stituisce il gradino inferiore.. II Guyau reputa che lo stu- dio dell'arte non rientri tutto nella Sociologia; vi entra solo « in gran parte » ^, e Tarte, secondo lui, ha due scopi distinti. Deve, cioè, prima d'ogni altro, produrre sensazioni gradevoli (di colori, suoni, ecc.); e, allorché prosegue que- sto scopo, si trova in presenza di leggi scientifiche, in gran parte incontestabili. Per questo lato, T Estetica ha contatto con la Fisica (Ottica, Acustica, ecc.), con le Matematiche, con la Fisiologia, con la Psicofisica. La statuaria, infatti, riposa specialmente suir Anatomia e la Fisiologia; la pit- tura, sull'Anatomia, Fisiologia e Ottica; l'architettura, sul- l'Ottica (sezione aurea, ecc.); la musica, sulla Fisiologia e sull'Acustica; la poesia, sulla Metrica, le cui leggi più ge- nerali sono acustiche e fisiologiche. Secondo scopo dell'arte è produrre fenomeni d'induzione psicologica, i quali mettono capo a idee e a sentimenti di natura più complessa (simpatia pei personaggi rappresentati, interesse, pietà, in- dignazione, ecc.); insomma, a tutti i sentimenti sociali; e codesti fenomeni, per l'appunto, rendono l'arte espressione della vita. Di qui due tendenze: l'una alle armonie, alle consonanze, a tutto ciò che diletta gli orecchi e gli occhi; l'altra, a trasfondere la vita nel dominio dell'arte. Il genio, il vero genio, è destinato a equilibrare le due tendenze; ma i decadenti e gli squilibrati fanno mancare nell'arte lo scopo sociale della simpatia, servendosi della simpatia estetica contro la simpatia umana*. Traducendo tutto ciò nel linguaggio a noi ora ben familiare, diremo che il Guyau ammette un'arte meramente edonistica, alla quale sovrappone un'altra arte, anche edonistica, ma servizievole verso la moralità. — La medesima polemica contro i de- m. Nordau. cadenti, gli squilibrati, gl'individualisti, è sostenuta da 1 Vari au poinl de ime aocioÌ4)giqìte^ pref., p. xlvii.
2 Op. cit., passim, spec. e. 4; cfr. pp. 64, 85, 880.
e. Lombroso.
462 STORIA un altro scrittore, il Nordau; il quale assegna all'arte la funzione di ristabilire la vita integrale nel frazionamento e nella specializzazione caratteristica della società indu- striale; e osserva che l'arte per l'arte, l'arte semplice espressione di stati interni e oggettivazione dei sentimenti dell'artista, c'è; ma è « l'arte dell'uomo quaternario, del- l'uomo delle caverne » *. Nataraiismo. Naturalistica si potrebbe dire anche l'Estetica, ricavata dalla dottrina del genio come degenerazione, che deve la sua fortuna al Lombroso e alla scuola di lui. Il succo della quale dottrina consiste nel seguente ragionamento: — I grandi sforzi mentali, l'assorbimento totale in un pensiero dominante producono spesso disordini fisiologici nell'orga- nismo, o trascuranza e atrofìa di alcune funzioni della vita. Ora, questi disordini rientrano nel concetto patologico di malattia, degenerazione, follia; dunque, la genialitjk s'iden- tifica con la malattia, con la degenerazione e con la follia. Sillogismo dal particolare al generale, dall'un termine al- l'altro dei quali, secondo la Logica tradizionale, non est com^equential Ma, col Lombroso e la sua scuola, e coi so- ciologi alla Nordau, siamo giunti all'estremo limite, che separa l'errore decoroso da quello grossolano, che si chiama sproposito. — Nient'altro che uno scambio tra analisi scien- tifica e indagine o descrizione storica è nelle ricerche di taluni sociologi ed etnografi: p. e., di Carlo Btlcher, il quale, studiando la vita dei popoli primitivi, afferma che poesia, musica e lavoro erano fusi in un solo atto; e, cioè, che poesia e musica erano destinate a regolare insieme il ritmo del lavoro *. Ciò sarà vero o falso, importante o no storicamente; ma non ha che vedere con la scienza estetica.
