde, meglio fuse, più nutrite di vita; se non hanno il volo, hanno la corsa, oltremodo variata. E, ciò che più importa, cominciano ad apparire in essi la fisonomia e la vita individuali. « L'epici tà animalesca di- venta comicità neirasino, neìV iniquce mentis asellits; idillio, nelle bestie ftilve; tragedia addirittura nel toro dei Cafri, questo Codro bisulco, che volontariamente si sacrifica al leone per salvare l'armento ». E, come negli uccelli, sono interessanti anche qui le antìtesi: Tagnello e il capro, che il Tari diceva Gesù e il Diavolo; il cane e il gatto, abne- gazione ed egoismo; il lepre e la volpe, il Babbeo e V In- trigante. Molte e sottili osservazioni faceva sulla bellezza umana e su quella relativa dei sessi, accordando alla donna leggiadria, non formosità. « Bellezza somatica è equilibrio, e la donna ha corpo squilibrato, tanto che nella corsa facilmente cade: fatta per la gestazione, ha gambe diva- ricate, idoneo sostegno al largo bacino, e spalle curve, che compensano il petto ricolmo >. Discuteva le varie parti del corpo: « i capelli crespi esprimono la forza fisica; i lisci, la forza morale ». < Gli occhi azzurri, napoleonici, hanno talvolta la profondità deiroceano; i verdi sembrano cinti di triste fascino; i grigi, inindividuali; i neri, indivi- dualissimi ». « Una bella bocca vien definita dall' Heine: due labbra ben rimate; ma agli innamorati parrà piuttosto la conchiglia, di cui la perla è il bacio » ^ 1 A. Tabi, Lezioni di Eatetica generale, race, da G. Scamaccia-Lavarà, Napoli, 1884; Elementi di Ettetica, compilazione di G« Tommasaolo, ivi, 446 STORIA Quale miglior modo di prendere commiato con un sorriso benevolo dall' Estetica metafisica di tipo tedesco, che il ri- cordare questa bizzarra riduzione, quasi vernacola, che ne faceva il buon vecchietto Tari, « ultimo giocondo sacerdote di una Estetica arbitraria e confusionaria »?».

1 V. Pica, VarU deWEHremo Oriente, Torino, 1894, p. 18.

XVII Positivismo e natdbausuo estetico I, Li terreno, perduto dalla metafisica idealistica, fu oc- cupato, nella seconda met& del secolo XIX, dalla metafi- sica positivistica ed evoluzionistica; tentativo di sostituire alla filosofia le scienze naturali, che si manifestò con l'ac- cozzare contradittoriamente vedute materialistiche e idea- listiche, meccaniche e teleologiche, mettendo capo a una forma di agnosticismo. La vernice positivistica era data dai fatterelli, raccolti alla rinfusa e raccostati senza lume d'intelligenza. Tratto caratteristico di tale indirizzo fu il disprezzo per la storia, e, in ispecie, per la storia della filosofia; onde venne in esso a mancare quel collegamento con la serie costituita dagli sforzi secolari dei pensatori, che è condizione necessaria di ogni fecondo lavoro e di ogni progresso vero.

Lo Spencer (per limitare l'esempio alle opinioni estetiche di lui) ignora affatto ch'egli tocca problemi, dei quali tutte, 0 quasi, le soluzioni sono già state proposte e discusse. « Nessuno, io credo (dice ingenuamente, a principio del suo saggio sulla Filosofia dello stile), nessuno ha mai dato una teoria d'insieme dell'arte dello scrivere » (nel 18521); e nei Principi di Psicologia (1855), discorrendo dei sentimenti estetici, accenna di aver saputo dell'osservazione fatta circa il rapporto dell'arte col gioco da « un autore te- PosltlTlsmo ed evolazio- nlsmo.

Estetica di Ei. Spencer.

448 STORIA desco, di cui non ricorda il nome > (Schiller!). Se le sue pagine di Estetica fossero state scritte nel secolo XVII, avrebbero qualche posto, benché umile, tra i primi rozzi tentativi di speculazione estetica; nel secolo XIX, anche quel poco di suggestione, che virtualmente contengono, ha esaurito qualsiasi effetto. Nel saggio snlV Utile e il bello (1852-4), lo Spencer espone come rutile diventi bello, quan- do cessa d'essere utile; recando a conferma il caso di un castello in mina, il quale, inutile agli usi della vita mo- derna, serve di teatro alle scampagnate, e viene ritratto nelle pitture da salotto. Principio di tale evoluzione sarebbe il contrasto. Nell'altro saggio sulla Bellezza della figura umana (1852), spiega questa bellezza come segno ed effetto della bontà morale. Nel saggio sulla Grazia (1852), defi- nisce il sentimento del grazioso come la simpatia per la forza, accompagnata da agilità. In quello snlV Origine degli stili dell'architettura (1852-4), trova la bellezza del- Tarchitettura nella uniformità e simmetria; idee, che sveglierebbe nell'uomo lo spettacolo dell'equilibrio corpo- reo degli animali superiori, o, come nell'architettura gotica, l'analogia col mondo vegetale. Nel saggio sullo Stile, la causa della bellezza è riposta nell'economia dello sforzo.

In quello snìV Origine e funzione della musica (1857), la musica viene spiegata quale linguaggio naturale delle pas- sioni, rivolto ad accrescere la simpatia tra gli uomini *. Nei Principi di Psicologia, i sentimenti estetici si dicono provenienti dalla scarica dell'energia esuberante nell'orga- nismo; lo Spencer ne viene distinguendo vari gradi, dalla sensazione semplice a quella accompagnata da elementi rappresentativi, su su fino alla percezione, che ha elementi rappresentativi più complessi, all'emozione, e a quello stato 1 E9$ay9, icienlifiey politicai and specuUUivBf 1858-18^ (trad. frane, Parigi, 1879, voi. III).

XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO 449 di coscienza, che oltrepassa sensazioni e percezioni. Se- condo lo Spencer, la forma più perfetta del sentimento estetico si ha, quando tutti tre questi ordini di godimenti sono dati insieme per effetto della piena azione delle fa- coltà rispettive, con la minima deduzione cagionata da ciò che è di doloroso neirattività eccessiva. Ma è ben raro provare un'eccitazione estetica di tal sorta; quasi tutte le opere d'arte sono imperfette, perché agli effetti artistici si mescolano quelli antiartistici: ora la tecnica è poco soddi- sfacente, ora remozione non è d'ordine elevato. Ciò che troneggia nell'ammirazione universale, se si misura col criterio esposto di sopra, dev'essere relegato a un grado comparativamente basso. < Cominciando dall'epopea dei greci, e dalle rappresentazioni dateci dai loro scultori di leggende analoghe, le quali tendono a provocare senti- menti egoistici o ego-altruistici; e passando attraverso la letteratura del Medioevo, compenetrata egualmente di sentimenti inferiori, e attraverso le opere dei vecchi mae- stri, le quali compensano raramente con le idee e i senti- menti da esse ispirati, il dispiacere che recano ai nostri sensi, raffinati nello studio delle apparenze; e giungendo, infine, a tante celebrate opere dell'arte moderna, eccel-