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Aristotele

Filosofo greco (384–322 a.C.), nato a Stagira, in Macedonia, figlio di un medico della corte reale, formatosi per vent'anni all'Accademia di Atene come discepolo di Platone, e precettore di Alessandro Magno prima di fondare ad Atene la propria scuola, il Liceo, dove teneva le sue lezioni passeggiando nei giardini porticati — da cui il nome di tradizione «peripatetica» che ricevette la sua scuola. La sua opera, tramandata principalmente sotto forma di trattati e appunti di lezione piuttosto che di opere compiute per la pubblicazione, abbraccia praticamente ogni campo del sapere noto alla sua epoca e costituisce, insieme a quella di Platone, il fondamento di tutta la filosofia occidentale successiva. In logica, creò il primo sistema formale di inferenza della storia con la teoria del sillogismo, esposta nell'Organon. In metafisica, sviluppò la sua teoria delle quattro cause (materiale, formale, efficiente e finale) e la nozione centrale di atto e potenza per spiegare il cambiamento e il movimento, in un deliberato allontanamento dalla teoria platonica delle Idee separate, sostenendo invece che le forme esistono inerenti alle cose stesse. In etica, l'Etica Nicomachea definisce la felicità (eudaimonia) come il bene supremo umano, raggiungibile mediante l'esercizio virtuoso della ragione e la coltivazione di un carattere equilibrato secondo il «giusto mezzo» tra estremi viziosi. In politica, analizzò e classificò sistematicamente le costituzioni greche esistenti, sostenendo che l'uomo è per natura un «animale politico». Fondò anche la biologia come disciplina di osservazione empirica sistematica, scrisse di retorica e poetica — la sua analisi della tragedia greca resta un riferimento imprescindibile — e la sua influenza, trasmessa attraverso i commentatori arabi medievali come Avicenna e Averroè, segnò in modo decisivo sia la scolastica cristiana medievale sia la scienza occidentale fino a buona parte dell'età moderna.

23 opere

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