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Thomas Hobbes

Filosofo inglese (1588–1679), nato prematuramente a Westport —fatto che egli stesso attribuiva ironicamente al terrore provato dalla madre nell'apprendere dell'avvicinarsi dell'Invincibile Armata—, formatosi a Oxford e in seguito precettore e segretario della famiglia aristocratica Cavendish, occupazione che gli permise di viaggiare per l'Europa ed entrare in contatto con figure come Galileo e Cartesio, e che sviluppò durante i convulsi decenni della guerra civile inglese una delle teorie politiche più influenti e controverse della modernità, fondata su un rigoroso materialismo filosofico che riduceva persino i processi mentali a movimenti fisici. La sua opera principale, il Leviatano (1651), scritta in gran parte durante il suo esilio a Parigi in fuga dai conflitti inglesi, parte da una descrizione pessimistica dello stato di natura ipotetico precedente a ogni società organizzata come una condizione di «guerra di tutti contro tutti» (bellum omnium contra omnes), nella quale, senza un'autorità comune che imponga l'ordine, la vita umana è, nella sua formulazione più celebre, «solitaria, povera, sgradevole, brutale e breve». Per sfuggire a questa condizione insostenibile, Hobbes sostiene che gli individui razionali accettano, mediante un contratto sociale, di cedere tutti i propri diritti naturali —eccetto il diritto fondamentale all'autoconservazione— a un sovrano assoluto, sia esso un monarca o un'assemblea, la cui funzione esclusiva è garantire la pace e la sicurezza, e la cui autorità, una volta istituita, non può essere legittimamente contrastata né divisa senza provocare il ritorno al caos originario. Questa difesa di un potere politico assoluto, fondata non sul diritto divino ma sul consenso razionale dei sudditi, rappresentò una rottura radicale con le teorie politiche tradizionali e scandalizzò sia i sostenitori della monarchia assoluta di diritto divino sia i repubblicani, arrivando a essere temporaneamente proibito a Oxford e il suo autore accusato di ateismo, sebbene Hobbes non abbia mai rinunciato formalmente alla fede cristiana. La sua influenza sulla filosofia politica successiva, tanto sui pensatori che ne condivisero la visione pessimistica della natura umana quanto su quelli che la confutarono, è stata determinante fino a oggi.

5 opere

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