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Dhammapada

Testo sacro buddhista, uno dei libri più noti e tradotti del canone pali (Tipitaka), integrato nel Khuddaka Nikaya del Sutta Pitaka, composto in pali — la lingua liturgica del buddhismo theravada — e formato da 423 versi aforistici raggruppati in ventisei capitoli tematici, tradizionalmente considerati una raccolta di massime pronunciate dallo stesso Buddha Siddhartha Gautama in varie occasioni nel corso del suo ministero, sebbene la critica testuale moderna riconosca che si tratti probabilmente di una compilazione successiva di insegnamenti orali trasmessi e sistematizzati dalla prima comunità monastica. Il termine «dhammapada» può essere tradotto approssimativamente come «versi della dottrina» o «il sentiero della verità», e il testo funge da sintesi accessibile e memorizzabile dei principi etici e psicologici fondamentali del buddhismo primitivo, privo dell'apparato filosofico e cosmologico più complesso di altri testi canonici. I suoi versi affrontano temi quali l'impermanenza di tutte le cose, l'origine della sofferenza nel desiderio e nell'attaccamento, l'importanza decisiva della disciplina della mente («la mente è tutto: in ciò che pensi diventi»), il karma come legge di causa ed effetto morale, e la superiorità dell'autocontrollo e della compassione sulla violenza e la vendetta — il capitolo dedicato alla non violenza (Dandavagga) è tra i più citati di tutta la letteratura buddhista. Proprio per la sua brevità aforistica, la sua quasi totale assenza di terminologia tecnica specialistica e l'universalità del suo messaggio etico, il Dhammapada è diventato, insieme alla Bhagavad Gita, uno dei testi religiosi asiatici più tradotti in lingue occidentali dal XIX secolo, spesso il primo punto di contatto di un lettore occidentale con il pensiero buddhista, e continua a essere recitato e memorizzato quotidianamente da milioni di buddhisti in tutto il mondo, specialmente nelle tradizioni theravada del sud-est asiatico e dello Sri Lanka.

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