Egualmente, Andrea Lang opina che la dottrina circa i Max Nordau, La funsUone socicUé deWarie^ 2. a ed., Torino, 1897. s Karl BOchbr, ArUU ti. RhythmuBi 2.» ediz., Lipsia, 1899.
delU Lin- guistica.
XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO 463 rorigine dell'arte quale espressione disinteressata della facoltà mimetica, non trova conferma in quel che cono- sciamo dell'arte primitiva, la quale è decorativa piuttosto che espressiva ^; come se l'arte primitiva, che è un dato da interpetrare, potesse mai diventare, proprio essa, crite- rio d'ìnterpetrazione.
Il malinteso naturalismo ha prodotto cattivi effetti an- Regrreeao che nella Linguistica, alla quale, nei tempi a noi più vi- cini, si chiederebbero invano le profonde ricerche del- l'epoca dell'Humboldt, proseguite dallo Steinthal. Lo Stein- thal non riusci a costituire, a sua volta, una vera scuola, che ne continuasse la tradizione. Popolare e impreciso, Max Mtlller sostenne, con esagerazione, l'indivisibilità della parola dal pensiero, confondendo, o, almeno, non distin- guendo, questo dal pensiero logico; sebbene una volta ac- cenni, che la formazione dei nomi abbia legame più stretto con l'ingegno {wit)^ nel significato del Locke (ossia, di- remmo noi, con la fantasia), che non col giudizio. So- stenne, inoltre, che la scienza del linguaggio sia non già storica, ma naturale, perché il linguaggio non è invenzione dell'uomo; dilemma, che fu dibattuto e risoluto in vario modo, quasi che, oltre la storia e le scienze naturali, non vi sieno le scienze delio spirito, la filosofia, nella quale, per l'appunto, la scienza del linguaggio rientra *. Ma delle scienze dello spirito si andava sempre più smarrendo la co- scienza; onde il linguaggio, quando non appariva a dirit- tura mistero impenetrabile, veniva mutilato e falsificato. L'altro filologo, il Whìtney, polemizzando contro la teoria € miracolosa » del Mtlller, negava che il pensiero fosse in- 1 Cuatom and Myth^ p. 276, cit. dal Knioht, The phUosophy of Beau^ < Leciure» on the Science of Language, 1861 e 1864 (trad. frane.: La 8cience du langage^ Parigi, 1867).
STORIA Aooenni di risveglio. E. Pani.
La llDffuisti- oadelWandt.
dissolubile dalla parola; il sordomuto non parla (egli osser- vava), eppure pensa; il pensiero non è funzione del nervo acustico. Il Whitney ritornava, per tal modo, alla dottrina antica della parola quale segno, o mezzo d'espressione, del pensiero umano, soggetta alla volontà, risultante da una sintesi di facoltà, e, cioè, dalla capacità di adattare in modo intelligente i mezzi al fine ^ Lo spirito filosofico risorge col libro del Paul, Principi della storia del lingtiaggio (1880) *: spirito filosofico, per quanto Tautore si schermisca dalla possibile accusa ch'egli intenda filosofare, e cerchi un nuovo titolo, per evitare quello, screditato, di < Filosofia del linguaggio ». Ma il Paul, se appare incerto circa i rap- porti tra Logica e Grammatica, ha il merito di avere ri- pristinata l'identificazione fatta dall'Humboldt tra la que- stione dell'origine e quella della natura del linguaggplo, sostenendo che il linguaggio ha origine ogni volta che si parla. E gli spetta anche l'altro merito, di avere criti- cato, in modo definitivo, l'Etnopsicologia (Vòlkerpsycholo- gie) dello Steinthal e del Lazarus, mostrando che non esi- ste una psiche collettiva, e che non vi ha linguaggi se non nell'individuo. All'Etnopsicologia, a codesta scienza inesistente, riattacca