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John Stuart Mill

Filosofo ed economista politico inglese (1806–1873), nato a Londra, figlio dell'utilitarista James Mill, che fin dall'infanzia gli impose un'educazione intellettuale straordinariamente esigente e precoce —greco a tre anni, latino a otto— pensata per farne il perfetto successore dell'utilitarismo benthamiano; a vent'anni subì una grave crisi depressiva, che raccontò con franchezza nella sua Autobiografia, e che lo portò a temperare per tutta la vita il rigido utilitarismo ricevuto dal padre con la poesia, l'emozione e il pensiero di Coleridge e dei romantici. In L'utilitarismo (1861) riformulò il principio della massima felicità introducendo una distinzione qualitativa tra piaceri superiori e inferiori —«è meglio essere un Socrate insoddisfatto che un maiale soddisfatto»— allontanando la dottrina dell'edonismo semplice di Bentham verso un utilitarismo più raffinato. Sulla libertà (1859), la sua opera più letta, formula il «principio del danno»: la società può limitare legittimamente la libertà individuale solo per prevenire un danno agli altri, mai per paternalismo né per imporre la morale della maggioranza, e difende con passione la libertà di espressione, anche delle opinioni erronee, come condizione del progresso intellettuale collettivo. L'asservimento delle donne (1869), scritto sotto la profonda influenza della sua compagna e poi moglie Harriet Taylor, è uno dei primi e più incisivi appelli filosofici a favore della piena uguaglianza legale e sociale tra i sessi. Autore anche degli influenti Principi di economia politica (1848) e del Sistema di logica (1843), deputato al Parlamento britannico, vi difese il suffragio femminile e, unico deputato del suo tempo a votare contro, l'abolizione della pena di morte, diventando in vita l'intellettuale pubblico più influente dell'Inghilterra vittoriana.

12 opere

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