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Platone

Filosofo ateniese (c. 428–348 a.C.), nato in una famiglia aristocratica della città, discepolo di Socrate per un decennio fino alla sua esecuzione nel 399 a.C. —evento che segnò per sempre la sua opera e la sua diffidenza verso la democrazia ateniese che condannò il suo maestro—, e il fondatore dell'Accademia, la prima istituzione di istruzione superiore d'Occidente, attiva per quasi nove secoli. La sua opera conservata, quasi integrale, assume quasi sempre la forma del dialogo filosofico, spesso protagonizzato da un Socrate letterario il cui rapporto con il Socrate storico è oggetto di dibattito continuo tra gli studiosi: nei dialoghi giovanili (Apologia, Critone, Eutifrone) predomina lo spirito inquisitivo e ironico del maestro reale; in quelli della maturità (La repubblica, Il simposio, Fedone, Fedro) si dispiega il nucleo del sistema filosofico platonico propriamente detto. Il suo contributo più duraturo è la teoria delle Forme o Idee: al di là del mondo sensibile, mutevole e imperfetto che percepiamo, esiste un mondo di entità eterne, immutabili e perfette —le Forme— di cui le cose sensibili non sono che copie o partecipazioni imperfette, e la vera conoscenza (episteme) consiste nell'ascendere mediante la ragione dalle ombre delle apparenze alla contemplazione di queste Forme, culminando nella Forma del Bene, illustrata nel mito della caverna. Ne La repubblica sviluppò la sua filosofia politica: una città ideale governata dai filosofi-re, gli unici che, grazie alla conoscenza delle Forme, possono discernere il vero bene comune, strutturata in tre classi corrispondenti alle tre parti dell'anima (razionale, irascibile, concupiscibile). L'influenza di Platone su tutta la filosofia occidentale successiva è così travolgente che Alfred North Whitehead affermò, con un'esagerazione che contiene una verità profonda, che «la caratterizzazione più sicura della tradizione filosofica europea è che essa consiste in una serie di note a piè di pagina a Platone».

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