invece il linguaggio, e insieme la mitologia e il costume, il Wundt ^; il quale, nella sua ultima opera, consacrata per l'appunto al linguaggio ^ ha il torto di riecheggiare le spiritosaggini del Whitney, chiamando « teoria del miracolo > {WundertheoHé) la gloriosa dot- 1 WiLL. DwiOHT Whitney, The life and growth of Language, Londra, s Sehmànn Paul, Principien der Sprttehgeschichtef 1880 (2.a edis., 3 WiLH. Wundt, Ueòer Wege u. Ziele d. VolìeerpaychologUy Lipsia, < Die Spraclie, Lipsia, 1900, 2 voli, (l.a parte della VMerpeyehologie, Etne Unterauchung der Enttoicklungtgetetze voti Sprache, Mythus und Siile), XVII. POSITIVISMO E NATURALISMO ESTETICO 465 trina inaugurata dall'Herder e dair Humboldt, da lui ac- cusati di « mistica oscurità > {mystiche Dunkel), Quella veduta (dice il Wundt) poteva avere qualche giustifica- zione, finché il principio evoluzionistico non era giunto al pieno trionfo nella sua applicazione alla natura organica in genere, e, sopra tutto, all'uomo. Donde si vede ch'egli confonde ostinatamente la questione deirapparizionc sto- rica del linguaggio con quella della natura e genesi in- terna. Né ha sentore alcuno della funzione della fantasia, e della vera relazione, che corre tra pensiero ed espres- sione; né trova differenza sostanziale tra l'espressione in» senso naturalistico e l'espressione in senso linguistico e spirituale: la lingua è considerata da lui come forma spe- ciale, peculiarmente sviluppata, delle manifestazioni vitali psicofisiche, dei movimenti espressivi animali. Da questi fatti il linguaggio si svolge in modo continuo; onde si spiega « che, oltre il concetto generale del movimento espressivo (Ausdrucksbeivegung)^ non vi sia alcuna nota specifica, che delimiti il linguaggio in maniera non arbi- traria » ^ La filosofia del Wundt scopre, per quel che ci sembra, il suo lato debole col mostrarsi inetta a inten- dere la spirituale natura del linguaggio e dell'arte. Nella Etica dello stesso autore, i fatti estetici sono presentati come un miscuglio di elementi logici ed etici, tanto che si nega una speciale scienza normativa estetica, risolven- dola nelle due della Logica e dell'Etica^.
XVIII Psicologismo estetico e altri indirizzi recenti A.
Llla considerazione edonistica, psicologica, morali- stica del fatto estetico' non riusci a fare argine e opposi- zione il movimento neocritico e neokantiano, che pure tentò di salvare alla meglio, tra l'invadente naturalismo e materialismo, il concetto dello spirito ^ Il neocriticismo ha ereditato dal Kant la scarsa intelligenza per la funzione della fantasia creatrice; e sembra che, fuori di quella intel- lettiva, non abbia notizia di altra forma di conoscenza.
Tra i primi filosofi di qualche grido, che aderirono al sensualismo e psicologismo estetico, f\i, in Germania, il Kirchmann, promotore di un cosi detto realismo, e scrit- tore di un'Estetica su base realistica (1868)*. Per lui, il fatto estetico è T immagine (Bild) di un reale; ma im- magine animata (seelenvolles), e purificata e rinforzata, ossia idealizzata. L'immagine del piacere è il Bello; quella del dolore, il Brutto. Il bello dà luogo a una tri- plice varietà o modificazione; determinandosi, secondo il Neooritici- smo ed em- pirismo.
KirohmMm.
1 A. F. Langb, Oeachichle dea Matericdiamua ^ v. Krilik mner Bedeutung t. d, Oegenvoarlf 1866.
s J. H. y. Kirchmann, jEsthelik auf realùdacher Grundlage^ Berlino, STORIA MeUflsloa tradotta in Psioolo^a. Il ViBcher.
E. Siebeck.
contenuto, come sublime, comico, tragico, ecc.; secondo r immagine, come bello di natura e bello d'arte; secondo r idealizzazione, come idealistico e naturalistico, formale e spirituale, simbolico e classico. Non avendo penetrata V in- dole deiroggettivazione estetica, il Kirchmann si fa a co- struire una nuova categoria psicologica, di sentimenti ideali o apparenti, suscitati dalle immagini artistiche e attenuazione di quelli stessi della vita reale ^ Come parecchi herbartiani si andarono mutando in fi- siologi del piacere estetico, cosi, con analoga evoluzione o involuzione, parecchi idealisti si accostarono allo psi- cologismo. Tra costoro, è da ricordare, in primo luogo, il vecchio Teodoro Vischer; il quale, nella sua autocri- tica, considerò l'Estetica come « unione di mimica e ar- monica » {vereinte Mtmik und Harmonik); e il Bello come < l'armonia dell'universo », la quale non si realizza mai nel fatto, perché si realizza solamente all' infinito, e, quando pardi coglierla nel Bello, si ha un' illusione; illusione tra- scendente, che è l'essenza medesima del fatto estetico *. Il figlio di lui, Roberto Vischer, introdusse la parola Ein- filhlung, per designare la vita, che l'uomo infonde nelle cose naturali mediante il processo estetico ^. Contro l'asso- ciazionismo, e in favore di un teleologismo naturale, imma- nente nel Bello, scrisse il Volkelt, trattando del Simbolo *, e congiungendo la simbolica col panteismo. L'herbartiano Siebeck (1875), abbandonando la teoria formalistica, ten- tava di spiegare il fatto della bellezza mediante l'ap- parizione della personalità*. Vi hanno, secondo lui, i JSsth, aufreaL Grund,, I,. pp. 54-57: cfr. Teoria^ pp. 92-8. « Kriliscke Gange, V, pp, 25-6, 131.
3K. Vischer, Ueber dcu optiache Formgefàhl, Lipsia, 1878. * Der Symbol- Begriff in der neueaten jE^thetik, Jena, 1876. s Dot Weten d, ceith. AnKhauung^ Psycholojs^ische Untersuchungen z. Theorie d. SchOnen u. d. Kunst, Berlino, 1875.
XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO 469 Oggetti che piacciono pel solo contenuto, e sono i pia- cevoli sensibili; altri, che piacciono per la sola forma, e sono i fatti morali; altri, finalmente, che piacciono per la connessione tra contenuto e forma, e sono i fatti or- ganici (utile, ecc.) ed estetici. Nei fatti organici, la forma non è fuori del contenuto, ma è Tespressione della reci- proca influenza e del congiungimento degli elementi costi- tutivi: nei fatti estetici, invece, la forma è fuori del conte- nuto, e quasi superficie di questo; non mezzo allo scopo, ma scopo a sé stessa. L'intuizione estetica è relazione tra sensibile e spirituale, tra materia e spirito, e, perciò, for- ma in quanto parvenza della personalità. Il piacere este- tico nasce dalla coscienza, che lo spirito ha, di ritrovare sé stesso nel sensibile. E, se, nelle cose naturali e inanimate, la personalità viene introdotta dal contemplatore, nella fi- gura umana, invece, essa si fa innanzi da sé medesima. Il Siebeck imita dai metafisici idealisti la teoria delle modi- ficazioni del bello, nelle quali soltanto apparisce il bello, cosi come l'uomo apparisce soltanto quale uomo di razza e popolo determinati. II sublime è quella specie di bello, in cui si perde il momento formale della circoscrizione, donde r illimitato, che è una specie d'infinità estensiva o inten- siva; il tragico nasce quando l'armonia non è data, ma è risultato di un conflitto e di uno svolgimento; il comico è una relazione del piccolo al grande; e via. E, per que- ste influenze idealistiche e pel suo tener fermo all'assolu- tezza kantiana ed hcrbartiana del giudizio di gusto, non si può dire che l'Estetica del Siebeck sia meramente psi- cologica ed empirica e senza alcun elemento metafisico. Nello stesso caso è il Diez, il quale, con la sua Teoria del m. mec. sentimento come fondamento dell'Estetica (1892) ^, vorrebbe 1 Max Diez, Thìorie de$ OefahU z. Begrundung d, JEsthetikt Stoc- carda, 1892.
470 STORIA spiegare la funzione artistica come rispondente all'ideale del sentimento {Ideal dea filhlenden Geistes), parallela alla scienza (ideale del pensiero), alla moralità (ideale del volere) e alla religione (ideale della personalità). Ma che cosa è mai cpdesto sentimento? L'empirico sentimento degli psicologi, irridacibile a ideale, o la mistica facoltà della comunicazione e congiunzione con T Infinito e con l'Asso- luto? L'assurdo < valore del piacere » del Fechner, o il e giudizio » (Urtheilskraft) del Kant? A questi e altri scrit- tori, ancora posseduti da vedute metafisiche, manca, si di- rebbe, il coraggio delle proprie idee: si sentono in am- biente ostile, e parlano a mezzo, o tentano transazioni. Lo psicologo Jodl ammette i sentimenti elementari estetici, scoperti dall' Herbart, i quali, tuttavia, sono, per lui, « ec- citazioni immediate, che non riposano su un'attività asso- ciativa o riproduttiva o sull' immaginazione », quantunque, < in ultima analisi, sieno da ricondurre ai medesimi prin- cipi » \ indirisiopai- L' indirizzo meramente psicologico e associazionistico d^roup^ diventa chiaro nel prof. Teodoro Lipps e nella scuola di lui. Il Lipps critica e respinge una serie di teorie estetiche: a) del gioco; b) del piacere; e) dell'arte come riconosci- mento della vita reale, anche se spiacevole; d) della emo- zionabilità e scotimento passionale; e) del sincretismo, onde all'arte, insieme con le finalità del gioco e del piacere, viene attribuita una serie di altri scopi: riconoscimento della vita nella sua realtà, rivelazione dell'individualità, commozione, liberazione da un peso, libero svolgimento della fantasia. La teoria da lui sostenuta non è, in fondo, molto diversa da quella del Joufit'oy, giacché si assomma nella tesi che il bello artistico sia il simpatico. < L'og- 1 Fribdr. Jodl, Lehrb, der Psychologie, Stoccarda, 1896, § o8, pp.
XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO 471 getto della simpatìa è il nostro io oggettivato, trasposto in altri, e, perciò, ritrovato in essi. Noi ci sentiamo negli altri, e sentiamo gli altri in noi. Negli altri, o per mezzo di essi, ci sentiamo resi felici, liberi, aggranditi, sollevati^ 0 il contrario di tutto ciò. Il sentimento estetico di sim- patia è, non solo un modo del godimento estetico, ma lo stesso godimento estetico. Ogni godimento estetico è fon- dato, in ultima analisi, unicamente e semplicemente, sulla simpatia; anche quello che ci danno le linee e forme geo- metriche, architettoniche, tectoniche, ceramiche e simili >. « Sempre che neir opera d'arte ci si fa incontro la perso- nalità (non già un difetto dell'uomo, ma qualcosa di posi- tivamente umano), la quale sia d'accordo o trovi risonanza nelle possibilità e tendenze della nostra vita e attività vi- tale; sempre che ci viene incontro il positivo umano, og- gettivo, puro e libero da tutti gl'interessi reali che sono fuori dell'opera d'arte, e quale soltanto l'arte può rappre- sentare e la contemplazione estetica richiede; l'accordo, la risonanza ci riempiono di beatitudine. Il valore della personalità è valore etico. Fuori di essa, non è altra pos- sibilità e circoscrizione dell'eticità. Ogni godimento arti- stico ed estetico in genere è, perciò, godimento di qualcosa, che ha valore etico (eiìies ethisch Werthvollen); non già come elemento di un complesso, ma come oggetto dell'intuizione estetica » ^ Il fatto estetico è, per tal modo, privato di qualsiasi e. oroos. valore proprio, ricevendone uno d'accatto,, dalla moralità. — Senza fermarci agli scolari del Lipps (quali lo Stern e altri*), e agli scrittori d'indirizzo analogo (p. e., il Biese, 1 Komik und Humor, Bine ptychol, cBilhet. UnUrsuek,^ Amburgo-Li- < Paul Stbbn, Emfuhlung a. Ai^odation ù d, neueren JEkh,, ]896, nei BeitrOge z, JE$lh,, ed. dal Lipps e da B. M. Werner (Amburgo-Lipsia).
472 STORIA teorico deirantroporaorflsmo e della universale metafora \ e su Corrado Lange, propugnatore della tesi che l'arte sia antpillusione consapevole*); faremo cenno del prof. Carlo Groos (1892), il quale si riaccosta, in qualche modo, al concetto deirattività estetica come valore teoretico'. I due poli della coscienza (egli dice) sono la sensibilitÀ e V in- telletto; ma, tra questi estremi, corrono vari gradi inter- medi, ai quali appartiene l'intuizione o immaginazione, il cui prodotto è l'immàgine o parvenza (Schein), media tra la sensazione e il concetto. L'immagine è piena come la sensazione, ma ordinata come il concetto: non ha la ricchezza inesauribile di quella, ma neppure la povertà e nudità di questo. E immagine e parvenza è il fatto estetico; la cui distinzione dalla immagine semplice e or- dinaria è, non già di qualità, ma solamente d'intensità. L'immagine estetica è la stessa immagine semplice, quando occupali vertice della coscienza. Per la coscienza pas- sano le rappresentazioni, come la gente, che va pei propri affari, passa frettolosa per un ponte; quando essa si fer- ma sul ponte e contempla lo spettacolo, allora è giorno di festa, e si ha il fatto estetico. Il quale non è, dunque, pas- sività, ma attività; è imitazione interna (innere Nachahmung), secondo la formola del Oroos *. Alla cui teoria sarebbe da obiettare, che tutte le immagini, perché sieno davvero tali, debbono tenere, almeno per un istante, il vertice della coscienza, e che la semplice immagine o è anch'essa prodotto di attività non meno di quella estetica, 2 KoNRAD Lanob, Die hewu99fs SelbtUOuschung ala Kern dea kwuUeriackan Genuaaeaf Lipsia, 1895.
XVIII. PSICOLOGISMO ESTETICO 473 0 non è vera immagine. E sarebbe anche da obiettare, che il carattere intermedio dell'immagine, partecipe delle sen- sazioni e del concetto, è troppo vago; e può ricordare T in- tuizione intellettuale e le altre facoltà misteriose dei me- tafisici, che il Groos a buon diritto professa di aborrire. Meno felicemente, poi, egli rìdistingue il fatto estetico in forma e contenuto; e del contenuto riconosce quattro classi: associativa (in senso stretto), simbolica, tipica e in- dividuale^; e introduce nella sua ricerca (la quale non ne avrebbe punto bisogno) il concetto della infusione della personalità, e l'altro del gioco; osservando, per que- st'ultimo, che < l'imitazione interna è il più nobile gioco dell'uomo » *, con la restrizione, che « il concetto del gioco si applica, si, pienamente all'intuizione estetica, ma non già alia produzione estetica, salvo che presso i popoli pri- mitivi » ^.
Il Oroos si libera delle Modificazioni del bello. Posto il Le Modifica- fatto estetico nell'imitazione interna, è chiaro per lui che «^«'^^^«^^ei.
' -^ lo noi Qrooi ciò che non è imitazione intema, non appartiene al fatto e nei Lippe, estetico; è un dippiù e un diverso. « Ogni bello (e bello è qui inteso dal Groos nel significato di < simpatico ») ap- partiene all'esteticità, ma non ogni fatto estetico è beilo >. Il bello è la rappresentazione del piacevole sensibile, e il brutto è la rappresentazione del dispiacevole. Il sublime è la rappresentazione di una cosa possente (Gewaltiges) in forma semplice. Il comico è la rappresentazione di un'in- feriorità, che ci desta il lieto sentimento della nostra su- periorità. E cosi via^. Con molto buon senso, il Groos mette in canzonatura la funzione, che lo Schasler e l'Hart- 4 Op. cit., pp. 46-50, e tutta la parte III.
STORIA E. Vóron e la doppia forma del- rEatetloa.
roann, eredi di lunga tradizione, attribuiscono al brutto. Dire che Tellissi ha un momento di bruttezza rispetto al cerchio, perché la sua simmetria è solo verso due assi e non già verso infiniti, è come dire che < il vino ha rela- tivamente un sapore dispiacevole, giacché in esso viene a mancare {ist aufgehcòen) il gusto piacevole della birra » ^. — Anche il Lipps, nei suoi scritti estetici, riconosce che il comico (del quale dà un'acuta analisi, eh' è tra le mi- gliori del genere*) non ha in sé valore estetico; ma egli, in conseguenza della sua veduta moralistica, abbozza poi qualcosa simile alla dottrina del superamento del brutto: un processo, cioè, mediante il quale si raggiungerebbe un più alto valore estetico {=■ di simpatia)^.